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	<title>Scesci Pasionatith</title>
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	<description>Napoli - Scrigno dell&#039;informazione arbëreshë</description>
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		<title>Le abitazioni con profferlo &#8211; Isch gnë vascesh tek gnë logeth</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 07:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Agli albori del 1700 gli edi­fici a carattere rappresentativo nelle comunità albanofone assumono una connotazione più razionale sia nella distribuzione interna architettonici, che nei sistemi aggregativi e quindi urbanistici. I depositi o magazzini a piano terra, sono le vecchie residenze  denominati “kachi”, oggi conservano ancora l’antico camino, mentre la residenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/Profferlo-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1497" title="Profferlo 2" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/Profferlo-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Agli albori del 1700 gli edi­fici a carattere rappresentativo nelle comunità albanofone assumono una connotazione più razionale sia nella distribuzione interna architettonici, che nei sistemi aggregativi e quindi urbanistici.</p>
<p style="text-align: justify;">I depositi o magazzini a piano terra, sono le vecchie residenze  denominati <em>“</em><em>kachi</em><em>”</em>, oggi conservano ancora l’antico camino, mentre la residenza vera e propria è collocata al piano superiore  con l’accesso principale dalla strada, attraverso quel sistema, scala pianerottolo, denominato <em>profferlo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La copertura in coppi definisce altimetricamente l’edificio; il tetto è separato dal piano residenziale da un tavolato, mentre il volume di risulta, tra il tavolato piano e gli spioventi denominato <em>kanizzari, </em>quest’ultimo fungeva da stabilizzatore termico per il volume residenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli edifici affacciano dove si allarga o si allunga lo spazio aggregativo, <em>sheshi</em>, da cui la facciata principale è generalmente associata al profferlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il frazionamento del terreno deve mettere a profitto il fronte che ricade sullo spazio comune, secondo norme e convenzioni che corrispondono ad esigenze radicate in antiche consuetudini sono divenute norme.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione che subiscono le residenze in questo intervallo storico avviene seguendo le nuove prospettive di vita, senza però modificarne la consistenza planimetrica dei moduli abitativi.<span id="more-1496"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La copertura a falda unica dei <em>katoi</em>, consentiva di adibire a dormitorio la zona del sottotetto più alta e quindi soppalcabile, cui si accedeva mediante l’uso di una scala a pioli.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa primordiale abitazione a due livelli seguì la realizzazione di un piano residenziale più rappresentativo, più dignitosa e sicuramente funzionale rispetto a quella a piano terra, che però non era più a diretto contatto con la vita sociale della gjitonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce a questo punto l’esigenza di realizzare la fruizione al piano superiore direttamente con l’indispensabile spazio di socializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le case con profferlo trasformano il sistema sociale delle comunità minoritarie, la gjitonia sino ad allora unico luogo di aggregazione, in cui il fulcro (<em>sheshi</em>) si restringe, lasciando spazio alla scala e al relativo loggiato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uso fu così radicato e diffuso che vengono edificati anche su antichi e stretti percorsi viari, non lasciando neanche il passaggio dei muli con le tipiche ceste da carico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  ulteriore tassello che allontana gli arbëreshë dal vecchio concetto di famiglia allargato in questo modo viene depositato nel corso di questo intervallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo familiare ora è composto dal padre, dalla madre, e dalla rispettiva prole, non  più inteso come quello antico, pur conservando le ferree leggi del <em>Kanun</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La scala e il loggiato di cui si compone il profferlo sono spazi privati senza alcun sistema di dissuasione, ma tutto ciò in esso riposto o depositato, appartiene al nucleo familiare, mai impropriamente usato da altri, salvo il preventivo consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Esso rappresenta l’estensione dell’abitazione, il soggiorno a cielo aperto, il nuovo luogo di riunione, di lavorazione, spogliatura di prodotti agricoli e scambio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si riuniscono le donne che tessono trame di preziosi corredi e di vicende personali della comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla scala, i vecchi non più idonei al lavoro dei campi, eseguono piccoli lavori manuali o intrattengono i bambini della gjitonia con mitici racconti della storia minoritaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è più la famiglia che vive il luogo della socializzazione, come una volta, ma ogni nucleo  porta sul loggiato un pezzo di quell’antico spazio <em>rituale.</em></p>
