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ANALISI DEI SISTEMI URBANI ARBËRESHË

Posted on 24 maggio 2014 by admin

Analisi dei sistemi urbaniNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Gli agglomerati urbani diffusi dei paesi albanofoni nascono secondo le disposizioni regie di Filippo II, amalgamate alle regole consuetudinarie nel modello sociale di famiglia allargato riportata nei dodici capitoli del Kanun.

Città policentriche, nate secondo le esigenze secolari della famiglia albanese, ognuna delle quali diversamente da quelle che oggi conosciamo, era composta di due o più famiglie, mutuamente coese, in genere due fratelli con mogli, le relative proli e i genitori; un numero di elementi che non superava la quindicina, infatti, oltre questa soglia si dipartiva e davano origine a un nuovo insediamento.

Tutte insieme, avendo la stessa origine, un medesimo sangue, lo stesso idioma, simili usi, costumi e per questo formavano quella grande famiglia che rimane tutt’oggi identificabile nella regione storica d’arberia.

Quando gli arbëreshë, così organizzati, giunsero nelle colline della sibaritide, si disposero nei pressi di chiese pievi o icone, perché legati da tre elementi caratterizzanti: la lingua, la consuetudine e la religione di rito greco bizantino.

Questi aspetti generali della vita degli albanofoni li ritroviamo in tutti i centri, nati, sopra i resti di antichi borghi, tra la fine del XV e la metà del XVI secolo.

Un esempio di quanto affermato sono i quartieri, identificati con toponomi, tramandati oralmente, che racchiudono quanto esposto e sono in  grado di fornire traccia evolutiva di tutti i centri nati nello stesso intervallo temporale.

Va in oltre affermato che una caratteristica che accomuna tutti i paesi albanofoni sono le feste di primavera che rappresenta il fulcro di coesione con le genti indigene; giornata della promessa (Besa), per ricordare i propri cari e quelli altrui, tumulati negli ambiti ora abitati dagli arbëreshë. Il processo di trasformazione dell’ambiente naturale in costruito per opera albanofona è avvenuto in funzione di elementi oggettivi e ambientali, quali: la morfologia, la flora, l’orografia e il clima; aspetti fondamentali per gli esuli, perché simili a quelli della terra d’origine, per questo capaci di mettere in atto le proprie attività di sussistenza con i pochi mezzi senza accusare dissintonie ambientali.

Le costanti che hanno dato avvio ai sistemi urbani arbëreshë sono: il recinto, la casa e il giardino, caratteristica urbanistica ed architettonica di tutti gli ambiti d’etnia; il recinto segna il territorio, in cui la famiglia ha controllo assoluto, limite invalicabile per gli estranei, difeso e onorato anche a costo della propria vita; la casa, in origine un unico  ambiente realizzata  a  ridosso  di  anfratti  e  completata con  tronchi,  rami intrecciati, foglie e argilla, il rifugio dove conservare e proteggere se stessi e le cose più indispensabili; il giardino è utilizzato come luogo della spogliatura, dimora di alberi da frutta e del gelso oltre che dell’orto stagionale.

L’arbëreshë si muove nel territorio in mutua convivenza e rispettoso dell’ambiente, si coordina secondo le locali norme naturali per la valorizzazione del territorio.

Nel periodo che va dal XV al XX secolo, l’affinamento socio culturale degli esuli si adegua al modello urbano, abbandonando quello della famiglia allargata per affinarsi in seguito verosimilmente quello metropolitano.

Gli antichi legami parentali, disgregati in cinque secoli di convivenza, hanno continuato a essere vivi nella mutua collaborazione della produzione, raccolta, spogliatura dei prodotti che il territorio forniva, e oggi nel ricordo parentale di chi vive ancora gli ambiti o attraverso i multimedia per chi si è recato in altre regioni o continenti.

In età moderna, la famiglia arbëreshë che ha assunto le sembianze tipiche metropolitane sente ancora il bisogno di ricercare l’antico legame di sangue.

La gjitonia, “dove vedo e dove sento”, sin dal XVI secolo diviene il luogo della ricerca dell’antico legame familiare smarrito per colpa delle nuove dinamiche sociali, si evolve in  uno  spazio  ideale  di sensi  e  sentimenti,  luogo  non toponomato, giacché rappresenta l’ambito in cui si accomunano indissolubilmente i sensi.

La gjitonia non è riconducibile ad ambiti materici, ma esclusivamente a  rapporti personali e interpersonali di leale e solida convivenza non asogettabili ad uno spazio fisico.

La gjitonia ha origine dal tepore del focolare e si amplifica con cerchi concentrici, come una goccia nell’acqua, sino al lembo estremo dell’ambito urbano; entità effimera che pulsa si avverte si respira si assapora si vede si tocca, senza mai essere tracciata con limiti fisici.

Studiare i borghi albanofoni è utile per comprendere quali siano state le dinamiche che hanno consentito all’idioma e alla tradizione consuetudinaria più enigmatica della storia del mediterraneo, di proporsi incontaminata senza soluzione di continuità sino a oggi.

I piccoli agglomerati urbani sono la traccia indelebile del percorso che ha unito popoli diversi, che pur avendo lingua, religione e storie dissimili, sono state  capaci  di  trovare  le  convergenze ideale per  attuare,  uno  dei  primi  modelli  d’integrazione, rimanendo tutti solidamente legato ai propri valori.

Le disposizioni regie impartite da Filippo II, le dinamiche consuetudinarie del concetto di famiglia allargata, la conformazione orografica e l’economia produssero i primi isolati (manxane), o gruppi di case, secondo schemi che sono riconducibili di tipo articolato o lineare. Il piccolo abituro, shpia (casa), in origine realizzato con rami intrecciati paglia e fango, o blocchi di terra mista a fango e paglia (kalivja), dopo la sottoscrizione delle capitolazioni, fu realizzato in pietra e arena negli elevati, mentre le coperte furono sostituite da una lamia di coppi a falda unica sostenuta da un doppio ordine di elementi lignei, la di cui pendenza riversava il displuvio innanzi all’ingresso dell’abituro.

La disposizione di tali moduli elementari, è fondamentale per la ricerca evolutiva degli agglomerati diffusi arbëreshë, in quanto, il modo in cui furono aggregati forniscono la regola secondo la quale nascono gli isolati urbani, (manxane) che rimarranno identici per oltre due secoli. In seguito al modulo abitativo elementare che misura circa 20 mq., fu associato un altro di uguale dimensione, non a diretto contatto con il fronte strada, usufruendo della porzione di territorio ancora non edificata.

I confini particellari identificabili con le tipiche rotondità, che sino ad oggi erano lette come espedienti logistici o statici per gli edifici, sono il modo indelebile per segnare un antico confine territoriale.

Da ciò si deduce che l’isolato, occupata tutta la porzione di terreno disponibile per cui ai piccoli agglomerati non rimane che svilupparsi in verticale, collocando al piano terra i depositi e al primo livello, di nuova costruzione la residenza, i due livelli sovrapposti rimasero ancora collegati da una scala interna a pioli, mentre la copertura del modulo a due livelli continua ad avere la stessa forma, salvo realizzare uno spazio tecnico e termico, sottotetto (kanicàri).

I frazionamenti successivi, di questi nuovi volumi edilizi,  richiesero  l’utilizzo  dei  profferli, caratteristica adottata, a partire dal XVIII secolo, questi ultimi modificarono sostanzialmente  la prospettiva delle strette strade (ruhat) che non sempre consentivano, in maniera uniforme, l’aggiunta del nuovo manufatto esterno, per questo motivo l’alternarsi dei nuovi accessi ci fornisce un tessuto urbano oltremodo articolato.

