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STORIA TRA ALBANIA E NAPOLI: MONUMENTI E ARCHITETTURA  (Dal centro antico di Napoli, al Padiglione Albania della Mostra d’Oltremare )

STORIA TRA ALBANIA E NAPOLI: MONUMENTI E ARCHITETTURA (Dal centro antico di Napoli, al Padiglione Albania della Mostra d’Oltremare )

Posted on 29 maggio 2020 by admin

Padiglione Albania

NAPOLI (di Atanasio Arch. Pizzi) – Napoli e le sue province sin dai tempi dei loro fondatori sono state, per le caratteristiche climatiche, ambientali e strategiche, luogo di approdo, accoglienza e convivenza tra popoli con diverse ideologie e religioni.

Tra queste, resistono imperterrite, allo scorrere del tempo, la popolazione della minoranza storica Arbëreshë, che silenziosamente resta protagonista incontrastata, sia nelle province dell’antico regno e sia nella capitale partenopea.

Il centro antico della storica capitale dell’Italia meridionale, per la sua posizione baricentrica nel mediterraneo, facilitò l’approdo a Romani, Greci, Bizantini, Normanni, Francesi, Spagnoli, Austriaci e tante altre popolazioni e dinastie di rilievo.

Tutti depositarono temi indissolubili, i cui lasciti sono diventati la forza della città, tra questi a partire dal XII secolo,  vanno ricordati anche gli antichi abitanti dell’Epiro Nuova e dell’Epiro Vecchia, l’odierna Albania.

Le prospettive naturali, le strade, le piazze, gli edifici e gli elevati di culto; dal cuore ordinato e poi via, via, secondo un apparente disordine, raccontano attraverso le Carmina Convivalia l’identità dei residenti, di cui si nutrono i viandanti dalla breve esperienze turistica.

La città metropolitana di oggi, il centro storico e quello antico di ieri, meritano una lettura approfondita, specie nei luoghi, dove furono seminati i germogli dell’integrazione Arbanon, racchiusi ancora oggi nel silenzio più intimo, tra i decumani del centro antico e in tempi più recenti nella piana del quartiere di Fuorigrotta, meglio identificata in dettaglio all’interno dell’odierna Mostra d’Oltremare.

Dei due episodi storici di convivenza e cooperazione, il centro antico non corre alcun pericolo per i processi di tutela cristallizzati, giacché luoghi di storia protetta; diversamente accade nell’edificio che pur testimoniando, la prima pagina del rilancio culturale economico e produttivo dell’Albania di settant’anni addietro, non ha avuto lo sperato momento di gloria, cosi com’era stato immaginato dai suoi progettisti.

L’edificio fieristico, denominato Padiglione Albania, fu edificato negli anni trenta del novecento, nella Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare di Napoli; dedicato all’Albania (stato Skipëtaro), unico padiglione, per i rapporti storici che lo legavano all’Italia, a essere contraddistinto con il nome proprio di una Nazione.

Forte dell’esperienza barese, all’interno della Fiera del Levante, l’urbanista Gherardo Bosio, progettò il Padiglione di Fuorigrotta, affiancato dall’architetto Pier Niccolò Berardo.

L’opera espositiva a tema, esclusa la breve parentesi dell’inaugurazione, sembra aver assunto le caratteristiche delle pietre tipiche Albanesi e resiste solo per essere contemplato per la sua apparente lapidea durevolezza.

Esso nasce come biglietto da visita delle eccellenze Albanesi, il cui tema architettonico metteva in luce le tipiche abitazioni denominate “Kulla” abitazione grazie alla quale le famiglie allargate Arbanon difesero per secoli la propria identità linguistica, metrica canora, consuetudinaria, e religiosa.

Diversamente dal progetto che mirava a valorizzare le caratteristiche: storiche, geografiche, della produzione e del lavoro, che avevano contraddistinto, l’Albania sin dai tempi dell’impero romano.

L’edifico si presenta come una struttura in pianta rettangolare, in bugnato e arricchita da aquile di epoca romana ai quattro angoli; la facciata principale ospitava un ampio loggiato ornato da un altorilievo di Bruno Innocenti intitolato “Il trionfo navale celebrato in Roma da Gneo Fluvio”.

Il salone interno, si presentava rivestito da lastre di marmo apuano, ulteriormente impreziosito da lacunari in vetro di Murano che conferivano alla struttura un particolare irraggiamento.

