Archive | maggio, 2019

BANALE È FACILE (Shëpia sà nà sosenë, harë e dëra gnera cu shoghenë)

BANALE È FACILE (Shëpia sà nà sosenë, harë e dëra gnera cu shoghenë)

Posted on 13 maggio 2019 by admin

BANALE È FACILENapoli (di Atanasio Pizzi) – Incontro, Integrazione, Dialogo, Valje, Gjitonia/Vicinato, Capitoli, Catasti Onciari, Costume, Liturgie pomeridiane e diciamo, diciamo diciamo….. sono i termini attraverso cui  si vuole cavalcare l’onda perfetta, del mar Jonio e Adriatico, al fine di  lievitare solitari, verso trascorsi di cui nessuno riconosce, se stesso e i propri avi .

Trasformare “soggetto storico” ogni originalità che scorre esanime verso gli invasi prospicienti, la regione storica, scambiandola come idea, religione, arte, trito del vi­ssuto, esalta la voglia del distinguersi fuori misura, senza mai fermarsi un attimo a prendere consapevolezza di essere fuori dal seminato.

Molte sono le tracce di questo continuo movimento culturale, vegeto, e in attesa dell’onda, in sette regioni, stesi in sedici macroaree, più di cento agglomerati urbani, di cui i tre quarti conservano usi, lingua, costumi, tradizioni e poco meno di un quarto il rito andante religioso.

Nonostante già dal Medioevo la “minoranza” per motivi economici e sociali, si trasferiva a Venezia, Rimini, Ancona, oltre a tutto il regno di Napoli, in ogni dove si distingueva per l’alto valore consuetudinario, originato dalla propria cultura orale; ciò nonostante una forte vitalità  di attivisti, dissipa ogni giorno cospicue quantità di questa irripetibile energia.

Alla luce di quanto, non si commette “banalità” nel affermare che tra le sponde dello jonio e dell’Adriatico il “traffico” non si è mai interrotto, creando alcuni picchi di ‘ondate’ importanti, tali da creare nel suolo italiano una consistente minoranza, che rivendica, orgogliosamente la sua dignità culturale, divenute oggi, esempio d’integrazione tra popoli e culture dissimili pur non avendo avuto supporti culturali in grado di risalire “alla fonte originaria”.

Tutto questo è avvenuto senza approfondimenti di cosa e quale fosse la regione minoritaria diffusa, al fine di ricostruire le vicende di un’identità condivisa, “una storia critica e documentata, il frutto di eruditi” per questo, l’alone “banale” divulgato non fa emergere la regione storica dal profondo di quei mari colmi d’infinite gocce, che resistono alle ire del “tempo trito”.

Manca un approfondimento indispensabile per far luce su una vicenda antica, che semina inquietudine in tutti quelli che “sentono, pensano, parlano e vedono in arbëreshë”, la Regione Storica, in altre parole, sono gli ambiti  dove sono maturati i cinque sensi, che generarono gli insediamenti “paralleli ” nel Mezzogiorno Italiano.

Da questo punto di vista nulla è stato innalzato per migliorarne le conoscenze, oltre che frugare negli archivi di Napoli, Venezia, Parigi o Barcellona e raccogliere i frammenti secondari e disordinati con i quali spargere non si sa quali certezze ; episodi che godono di banali accadimenti, sfuggenti  dalla visione  d’insieme, ovvero, la Regione Storica Arbëreshë.

Allo stato servirebbe un lavoro che tenga conto,  ciò che riguarda l’etnografia del paese di origine, l’epoca delle loro immigrazioni e del loro definitivo stanziamento in Italia, senza perdere di vista, gli elementi storiografici forti, che vanno dal sistema feudale, lo svolgimento delle lingue secondo le letterature greca, slava, rumena; gli usi, i costumi, di specie, gli individui, la famiglia, la società dalla caduta dell’impero romano d’occidente, i rapporti con la religione Latina, Greco-Bizantina e Ortodossa; i rapporti tra i regnati le cui terre erano prospicienti jonio e dell’Adriatico; i patti storici, gli ordini, le ribellioni interne; le guerre del sale.

Una storia, il cui soggetto, non più o non solo sia la lingua, i costumi di questa o quella comunità amalgamate alla “bene meglio alle gesta dell’Eroe volgarmente appellato Scanderbeg” e quant’altro, ma l’originale itinerario delle terre attraversate, bonificate e vissute, grazie agli sforzi a difesa della  specifica etnico-culturale.

Siamo stati allevati a riconoscere i percorsi, i patimenti della minoranza sull’onda delle istituzioni capitolari e i rapporti con il sistema feudale, come capisaldi “scientifici” in grado di far sgorgare la storia arbëreshë, fuori dalle pastoie di una “storiografia” fino ad oggi poco limpida.