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		<title>MULIRI JOSKARITH</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; La provincia della Calabria Citeriore è caratterizzata da una cristallizzazione secolare dei processi produttivi e l&#8217;economia utilizzava solo le proprie risorse. Vero è che, sin anche alla fine dell&#8217;Ottocento, le strade per il sud erano ancora estremamente disagevoli con intere aree completamente abbandonate alla loro esile economia. I forestieri, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/i-muliri.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1486" title="MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/i-muliri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; La provincia della Calabria Citeriore è caratterizzata da una cristallizzazione secolare dei processi produttivi e l&#8217;economia utilizzava solo le proprie risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Vero è che, sin anche alla fine dell&#8217;Ottocento, le strade per il sud erano ancora estremamente disagevoli con intere aree completamente abbandonate alla loro esile economia.</p>
<p style="text-align: justify;">I forestieri, le merci, le notizie, le novità giungevano con difficoltà e più agevolmente accessibile via mare, risalendo dalla costa verso l&#8217;interno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intero meridione aveva come estremo carrabile la strada che terminava ad Eboli, da cui si poteva proseguire solo a piedi o a cavallo, lungo le valli scavate dai fiumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le pertinenze  del sud erano attraversate solamente in caso di estrema necessità, poiché frequenti erano le rapine e gli assalti dei briganti, che sulle strade impervie del pollino e della presila trovavano un rifugio sicuro, protetti dall&#8217;isolamento, dall&#8217;abbondante vegetazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le valli del meridione caratterizzate da una grande ricchezza d&#8217;acqua, grazie ai numerosi torrenti che, da ambo i versanti affluiscono nei fiumi e a mare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;acqua dei corsi torrentizi ha così animato per secoli numerosi mulini, di piccole dimensioni, strategicamente distribuiti sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">I collegamenti tra i mulini e i modesti agglomerati urbani erano costituiti prevalentemente da sentieri disagevoli che d&#8217;inverno diventavano impraticabili, se non a dorso di mulo. L&#8217;agricoltura, il mercato dei prodotti agricoli, le attività collegate e quindi la molitura spesso non riuscivano a garantire la sussistenza delle popolazioni locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo i cereali, insieme alle verdure e ai latticini, l&#8217;alimento base della popolazione per secoli, si può capire come i mulini abbiano svolto un ruolo fondamentale nei meccanismi economici e alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli presenti sul territorio della provincia citeriore di Calabria erano proprietà di baroni o duchi che li davano in concessione a fidati conduttori.<span id="more-1485"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Avendo i baroni, il diritto feudale sulle acque, non era consentita la costruzione o comunque l&#8217;utilizzazione di mulini diversi da quello presente sul territorio, ma durante il Decennio Francese, la regola feudale fu abolita.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in questo periodo che il numero di mulini  sul territorio aumenta, visto che chiunque munito di regolare concessione poteva sfruttare le acque dei corsi fluviali o torrentizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra, anche la produzione di grano diminuisce poiché vigeva l’ordine di consegnare all’ammasso il grano che eccedeva i bisogni familiari, e spesso il piccolo proprietario nascondeva il frumento e ne dichiarava una quantità minima, operazione rischiosa, poiché venivano effettuate meticolose perquisizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei mulini, in questo periodo, macinava di notte, per evitare la requisizione di grano e farina, con grande pericolo sia per il mugnaio che per i suoi clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia madre mi raccontava che, durante la guerra, a notte fonda in un luogo prestabilito mio padre si incontrava con lo zio per ricevere la farina macinata  durante la notte nel mulino nei pressi dei Giardini di Duglia.</p>
<p style="text-align: justify;">A scomparire per primi, i frantoi e ancora più lentamente scompaiono i mulini da cereali che hanno continuato a funzionare inalterati nei meccanismi, fino agli anni Cinquanta circa, quando, con l’avvento dei nuovi motori elettrici, sono stati progressivamente abbandonati, mentre le loro opere di captazione spesso ancora discretamente conservate sono stare inglobate dalla natura che si è adoperata a riprendere quegli spazi che aveva concesso all’ uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">I mulini di santa Sofia allocati lungo le rive del torrente detto <em>Galatrella </em>sono tre piccoli manufatti realizzati in economia, sfruttando le risorse locali, con sapienza costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La piccola dimensione si lega sicuramente alla natura torrentizia del corso d’acqua ed alla discontinuità stagionale della portata idrica, ma anche all’ambito ristretto che andavano a servire.</p>
<p style="text-align: justify;">Una clientela, quella Sofiota esigua ma stabile che corrispondeva un’analoga richiesta di macinato.</p>