Il ciclo dei manufatti abitativi delle comunità albanofone si arricchisce ulteriormente dopo il decennio francese con la costruzione diffusa dei palazzotti nobiliari, un disegno che si ripete sia nei centri abitati sia nelle pertinenze rurali, assumendo connotazioni formali ben definite, rappresentativi di una classe sociale emergente, balconi, aggetti, portali e finestre sono coronate da materiali lapidee che danno ai prospetti, delle nuove fabbriche, una regola metrica definita.

È chiaro che questo avviene solo per le classi sociali più elevate mentre quelle più abbienti continuano a occupare i vecchi katoi e nella migliore delle ipotesi, inglobare i profferli con nuovi e modesti volumi, che cercano di imitare almeno nel prospetto principale e l’ambito interno dell’ingresso dei palazzi post napoleonici.

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UN MANUALE PER COMPRENDERE I PAESI ARBËRESHË

Posted on 22 aprile 2014 by admin

L'albaneseNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Qualora vi dovesse capitare di operare in ambiti minoritari di etnia albanofona la ricerca cui vi dovete affidare per giungere a certezze storicamente comprovate, non va eseguita attraverso le figure mitiche quali, ad esempio: lo scriba, il medico condotto e il traduttore, perché la comunità albanese d’Italia (arbëreshë) fonda la propria cultura nella consuetudine e nella sola forma orale, che può essere compresa e tradotta adeguatamente, dai natii d’ambito.

Non fate mai uso improprio di sostantivi, quali: Arbëreshë, Gjitonja, Katundi, Sheshi, Ruha, Uhda, Shpia perché altrimenti sarete sottoposti alla luce dei riflettori di coloro che in questi ambiti hanno fatto studi appropriati, mentre sicuramente non avrete alcun problema dagli stati generali, che preferiscono cullarsi negli allori; sappiate, essere formiche e non cicale.

Trattate con equilibrio e rispetto quando dovete inquadrare all’interno degli ambiti urbani, senza travalicare nel seminato dell’avena fatua e scambiarla per grano, la Gjitonia; che non è!!!: un quartiere composto da tre quattro case, abitate da famiglie, che affacciano in una piazzetta.

L’enunciato sociale tradotto in lingua italiana,  darebbe altrimenti un’interpretazione distorta e inesatta; una tesi secondo la quale all’interno dei sistemi urbani essa si materializzi in uno o più manufatti, ma purtroppo, così non è in quanto, il suo enunciato fonda le radici in principi immateriali e neanche di esclusiva arbëreshë.

Certo è, che, la gjitonia non deve essere identificata in un quartiere o in qualsiasi elemento materico; giacché, in essa gli arbëreshë, diversamente dagli altri popoli mediterranei, hanno depositato i valori della BESA (promessa) e della famiglia allargata , come depositato nel Kanun.

A quanto sopra enunciato va aggiunto che: la Gjitonia non è associabile a un toponimo, in quanto, entità immateriale.

Appare evidente che avviare l’analisi, utilizzando l’enunciato con le considerazioni improprie largamente utilizzate per la  conoscenza della comunità Arbëreshë non è un di buon auspicio per un corretto inquadramento della storia urbanistica dei minori; non oso immaginare a quali conclusioni si possa giungere quando si dovranno valutare e interpretare aspetti più intimi, come quelli architettonici, di cui voglio trattare, qui di seguito e per grandi linee  i  processi.

Evitate di trasformare sistemi urbani complessi, in modelli lineari, cercando di rendere carrabili i percorsi o trasformare i moduli abitativi, sviluppandoli in direzione verticale perché così facendo si modifica in maniera radicale il senso sociale dell’abitare.

Improprio diviene l’utilizzo del profferlo, quando esso è disseminato irrispettosamente lungo le quinte edilizie, perché esso rappresenta una caratteristica tipica di tutto il bacino del mediterraneo, adottato per frazionare le abitazioni a due livelli e utilizzato dalla metà del 1700, e per oltre un secolo, delle comunità albanofone, prima di essere inglobato nelle tipologie nate dopo il decennio francese.

I sheshi (piccole piazze), così anche le tipiche cortine edilizie delle shpìt (case) interrotte dalle rughè (i vicoli), sono gli ingredienti fondamentali che generano gli isolati, fruibili ed abitabili, per la loro tipica conformazione articolata, sia in inverno che in estate.

Le lavine, (lavinai) unico elemento viario in andamento pressoché rettilineo, si può cogliere negli impianti urbani minoritari in quanto fungeva come naturale sistema differenziato dei riciclo dei rifiuti urbani nei periodi piovosi,   affidti alla vorticosità dell’acqua, mentre erano utilizzate come strade per collegare i quartieri alle vie principali di costa, una volta in secca.

Le insule storiche del paese minoritario, preso in esame, sono Quattro, rispettivamente denominate: (in arbëreshë) Katundi, Sheshi, Moticèlleth, Brègù; contraddistinte da segni distintivi negli elevati murari, che non devono essere considerati come apparati strutturali o logistici.

I moduli abitativi, espressione evolutiva dai Catoj, le Kalive e Moticelle, (tipici abituri di architettura minore), sono il modello di studio, in quanto, espressione tipica delle abitazioni dei paesi arbëreshë; cosi vale anche per la loro aggregazione modulare, che diviene funzione complessa delle dinamiche storiche, sociali ed economiche non riconducibili a mere riproduzioni digitalmente estruse, in quanto la quarta dimensione del principio di A. Einstein, non può essere riprodotta.

I toponimi dei quartieri vanno trascritti in arbëreshë e non in Italiano, perché altrimenti si diventa irrispettosi verso gli sforzi, che i dipartimenti di Albanologia delle Università di Cosenza, Napoli, Roma, Palermo e Bari compiono per dare certezze, alla affannata  forma scritta arbëreshë.

Contravvenendo a queste disposizioni innalzerete, un prodotto indelebile per gli annali dell’architettura, in cui l’agglomerato urbano, potrebbe diventare un esempio per, come non fare un paese, in  ambito minoritari solidamente coeso con le caratteristiche sociali, linguistiche e religiose  consolidate dalla  consuetudine.

È chiaro che a quel punto l’antico centro continuerà a conservare ancora intatte le radicate nozioni, mentre dall’alto del solido promontorio (Breggù), il vecchio borgo, osserva con tenerezza il nuovo già sofferente, inadatto e inabile, perché contenitore d’inesattezze e contraddizioni storiche.

Personalmente mi auguro, che eventi di questo genere non abbiano più luogo, ma la natura dell’uomo è abituata a distrarsi e quanto detto, dovesse presentarsi tra le attività future della Protezione Civile, vorrei suggerire che nel glorioso disciplinare di soccorso, che la fa distinguere in tutto il mondo, sia inserita a pieno titolo, anche la figura dello Storico Esperto D’ambito, che dovrebbe operare in sintonia con i tecnici, al fine di interpretare e portare in auge integralmente, anche il patrimonio immateriale, di coloro che spogliati, delle ricchezze materiali, possano almeno ritrovare i propri ideali in cui identificarsi per mutuamente vivere  quei territori.

