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LE FIGURE DELLA SOSTENIBILITÀ POLITICA, CULTURALE, SOCIALE E RELIGIOSA DEL MIO PAESE

LE FIGURE DELLA SOSTENIBILITÀ POLITICA, CULTURALE, SOCIALE E RELIGIOSA DEL MIO PAESE

Posted on 12 dicembre 2021 by admin

Banda65

NAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Nel rievocare le vicende storiche di un ben identificato paese, (Katundë), generalmente si fa riferimento agli amministratori per definire epoche, fatti salienti, avvenuti tra le pieghe dei vicoli del centro antico, dove azioni e fatti hanno avuto luogo a germogliare.

In questo breve, per questo, non si faranno elenchi di primi cittadini, come di sovente avviene, in quanto, per gli argomenti e atti trattati non tratteremo di delibere, atti pretori e avvenimenti politici, ma riferiremo del consuetudinario storico e le certezze popolari per la sostenibilità dell’identità locale.

Alla luce della premessa fatta, renderemo note le gesta e l’impegno di comuni cittadini, i quali senza la necessità di essere eletti, si sono impegnati, o meglio, caparbiamente proposti per le loro attitudini, senza secondi fini e per questo  la memoria è andata smarrita, nonostante abbiano lasciato elementi identificativi indelebili per l’essenza di appartenenza locale valorizzandone i momenti salienti di sostenibilità culturale, quando le videro deteriorarsi.

Figure che per la loro convinta abnegazione ha reso possibile il riverberarsi secondo antiche consuetudini l’essere Arbër e non finire scambiati per indigeni o comunità arbëreshë confinante.

Di queste figure notoriamente esistono tre tipologie, che non vanno confuse o classificate unitamente, in un solo elenco, esse si possono classificare così come segue:

  • I Manovratori, sociali falsi tutori culturali, mirano a distruggere figure terze; i cattivi.
  • Gli Ingordi che appaiono non come fedeli, ma vili figure striscianti e velenose; gli ignoranti.
  • I Giusti, cresciuti vicino al focolare materno e per questo sono memoria storica pura; la radice.

La prima categoria: i cattivi o”irriducibili”, la più dannosa, genera sin anche la seconda, gli ignorati, ”giullari ” i quali creano veli invisibili utili a coprire le malefatte dei primi.

Malefatte prodotte alla luce del sole, in pubblica piazza, queste generalmente appaiono come vangelizzatori  esperti, si camuffano nella voce dell’olimpo locale, nonostante sia palese la loro falsità, in quanto attingono il liquido del sapere dalla radice senza avere educazione, formazione culturale per riverberarle con adeguata misura e utilità, in altre parole attingono fango.

Poi sono, quanti cresciuti attorno al focolare, gestito dalla regina della casa, in altre parole la memoria storica vivente, gli eredi delle cose buone, l’essenza del passato, in definitiva, tutto quello che non può essere compreso dai comunemente con il solo udito, perché serve l’armonia dei cinque sensi, che non fa parte della loro natura.

Della prima e la seconda categoria, tutti dediti all’ignorare i cinque sensi, non prendono consapevolezza del fatto che non saliranno mai sul palco della storia, per cogliere l’essenza dell’armonia che crea fratellanza e fini comuni, la forza del buon mutuo soccorso culturale, radice sempre pronta a germogliare della cultura Arbëreshë.

Diversamente dai pochi che fanno parte della terza categoria: le solide fondamenta delle azioni messe in atto dal quarto decennio del secolo scorso; i primi, che del male e del personalismo a tutti i costi, ne fanno una regola di vita,  un breve accenno va fatto:

  • Se da giovincello tradisci il tuo migliore amico e invece di scusarti preferisci per cinque anni, percorrere fianco a fianco la stessa strada della scolarizzazione, ogni mattina e ogni pomeriggio, per ben dieci chilometri a piedi, rimanendo sempre fedele al tuo tradimento, cosa può dare da grande un individuo simile, quando capita di gestire il bene comune, continuando caparbiamente ad essere lo stesso scolaretto arrogante e inutilmente intelligente.
  • Se si cresce sotto la guida del cattivo, innalzi presidi della cultura e del ricordo, non per unire figure per il confronto, ma solo per trovare risorse da quelle cose che gli ignari donano e da ignorante tieni tutti nel circoscritto della detta corona.