<p style="text-align: justify;">I mulini erano costruiti sfruttando dislivelli altimetrici ravvicinati, ideali per la caduta dell’acqua sulle ruote.</p>
<p style="text-align: justify;">L’elemento di notevole importanza era rappresentato dalla scelta del punto in cui erano edificati.</p>
<p style="text-align: justify;">La presa dal corso d’acqua, garantiva che nel corso dell’anno un quantitativo d’acqua pressoché costante,   garantita da invasi di compensazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia il canale che il mulino erano costruiti utilizzando la pietra che abbonda lungo il corso del Galatrella, ridotta in blocchi più o meno grossolanamente sbozzati, veniva utilizzata nelle murature, regolarizzando i filari con pietre più piccole e materiali di spogliatura.</p>
<p style="text-align: justify;">I canali avevano il fondo e le sponde laterali in muratura; il fondo impermeabilizzato con uno strato di argilla mista a terra battuta; le sponde laterali, invece, erano realizzate con un intonaco a base di calce idraulica che ne garantiva la tenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">La pavimentazione all’interno del perimetro era in terra battuta, ma forse in origine vi era alettato una pavimentazione di mattoni in cotto, che in molti punti si rivelano ormai consunta.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande difficoltà fu l’allocazione delle macine, poiché la natura impervia del terreno costituì la difficoltà principale per la realizzare l’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vano ospitante la ruota ormai presumibilmente avvolta da ripetuti crolli, ma presumibilmente, lignea era coperto con un semplice tavolato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le coperture degli opifici sono di solito costituite da un’orditura principale di puntoni e da una secondaria di travicelli, estremamente ravvicinati gli uni rispetto agli altri; al di sopra, un manto di coppi prodotti artigianalmente poco più a monte nello stesso greto del Galatrella.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elementi lignei delle coperture e dei solai, così come gli architravi e gli infissi di porte e finestre, sono in castagno di cui il territorio conserva ancora una rigogliosa vegetazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla piccola dimensione si associa di solito un’architettura molto semplice sul piano della tipologia edilizia.</p>
<p style="text-align: justify;">I mulini sono costituiti da un solo vano destinato alla macinazione dei cereali, dotato di aperture e coperto da un tetto ad un’unica falda.</p>
<p style="text-align: justify;">I mulini originari del Galatrella  erano posti in successione lungo il torrente che da monte a valle vedeva allocati quello di Joscari, di Don Giorgio e Magliescith, costituendo così un sistema utile alla comunità intera.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;linkname=MULIRI%20JOSKARITH" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;linkname=MULIRI%20JOSKARITH" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;count=none&amp;text=MULIRI%20JOSKARITH" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:55px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;count=none&amp;text=MULIRI%20JOSKARITH" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:55px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;size=medium&amp;count=false" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:32px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;size=medium&amp;count=false" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:32px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_button_netlog" href="http://www.addtoany.com/add_to/netlog?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;linkname=MULIRI%20JOSKARITH" title="Netlog" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/netlog.png" width="16" height="16" alt="Netlog"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;linkname=MULIRI%20JOSKARITH" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_button_myspace" href="http://www.addtoany.com/add_to/myspace?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;linkname=MULIRI%20JOSKARITH" title="MySpace" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/myspace.png" width="16" height="16" alt="MySpace"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fmuliri-joskarith.html&amp;title=MULIRI%20JOSKARITH" id="wpa2a_4"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>VALORIZZARE I PAESI ARBËRESHË</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Nella strategia sostanziale al punto, 4 e 5, tra i settori principali dei Progetti Integrati Territoriali relativi alla Regione Calabria, vede un numero consistente di paesi arbëreshë che intendono investire le risorse alla Valorizzazione del Patrimonio Culturale Storico urbano e rurale. L’idea strategica si impegna a realizzare interventi in manufatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/CHISSà.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1469" title="CHISSà" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/CHISSà-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Nella <em>strategia sostanziale</em> al punto, 4 e 5, tra i settori principali dei <em>Progetti Integrati Territoriali</em> relativi alla Regione Calabria, vede un numero consistente di paesi arbëreshë che intendono investire le risorse alla Valorizzazione del Patrimonio Culturale Storico urbano e rurale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea strategica si impegna a realizzare interventi in manufatti e negli ambiti di pertinenza storica minoritaria dismessa o da riqualificare.