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UN MILIONE DI EURO A SAN DEMETRIO CORONE

Posted on 17 aprile 2014 by admin

San Demetrio notizieSAN DEMETRIO CORONE (di Adriano Mazziotti) – Poco meno di un milione di euro  per  portare a compimento un megaprogetto:  tre opere destinate  alla  riqualificazione dell’ambiente urbano. A erogarlo, lo scorso anno,  è stata la Giunta regionale,  che ha approvato la  graduatoria definitiva e la concessione del finanziamento per tre progetti presentati   dall’Amministrazione comunale: Parco urbano, Centro commerciale naturale  e il Museo di arte contemporanea. Si tratta dei Pisl (Progetti integrati di sviluppo locale) del Por Calabria,  Fers  2007-201 , Burc del 12.08.2011. La giunta Marini, in questi giorni, ha espletato le procedure di aggiudicazione degli appalti per il Parco urbano, mentre  l’iter per gli altri due progetti è in corso di definizione.Il progetto Parco urbano (240.000 gli euro stanziati) prevede la sistemazione a verde attrezzato dell’area, estesa circa 6000 mq, adiacente il complesso monumentale del collegio Italo-Albanese e della Chiesa di Sant’Adriano; quello del Centro commerciale naturale (367.181 gli euro finanziati) riguarda la riqualificazione urbana dell’area denominata “ Fosso Caterina “ e  la realizzazione di un’area attrezzata fruibile come centro commerciale all’aperto, collegata sia  alla viabilità interna, partendo da piazza Monumento,  sia con via Caminona, previa le opere di canalizzazione delle acque. Il terzo progetto, il Museo di arte contemporanea, attiene al  recupero-restauro dell’ex casa del rettore del Collegio (primi anni del ‘900), e alla ricostruzione dei locali  un tempo adibiti alla abitazione  del custode del Collegio Italo-Albanese, da destinare a sede permanente del Museo di arte contemporanea. La struttura, una volta recuperata (360.000 gli euro erogati) ospiterà le manifestazioni culturali di rilievo, come la Biennale d’Arte contemporanea, la kermesse artistica organizzata dall’Amministrazione Comunale che di anno in anno ha raggiunto una rilevanza e un interesse nazionali.

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Protetto: IL PROGETTO ARCHITETTONICO

Posted on 22 marzo 2014 by admin

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CI HA LASCIATO LO SPECIALISTA DELLA STORIA DELLE STRADE CHE MISE IN LUCE IL VALORE DELL’INGEGNERE ARBËRESHË LUIGI GIURA.

Posted on 20 gennaio 2014 by admin

Aldo Di BiasioNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Il prof.Aldo Di Biasio ha pubblicato la prima parte del poderoso articolo sull’ultimo numero di “Storie di posta” con il concetto che: La rete stradale resta vincolata alle necessità e alle esigenze dei singoli Stati, ma l’inizio del Risorgimento, che data nel secondo Settecento, pone il problema dell’Unità italiana anche nella cartografia, benché per la verità gli atlanti abbiano sempre presentato l’Italia nei suoi confini naturali, purtroppo lo studio raffinato condotto in maniera esemplare rimarrà incompleto, poiché l’autore è scomparso prematuramente.

Specialista delle dinamiche sociali politiche e di rilancio economico che ha interessato la storia del meridione, con entusiasmo e puntigliosa professionalità, conosceva ogni piccolo dettaglio bibliografico e archivistico delle sue ricerche.

Da poco tempo in pensione, lavorava ininterrottamente al proseguimento, della storia dell’Ottocento, attraverso la questione meridionale, essendo un ottimo conoscitore del periodo napoleonico, studiava e approfondiva, attraverso l’utilizzo del territorio, la realizzazione e la fruibilità delle strade, gli aspetti politici e sociali che questi percorsi producevano allo sviluppo economico dell’Italia.

Orgoglioso di vivere a pochi passi dall’antica via Appia e dalla stazione di posta del Garigliano, oggi è l’area dove il primo il ponte a catenarie continua a collegare l’antico regno di Napoli con in resto dell’Italia e di cui il professore conosceva ogni piccolo dettaglio sia del ponte sia delle zone agricole ad esso adiacenti.

Autore di molti libri e pubblicazioni che riferiscono della storia del Mezzogiorno, attraverso la comunicazione, l’economia, l’amministrazione, l’agricoltura oltre alle dinamiche politiche che portarono alla realizzazione di strade e ferrovie.

In termini di crescita del nostro sapere, restano fondamentali per noi i numerosi riferimenti bibliografici che ci ha lasciato in eredità, un raffinato studioso, capace nei suoi interventi pubblici di ricordare i titoli e gli autori le pagine dei libri da cui elaborava le sue conclusioni, che arricchiva con innumerevoli e inediti aneddoti.

Sapeva essere severo al momento giusto, ma ciò che più lo caratterizzava era la sua innata capacità di analisi e di leale confronto che doveva camminare solamente nella strada della lealtà e del rispetto, sempre pronto ad aiutare e collaborare per la ricerca della verità storica di questa nostra nazione.

Professore associato di Storia moderna nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli L’Orientale ha insegnato Storia d’Europa presso la Seconda Università Partenopea.

Gli studi da me condotti sul Luigi Giura mi hanno dato l’opportunità di conoscerlo nel giugno del 2010, da allora questo luminare senza eguali, mi ha dato la possibilità di reperire e confrontare materiale indispensabile per la storia della comunità albanofona.

Nato a Latina il 29 luglio 1947, ci ha lasciato materialmente la sera del due di gennaio, ma il suo sorriso, l’entusiasmo e la sua passione illumineranno sempre le strade dello sviluppo e della conoscenza, sicuri di averlo sempre al nostro fianco.

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Protetto: Le nuove città d’arberia???

Posted on 06 gennaio 2014 by admin

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Protetto: ARCHITETTURA GOTICA E RINASCIMENTALE

Posted on 16 dicembre 2013 by admin

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TUTELA, SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ETNO ANTROPOLOGICO.

Posted on 12 dicembre 2013 by admin

QUALE TUTELA SALVAGUARDIANAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Ritengo che ottimizzare il titolo suddetto, basterebbe aggiungere la sostenibilità ambientale e materica, per realizzare il quadro di un’isola, in cui gli elementi del costruito e del non costruito seguono un percorso storico affine alle tradizioni e il gioco è fatto.

Ambiti conservati e valorizzati, secondo i dettami del buon restauro consentirebbero di possedere in maniera chiara e indelebile il percorso del patrimonio linguistica-consuetudinaria dell’etnia distribuito in maniera morigerata sul territorio.

Progetti messi in atto su basi certe e storicamente verificate, inseriti negli ambiti identificabili della minoranza, avrebbero potuto e dovuto rendere gli agglomerati, quelle isole felici che oggi si millanta di aver realizzato.

Purtroppo l’inadeguatezza politica, formatasi in questi anfratti collinari, l’incapacità di usare le tecnologie e la poca formazione storica dei tecnici, che hanno operato in questi ambiti, ha trasformato la sostenibilità di questi gioielli di architettura minore in cumuli e spianate architettoniche al pari dei presidi commerciali, con la differenza sostanziale del ritorno economico, che per i minoritari è un miraggio.

Invece di valorizzare e incoraggiare il turismo attraverso la diversità linguistica, storica e il modello consuetudinario, si volge lo sguardo verso politiche razziali o di edilizia fallimentare, senza tenere in conto l’economia sociale, il fine indispensabile cui giungere attraverso il rilancio delle tante eccellenze irresponsabilmente dissociate negli ambiti della regione minoritaria.

Oggi chi si reca in questi ambiti, alternativa dei paesi indigeni, quali e quante cose potrebbero attrarre la sua attenzione per indurlo a fermarsi? Personalmente ritengo che siano pari allo zero.

Nulla appare perché valorizzato o messo in evidenza con garbo, quello che apparteneva una volta a tutta la comunità ed era visibile, adesso è prerogativa di pochi, questi ultimi, avvolti dalla nebbia dell’ignoranza e del personalismo, si adoperano ad accumulare, conservare e fare propria ogni cosa, senza rendersi conto che estrapolare dai contesti ogni manufatto perde sia il senso che il valore.

Negli ultimi decenni l’abitudine di depauperare gl’irripetibili anfratti, associato al danno provocato dalle opere pubbliche che invece di sopperire a questa manchevolezza, ha ulteriormente degradato gli ambiti, ha fatto in modo che la soglia della devastazione sia stata esageratamente superata.

Un detto tipico della dice: tek merr e nëng vë nëng quëndron faregjë; dove prendi e non metti non rimarrà più niente, oggi siamo arrivati a questo dato di fatto.

Purtroppo ormai da troppo tempo si prende senza depositare mai nulla di concreto che possa ritenersi in linea con la storia, le abitudini e il vivere dei minori, la tendenza è di attingere distruggere, senza ripristinare gli antichissimi dettami secondo una logica storica comprovata.

