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IL MANUALE DEL RECUPERO

Posted on 20 ottobre 2010 by admin

NAPOLI – (di Atanasio Pizzi) La necessità di definire le linee guida per il recupero e la conservazione della qualità del costruito della Regione storica Arbëreshë, esso restituisce uno stato di fatto che palesemente denuncia, carenze dal punto di vista degli strumenti che mirano alla salvaguardia del patrimonio storico edilizio, in special modo gli ambiti e gli elevati erano presenti nelle tappe dell’identità locale.

I manuali di recupero possono essere riconosciuti come un valido supporto utile a sopperire tali mancanze; il loro apporto conoscitivo e operativo è tale per cui dovrebbero diventare parte integrante dei Regolamenti Edilizi Comunali soprattutto nei centri a cui si attribuisce un determinato valore storico, tuttavia soggetti a legislazioni interpretano in modo molto personale il significato autentico del restauro.

Non di rado, infatti, è possibile riscontrare strumenti urbanistici che trattano in maniera molto superfi­ciale, dal punto di vista tipologico – conservativo, le singole categorie costruttive che delineano lo spazio urbano nei centri antichi.

Questa affermazione trova le sue ragioni semplicemente dall’osservazione di un variegato modo di operare, decisamente arbitrario e utilitaristico, motivato da ragioni che esulano dalla volontà di salvaguardare il patrimonio edi­ficatorio.

A comprova di questo è sufficiente menzionare alcune delle operazioni eseguite a discapito del costruito: sostituzione di solai lignei, ancora effi­cienti, in luogo di strutture orizzontali latero-cementizia, sicuramente più pesanti e rigi­de di quelle originarie; persiane lignee, realizzate con il sistema di incastri delle lamelle fissate ad un telaio, sostituite da serramenti oscuranti realizzati con materiale e tecniche completamente di­verse ed incompatibili (alluminio anodizzato) con la gramma­tica del fabbricato.

Il risultato ultimo, di tutte queste operazioni è, ovviamente, l’alterazione prepon­derante dell’aspetto e del tessuto storico, ancor peggio, la perdita di elementi tecno­-morfologico caratterizzanti quella precisa cultura costruttiva.

Le modalità delle operazioni di sostituzioni o ripri­stini di parti del fabbricato offrono margini troppo vasti alla libera decisione dell’inizia­tiva privata, che ignorando le tematiche fino ad ora esposte, basa le sue scelte in riferi­mento a parametri spiccatamente utilitaristici.

Il pro­fessionista, spesso poco sensibile e poco avvezzo a confrontarsi con la preesistenza anti­ca, non guidato da regolamenti efficienti, nei meriti dell’intervento si trova nelle condizioni di gestire le risoluzioni nella più completa libertà decisionale, influenzato, come sovente accade, dalle indicazioni azzardate della committenza.

Non così di rado è possibile riscontrare interventi scorretti e male eseguiti frutto non tanto di malafede o speculazioni quanto, piuttosto, dell’effettiva assenza di una specifica cultura del recupero.

Operazioni che portano ad operare sull’antico come si fa sul moder­no, con i materiali e le tecniche più facili da reperire o da utilizzare e cosa molto più grave, considerando il manufatto esclusivamente in ottica di metri cubi o quadrati.

Se a questo si aggiunge un’emergenza strutturale, che oggi mira a commercializzare persino i parametri di sicurezza sismica con sconti fiscali, (che personalmente considero una delle idiozie storiche messe in atto dagli uomini, la perdita d

Allo scopo di eludere tali scempi e per aiutare il professionista meno attento, è indi­spensabile che le Amministrazioni Comunali si dotino di un “manuale del recupero” re­datto sulla riscoperta delle metodiche e delle tecniche edilizie tradizionali che caratteriz­zano lo specifico territorio.