</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro che i risultati cui sono giunti gli amministratori locali, in senso generale, sono da ritenere eccellenti e va riconosciuta la giusta lode.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i progetti, si vuole  riacquisire il vecchio patrimonio e gli ambiti dismessi che a oggi si è ritenuto fossero irrilevanti e non idonei a rappresentare gli arbëreshë negli ambiti urbanistici ed architettonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Centri urbani sviluppati secondo quelle direttive dettate dal modello dell’<em>Agglomerato diffuso</em>, in cui insistono tipologie edilizie oltre che modelli e tecnologie di rara bellezza eseguiti secondo le metodiche dette dell’arte povera.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato va affermato un concetto fondamentale secondo cui gli arbëreshë dalla loro terra d’origine hanno identicamente riproposto i <em>valori</em>, della lingua, della religione, del modello sociale di famiglia allargata e del <em>Sistema Diffuso Urbano</em>, punti fondamentali in cui la comunità ha trovato i catalizzatori pere produrre quel blocco granitico configuratosi poi  nell’<em>Arberia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre i primi <em>valori</em> hanno avuto una continuità storica evolvendosi e amalgamandosi in se stessi, il <em>Sistema Diffuso Urbano</em>, acquisito in funzione degli scenari sociali e quindi non di facile lettura, ha avuto un pericoloso degrado che trascina l’intera minoranza alla perdita di tutte le caratteristiche linguistiche e rituali.</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro che analizzare i centri albanofoni con perizia e precisi riferimenti storici, si può rileggere cosa ancora appartiene agli antichi sistemi edilizi e ciò che sono solo banali e sciagurate interpretazioni alloctone.<span id="more-1468"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È risaputo che negli ambiti urbani e urbanistici di etnia albanofona si è operato considerandoli sempre in modo inappropriato, il che ha prodotto danni irreversibili; ripartire avendo come presupposto l’enunciato; <em>per Restaurare bisogna Conoscere e per Progettare è indispensabile Capire,</em> sicuramente darà più linfa a un territorio che è volto a perdere l’identità caparbiamente conservata per oltre quattro secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare molto facile, oggi, ritrovarsi di fronte a sconcertanti episodi architettonici e urbanistici, depositati impunemente negli anfratti arbëreshë, il che porta alla conclusione che essi non hanno avuto come idoneo supporto, studi specifici e mirati, che utilizzassero come riferimenti della comunità le antiche tessiture.</p>
<p style="text-align: justify;">Trame urbane concepite non secondo sistemi sociali piramidali, tipico dello scenario storico urbanistico meridionale, ma quelli cosi detti a maglia, adottato nei processi di crescita urbana degli insediamenti minoritari.</p>
<p style="text-align: justify;">I presidi di origine arbëreshë, si sviluppano secondo il metodo degli <em>Agglomerati Urbani Diffusi</em> e assumono la disposizione a maglia o griglia, adagiata sul territorio in modo invisibile, seguendo le isoipse e le perpendicolari relative.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello sub-urbano dei <em>gruppi familiari allargati</em>, allocati nelle connessioni della trama appena descritta, attraverso le mutazioni sociali ed economiche nel corso di un secolo, diedero origine alla divulgata <em>gjtonia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello, griglia o maglia, così concepito ha fatto proliferare rigogliosi centri, di cui oggi rimane solo la toponomastica che meccanicamente ed inconsapevolmente si continua ad enunciare; <em>Trapësa, LëmGlëtirith, ShiHatà, ScesciCaravonith, Carcareglieth, Kàsana, Spìzi</em> e chissà quanti altri nei circa cento paesi di origine albanofona, riecheggiano negli scenari dei borghi d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per disegnare il percorso storico di un centro abitato, secondo una antichissima teoria, bisogna leggere volando come un’<em>aquila,</em> le pertinenze in esame, poi in seconda battuta, come una <em>talpa</em>, insinuarsi negli anfratti più intimi al fine di tracciare le reali mutazioni urbanistiche ed architettoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo protocollo di analisi consente di avere i parametri per una ricerca storico-architettonica compiutamente realizzata all’esterno e all’interno dei paesi arbëreshë.</p>
<p style="text-align: justify;">Le premesse storiche ritrovate, devono diventare parte fondamentale di un <em>Manuale Unico</em>, legittimato e riconosciuto all’interno della comunità arbëreshë, privo del quale, non è consentito produrre alterazioni urbanistiche, architettoniche, materiche e dei pigmenti, sia in ambito pubblico sia privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nozioni assieme ad altre specifiche ancora più complesse, dovrebbero tracciare le linee d’inviluppo, che siano di supporto ai tecnici che si trovassero a operare all’interno dei perimetri albanofoni.</p>