Niente è legato coerentemente a un filo di storia, unico riferimento certo sono solo le annotazioni dei viaggiatori che dal settecento in poi hanno visitato in lungo e in largo questi borghi del sud; illustri, nobili e signori, tutti attratti dalle vicende storiche, venivano a documentare e rilevare le caratteristiche autoctone di questi ambiti che furono anche i luoghi natii di famosi letterati e scienziati dell’epoca.

Oggi non è più concepibile né ci possiamo permettere a inventare arcipelaghi minoritari, per poi sprecare le risorse affidandosi a inappropriati tecnici; magari bravi ad arredare la casa della signora Cuccurullo, tirare le somme di un computo metrico o tracciare le linee irrigue di un orto.

Non servono queste competenze se poi delle vicende minoritarie, attenendoci a quanto esposto, non lasciano alcun dubbio sulla inadeguatezza nello svolgere i temi di progetto giacché culturalmente impreparati.

Non si possono confondere le gjitonie con piazze collocate in altri ambiti, né ritenere che “la riqualificazione, caratteristica d’ambito va recuperata” o immaginare che la difesa del patrimonio storico sartoriale, incautamente e imprudentemente accumulato in locali inadatti, si possa attuare progettando banalissime vetrine, il cui utilizzo, a breve sarà quello di essere adoperate quali contenitori per portare tutto in discarica.

Progetti che si accaniscono infilzando anonimi corpi illuminanti su quella che un tempo era la strada più antica del centro minore, cui per l’inadeguatezza culturale, dei preposti, è stato sostituito incautamente il toponimo, (il personale auspicio è quello che al più presto sia ripristinato).

Ritenere che gli spazi d’ambito detti Gjitonie, si presentano di forma irregolare e andrebbero regolarizzate è una forzatura storica a cui è giunto il tempo di dare un freno, già in occasione della tragedia che interessò un intero paese fu messa in atto tale vergognosa linea di attuazione progettuale che definire demenziale è dire poco, continuare a fare uso di questo linguaggio mettendo in opera lo stesso principio sarebbe come commettere un crimine.

Il mio augurio è quello che a lavori iniziati sia richiesta una variante in corso d’opera e possano essere invitati a partecipare nel gruppo di lavoro chi è in grado di illuminare i bui progetti sino a oggi attuati, evitando con la prassi di correzione, di rendere ancor più povera quella regione, che tutti affermano, a parole, di voler proteggere, ma che i fatti raccontano ben altro.

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ARCHITETTURA CONDIVISA

Posted on 23 novembre 2013 by admin

CondivisaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Ha avuto luogo nei giorni scorsi, nella Sala Consiliare della Provincia di Napoli, nel Complesso monumentale di Santa Maria La Nova, una tavola rotonda cui hanno partecipato amministratori Partenopei e Catalani della città di Barcellona, affiancati da eminenti architetti.

Il dibattito verteva sulle esperienze per la valorizzazione del territorio metropolitano, in particolar modo, quello della capitale Catalana che negli ultimi decenni è stata protagonista di uno sviluppo architettonico e urbanistico riconosciuto dalle istituzioni di tutta Europa.

Durante il dibattito, l’analisi fatta da un noto architetto partenopeo, ha messo in luce gli aspetti che hanno contribuito a ottenere risultati così brillanti.

Sono, gli stessi modelli a cui si potrebbe ipotizzare di adottare  negli ambiti di quella che s’individua come la regione storica d’arberia, con il fine di dare solidità alle labili scelte che ormai da troppo tempo non offrono più riferimenti agli agglomerati urbani dalla minoranza.

I risultati ottenuti dai tecnici e dagli amministratori barcellonesi, fondano le proprie radici sul presupposto che non esistono ambiti di maggiore o minore interesse e che il progetto non è prerogativa di una sola parte della popolazione, giacché, solamente se essa viene da tutti condivisa attraverso manifestazioni ed eventi nel corso dell’iter dall’idea, al progetto, sino alla sua messa in opera, verrà accolta e farà parte dell’intero sistema sociale.

Quando in fine l’opera in senso lato è realizzata, non diventa un elemento ignoto con cui nessuno sa riconoscersi, infatti, le manifestazioni e gli eventi durante il corso della messa in atto servono a convivere e fare in modo l’evento diventa il momento dell’accoglienza.

Diversamente nei territori della regione d’arberia, non aleggia nemmeno la teoria idiota secondo cui esiste solo l’ambiente, naturale, che almeno avrebbe prodotto inconsapevolmente conservazione, ma si promuovono programmi e progetti egocentrici che producono danni irreparabili, affievolendo l’immenso patrimonio linguistico  consuetudinario caratteristica della minoranza.

L’unica cosa che tutta la popolazione minoritaria condivide è la vergogna del personalismo politico clientelare, volontà perversa che ha come riferimento prioritario “l’idiota capacità storica circoscritta” nel mettere in atto manifestazioni, eventi e progetti senza alcun rapporto e condivisione con i fruitori, innescando il processo che confonde le memorie storiche rimescolando inconsapevolmente quelli che una volta erano ritenuti solidi riferimenti.

La città di Barcellona e la sua provincia hanno raggiunto risultati in pochi decenni che nessuna città europea ha avuto eguali, si è giunto a tale risultato nonostante la Spagna intera per decenni ha vissuto un regime che non gli consentiva di poter emerger in alcuna disciplina, ma i Catalani, un popolo caparbio, questa rinascita l’ha preparata in silenzio e con tanta dignità mandando i propri figli a frequentare le Università più rinomate di tutta Europa e quando il regime ha avuto il suo corso naturale, i Catalani non hanno dovuto fare altro che mettere a frutto le capacità acquisite dai propri figli.

Queste considerazioni raccontate dal presidente della provincia della Catalogna mi hanno fatto molto riflettere e immaginarle riversate negli ambiti in cui ho avuto i miei natali.

Personalmente mi auspicio che la prossima estate anche per il piccolo paese della Sila Greca, possa ripetersi quella svolta che ha portato i catalani a essere ritenuta l’etnia più moderna d’Europa, non solo per i risultati acquisiti nella vivibilità dei propri ambiti, ma anche per la capacità di valorizzare la propria identità.

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6° INCONTRO ANNUALE DEGLI ISCRITTI DI STUDIO 147

Posted on 25 ottobre 2013 by admin

STUDIO 147NAPOLI (di Gaetano Troncone) – Gentili colleghi di Studio 147, vi invio   i due link del discorso di Enrico V. http://youtu.be/GK_Fqyi7Prw http://youtu.be/YlC7wcjX5sg

Nello stesso tempo vi invito  a  segnalare  le vostre idee Per le prossime attività di 147.

