Napoli – Negli Annali Civili del regno di Napoli si legge una minuta descrizione del Ponte sul Garigliano, allo stato è opportuno ripeterla nella celebrazione dei cento cinquantenario dell’Unità d’Italia, in modo da fornire a coloro che vivono nel paese di fronte argomenti utili di cui disquisire nelle ricorrenze che contano.
« Quattro colonne isolate di architettura egiziana, ciascuna ventotto palmi nell’altezza e dieci nel diametro, s’innalzano sul fiume, due sulla sponda destra e due a rincontro sulla sinistra.
Adagiansi tutte solidissimamente sopra dati massicci di fabbrica per vaga maniera rivestiti con pietre ad intaglio; e sorreggono quattro catene di ferro in due piani verticali e paralleli disposte.
Ogni catena è lunga in tutto palmi cinquecentodiciotto. Trecentosei compongono l’arco rovescio, da noi chiamato ramo o tratto di sospensione, il quale ha la corda di palmi trecentotre, e la freccia un bel circa di venti; e gli altri dugento dodici fanno i rami o tratti di ritenuta.
Spiccansì questi dalla cima d’ogni colonna sotto la direzione di ventotto gradi dall’orizzonte, e vanno sotterra per più di quaranta palmi confitti in profondi massi di pietra.
Altre robuste fabbriche rinfian-cano i massi ed alle fondamenta delle colonne li congiungono.
Cento e otto aste di ferro cadenti dall’arco rovescio tengon sospeso lo strato del ponte. Esso è lungo palmi dugento ottantasei, largo ventidue e in tre sentieri scompartito.
I laterali, che i latini avrebber chiamato decursoria, per comodo de’pedoni, e quindi più rilevati, il mezzano per li animali e le ruote.
Lungo i primi camminano parapetti, a’ quali se ti affacci crederai essere in una svelta ed ariosissima terrazza che sporga sul fiume.
Le aperture de cunicoli, dove si affondano le catene di ritenuta, son ricoperte da salde basi di pietra con sopra sfingi che ritraggono dall’antico.
Né mancano, a’ quattro lati, scalini che a tuo bell’agio potranno menarti fino a’ greti dove il fiume lambe le rive.
I capi del ponte alle due estremità rispondon ciascuno in una piazza di forma ottagono adorna di due casette di eguale architettura fatte per comodo de’ custodi e delle guardie, e con alberi frammessi, i quali aggiungono vaghezza, quanta non puoi credere, al resto.
L’opera fu di tutto punto compiuta all’uscir di Aprile dell’anno 1832, essendosi consumato poco più di quattro anni.
II ferro per le catene pesava Kit. 68.857 (cantari 78.676).
L’intera spesa ha sommato settantacinquemìla ducati di regno ».
Negli anni 1828-1832 fu costruito, come si è detto, il ponte in ferro, il primo ponte pensile in Italia.
Il disegno e la esecuzione dell’opera è del lucano Arbëreshë Luigi Giura, nato il 1° ottobre 1795 da Francesco Saverio dottore inutroque e da Vittoria Pascale a Maschito, piccola terra della Basilicata, frequentò le scuole nella sua regione e nel 1811 fu ammesso per concorso come alunno esterno alla Scuola di applicazione del Corpo dei ponti e strade in Napoli, dalla quale uscì ingegnere quattro anni dopo.
Non ancora venticinquenne fu nominato professore di architettura statica e idraulica nella stessa Scuola e quell’ufficio lasciò nel 1826 per intraprendere un viaggio scientifico e artistico attraverso l’Italia, la Francia la Germania e l’Inghilterra con altri giovani ingegneri.
Frutto delle sue peregrinazioni fu la costruzione dell’opera monumentale affidatagli dal Governo napoletano, molto apprezzata e lodata, come mostrano i giudizi di L. Bianchini, storico delle finanze del Regno di Napoli, di G. Napoleone Sasso e, in questo secolo, di T. Bubée e di altri.
Un altro ponte egli costruì pochi anni dopo (1835) sul Calore, presso Solopaca, (Benevento), egualmente ammirato.
Molti progetti erano stati redatti per ordine dei Sovrani di Napoli e nel 1815 si iniziarono anche le fondazioni di un ponte in muratura, che furono però abbandonate a causa dell’infida natura del terreno, costituito da depositi alluvionali di sabbia ed argilla mescolati fino ad una profondità di oltre trenta metri: opera, quindi, di molto lavoro e assai costosa.
Anche G. Lippi presentò il disegno di un ponte pensile sul Garigliano e Io illustrò e difese con tre opuscoli negli anni 1817, 1818 e 1820. Ma le eccezionali difficoltà furono superate dal Giura, il quale con lo studio dei ponti di ferro nei paesi ricordati poté anche apportare diversi miglioramenti ai sistemi adottati dagli stranieri.
Molto egli operò nella carica di Direttore generale dei ponti e strade, ma il migliore riconoscimento per unanime consenso gli venne dalla costruzione dei due ponti; essi si vedono scolpiti su due medaglioni, sotto il busto erettogli nel cimitero di Napoli a cura della Provincia, nel recinto degli uomini illustri: ricordo marmoreo dell’arch. Gherardo Rega, con un’epigrafe di P. E. Imbriani.
Quanti uomini illustri hanno elogiato le opere del Giura, ritenendolo prima che uomo di scienza esatta uomo di onestà esatta, a questo punto viene da chiedersi, quelli dei due paesi di fronte, cosa stanno festeggiando nelle ricorrenze delle conquiste storiche?