<p style="text-align: justify;">La specifica conoscenza è finalizzata a dare un supporto fondamentale al mantenimento delle regole, unica via utile a produrre riqualificazione, senza manomettere l’identità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio appello è rivolto a chi vuole tenere viva la tenace etnia arbëreshë e in particolare tutte quelle istituzioni che studiano, divulgano e promuovono la continuità vera di quest’anfratto Italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo una concertazione così costituita è legittimata a incanalare nella stessa direzione esperienze multidisciplinari che diventino le pietre miliari di una cultura minoritaria sostenibile, in cui i veri aspetti che caratterizzano la minoranza, siano proposti univocamente in ogni contesto facente parte dell’arberia.</p>
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		<title>CONFERENZA PROF. REXHEP ISMAJLI &#8211; LUNEDI&#8217; 7 MAGGIO 2012 ALLE ORE 11 ALL&#8217;UNICAL</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 19:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito delle attività culturali della Sezione di Albanologia, lunedì 7 maggio 2012, alle ore 11.00, nell’ AULA MULTIMEDIALE DEL DIPARTIMENTO (2° piano, CUBO 20B), &#160; il prof. Rexhep Ismajli, dell’Accademia delle Scienze e delle Arti del Cossovo, terrà una conferenza sul tema: I LEGAMI  LINGUISTICI TRA ROMENO E ALBANESE Në kuadrin e aktiviteteve kulturore të [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/università1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1462" title="università" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/università1-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Nell’ambito delle attività culturali della Sezione di Albanologia, lunedì 7 maggio 2012, alle ore 11.00, nell’ AULA MULTIMEDIALE DEL DIPARTIMENTO (2° piano, CUBO 20B),</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">il prof. <strong>Rexhep Ismajli</strong>, dell’Accademia delle Scienze e delle Arti del Cossovo, terrà una conferenza sul tema:</p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>I LEGAMI  LINGUISTICI TRA ROMENO E ALBANESE</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div>
<p style="text-align: center;">Në kuadrin e aktiviteteve kulturore të Degës së Albanologjisë, të hënën 7 maj 2012, në orën 11.00, në Sallën Multimediale të Departamentit,</p>
<p style="text-align: center;">prof. <strong>Rexhep Ismajli</strong>, i Akademisë së Shkencave dhe Arteve të Kosovës, do të mbajë një konferencë mbi temën:</p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>LIDHJET GJUHËSORE MIDIS RUMANISHTES DHE SHQIPES</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fconferenza-prof-rexhep-ismajli-lunedi-7-maggio-2012-alle-ore-11-allunical.html&amp;linkname=CONFERENZA%20PROF.%20REXHEP%20ISMAJLI%20%26%238211%3B%20LUNEDI%26%238217%3B%207%20MAGGIO%202012%20ALLE%20ORE%2011%20ALL%26%238217%3BUNICAL" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fconferenza-prof-rexhep-ismajli-lunedi-7-maggio-2012-alle-ore-11-allunical.html&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" 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		<title>SANT’ATANASIO E I SOFIOTI</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 13:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folklore]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Già prima che approdassero nelle rive della sibaritide, gli arbëreshë che avrebbero popolato gli anfratti di Pedalati e Santa Sofia Terra si affidarono alla guida spirituale di Sant’Atanasio di Alessandria d’Egitto. In quelle terre della presila una volta acquisiti gli idonei equilibri, la popolazione di Santa Sofia ebbe nell&#8217;animo, profondamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/Santatanasio-e-i-Sofioti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1453" title="Sant'atanasio e i Sofioti" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/05/Santatanasio-e-i-Sofioti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Già prima che approdassero nelle rive della sibaritide, gli arbëreshë che avrebbero popolato gli anfratti di Pedalati e Santa Sofia Terra si affidarono alla guida spirituale di Sant’Atanasio di Alessandria d’Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">In quelle terre della presila una volta acquisiti gli idonei equilibri, la popolazione di Santa Sofia ebbe nell&#8217;animo, profondamente religioso, di costruire una nuova chiesa matrice  in onore del Santo difensore dell’Ortodossia.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori del perimetro religioso ebbero inizio ad opera del reverendo Biagio Baffa, che nel 1665 tracciò il piano fondale.</p>
<p style="text-align: justify;">Terminata ed aperta al culto nel1742, dell’Arciprete Marchianò, alla chiesa fu donata, per mezzo dell&#8217;Arcivescovo di Ravenna, <em>la reliqu</em>ia del S. Patrono che viene conserva gelosamente in un’apposita teca.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la chiesa dopo tante trasformazioni che hanno avuto inizio nel 1944 ad opera del reverendo padre Capparelli, ha assunto una veste prevalentemente Greco-Bizantina, con affreschi di ottima fattura secondo i dettami della scuola cretese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor prima del 1742, e senza soluzione di continuità i sofioti festeggiano il due di maggio quella che si ritiene la festa del Patrono Sant’Atanasio, <em>quella</em> più rappresentativa del centro arbëreshë, in cui la processione delinea il culmine di questa giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Un duro calvario che si snoda lungo il vecchio tracciato che collega la chiesa con la cappella, edificata in onore del Santo nel cozzo dove confluiscono la <em>Serra Cona</em> e la <em>Serra di Cicco</em> , mentre il ritorno verso il santuario, oggi, avviene lungo la nazionale realizzata ad inizio del 1900.</p>