Questi manuali si rilevano come  suppor­to cultuale di ogni possibile operazione di intervento sul costruito storico dei centri Arbëreshe, non solo co­me banca dati documentaria, ma anche come supporto indispensabile alla progettazione di quelle mutazioni che dobbiamo necessariamente imporre al vecchio, se vogliamo che esso sia adatto ad ospitarci.

La riscoperta delle antiche tecniche costruttive diviene un fattore essenziale per poter ridefìnire l’equilibrio strutturale e compositivo di una struttura degradata; l’interazione con i manufatti antichi non dovrebbe mai prescindere da una profonda conoscenza di come si sono, in origine, strutturati, poiché anche l’utilizzo di tecnologie contempora­nee, deve assoggettarsi e non imporsi sulla preesistenza stravolgendone l’assetto.

«Nel campo del restauro-recupero del costruito storico per contrastare i così tanti “abu­si” e pregiudizi, si rende necessario riappropriarsi criticamente di tutta quella somma di conoscenze artigianali che, nell’entusiasmo trionfalistico del processo di industrializza­zione, nessuno degli addetti ai lavori tra l’800 e i primi del 1900 si è minimamente preoccupato di tramandare.

La netta separazione tra le metodologie edificatorie utilizzate in passato e quelle attual­mente adottate è stata la diretta conseguenza dell’industrializzazione del settore edile tanto che la disponibilità di prodotti e tecnologie pronte all’uso ha soppresso le tecno­logie antiche con il risultato che le maestranze si sono adeguate a quanto il mercato of­fre perdendo, via via, la maestria e l’arte del costruire secondo le metodologie tradizio­nali, proprie dei loro predecessori. Il divario tra la metodica d’intervento del passato ri­spetto a quella che caratterizza la nostra contemporaneità genera, sui manufatti antichi, scorrettezze procedurali.

La mancata tutela e l’abbandono delle tecniche tradizionali rende, purtroppo, difficile il loro attuale riutilizzo considerato che, non di rado, il pro­fessionista che propone al committente interventi sull’antico utilizzando materiali e tecnologie passate viene visto, nella migliore delle ipotesi, come uno retrogrado, altrimenti come un tecnico poco esperto e aggiornato sulle moderne tecnologie.

Alla luce di queste considerazioni il manuale di recupero può essere il tramite per risco­prire ciò che da sempre ha caratterizzato il luogo strutturandolo nel corso del tempo; il­lustrare esplicando quelli che sono gli elementi morfologici che caratterizzano il luogo e di questi delucidarne la tecnologia che mette in relazione le parti e basilare per sensi­bilizzare ed “istruire” sia gli utenti, sia i professionisti artefici degli interventi.

Il manuale del recupero deve essere concepito come un vero e proprio strumento di salvaguardia della memoria edificatoria dei comuni Arbëreshe, l’anello mancante in grado di ristabilire la continuità venuta meno tra passato e presente riappropriandosi così del sapere artigia­nale realizzando così nuove opportunità imprenditoriali; offrendo la possibilità di aggiornare e sviluppare le antiche tecniche sfruttando le esperienze di tutti gli operatori del settore nonché la riscoperta di conoscenze passate, in accordo con gli accadimenti che caratterizzano il comparto oggetto di studio e di ricerca.

Le nozioni grafiche, fotografiche e scrittografiche riportate all’interno del manuale dovranno essere tali da re­stituire una panoramica il più esaustiva possibile di quella che è la tradizione edificato­ria del luogo cercando di definire le tecnologie e descrivendone i criteri d’intervento. Quanto riportato dovrà essere interpretato come un insieme di indicazioni che non defi­niscono delle norme di pratica ma che possono, eventualmente, essere inseriti nei com­parti dei regolamenti come integrazione necessaria al fine di tenere sempre sotto stretto controllo l’operato sui centri storici delle comunità Arbëreshe.

minore delle comunità Arbëreshe (inclu­dendo in questa definizione anche i complessi rurali extraurbani).

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