Il percorso espositivo si sviluppava secondo priorità riferite all’Artigianato e all’Industria della Nazione Albanese dell’epoca; proseguendo, attraverso due scalinate, in marmo posti alla destra e alla sinistra rispetto all’ingresso si giungeva al primo piano.

Nella scalinata di destra, dominava l’opera pittorica “Albania Romana” di Primo Conti, accompagnando il visitatore verso la Storia dell’Albania; la scalinata di sinistra, sovrastata da un dipinto di Gianni Vagnetti, conduceva alla sezione riservata alle opere che si andavano a realizzare in Albania.

Pregevolissimi erano i materiali archeologici secondo l’allestimento di Luigi Penta: essi consistevano in quattro statue collocate al piano terra, provenienti dallo scavo archeologico albanese dell’acropoli di Butrinto.

Tra queste la scultura della Dea di Butrinto, della quale la sola testa ebbe ragione dei bombardamenti che di li a poco tempo l’avrebbero deturpata.

Il secondo piano ospitava otto teste che non subirono danno e dopo la guerra furono custodite per 20 anni dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli prima di essere restituite all’Albania nel 1967.

Dopo appena un mese dall’inaugurazione, la Triennale delle Terre d’Oltremare fu chiusa a causa della guerra e nel corso del conflitto gli americani occuparono la Mostra per allestirvi il 21st General Hospital allocandovi nei suoi spazi le sale operatorie.

Con la fine della guerra, il polo fieristico rimase abbandonato fino al 1948, quando si diede avvio al progetto per la ricollocazione fieristica del polo, conclusa nel 1952 con la conseguente inaugurazione con titolo il Lavoro Italiano nel Mondo.

La manifestazione segnò anche l’inizio di una lenta e inesorabile manomissione del tema architettonico originario, stravolto per aver modificato alcune strutture identitarie dell’antico progetto, perché profondamente danneggiate dai bombardamenti.

Oltre ciò, nel corso del rifacimento il padiglione venne convertito, con poca attenzione del suo originario tema, intitolandolo al Lavoro Italiano in Oceanica.

Tuttavia, la nuova mostra non ebbe il successo sperato e chiuse, dando così avvio ad un secondo abbandono dell’ edifico, che questa volta si protrasse per oltre quattro decenni.

Alla fine degli anni ’90 furono messe in atto le prime manovre per il ripristino dell’area fieristica, che culminarono nel 2001 con la gestione di Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio.

Da allora sono stati fatti grandi passi in avanti verso la definitiva riqualificazione dell’area, ma ciò nonostante il Padiglione Albania, fu abbandonato èd ebbero inizio le drammatiche vicende di abbandono e l’ovvio degrado.

L’ingresso all’edificio, infatti, è a oggi circoscritto da un muro in cemento che ne impedisce vista e accesso, la cui naturale conseguenza è la perdita immateriale del suo significato storico e l’inesorabile cedimento del suo particolarissimo bugnato. 

Tutta la vicenda del padiglione Albania cui si deve porre rimedio e dare lustro, sino a oggi si possono sintetizzare nel dato, che non rientra ne fa parte di questa analisi,specie quelle legate all’ultima vicenda che ha visto l’intero piano di riqualificazione dell’comparto, oggetto del ritiro dai fondi europei previsti per la sua riqualificazione.

Alla luce di ciò e di tutte le vicende storiche che legano Napoli, il meridione d’Italia e l’Albania, devono porre in essere attività in concertazione tra le istituzioni, affinché il padiglione assuma quella funzione di fratellanza storica, economica, sociale, culturale, religiosa e politica per il quale venne innalzato e contro ogni avversità degli uomini continua a resistere imperterrito.

Il Padiglione Albania, allocato all’interno della mostra d’Oltremare, non è un semplice involucro fieristico reversibile, e adattabile a ogni genere di avvenimento, in quanto, nasce come emblema storico di cooperazione e diffusione delle eccellenze di oriente e di occidente cordialmente convergenti nel bacino mediterraneo.

Un monumento realizzato a tema per unire l’Italia ospitante e l’Albania ospite, una caratteristica parallela che unisce i due ambiti territoriali posti di fronte e quanti hanno avuto la possibilità di farla brillare, non possedevano lo spirito storico culturale per comprendere il ruolo che esso doveva assumere.