<p style="text-align: justify;">Il luogo, <em>cozzo della Cona</em>, fu teatro della leggenda secondo cui l’effige del santo venne abbandonata dai malintenzionati che l’avevano sottratta ai sofioti;<span id="more-1450"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I canti in onore del santo in lingua Arberëshë , l’incanto <em>(una sorta di asta, al rialzo, per la gestione del santo lungo tutto il tragitto), </em>le donne vestite ancora con il ricco costume tradizionale, caratterizzano l’evento lungo lo snodarsi del sacro percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tracciato è consuetudine cadenzarlo, sempre più in modo irrazionale, predisponendo tavoli con prodotti tipici e bevande autoctone, utili al sostentamento dei portatori del Santo, ma non si sottraggono all’invito, tutti coloro che prendono parte all’evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultimo aspetto della processione, risale agli anni sessanta del secolo scorso, quando l’abitazione del signor Baffa Guidone a <em>SantaVenera</em>, rappresentava l’unica oasi possibilità per potersi dissetare, sedere e rifocillare .</p>
<p style="text-align: justify;">La Santa ricorrenza rappresenta il momento in cui tutti, senza distinzione di sorta, accompagnano il santo in questo percorso di penitenza, consapevoli che questo è il pegno  rivolto al santo in cui  convergere il meglio di ogni devoto, da cui poi singolarmente dipartirsi rigenerati per affrontare con garbo le vicende di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il due di maggio è una giornata particolare, infatti non vi è luogo in tutto il mondo vissuto da sofioti che non soffia un sottile alito di vento che inconsapevolmente  ti conducea ad essere li sul sagrato della chiesa e attendere l’apparire l’effige di Sant&#8217;Atanasio.</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro che vivere in quei luoghi ameni la festa, rappresenta il modo ideale per l’annuale appuntamento, ma quando questo non è possibile basta sollevare lo sguardo al cielo a mezzo dì, per avvertire identicamente quegli istanti colmi di commozione, musica,  campane, la lode al santo e fuochi pirotecnici, per sentirsi  ancora  unito come sempre al paese intero.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fsant%25e2%2580%2599atanasio-e-i-sofioti.html&amp;linkname=SANT%E2%80%99ATANASIO%20E%20I%20SOFIOTI" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.scescipasionatith.it%2Fsant%25e2%2580%2599atanasio-e-i-sofioti.html&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" 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		<title>PERCORSI ARBËRESHË PARTENOPEI</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 18:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Nella città di Napoli l&#8217;Ospedaletto indica la chiesa dedicata a S. Diego annesso  all’abolito convento. Nel 1514 Giovanna Castriota Scanderbeg edificò in questo luogo un&#8217;edicola a S. Gioacchino con un piccolo ospedale per uso dei poveri gentiluomini, da cui il nome di Ospedaletto. Morta la pia Castriota, e dismesso l&#8217;ospedale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/LOspedaletto.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1445" title="L'Ospedaletto" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/LOspedaletto-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; Nella città di Napoli l&#8217;Ospedaletto indica la chiesa dedicata a S. Diego annesso  all’abolito convento. Nel 1514 Giovanna Castriota Scanderbeg edificò in questo luogo un&#8217;edicola a S. Gioacchino con un piccolo ospedale per uso dei poveri gentiluomini, da cui il nome di Ospedaletto. Morta la pia Castriota, e dismesso l&#8217;ospedale, tutto l&#8217;edificio fu ceduto ai Minori Osservanti, che ridussero a convento l&#8217;ospedale; a mercé la cura del frate Agostino de Cupitis d&#8217;Eboli e le larghe limosine dei Napolitani nel 1595, demolita l&#8217;edi­cola di S. Gioacchino, eressero la presente chiesa a S. Diego, che era asceso agli onori degli altari sette anni prima. Nel Dicembre<br />
del 1784 un terremoto lo demolì in parte, trascinando gli affreschi dello Stanzioni, del Vaccaro e di altri, rifazione del manufatto furo­no sostituiti. Il soffitto della nave media è diviso in cinque scompartimenti: nei primi quattro il Mozzillo effigiò:1° S. Diego che sottrae vivo da una fornace incendiata un giovanetto; 2° che sana un&#8217;energumena; 3° che ascende glorioso in cielo; 4° ch&#8217;è servito dagli angeli nel deserto; il 5° poi è del Mattei fatto in un sol giorno, <em>e </em>però vi si legge <em>opus unius diei, </em>rappresenta S. Diego che evangelizza i selvaggi dell&#8217;isole Canarie. Nelle lunette laterali sono Virtù, e lateralmen­te al finestrone nel sovraporta il Mozzillo dipinse la predicazione e un miracolo del Santo. Le due tombe laterali alla porta di<br />
Nicola Ludovisi e Anna Arduino sono scultu­ra di Giacomo Colombo sul disegno del Solimena. Cappelle a manca entrando: prima, S. Pasquale del Mura; seconda, una tela dei Santi Rosa, Rocco e Teresa di Nicola Vaccaro; terza, una tavola stupenda di marco da Pino, rappresentante cristo curvato sotto la croce; nel cappellone in fondo ogni cosa<br />