Saluti  Gaetano

Gli associati di Studio 147 aggiornati al 22 Ottobre 2013:
Arch. Francesco Abbagnale; Arch. Barrak Abdulhay; Arch. Alfredo Acanfora; Arch. Emanuela Accarino; Arch. Giuseppe Accettulli; Arch. Antonio Acierno; Arch. Giuseppe Adamo; Arch. Michele Adiletta; Arch. Vincenzo Adinolfi; Arch. Emiliano Aiello; Arch. Loredana Aiello; Arch. Emilia Ainis; Arch. Giampiero Airato; Arch. Alessandro Alderighi; Arch. Alfredo Aletta; Arch. Francesco Aletta; Arch. Alezandros Alevas; Arch. Fioravante Alfano; Arch. Giovanni Alfano; Arch. Pasquale Alfano; Arch. Gianfrancesco Aliano; Arch. Giuseppe Alimonda; Arch. Teresa Aliperti; Arch. Chiara Allegretti; Arch. Luisa Alterio; Arch. Junior Sara AltGieri; Arch. Daniela Altobelli; Arch. Antonello Amaddeo; Arch. Angela Amalfitano; Arch. Vincenzo Amato; Arch. Michele Ambrosio; Arch. Maria Chiara Amedeo; Arch. Loredana Amelio; Ing. Claudio Amich; Arch. Antonio Amitrano; Arch. Silvio Ammirati; Arch. Gianfranco Amodio; Arch. Luigi Amoroso; Luciano Amoruso (Imprenditore); Arch. Maurizio Andreoli; Arch. Ersilia Andreozzi; Arch. Gianfranco Andriolo; Arch. Massimo Andriolo; Arch. Pietro Angarano; Arch. Alessandra Angeloni; Arch. Ascanio Aniello; Arch. Marina Annecchiarico; Arch. Piernazario Antelmi; Geologo Alberto Antinori; Arch. F. Vincenzo Antonacci; Arch. Vincenzo Antonacci; Arch. Cristina Antonini; Arch. Barbara Apa; Arch. Michele Apicella; Arch. Ciro Aprea; Arch. Francesco Aprea; Arch. Fabio Aragona; Arch. Mario Arcella; Ing. Stefania Arciero; Arch. Mario Angel Arco; Arch. Ombretta Arena; Angela Argiulo; Arch. Antonio Ariano; Arch. Maurizio Arienzo; Arch. Guido Aristarco; Arch. Pierfrancesco Arnone; Arch. Sergio Arpaia; Arch. Umberto Arpaia; Arch. Hassane Assi; Ing. Sandro Atena; Arch. Paolo Attanasio; Arch. Vincenzo Attanasio; Arch. Domenico Auricchio; Arch. Antonella Auriello; Arch. Cetty Ausiello; Arch. Antonio Avano; Arch. Massimo Avellone; Arch. Roberta Aversano; Arch. Claudia Aveta; Arch. Ester Aveta; Arch. Francesca Avitabile; Arch. Maria Grazia Bagnaro; Ing. Salvatore Baldan; Arch. Roberto Baldelli; Francesco Ballardin (Imprenditore); Arch. Roberta Ballo; Ing. Vittorio Balsamo; Arch. Sveva Bancale; Arch. Silvano M. Bandolin; Arch. Fabio Baratto; Ing. Salvatore Barba; Arch. Carmela Barbarano; Arch. Elisabetta Barbarisi; Arch. Anna Barbato; Arch. Giovanni Barbato; Arch. Nicola Barbato; Arch. Angelo Barboni; Arch. Anna Barile; Arch. Maurizio Barile; Arch. Claudia Barleta; Arch. Alberto Barone; Arch. Gianluca Barone; Arch. Luigi Baroni; Arch. Vito Barraco; Arch. Vittorio Barrella; Arch. Andrea Bartoli; Interior Designer Tiberio Bartolini; Arch. Michelangelo Bartolotta; Aniello Basile (Imprenditore); Arch. Francesco Basile; Arch. Raoul Basile; Arch. Francesco Basilicata; Arch. Giuseppe Basso; Arch. Osvaldo Basso; Arch. Eduardo Bassolino; Arch. Mario Michele Basta; Arch. Francesca Bauduin; Arch. Stefano Bausi; Arch. Silvana Bava; Arch. Clotilde Bavaro; Geom. Nicolò Bazzarini di Francescantonio; Arch. Mario Belardo; Arch. Pasquale Belardo; Arch. Massimo Belelli; Arch. Leonardo Bellini; Arch. Giovanni Bello; Roberta Bellotti (Imprenditrice); Arch. Tiziana Bellucci; Arch. Carlo Beltrami; Arch. Dario Benaudi; Arch. Manuela Benelli; Arch. Simonetta Benetollo; Ing. Roberta Beretta; Arch. Biagio Bergantino; Arch. Cristina Maria Bernardini; Arch. Fiorella Bernardini; Arch. Antonio Bernava; Arch. Barbara Berni; Arch. Giuseppe Alfredo Berritto; Arch. Mauro Bertamè; Arch. Guya Bertelli; Arch. Giovanni Bertino; Marco Bertona (Imprenditore); Arch. Mauro Bertuna; Arch. Elvira Bettini; Arch. Sergio Bettini; Arch. Federico Biagini; Monica  Biglietto (Imprenditrice); Arch. Emilio Bilotta; Arch. Annamaria Bini; Arch. Teresa Blasotti; Arch. Alessandra Boccherini; Arch. Antonio Boccia; Prof. Arch. Maria Elisa Bonelli; Arch. Gioacchino Borrelli; Arch. Giuseppe Borrelli; Ing. Pasqualino Borrelli; Arch. Valeria Borrelli; Arch. Enrico Borriello; Arch. Gianfranco Bosi; Arch. Marco Bottino; Arch. Sara Bottone; Arch. Biagio Bove; Arch. Paola Bovier; Arch. Laura Bozza; Arch. Alessandro Braga; Arch. Fernanda Brancatelli; Arch. Gennaro Brasiletti; Arch. Domenico Brigante; Arch. Antonello Briguglio; Arch. Alberto Brillo; Arch. Stefania Bronzuto; Arch. Franco Brugoni; Arch. Elena Brunetti; Arch. Aldo Antonio Bruno; Arch. Antonio Bruno; Arch. Emiliano Bruno; Arch. Emilio Bruno; Arch. Laura Bruno; Arch. Monica Bruno; Arch. Rosaria Bruno; Arch. Fabio Bucchignani; Arch. Valeria Bucchignani; Arch. Adele Bugatti; Arch. Alfonso Buongiorno; Arch. Silvio Buonoincontro; Arch. Diana Buonomo La Rossa; Arch. Rosanna Buonsignore; Arch. Giovanni Buscemi; Arch. Ciro Busiello; Arch. Carlo Maria Buttini; Arch. Barbara Cacace; Arch. Ferdinando Caccavale; Arch. Giovanni Cacchione; Arch. Caterina Cacciapuoti; Arch. Mario Cacciapuoti; Arch. Pietro Cadeo; Arch. Giovanna Caiazzo; Arch. Maria Caiazzo; Arch. Michele Caja; Arch. Manilla Calabrese; Arch. Michele Calabrese; Arch. Sonia Calabresi; Arch. Paolo Calabrò ; Arch. Francesca Calarco; Arch. Antonino Calderone ; Arch. Raffaele Calì; Arch. Amerigo Calvanese; Ing. Vincenzo Calvanese; Arch. Carla Calvino; Arch. Giuseppe Camerlingo; Arch. Emanuela Campo; Ing. Donato Cancellara; Arch. Catello Cannavale; Arch. Carmelo M.E. Canonico; Arch. Mario Cantelli; Arch. Aurelio Cantone; Ing. Giuseppe Capaldo; Arch. Feliciano Capasso; Arch. Vincenzo Capicchiano; Arch. Caterina Capolongo; Arch. Maria Capolungo; Arch. Lazzarino Capone; Arch. Roberto Cappelli; Arch. Francesco Cappiello; Prof. Arch. Vito Cappiello; Arch. Claudia Capuano; Arch. Paola Capuano; Arch. Giuseppe