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IL BANDITORE (Giugno 2008) SUPPLICA

IL BANDITORE (Giugno 2008) SUPPLICA

Posted on 31 marzo 2020 by admin

IMG_2Santa Sofia d’Epiro (CS) (Redazione il Banditore, Giugno 2008) –  Negli ultimi decenni l’insieme inscindi­bile di natura e storia esistente all’interno delle comunità arbëreshë, ha subito un degrado senza prece­denti e va costantemente monitorato per evitare uno scontato destino.

La speculazione edilizia ha invaso memorie storiche e luoghi naturali; il territorio è stato aggredito nella sua morfologia e nella sua estetica.

Tutto ciò aggravato ed amplificato da un altro fattore altrettanto determinante (e forse anche più pericoloso): la caduta della qualità.

L’abusivismo è non tanto la causa, bensì la più consistente conseguenza di un decadimento del pensare e del progettare e, vorrei aggiungere, del comportamento “sociale”.

Un diverso governo del territorio potrà consentire di contrastare tale decadi­mento se non, addirittura, di recuperame gli effetti negativi.

Occorrerà ricostruire una sensibilità paesaggisti­ca che mantenga la continuità culturale delle preesistenze nell’attuale vita sociale ed economica di quei luoghi .

Tutto ciò, rivalutando lo stretto rapporto tra natura e sito in considerazione, anche, delle compa­tibilità economiche e sociali dei luoghi.

L’urbanistica non dovrà esprimersi in forma concettuale ed autonoma ma dovrà invece basarsi tanto sulle attuali esigenze quanto sul patrimonio culturale di quei luoghi Governare il territorio vuol dire indirizzare lo sviluppo, garantirne la qualità nella continuità con il passato.

Tale intento non dovrà pretendere di conservare immutabil­mente i luoghi e l’ambiente, quand’anche suggestivi, ameni, ricchi di storia e d’arte; dovrà invece consentirne la compatibilità con i naturali, continui ed inesauribili fenomeni evolutivi sociali.

I centri abitati arbëreshë, devono fare del passato, riuscendo ad aggiungere a questo, i “nuovi episodi” di una storia che si intende proseguire; ciò in delicata armonia, senza traumi o strappi e non congelandolo in una icona.

Programmare lo sviluppo è l’unico modo per evitare delle modifi­cazioni incontrollate.

Per amministra­re un territorio occorre una profon­da conoscenza della storia, sensibi­lità e capacità manageriali; occorre agire in simbiosi tra conservazione e innovazione, essere artefici di una riscrittura della scena nel più profondo rispetto del passato, saper attraversa­re i livelli intrecciati della forma storica o dell’ambiente in un’illuminante e innovativa spazialità.

Da ciò la necessità di porre in simbiosi le istanze della conservazione e quelle dell’innovazione, la realizzazione di immagini di grafici e testi dell’architet­tura urbana e rurale delle comunità arbëreshë, ove avvalendosi, della catalogazione degli elementi architet­tonici primari che caratterizzano i luoghi oggetto di studio, il rapporto tra ambiente costruito ed ambiente naturale.

La comunità arbëreshë ha conservato per molto tempo la sua identità, ma negli ultimi decenni, ha fatto si che i tipi architettonici ed urbanistici che la caratterizzavano siano andati costantemente e irreversibilmente perduti.

Considerando che la conservazione, la catalogazione degli elementi architettonici, non sono state oggetto di culto ne dal privato che dal pubblico, il fine potrebbe essere appunto, quello di allestire un Archivio e non solo riferito asetticamente alle modalità della tecnica costruttiva, ma rivolto a raccogliere, pure negli omoge­nei modi della modernità, quelle possibili tipizzazioni attraverso cui ricostruire i lineamenti specifici dei luoghi.