è in abbandono, i freschi di Michele Rigoglia, e le tele di scuola giordanesca dinotanti gesta della Vergine e fatti della Scrittura. Nella tribuna l&#8217;altare restaurato nel 1701 è adorno di un palliotto d&#8217;argento ben cesellato; la gran tela della morte di S. Diego in fondo del coro è del Mozzillo, ci cui sono pure i due freschi laterali; i cori d&#8217;angeli nella volta e tutte le altre pitture sono di Nicola Rossi alunno del Giordano, ma le architetture e prospettive de&#8217; fondi sono del suo cognato Gaetano Brandi; rappresentano i due grandi laterali S. Diego che appro­dando alle Canarie rovescia l&#8217;idolo colla croce, e il medesimo onorevolmente ricevuto dal vescovo d&#8217;Alcalà; e nella scudella il Santo accolto in cielo dalla Triade, dalla Vergine e vari Santi, tra&#8217; quali è dipinto pure S. Gioacchino in memoria dell&#8217;antico titolo della chiesa. Nel cappellone seguente è un Crocefisso; nelle cappelle: 1° la Risurrezione di Lazzaro, e <em>2° </em>S. Antonio di Patavino sono di Andrea Vaccaro, benché altri li creda del suo maestro Massimo; 3° il S. Emiddio è del Mastroleo; 4° il San Bonaventura del Rigoglia; nell&#8217;ultima la Vergine con Ss. Lazzaro e Lucia è di Antonio Sarnelli. Nel decennio il con­vento dei frati fu abolito e vi si allogò la Reale Piazza della città, e la chiesa accolse la cura parrocchiale che era prima in Ss. Giuseppe e Cristoforo.</p>
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		<title>UN MANUALE PER  RECUPERO DELL’IDENTITÀ EDILIZIA ARBËRESHË</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 13:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; I continui inviti alla definizione di un manuale per le linee guida utili alla conservazione del costruito storico delle comunità arbëreshë, in questi ultimi dieci anni, sono stati vani e molto probabilmente percepiti come fastidiosi suoni dagli organi preposti. Eppure, un manuale del recupero, sarebbe stato il supporto utile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Il-Manuale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1439" title="Il Manuale" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Il-Manuale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) &#8211; I continui inviti alla definizione di un manuale per le linee guida utili alla conservazione del costruito storico delle comunità <em>arbëreshë</em>, in questi ultimi dieci anni, sono stati vani e molto probabilmente percepiti come fastidiosi suoni dagli organi preposti.</p>
<p>Eppure, <em>un manuale del recupero, </em>sarebbe stato il supporto utile a integrare e valorizzare gli stessi progetti, quelli cadenzati, che allo stato per quanto attiene la salvaguardia delle pertinenze <em>Arbëreshe</em> non hanno contribuito certamente a consolidarla<em>.</em></p>
<p>Aver avuto l’opportunità di produrre in questi anni uno strumento urbanistico che trattasse in maniera molto specifica le tipologie edilizie, avrebbe garantito almeno una certezza.</p>
<p>Linee guida predefinite, cui essere assoggettati, potrebbero velocizzare i canali della burocrazia per la messa in atto dei progetti di intervento.</p>
<p>Gli elementi tipici dell’architettura minoritaria, simili a quelle di tutto il meridione, hanno modellato le quinte dei centri con segni ed episodi legati saldamente alla loro economia.</p>
<p>Conservare i soggetti tecnologici e riproporli nelle loro linee di inviluppo, così come indica la carta del restauro, è un impegno che gli amministratori delle comunità dovrebbero avere come prioritario nei loro programmi di governo.</p>
<p>Lo scopo non è quello di imporre, ma semplicemente di <em>aiutare</em> il professionista attraverso una banca dati documentaria, ma anche come supporto indispensabile alla progettazione di quelle <em>mutazioni </em>che dobbiamo necessariamente imporre al vecchio, se vogliamo che esso sia adatto ad ospitarci, una analisi storica che siano le solide fondamenta del progetto.</p>
<p>La riscoperta delle antiche tecniche costruttive diviene un fattore essenziale per poter ridefinire l&#8217;equilibrio strutturale e compositivo di una struttura degradata e che diventi nello stesso tempo personalizzata e riconoscibile all’interno del contesto dai simili tratti .</p>
<p>Non è più ammissibile che all’interno dei devastati centri storici vi possano essere linee di intervento  generalizzate che non garantiscono il rispetto dell’identità arbëreshë e non solo.<span id="more-1438"></span></p>
<p>Diversamente dai piani urbanistici che adottano i comuni in modo generalizzato e in cui si indicano le opere o gli interventi che non si devono o si possono realizzare, bisognerebbe produrre il modello più rapido ed innovativo in cui si indicano le linee guida da seguire, <em>per un più rapido canale burocratico-attuativo</em>.</p>
<p>Solamente in questo modo si possono valorizzare quelle nicchie, in cui hanno ragione di esistere gli elementi tipicamente autoctoni, offrendo come contro partita un canale privilegiato per l’attuazione del progetto, oltre alla possibilità di realizzare aumenti di quadratura e ottenere sgravi fiscali dall’ amministrazione locale.</p>
<p>A comprova di questo è sufficiente menzionare l’esperienza di un piccolo paese industriale del nord, dove operazioni indirizzate in questo senso hanno ridato il suo originario aspetto a un vecchio quartiere che stava per essere aggredito dalle facili mediocrità progettuali.</p>
<p>Il risultato ultimo di tutto questo è, ovviamente, la conservazione di momenti storici che rendono solidi valori comuni in cui potersi riconoscere,  elementi tecno­-morfologico caratterizzanti la precisa cultura costruttiva.</p>