Oggi le istituzioni Albanesi e Italiane dovrebbero rendere merito alla caparbia durevolezza di questo manufatto, segno di unione di due popoli e terre parallele, predisponendo misure adeguate per confermare il legame tra le due nazioni, essendo L’Italia, anche la patria ospitante la minoranza storica più numerosa del meridione italiano: gli Arbëreshë.

Per questo urge istituire un comitato tecnico, politico e scientifico, per concertare, appropriate iniziative per portare il manufatto al suo originario tema storico sociale e produttivo, emblema Albanese a Napoli.

Basterebbe spolverare protocolli tecnici e porre in armonica cooperazione i Ministeri della Cultura, del Turismo, degli Esteri e dell’Industria, oltre Regioni, Provincie e Comuni, per rendere l’edificio, un luogo d’incontro per la minoranza storica arbëreshë, che con i suoi uomini migliori è stata sempre in prima linea con le vicende storiche partenopee, ancora oggi solidamente connesse con legano realtà sociali culturali ed economiche meridionali.

Un trittico che ancora oggi non trova eguali, per questo, attraverso il giusto progetto di restauro funzionale del padiglione della Mostra d’Oltremare di Napoli, si potrebbe allestire attività in rappresentanza di una Regione Storica Arbëreshë e della Nazione Albanese in terra italiana, non come semplice manifesto fieristico espositivo, giacché si dovrebbe far emergere l’espressione culturale, senza soluzione di continuità, secolare per rendere merito al modello  sociale, culturale, linguistico, consuetudinari e religioso, tra i più solidi del bacino mediterraneo, frutto della buona cooperazione di una diversa radice.

Il padiglione Albania monumento unico nel suo genere, rappresenta, il luogo in cui convergono culture diverse, per confrontarsi e convivere nello stesso territorio, proprio come “l’Aquila bicipite”, che rappresenta un solo corpo, forte e solido, con le prospettive di oriente e di occidente valorizzare attraverso gli elementi caratteristici della regione storica arbëreshë, un esempio mediterraneo di cui Napoli e l’antica Albania, hanno reso possibile accoglienza e integrazione, sei secoli or sono.

 

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NASCERE E CRESCERE SECONDO IL FOLCLORE ARBERESHE

Protetto: NASCERE E CRESCERE SECONDO IL FOLCLORE ARBERESHE

Posted on 24 maggio 2020 by admin

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REGIONE STORICA DIFFUSA ARBËRESHË; COME ANDARE IN VACANZA E SENTIRSI A CASA, “PROGETTO PER LA TUTELA DEI CENTRI ARBANON E I QUATTRO RIONI TIPICI”

Protetto: REGIONE STORICA DIFFUSA ARBËRESHË; COME ANDARE IN VACANZA E SENTIRSI A CASA, “PROGETTO PER LA TUTELA DEI CENTRI ARBANON E I QUATTRO RIONI TIPICI”

Posted on 18 maggio 2020 by admin

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SHEN THANASI (due maggio 2020)

SHEN THANASI (due maggio 2020)

Posted on 01 maggio 2020 by admin

SanAtanasioNAPOLI (di Atanasio Basile Pizzi)Santa Sofia d’Epiro anche quest’anno è in fermento per la festa che rappresenta l’apice di coesione e credenza della comunità, nonostante le disposizioni per il Covid-19, la credenza e il valore della giornata resterà immutato.

Il ricordo  quest’anno ci condurrà idealmente lungo il percorso della storica processione, fuori i confini del centro storico e le nostre menti rievocheranno lodi del Santo scritte nei versetti dietro l’immagine  che ogni Sofiota porta dalla parte del cuore.

Nessuna disposizione ministeriale impedirà di cantare in casa; come anche qui nel privato dei personali perimetri, sfornare i famosissimi taralli, pur se nessun scenderà a offrirli agli instancabili portatori del Santo, tuttavia  immagineremo e ricorderemo la fragranza e il sapore, che ci accompagna dalla nostra nascita.

Le strade saranno comunque ordinate più degli altri anni, perché disertate per le norme e le relative disposizioni locali; ciò nonostante, resta un dato fondamentale, le consuetudini storiche all’interno delle case non seguiranno le immutate consuetudini.