Arch. Atanasio Pizzi

www. a tanasiopìzzi. it

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LA STORIA DI SANTA SOFIA D’EPIRO Thë shëcuràt e Shen Sofisë

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Posted on 30 marzo 2020 by admin

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SPAZIO NATURA TEMPO E MEMORIA DEI PAESI DIFFUSI ARBËRESHË

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Posted on 25 marzo 2020 by admin

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BREVE STORIA DEI  KATUNDË ARBËRESHË

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Posted on 23 marzo 2020 by admin

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UNITI PER UNA SOLA E INDIVISIBILE PARLATA DELLA REGIONE STORICA DIFFUSA ARBËRESHË

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Posted on 21 marzo 2020 by admin

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IL CORPO UMANO, LO STATO, LA CASA, L’ORTO E GLI ANIMALI PER LA SOSTENIBILITÀ  CURMI, SHËSHI, SHËPIA, COPSHËTI, TËBUTURATË SATË SHËNDESËTH

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Posted on 20 marzo 2020 by admin

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ROTOLI DI CARTACAPRA  (Thë mbjedurë e Dijes)

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Posted on 17 marzo 2020 by admin

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LE CAPRE VANNO PER VICINATO E DIOGENE VIVE I CINQUE SENSI TIPICI DELLA GJITONIA.

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Posted on 14 marzo 2020 by admin

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LE TERRE ARBËRESHË NEL MEZZOGIORNO DEL MEDITERRANEO (Kushët Arbëreshë thë Mjesdites ndë Meshdhereveth)

LE TERRE ARBËRESHË NEL MEZZOGIORNO DEL MEDITERRANEO (Kushët Arbëreshë thë Mjesdites ndë Meshdhereveth)

Posted on 09 marzo 2020 by admin

INCUDIINENAPOLI (di Atanasio Basile Pizzi) – 

Premessa

L’excursus che si vuole intraprendere, in questa premessa e nei capitoli seguenti, mira ad analizzare e confermare con ordine di tempo, di luogo, di eventi e figure di rilievo, indelebilmente impressi, nelle tavole raffiguranti gli accadimenti mediterranei vissuti dagli Arbanon.

Attento verso ogni particolare coerente, su ciò che ha contraddistinto la su citata popolazione nel tramandare il proprio patrimonio identitario, senza l’ausilio di alcuna forma scritta o documentale, per questo si ritiene opportuno allargare i confini della ricerca, sulle vicende mediterranee dei popoli limitrofi o con i quali gli arbanon hanno condiviso operosità, pene, vittorie, conquiste e primati.

Il punto di partenza da focalizzare è incentrato sulla capacità, storica, delle genti Arbanon, di tramandare il proprio patrimonio identitario, esclusivamente con l’ausilio della forma orale associata alla consuetudine, quest’ultima ritmata secondo l’esclusivo svolgersi di due stagioni; l’inverno e l’estate, caratteristica fondamentale dell’habitat naturale, denominato mezzogiorno del mediterraneo.

La trattazione qui di seguito riferita, sarà eseguita con l’ausilio dell’indispensabile conoscenza linguistica originaria, non fatta di favole,  ma secondo la solida radice, l’unica in grado di supportare e interpretare con coerenza le nozioni ritrovate per tradurre con cognizione le dichiarazioni di quanti forniranno tasselli per la costruzione d’insieme.

Certamente la ricerca non volgerà l’interesse verso gli inutili elenchi di alfabeti o vocabolari, tantomeno verso luoghi di accumulo documentale, in quanto, non esistono riferimenti storici o, riferibili o riferiti a questa minoranza.

Il progetto parte con pochi dati certi, in altre parole, la definizione di tutti gli elementi del corpo umano, associato al sostentamento garantito dall’ambiente naturale cercato, bonificato per poi essere vissuto dagli Arbanon,

La rotta che si vuole percorrere, segue l’asse mediterraneo nella direzione Est-Ovest e precisamente tra i paralleli terrestri, che passano nella parte a nord dell’Epiro nova e quello più a sud dell’Epiro vecchia, considerati dalla geografia storica: i più esposti alla luce del sole, dove l’esposizione all’irraggiamento consente, di far germogliare con successo Agricoltura, Tecnologia e Cultura.

Avvalendoci della conoscenza della lingua Arbanon antica, si coglieranno meglio, le dinamiche sociali e religiose che amplificavano e restringevano i limiti geopolitici, entro i quali questa singolare popolazione, si riconosceva, si distingueva e si confrontava con gli indigeni, nel corso dei secoli.