Capuozzo; Arch. Maria Caputi; Arch. Michele Caputo; Energy Manager Pasquale Caputo; Arch. Giuseppe Paolo Caravetta; Arch. Rosario Michele Carbonara; Arch. Adriana Carbonara ; Arch. Francesco Carbone; Arch. Renato Carbone; Arch. Marilisa Cardace; Arch. Barbara Cardone; Arch. Alessandro Cariello; Arch. Giuseppe Cariello; Arch. Ilio Carlantuono; Arch. Giovanni Caroccia; Arch. Alfredo Carosella; Arch. Roberta Carotenuto; Arch. Maria Angela Carra Linguerri; Nicola Carrabba (Imprenditore); Arch. Giulio Carta; Arch. Telemaco Carughi; Arch. Anna Caruso; Raffaele Caruso (Imprenditore); Arch. Vincenzo Caruso; Arch. Gaetano Casa; Arch. Luigi Casale; Arch. Maria Casale; Geologo Alessandro Cascone; Arch. Carmen Cascone; Arch. Palmira Casella; Arch. Salvatore Maria Caserta; Arch. Flavio Casgnola; Arch. Michela Casillo; Arch. Lorella Casola; Arch. Griselda Cassella; Arch. Laura Cassese; Prof. Arch. Alessandro Castagnaro; Arch. Emilio Castaldo; Arch. Mariateresa Castaldo; Arch. Sante Castaldo; Mariapaola Castellano (Imprenditrice); Ing. Giuseppe Castiglia; Arch. Nicolò Castorina; Arch. Angelo Cataldo; Arch. Pietro Catanzaro; Arch. Michele Caturano; Arch. Isabella Cavaliere; Arch. Maurizio Cecchi; Arch. Joseph Cecere; Arch. Walter Cecere; Arch. Marzia Ceglia Vitiello; Arch. Alessandra Celoria; Arch. Giulia Cepparulo; Arch. Adele Cerbasi; Arch. Maria Cecilia Cerra; Arch. Walter Cerrato; Arch. Sofia Cerruti; Arch. Italo Cerullo; Ing. Roberto Cervone; Arch. Annalisa Cervotti; Arch. Rossana Cesari; Arch. Cosma Cesaro; Arch. Gennaro Chiacchio; Arch. Amalia Chiaiese; Arch. Pasquale Chiaradonna; Arch. Alberta Chiari; Arch. Massimo Chiariello; Arch. Angelo Chifari; Arch. Vincenzo Chirichella; Arch. Giuliana Cianciulli; Dott.ssa Paola Cianciullo (Imprenditrice); Arch. Aniello Ciaravolo; Arch. Alberto Cicale; Arch. Marina Ciccaglione; Arch. Giuseppe Ciccarelli; Arch. Barbara Ciccolella; Ing. Fabio Ciervo; Arch. Carolina Cigala; Arch. Walter Ciliento; Arch. Patrizio Cimmino; Arch. Giovanni Cinque; Marcello Cioffi (Imprenditore); Arch. Francesco Cipolleschi; Arch. Nunzio Cipolletti; Arch. Silvia Cirelli; Arch. Francesco Cirillo; Arch. Gianpiero Cirillo; Arch. Vincenzo Ciruzzi; Arch. Antonio Ciuffreda; Ing. Stefano Civita; Arch. Francesco Clori; Arch. Luigi Carmine Colalillo; Antonello Colaps (Imprenditore); Giuseppe Colella (Imprenditore); Vincenzo Colella (Imprenditore); Arch. Antonio Collaro; Prof. Arch. Loreto Colombo; Arch. Dario Colucci; Arch. Maria Teresa Coluccia; Archeologa Chiara Comegna; Alfredo Comitino (Imprenditore); Arch. Gennaro Comunale; Arch. Lucio Consentino; Arch. Raimondo Consolante; Arch. Antonio Conte; Arch. Elio Conte; Arch. Gianluca Conte; Ing. Giovanni Conte; Ing. Luigi Conte; Arch. Alessandro Conte ; Arch. Emilio Coppola; Arch. Graziella Coppola; Luigi Coppola (Imprenditore); Arch. Pasquale Coppola; Arch. Roberto Coppola; Arch. Rosa Coppola; Arch. Luca Coraggio; Arch. Franco Core; Ing. Domenico Corneli; Arch. Salvatore Corona; Arch. Marcello Corrà; Arch. Angelo Antonio Cortesi; Arch. Nicola Corvasce; Arch. Roberto Cosenza; Arch. Pablo Cossu; Arch. Antonio Costa; Arch. Patrizio Costagliola; Ciro Cozzolino (Imprenditore); Arch. Pasquale Cozzolino; Arch. Sergio Crauso; Arch. Giada Crepaldi; Arch. Mark Crisano; Arch. Giuseppina Crisci; Arch. Mario Crisci; Arch. Rossella Crispino; Arch. Claudia Cristaudo; Arch. Antonietta Cristiano; Arch. Vincenzo Crocenti; Arch. Carmelo Crucitti; Pianificatore Luca Cuccurullo; Geologo Giuseppe Cugno; Arch. Sabato Massimo Cuoco; Arch. Bruno Cuomo; Arch. Carla Cuomo; Arch. Felicia Cuomo; Arch. Anna Cuozzo; Ing. Francesco Cupersito; Arch. Paolo Curti; Arch. Elettra Curto; Arch. Attilio Cusimano; Arch. Gioacchino Luca Cutolo; Arch. Pietro Cutrona; Pasquale D’Eustacchio (Imprenditore); Arch. Rita D’Eustacchio; Arch. Lorenzo D’Albora; Arch. Domenico D’Alessandro; Carlo d’Aloisio Mayo (Imprenditore); Arch. Antonio D’Alterio; Arch. Davide D’Alterio; Arch. Giovanni D’Alterio; Arch. Roberta D’Alterio; Arch. Maria Rosaria D’Ambrosi; Arch. Giovanni D’Ambrosio; Arch. Lucia D’Ambrosio; Arch. Pasquale D’Ambrosio; Arch. Salvatore D’Ambrosio; Arch. Massimiliano D’Amelio; Arch. Donato D’Andrea; Arch. Francesco D’Angelo; Arch. Giuseppe D’angelo; Carmine D’Aniello (Imprenditore); Ing. Giuseppe  D’Aniello; Arch. Tiziana D’Aniello; Ing. Donatella Darsena; Arch. Alessio D’Auria; Arch. Antonio D’Avanzo; Arch. Alessandra De Angelis; Arch. Elena De Angelis; Arch. Giovannangelo De Angelis; Arch. Paolo De Angelis; Arch. Pasquale De Angelis; Arch. Vincenzo De Biase; Arch. Maria De Caro; Arch. Giuliana De Cesero; Prof. Arch. Mario De Cunzo; Arch. Alessandra De Falco; Ing. Antonio De Falco; Arch. Fabio De Falco; Arch. Giuseppe De Falco; Arch. Marco De Fazio; Arch. Liana De Filippis; Arch. Angelo De Fina; Arch. Ciro De Francesco; Arch. Anna De Francesco ; Prof. Arch. Giovanni De Franciscis; Prof. Arch. Renato De Fusco; Arch. Vincenzo De Gianni; Arch. Nicoletta De Indicibus; Arch. Marco De Lellis; Arch. Maria Serena De Lisa; Ing. Antonello De Luca; Arch. Rosa De Luca; Arch. Vincenzo De Luce; Ing. Andrea De Maio ; Dott.ssa Elena De Marco; Arch. Marisa De Marco; Arch. Edoardo De Marco ; Geom. Enrico De Marinis; Arch. Francesca De Marinis; Arch. Basilio De Martino; Arch. Claudio De Martino; Arch. Josi De Martino; Ing. Paolo De Martino; Arch. Sabrina De Martino; Arch. Claudia De Massi; Arch. Maria Rosaria De Micco; Arch. Giuseppina De Nicola; Arch. Ernesto Maria De Nora; Arch.