In questo Maggio del duemilaventi una novità caratterizza lo svolgersi dell’evento, nessuno in chiesa, ma tutti uniti con uguali privilegi  parteciperemo alla funzione attraverso i canali multimediali, attivati, dal comitato sempre attivo e presente.

Il territorio Sofiota  in questa particolare giornata sarà illuminato; una luce divina a cui non si faceva più caso e oggi torna più pregnante che mai: la luce delle tre virtù, Teolodali: la Fede la Speranza e la Carità,  più sentite in un raggio multicolore di vicinanza.

I Suoni, gli Odori, le Prospettive, i Sapori e gli Abbracci dei nostri cari saranno e continueranno a essere identici agli altri anni, comunque anche se non fisicamente presenti, nella processione,  i cinque sensi, forti più che mai, ci uniranno attraverso una processione condivisa, unica e irripetibile.

I Sofioti di ogni dove, in questo 2 di Maggio 2020, avranno modo di condividere lo storico appuntamento, con “il cuore o con la mente”, senza distinzione ne di luogo e ne di genere, per una volta nella storia saranno tutti uguali davanti alla statua di Sant’Atanasio il Grande.

 

W W W  Shen Thanasi  i Madë

 

Domani alle ore 11,00 come gli altri anni, tutti assieme dalle nostre case eleviamo in coro:

 

Dita jote gaz na siell,

Shën Thanàs ç’ë rri ndër qiell

parkales Krishtin për ne

si Avukati in çë’je.

Ti nderove Allesandrìn,

Ti sallvove Orthodoksin,

Qisha Të bën Kullon të par

Tij t’mban e t’venerar.

Ari i lik na kish nganuer

mos e kishe Ti kultuer,

se tek Inzot fra At e Bir

një Sustanxje esistir.

Èmri it u shprjsh mbi dhe,

me at bes çë atjè dhé;

Ari pjasi, ma kush shkoj,

kush si ti guaje duroj?

Edhe Shpirti Shënjt, Zoti in,

çë per Qishen bes, dotrin

pat ka penda Jote drit,

me atë Kristjanezmi u rrit.

Eresit per Tij si bar,

e çë si gjëmbi aren fukar,

me shkrime si thik i preve,

shiu i Shëjtëris Ti qeve.

E vërteta Të pëlqèu

më se t’mirat çë je dheu.

E pra Ti vure at gjuhë si shpat

E Mberatur luftove shtat,

Nëng ë vërtut çë ti së paté,

nd’ata gjellen sempre mate,

andaj tek Ti si ndë ndë speq

Naxjanxeni shih dreq.

Se të seguirmi besen tënde

ndëjna doren tek Ti gjënde,

e ashtu tek ëmri Tënd nga mot

doxa i jami na Tin Zot.

 

A SANT’ATANASIO

IL Tuo giorno ci porta gioia

Sant’ Atanasio che nei cieli stai,

prega Cristo per noi

perché nostro difensore Tu sei.

Tu Alessandria hai onorato,

Tu l’Ortodossia hai salvato,

la Chiesa prima colonna Ti pone

onorandoTi e venerandoTi

Ario l’empion ci aveva ingannato

se Tu non gli avessi ricordato

che in Dio, tra Padre e Figlio

una sola sostanza esiste.

Il Tuo nome si è diffuso nel mondo

con quella fede che lì hai dato (a Nicea);

Ario crepò, ma chi patì

e chi come Te soffrì?

Anche lo Spirito Santo, nostro Signore,

che per la Chiesa è fedele e dottrina,

dalle Tue opere luce ha avuto

e il Cristianesimo è cresciuto.

Le eresie per Te come erba furano

e come il nostro rovo soffoca le messi,

con i Tuoi scritti come lama le hai recise,

quindi pioggia di Santità Tu fosti.

E la Verità amasti

più dei beni che il mondo offre

e dopo la lingua come spada usasti

e contro sette Imperatori lottasti.

Non vi è virtù che non hai avuto

e ad esse la Tua vita hai ispirato,

perciò in Te come in uno specchio

il Nazianzeno vedeva la retta via.

Per seguire la Tua fede

porgici la mano ovunque Tu sia,

così nel Tuo nome ogni anno

rendiamo gloria a Dio.

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CENTRI ANTICHI MINORI IL LUOGO DEI CINQUE SENSI

Protetto: CENTRI ANTICHI MINORI IL LUOGO DEI CINQUE SENSI

Posted on 01 maggio 2020 by admin

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