La cui costante imperterrita è stata rappresentata da miti, leggende, ricordi, aneddoti ed eroi, infarcita di Colori, Costumi, Organetti e letteratura Albanese(?) gli stessi rivelatisi essere fumi innalzati dai bracieri della Bashkunia per consumare con i  suoi derivati ” i luoghi storici dei cinque sensi, penalizzando indelebilmente le caratteristiche tangibili e intangibili della storica sinfonia.

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GIORGIO CASTRIOTA I PRIMI 614 ANNI (06 maggio 1405 – 06 maggio 2019)

GIORGIO CASTRIOTA I PRIMI 614 ANNI (06 maggio 1405 – 06 maggio 2019)

Posted on 07 maggio 2019 by admin

Scanderberg1GRECI – (AV) – (di Antonio Sasso) – Ho riletto con grande piacere l’articolo a firma del prof. Barra del 13 gennaio 2019 nel centenario della nascita dell’ex Sindaco Pionati. Le notizie storiche, ovviamente di grande valore, mi hanno colpito per l’excursus fatto sulle origini della famiglia e sulla regione di provenienza: l’Albania. Questo breve cappello lo ritengo necessario per entrare nel merito di alcune considerazioni che hanno caratterizzato e continuano ad essere omologate dalla “cultura ” dominante. Ho sempre tentato, nei limiti della mia formazione, di vedere la “Regione Storica Arbereshe ” non più solo sotto l’aspetto linguistico, culturale, ricca di tradizioni popolari. L’ Università di Napoli in più occasioni ha visitato il piccolo comune di Greci e, beneficiando di cospicui contributi regionali, ha realizzato alcuni lavori, scientificamente interessanti, ma privi della vitalità che una lingua comporta. Analogo atteggiamento ho riscontrato nei tanti lavori che hanno interessato le comunità “arbereshe” della Calabria e del Molise. Le stesse notizie,forse anche romanzate, sull’eroe nazionale albanese Scanderberg meritano un’attenzione diversa e più normale . Le culture dominanti non sono obiettive diventando molto spesso speculative e adattate alle esigenze del momento: la religione cattolica in particolare ha avuto atteggiamenti diversi a seconda del clima culturale, delle esigenze politiche, degli interessi e dei progetti a venire. La stessa figura del condottiero è l’espressione tipica degli albanesi e a dirla col prof. Barra ” erano soprattutto apprezzati per la loro cavalleria leggera,detta degli stradiotti, particolarmente mobile ed aggressiva”. In questo scenario penso si debba inserire la vicenda che ha visto il Papa Pio II e Scanderberg  nell’anno 1463. Strenuo combattente aveva riunito sotto le sue bandiere i vari clan e in un consesso svolto ad Alessio fu proclamato “Capitano dell’Albania”. Per oltre 20 anni dette scacco a 4 eserciti turchi, l’assedio di Croia fallì e i mussulmani con  a capo Murad II furono costretti a ritirarsi. Il Papa stava organizzando la crociata contro l’impero ottomano e aveva intravisto nella figura dell’eroe, prima ostaggio alla corte del Sultano e poi convertito al cattolicesimo, il comandante a cui affidare le sorti della lotta al mondo islamico. Il regno di Napoli non rispose alle sollecitazioni papali e, lasciato solo, il nostro eroe dovette rinunciare alla Crociata.

Un secolo dopo Venezia allacciò rapporti con Pio V per creare una Lega Santa che venne stipulata fra la Repubblica di Venezia,la Spagna,il Papato e l’Impero nel 25 maggio del 1571. Il 7 ottobre 1571 a Lepanto, la flotta turca con a capo Alì Pascià, venne distrutta. Queste due vicende apparentemente slegate sono oggi tornate prepotentemente in auge. E’ un collegamento forse un po’ forzato ma lo ritengo utile in considerazione delle ultime vicende terroristiche in Nuova Zelanda.

In un post realizzato dal terrorista compaiono i nomi di Scanderberg e del Doge. Si tratta ovviamente di post che si riferiscono a vicende di secoli fa ma che oggi sono di grande attualità. La supremazia del mondo occidentale sul fronte musulmano non conosce confini e purtroppo sta diventando sempre più oggetto di fughe dagli sviluppi imprevedibili. La mia sfera emotiva non vuole e non deve andare oltre . Ritengo giusto guardare al passato e soffermarsi sulla figura di Scanderberg non solo perché è il personaggio più importante della storia albanese ma è anche colui che ha abiurato l’Islam e non ha accettato  i grandi riscontri che l’Impero Ottomano poteva riservargli. Essere un punto di riferimento e addirittura un baluardo contro il mondo musulmano, a distanza di quasi sei secoli , lascia tante perplessità. Una domanda è lecito porsi: perché questo terrorista ha intravisto in Giorgio Scanderberg prima e nel Doge poi, a distanza di un secolo l’uno dall’altro, le figure fondamentali per la lotta contro l’Islam ? Certo che una nuova luce avvolge il nostro eroe e continua a lasciare segni profondi nella storia europea dal XV secolo.

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