La trattazione per non perdere il senso dell’argomento ha come riferimento di tempo e di luogo, l’era in cui l’impero romano di occidente e di oriente aveva come capitale Costantinopoli; e per questo nel dettaglio, saranno estrapolati gli eventi e gli accadimenti sociali, economici, politici e religiosi in specie, gli artriti che contrapponeva mussulmani da una parte e cristiani, ortodossi, bizantini e alessandrini dall’altra.

Centro nevralgico di questa storica vicenda, poiché tratteremo degli Arbanon, saranno i territori, che a quel tempo erano, identificate come: Epiro vecchia ed Epiro nuova, il perimetro che descrive l’Albania odierna, oltre porzioni di Cosovo, Grecia, Romania e Slovenia.

Sono questi i territori che diventeranno “cerniera” delle divergenza che vede schierata l’espansione Cristiana da Ovest verso Est e la Mussulmana in contrapposizione da Est verso Ovest, divenendo le terre dell’allora Epiro Nova ed Epiro Vecchia, Muro/Teatro/Campo delle dispute più efferate dal IX al XVII secolo.

Dalla parte cristiana Carlo Magno si adopero a ingrandire i suoi possedimenti verso la Sassonia, la Baviera, la Marca di Spagna (fascia pirenaica della Spagna del Nord) e l’Italia, strappata ai Longobardi, sottomise, la Pannonia, un’analoga strategia venne attuava nei confronti del ducato di Benevento.

I Mussulmana intanto estendevano i confini sino a raggiungere le terre del Sacro Romano Impero individuate, alle periferie di Vienna e della Polonia a nord, lo Yemen e all’Eritrea a sud; dall’Algeria a ovest fino all’Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nord-Africa.

I secoli videro contrapporre alla avanzata dei Mussulmani, Dogi veneziani, Re, Papi e Principi, tutti in egual misura, al dialogo e al non dialogo, avendo come fine d’interesse, l’economia e il potere offerto da tutte le terre prospicienti il bacino del mediterraneo e in particolare del Mare Adriatico e lo dello Jonio.

Frizioni economiche, sociali, territoriali, ideologiche e religiose, il cui culmine fu raggiunto nella sanguinosa battaglia della Piana dei Merli, combattuta il 15 giugno 1389 (Giorno di San Vito) nella spianata dell’odierno Kosovo.

Questa regione come quelle limitrofe diventano il teatro che contrappone, valori cristiani da una parte e mussulmani dall’altra, schieramenti radicati nelle proprie ideologie, e ben presto vedrà apparire la mitica figura di Giorgio Kastriota, comunemente noto, o volgarmente denominato “Scanderbeg”.

Prima, per ricatto a fianco ai mussulmani e appena libero di tale stato di fatto a capo della cristianità con l’impegno ereditato dal padre di tutelare il suo popolo e la sua radice identitaria.

E quando si rese conto che l’impresa era ardua, complicata e impossibile ebbe l’intuito di scindere la popolazione delle regioni dell’Epiro ancora sotto la sua guida, in quello che oggi è riconosciuto come il miracolo d’integrazione identitaria, più solido del mediterraneo;  tutelando con gli “odierni Albanesi” i territorio in senso di luogo originario e la “Regione storica diffusa Arbëreshë”, intesa quale luogo parallelo dell’identità linguistica consuetudinaria e delle arti, solidamente sostenute dal modello religioso originario, quello difeso in quelle terre natie, ovvero, il Greco Bizantino di radice Alessandrina.

Gli arbëreshë s’insediarono in quella fascia mediterranea, a quei tempi identificata come regno di Napoli o delle due Sicilie; in quanto terre parallele a quelle di origine, con la certezza di avere garantito “Terra, Pane e Pace”, il trittico fondamentale alla radice identitaria arbëreshë, ideale sistema diffuso, sotto identici valori territoriali; dal XIV secolo vive e partecipa al pari delle genti indigene oltremodo valorizzando l’economia, le dinamiche sociali e culturali, dal primo giorno di insediamento ad ogni, in fraterna condivisione.

Seguiranno i capitoli: dal I° al XIX°

 

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LA REGIONE STORICA ARBËRESHË

Protetto: LA REGIONE STORICA ARBËRESHË

Posted on 18 gennaio 2020 by admin

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