Dovendoli prima o poi, porre all’attenzione delle nuove generazioni, i citati seguono percorsi trasversali utili alla cultura, traducendosi in pura ignoranza, la stessa che circola tinta di vergogna, ma e da vita, al cuore e alla mente, di queste figure ignobili; venditori pubblici per profitto privato, coperto dai veli di penosi manufatti in filati, stesi di notte ad asciugare per vergogna e di giorno coprire , le male fatte prodotte a nome e per conto della comunità.

A questo punto è giunto il momento elevare le figure sane, cresciute vicino al focolare materno, lo stesso che per natura, non genera il male, in quanto per la solidità culturale genera  bene comune, fatto di memoria ed essenze buone quelle che si raccolgono nell’orto botanico di casa propria, posto appena fuori di casa ma non lontano dal camino.

Per riferire dei “buoni” della storia del piccolo paese è bene ricordare che ristabiliti gli equilibri e rimarginate le ferite del secondo conflitto mondiale, inizia la nuova stagione di eventi forte e solidale, oggi poco rievocata nei meriti e le figure protagoniste in prima linea, le stesse  che posero in essere, sulle orme della memorie del passato quanto di meglio il centro storico e le contrade posseggono ancora.

A ridosso del quarto decennio del secolo scorso, ebbe inizio, la campagna identitaria dei luoghi Italiano, traducendo sin anche la denominazione ”Touring Club Italiano (TCI)” in “Consociazione Turistica Italiana (CTI)”, ebbe avvio la stagione delle attività, con finalità di sviluppo turistico del Sud, anche il piccolo centro antico facente parte della regione storica diffusa arbëreshë pianificò attività della radice locale affiancandole al nuovo in evoluzione.

Tra queste va ricordata la memoria toponomastica, per rendere merito alle genti del passato, costruite strade, servizi primari, quali acquedotto sistema fognari ed elettrificazione pubblica e privata, in oltre si adoperarono per intervenire nelle contrade e portare l’energia elettrica e innalzare chiese,  contestualizzare costumi, religione e persone del passato, istituendo feste secondo il calendario bizantino, furono istituiti il Gruppo Folcloristico e la Banda Musicale.

Pur se questi emblemi della consuetudine odierna ancora in atto, sono pochi a ricordare o rievocare le gesta, sin anche nell’assoggettarle a un evento o una opera da essi finalizzata, nonostante siano state l’esempio indelebile dell’identità locale ancora viva.

Nomi come R. Baffa, G. Baffa Caccuri, P.Caruso, G. Capparelli, T. Miracco, A. Bugliari, i Ceramella, D. Baffa Trasci, M. Decaro, P. Miracco, G.Pizzi, A. Trotta, F. e A. Filippelli, E. Azinnari, D. Preite, O. Colistro, R. Baldini, sono figure di un fiorente periodo, colmo di aneddoti perché pietre miliari del valore storico locale, impegno personale, camice sudate, scelte fondamentali, caparbia convinzione, sono gli ingredienti, il cui fine conduceva esclusivamente al bene fatto di memoria solidale del paese.

Un vero e proprio romanzo che ha avuto come scenario le quinte del centro antico, lo stesso che in altro tema, sarà resa più chiaro la storia, visto lo stato delle cose e gli avvenimenti attuati, per la tutela e la valorizzazione locale, onde evitare di essere confusi con i litirë.

Oggi sono troppi a non conoscere quali siano i figli di quel focolare antico che le sapienti madri, anche se non in vita, continuano ad amministrare fermando i tempi tenendo quel fuoco acceso che si traduce n memorie dei caparbi figli.

(*) I Paesi arbëreshë storicamente si identificano come Katundë, letteralmente luogo + movimento, confronto, cooperazione,  è inopportuno indicarli come Borghi o altro appellativo “Fuori Luogo”, sia dal punto di vista Storico, di tempo e di luogo, sia perché inizio dei centri abitati nati senza murazioni o confini e impedimenti di altro genere.

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