Rosa De Paola; Arch. Giovanni De Pasquale; Arch. Stefano De Pertis; Arch. Alida De Riggi; Ing. Arch. Prof. Elio de Rinaldo; Arch. Antonio De Rosa; Arch. Carmela De Rosa; Prof. Arch. Luciana De Rosa; Ing. Pasquale De Rosa; Arch. Zelda de Ruvo; Arch. Renato De Santis; Arch. Amelia De Stasio; Arch. Anna De Stasio; Arch. Fabio Alfonso De Stefano; Arch. Gaetano De Stefano; Arch. Prisco De Vivo; Arch. Raffaele Defilippis; Arch. Claudia Dei; Arch. Ciro Del Gaizo; Arch. Maddalena Del Gaudio; Arch. Angelo Del Giudice; Arch. Francesco Del Piano; Arch. Roberto Del Sarto; Arch. Antonio Del Vecchio; Arch. Iliana Del Vecchio; Arch. Maurizio Del Vecchio; Dott.ssa Ilia Delizia; Arch. Luigi Della Gaggia; Arch. Antonio Della Gatta; Arch. Raffaella Della Marca; Arch. Daniele Della Porta; Arch. Michele Della Vecchia; Arch. Valentina Delle Donne; Arch. Paola Delli Paoli; Arch. Giuseppina Demartis; Arch. Thomas Demetz; Arch. Michele Deregibus; Geom. Pasquale D’Errico; Arch. Roberto Desiderati; Design D’Elite srl; Arch. Claudia Di Bernardo; Arch. Giovanni Di Bernardo; Arch. Roberto Di Bernardo; Arch. Maria Rosaria Di Bonito; Arch. Marianna Di Bonito; Arch. Sandro Di Bonito; Daniele Di Caprio (Imprenditore); Ing. Piera Di Capua; Arch. Daniela Di Carlo; Arch. Giampaolo Di Cocco; Arch. Anna Di Costanzo; Arch. Ciro Di Costanzo; Arch. Gemma Di Costanzo; Arch. Mariaclaudia Di Costanzo; Ing. Antonio Di Dio; Arch. Serenella Di Dio; Prof. Arch. Giovanni Di Domenico; Prof. Ing. Luciano Di Fraia; Arch. Gianluca Di Franco; Arch. Valeria Di Furia; Arch. Rosa Di Gaetano; Arch. Castrense Francesco Di Giovanni; Arch. Marina Di Guida; Arch. Nadia Di Ianni ; Arch. Davide Di Leo; Ing. Alfonso di Liddo; Arch. Romeo Di Lorco Sgambati; Arch. Carlo Di Lorenzo; Ing. Sirio Di Lorenzo; Arch. Stefano Di Lorenzo; Arch. Lorenzo Di Lucchio; Arch. Antonio Di Maro; Geom. Antonio Di Martino; Arch. Carla Di Martino; Arch. Salvatore Di Martino; Arch. Elena Di Marzo; Ing. Domenico Di Marzo ; Ing. Luca Di Mascio; Arch. Luca Di Meglio; Arch. Sara Di Micco; Arch. Sirio Di Michele; Arch. Alfonso Di Nardi; Arch. Angela Di Noto; Ciro Di Palma (Imprenditore); Arch. Felice Di Palma; Arch. Ferdinando Di Palo; Arch. Maurizio Di Palo; Arch. Rosario Di Petta; Arch. Luigi Di Pietro; Paolo Di Pinto (Imprenditore); Arch. Pasqualino Di Rosa; Geom. Carmine Di Sarno; Arch. Paolo Di Tommaso; Arch. Raffaele Di Vaio; Arch. Mauro Di Vasta; Arch. Gina Elisabetta Diotallevi; Arch. Daniela Dolcetti; Arch. Fidelmo Dolcini; Arch. Giorgio Donadio; Arch. Giovanni Donato; Arch. Claudio D’Onofrio; Arch. Doriano Dori; Arch. Riccardo d’Oria; Arch. Elisa Dorigo; Arch. Maria Duello; Arch. Dolores Egizzo; Arch. Lucia Epulo; Arch. Domenico Ercolanese; Arch. Orlando Ercolano; Arch. Antonio Ercole; Arch. Demetrio Ercole Salazar Sarsfield; Arch. Giovanna Errico; Arch. Maria Gabriella Errico; Arch. Carlo Esposito; Arch. Domenico Esposito; Arch. Ferdinando Esposito; Geom. Francesco Esposito; Francesco Esposito (Imprenditore); Arch. Gennaro Esposito; Arch. Gian Paolo Esposito; Ing. Gianpaolo Esposito; Arch. Leopoldo Esposito; Arch. Luigi Esposito; Arch. Mauro Esposito; Ing. Michele Esposito; Ing. Pasquale Esposito; Arch. Patrick Esposito; Arch. Peppe Esposito; Arch. Roberto Massimiliano Esposito; Arch. Teresa Esposito; Arch. Valeria Esposito; Achille Eusebi (Imprenditore); Dott. Andrea Evangelista; Arch. Federico Fabbricatore; Arch. Katia Fabbricatti; Arch. Francesca Fabiano; Arch. Patrizia Faella; Arch. Roberta Fagni; Arch. Giuseppe Falvella; Arch. Salvatore Fama; Arch. Francesca Faraone; Arch. Francesco Farinaro; Arch. Ivana Fasciano; Ing. Maria Fatigati; Arch. Anna Fava; Arch. Massimiliano Fedele; Arch. Pier Giuseppe Fedele; Arch. Marina Federico; Arch. Francescomaria Fele; Arch. Adriana Feo; Arch. Emilia Fergola; Arch. Luigi Ferraiuolo; Arch. Laura Ferrante; Arch. Francesco Ferrara; Arch. Teresa Ferrara; Ing. Claudia Ferrari; Arch. Paolo Ferrario; Arch. Angela Ferraro; Arch. Francesco Ferraro; Arch. Gaetano Ferraro; Arch. Vincenza Ferraro; Arch. Carla Ferrigno; Arch. Stefano Ferrini; Arch. Marco Ferruzzi; Ing. Lucio Fiamingo; Arch. Gaetano Ficarella; Arch. Giorgio Fiorentino; Gennaro Fiorenza (Imprenditore); Arch. Domenico Fioretti; Arch. Bartolomeo Fiorillo; Arch. Carmine Fiorillo; Arch. Barbara Fittipaldi; Arch. Elio Florio; Massimo Florio (Imprenditore); Arch. Vincenzo Fontana; Arch. Antonio Fontanella; Arch. Nicola Fontanella; Arch. Alfredo Foresta; Arch. Vincenzo Forino; Arch. Ornella Formati; Arch. Amedeo Formisano; Arch. Nello Formisano; Arch. Maria Grazia Formisano ; Arch. Salvatore Antonio Fornaro; Arch. Fabrizia Forte; Prof. Arch. Francesco Forte; Arch. Agostino Fortino; Arch. Claudia Fortunato; Arch. Vincenzo Fortunato; Arch. Enrico Fossa; Ing. Salvatore Foti; Arch. Alessandro Fracchiolla; Arch. Massimiliano Fraia; Ing. Graziano Fraiese; Arch. Domenico Franco; Arch. Gianpaolo Franco; Arch. Manuela Franco; Arch. Marcello Franco; Arch. Giovanni Franzese; Maria Grazia Frassetto (Imprenditrice); ; Arch. Maria Grossi; Arch. Ing. Luigi Grosso; Arch. Michele Grosso; Arch. Pietro Riccardo Guadagno; Arch. Antonio Guardascione; Arch. Immacolata Guarino; Arch. Lucio Guarino; Arch. Pasquale Guarino; Ing. Francesco Guarracino; Arch. Salvatore Guastafierro; Arch. Assunta Guercia; Ing. Gabriele Guercia; Arch. Alessandra Guerra; Arch. Fabio Guglielmini; Arch. Carlo Guida; Arch. Giacomo Antonio Guindani; Arch. Graziella Iaccarino Idelson; Arch. Ciro Iacobelli; Arch. Giuseppe Iacone; Arch. Antonio Iacono; Linda Iacuzio (Imprenditrice); Arch. Silvio Iacuzio; Arch. Luca Iannello; Arch. Giuseppe Ianni; Designer Daniele Iannicelli; Arch. Fabio Iannone; Arch. Nunzia Iannone; Arch. Fabio Iannotta; Arch. Simona Iannucci; Ing. Giuseppe