S. Sofia si distende su un’amena spianata della vasta costiera dei contrafforti silani che, tra poggi e valloncelli, scendono digradando fino alle rive del Crati.
Dista 47 Km dal capoluogo di provincia Cosenza. All’altezza di 560 m sul livello del mare, gode un clima dolce e sereno e da essa la vista spazia per prospetti ricchi ed estesi.
A nord la vasta scena lontana dell’Appennino, che sul confine della provincia, formando la catena del Dolcedorme dalle molte vette nevose, ai cui piedi giace Castrovillari, si divide in due rami l’uno che volge verso lo Ionio terminando nel monte di Cerchiara e l’altro che si dirige ad occidente verso il Tirreno, dopo aver formato la cima della Mula.
Tra quelle negre foreste di faggi e di castagni, che seguendo l’ossatura delle montagne si prolungano sin sulle cime di esse diradate a balze e rupi inaccessibili, scorgete di mattino, quando i sorgenti raggi inargentano quelle coste solatie, ben 28 villaggi.
Se poi dai monti lo sguardo, stanco di mirare quelle meraviglie, discende giù nella valle, scorge tra il nereggiare dei folti ontani, delle tamerici e dei lecci il lucido serpeggiamento del Crati che lento và.
Ad est un ampio arco cerulo del mar Ionio. E’ coronata da un incanto di querceti boscosi e di castagneti. Il suo territorio vastissimo è solcato da due torrenti, il Galatrella che ha come affluente il torrente del Duca, e il Vote, che incanalati lungo le colline con le loro acque dati vita a giardini, ortalizi ed agrumeti.
Ricca di sorgenti limpidissime di acqua potabile, tra cui primeggia l’incantata sorgente di Moroito alle radici di un bosco di quercioli. Vi ha anche una vena, poco sfruttata, di acqua ferrugginosa.
La terra, dimagrita un dì dall’abbandono, era diventata cespugliosa e boscosa: gli Albanesi la dissodarono, rendendole la primiera feracità.
Durante l’episcopato di Mons. Lorenzo Varano (1792-1818) che molti favori fece ai sudditi di S. Sofia, ricevettero per la prima volta il permesso di fare delle piantagioni, permesso concesso nel 1795 a Baffa Domenico, a cui egli stesso procurò i piantoni d’ulivo perché di migliore qualità.
Da allora il territorio, adatto a qualsiasi coltura è diventato oltremodo ubertoso, specie verso il Crati. In esso allignano i gelsi che giovano all’ industria della seta, i castagni e le querce che formano foreste.
Sono tante le specie di frutta estive, nelle pianure vi ha grandi estensioni di terreni da pascolo.
Su per le colline si incontrano di tanto in tanto bianche casine.
Il vasto borgo è pur esso cosparso di giardini che nella stagione rendono ameno ai forestieri il soggiorno, le strade dell’abitato sono larghe e sempre pulite per l’innato amore alla pulizia.
D’ inverno la posizione inclinata del paese facilita l’esito delle acque piovane sicché non si formano sporche pozzanghere.
La grande piazza è ombreggiata da acacie e ailanti, vi sono dei palazzi di bell’ aspetto forniti preziose e sontuose masserizie, abitato una volta dalla nobile famiglia Becci ,che da Ferdinando I d’Aragona (1458-1494) ebbe il titolo baronale in persona di Marco Becci Seniore.
Un suo nipote sposò una discendente di Scanderbeg, la famiglia si estinse con la nobile Carolina Becci maritata a Luigi Marchianò.
I Sofioti hanno formazione regolare della persona: il volto da bello ovale greco li rende facilmente distinguibili dai popoli vicini calabresi, la carnagione bianca, i capelli di color castagno scuro gli occhi dello stesso colore danno loro un’espressione di vivacità e d’intelligenza.
Le donne conservano ancora la bellezza della loro patria di origine quella bellezza che faceva affermare al Byron essere esse le più belle donne che aveva conosciuto.
Stranieri in queste amene contrade, hanno modificate le loro avite tendenze, sicché non taspira più da essi l’aria marziale e fiera d’un tempo, benché tra gli italo-albanesi, come afferma F. Capalbo, sono quelli che meglio conservano il carattere fiero e saldo all’idioma dei padri.
Essi, laboriosi e vigorosi, convenientemente abbondanti dei beni di fortuna, vivono tranquilli, intenti al lavoro fruttuoso della nuova civiltà.
Grandemente ospitali e frugali, hanno alterezza della loro dignità e conservano pure i costumi famigliari. S. Sofia fu terra sempre ferace di potenti ingegni che si espressero fortemente in diversi rami del sapere.
Tratto da “STOUDION” bollettino delle chiese di rito Bizantino
Autore – Papàs Giovanni Masci

