Iazzetta; Arch. Luigi Iazzetta; Arch. Dario Ilardi; Arch. Lucio Imbimbo; Arch. Ciro Imparato; Arch. Giovanni Imparato; Arch. Valentina Imparato; Arch. Luigi Imperatore; Anna Improta (Imprenditrice); Arch. Nicola Incisetto; Arch. Giandomenico Donato Inglese; Arch. Giovanni Intignano; Ing. Antonino Iorio; Arch. Antonio Iossa; Arch. Valeria Isola; Dott. Giovanni Izzo; Arch. Michele Izzo; Geom. Mariasole Janitshke; Ing. Aladino Miguel Josè; Arch. Angela Klein; Arch. Claudine Knijnik; Arch. Michele J. Kujawski; Arch. Attilio La Hara; Arch. Carmine La Marca; Arch. Raimondo La Marca; Arch. Francesco La Porta; Arch. Barbara La Rossi; Arch. Gianluca La Scala; Arch. Flora La Sita; Arch. Antonella La Volpe; Arch. Maria Labadia; Arch. Ernesto Laezza; Arch. Filippo Laezza; Geologo Rocco Lafratta; Arch. Vincenzo Vitaliano Lamaglia; Arch. Patrizia Lampa; Arch. Cinzia Langella; Arch. Luca Langella; Prof. Arch. Romano Lanini; Arch. Carmine Lanzetta; Arch. Stefano Lanzetta; Arch. Vincenzo Laprovitera; Arch. Angela Larato; Arch. Giuseppe Larenza; Arch. Marco Latina; Arch. Ferdinando Laurini; Arch. Mario Lauritano; Arch. Camillo Lauro; Arch. Maria Lauro; Prof. Arch. Antonio Lavaggi; Marco Leonardi (Imprenditore); Arch. Alessandro Leone; Ing. Antonio Leone; Arch. Elvira Leone; Arch. Maria Leone; Arch. Massimo Leone; Arch. Teresa Leone; Arch. Renato Leopaldi; Arch. Raffaele Lepore; Arch. Oreste Leucadia; Arch. Alessandro Levi; Arch. Alberto Liberti; Arch. Umberto Liberti; Arch. Fabio Licciardi; Arch. Rosanna Liguoro; Arch. Luigi Limmatola; Arch. Letizia Lionello; Arch. Lucrezia Lioniello; Arch. Giovanni Liotti; Arch. Valeria Lipani; Arch. Maria Lippiello; Arch. Vincenzo Lippiello; Arch. Isabella Lisi; Arch. Canio Loguercio; Ing. Giuseppe Lombardi; Arch. Pasquale Lombardi; Gaetano Lombardo; Arch. Daniele Longobardi; Arch. Marilicia Longobardi; Arch. Valeria Lorenzelli; Arch. Giorgio Lorenzo; Arch. Orlando Loria; Arch. Daniele Alessandro Lovaglio; Arch. Daniela Lubreto; Arch. Elio Luca; Arch. Giovanni Lucchese; Arch. Filomena Lucci; Arch. Alice Luchini; Arch. Gennaro  Luise; Arch. Gelsomina Lupo; Arch. Alessandra Maddaloni; Ing. Raffaella Maestro; Arch. Irene Maggi; Arch. Giuseppe Magistretti; Ing. Mauro Magliacano; Arch. Adele Maglione; Arch. Raffaele Maglione; Arch. Barbara Maiella; Geom. Alessandro Maiello; Arch. Adamo Maio; Arch. Barbara Maio; Arch. Alfonso Maiolino; Arch. Bruna Maione; Caterina Maione (Imprenditrice); Arch. Giuseppe Maione; Arch. Marco Maione; Arch. Sabrina Maiorano; Arch. Emilio Maiorino; Arch. Danilo Maisto; Arch. Maria Cristina Majello; Arch. Gerardo Malangone; Ing. Emilio Maltese; Ing. Luca Malvano; Arch. Angela Manca; Arch. Francesco Mancini; Arch. Moreno Mancini; Arch. Salvatore Mancino; Arch. Massimiliano Mandarini; Arch. Anna Mandia; Arch. Valentina Manfè; Arch. Zaccaria Antonio Manfellotto; Arch. Sergio Mangiaracina; Ing. Antonio Manna; Arch. Massimo Manna; Arch. Cristiana Mannelli; Arch. Aniello Manzo; Arch. Aldo Marcaccini; Arch. Daniela Marchetiello; Arch. Antonella Marciano; Arch. Carmen Marciano; Arch. Raimondo Marcone; Arch. Amleto Marcuccilli; Arch. Giovanna Marigliano; Arch. Sandro Marini; Prof. Arch. Antonio Mariniello; Ing. Ciro Marino; Arch. Ilde Marino; Arch. Martina Marinoni; Arch. Mauro Mariotto; Arch. Concetta Marrazzo; Arch. Gianni Marrone; Arch. Gennaro Martello; Arch. Michele Martinelli; Arch. Ciro Martino; Arch. Fabiana Martone; Arch. Mario Martorano; Arch. Giovanni Marucci; Arch. Aniello Marzano; Arch. Anna Marzoni; Arch. Mario Mascellino; Arch. Mirko Mascioli; Arch. Gian Franco Mascoli; Arch. Ciro Mascolo; Pianificatore Loreto Gennaro Masella; Arch. Daniele Masi; Arch. Francesco Masi; Arch. Maria Laura Massarelli; Arch. Ciro Massaro; Arch. Maria Luisa Massi; Arch. Aurelio Mastroberti; Arch. Maria Carla Mastrogiovanni; Arch. Donatella Masucci; Gianluca Masullo (Imprenditore); Arch. Gennaro Matacena; Arch. Vincenzo Matarazzo; Arch. Gustavo Matassa; Arch. Giovambattista Mauro; Arch. Gennaro Mautone; Arch. Gianluca Mazza; Arch. Francesca Mazzarella; Arch. Silvia Mazzarella; Arch. Francesco Mazzella; Arch. Marco Mazzella; Arch. Vera Mazzolini; Arch. Francesco Mazzuoccolo; Arch. Federico Mei; Arch. Lucia Mele; Arch. Silvana Meli; Arch. Marco Melino; Arch. Daniela Enzo Sannino (Imprenditore); Arch. Gennaro Sannino; Arch. Fabiana Sansone; Arch. Daniela Santagata; Ing. Giuseppe Domenico Santagata; Prof. Arch. Graziana Santamaria; Arch. Alessandra Santomauro; Arch. Antonio Sarno; Arch. Tullio Sarti; Arch. Giancarlo Satelliti; Arch. Giuseppe Savarese; Ing. Enrico Saviano; Arch. Gianni Saviano; Arch. Valerio Savini; Arch. Giacomo Savio; Arch. Sandra Scanu; Arch. Sara Scapicchio; Arch. Lorenzo Scaraggi; Arch. Stefano Scarano; Arch. Roberto Scardi; Arch. Luigi Scarpa; Arch. Salvatore Scarpati; Arch. Luigi Scarpato; Arch. Pier Manuel Scarpato; Arch. Emanuele Scavo; Arch. Luigiantonio Schettini; Arch. Aniello Schiavone; Arch. Emilio Schiavoni; Arch. Maurizio Scialdone; Arch. Concetta Sciarappa; Arch. Giancarlo Scognamiglio; Arch. Andrea Scopelliti; Arch. Michela Scotillo; Prof. Arch. Luciano Scotto Di Vettimo; Arch. Patrizia Sculco; Antonio Secondo (Imprenditore); Arch. Barbara Sembianti; Arch. Sabrina Senes; Arch. Giuseppe Sepe; Arch. Maria Teresa Sepe; Arch. Nunzio Sepe; Arch. Antonella Sernicola; Arch. Alida Carmen Serpico; Arch. Sebastiano Serpico; Arch. Giovanni Servillo; Arch. Raffaele Servillo; Arch. Augusto Severino; Arch. Mariacarmela Sgammato; Arch. Ivana Sgueglia; Arch. Luciano Sica; Arch. Lucia Sichenz; Prof. Arch.

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