<p>Il manuale è concepito come un vero e proprio strumento di salvaguardia della memoria edificatoria dei comuni <em>Arbëreshë</em>, anello indispensabile per ristabilire la continuità tra passato, presente e futuro.</p>
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		<title>GLI ALBANOFONI PER COMUNI INTENTI vhlamieth arbëreshë</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 14:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lingua]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) -  Chi si accinge alla lettura di questo saggio nella fiducia di trovarvi esposte valide tesi di critica  o di estetica architetto­nica delle pertinenze arbëreshë è destinato alla più grande delusione. Ma chi, invece, è ansioso di comprendere le autentiche motivazioni, culturali e sociali, della con­servazione del patrimonio architettonico a vantaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Valie.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1430" title="Valie" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Valie-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) -  Chi si accinge alla lettura di questo saggio nella fiducia di trovarvi esposte valide tesi di critica  o di estetica architetto­nica delle pertinenze arbëreshë è destinato alla più grande delusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi, invece, è ansioso di comprendere le autentiche motivazioni, culturali e sociali, della con­servazione del patrimonio architettonico a vantaggio della vita dei minoritari, troverà qui la più chiara, convincente e moderna enunciazione.</p>
<p style="text-align: justify;">È utile essere, poeta, storico dell&#8217;arte, naturalista, ar­chitetto, ecologo, teologo, filosofo, sociologo, economista, scrittore; e tutte queste discipline insieme nella loro radice comune, poterle far confluire in simili intenti e offrire il significato reale al principio della unità ed universalità della cultura arbëreshë.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arberia deve realizzare una cultura non astratta e chiusa in se stessa, ma che vuole e deve concretamente aprirsi a tutti per trasmettere i suoi prodotti, affinché possano essere subito disponibili per il migliorare la vita che la cultura alimenta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo progetto devono coesistere due presenze, quella dell&#8217;uomo triste, introverso e infelice e l&#8217;altra dell&#8217;uomo capace di percepire tutto quan­to offre la natura e il mondo circostante, al fine di comprendere l&#8217;essenza delle cose e di trasfigurarle attraverso una visione completa e superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prevalere dell&#8217;una o dell&#8217;altra di tali presenze, determina comportamenti, giudizi ed atteggiamenti che mostrano, all&#8217;esterno, una comunità sensibile, generosa e umana oppure il suo opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che conta, dunque, non è la ricerca delle contraddizioni esi­stenti, ma è la comprensione delle lezioni fondamen­tali che fornisce la  misura della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna seguire, con coerenza e rigore, il percorso che, dall&#8217;osservazione del­la natura, attraverso la poesia, la riflessione sulle arti e l&#8217;ar­chitettura in particolare, conduce a meditare sull&#8217;ambiente determi­nato e sulla condizione della vita degli uomini che vissero ed, infine, alla coscienza del rapporto esistenziale tra essi e l&#8217;ambiente di natura, d&#8217;arte e di storia che li avvolgeva.</p>
<p style="text-align: justify;">La eccezionalità dei minoritari consiste, appunto, nel dover compiere tale percorso, cogliendo con estrema sensibilità i significati delle cose e rendendone partecipi gli altri attraverso i messaggi lasciati sul territorio .</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché non è una filosofia o una teoria estetica che ci vene tramandata, ma un messag­gio che si configura precipuamente in una fondamentale intuizione, si può definire come il sentimento di una costante analogia tra l&#8217;esperienza estetica e quella morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Esse sono caratterizzate da una inseparabilità che trova il suo significato più profondo nel fatto che non si possono vituperare o sprecare la natura e i pro­dotti dell&#8217;arte minoritaria senza che l&#8217;uomo senta che la stessa estraniazione è stata perpetrata nel suo intimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendere coscienza di tutto ciò, del profondo rapporto esistente tra arte e la comunità o, meglio, della esistenziale relazione tra l&#8217;uomo e ciò che ha prodotto la natura, da lui stesso o da lui e dalla natura insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Se all’interno della comunità gli uomini non raggiungono il principio fondamentale di comuni intenti, l’itinerario di solitudine ed ostinato prevaricamento finirà per appiattire i valori di solidarietà che hanno rappresentato il loro punto di forza, incernierate nelle regole non scritte,  integrate da rigide metodiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Protocolli in cui le manifestazioni o progetti atti alla valorizzazione della minoranza devono lasciare una traccia dell&#8217;eco pubblicitario, oltre a essere meticolosamente trascritti, in modo che gli eventi non rimangano lettera morta, ma fornire l’esperienza utile a manifestazioni future per il continuo progredire.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato, solo la volontà di comuni intenti rappresenta l’unica arma da adottare, per rilanciare il modello arbëreshë, valorizzando gli aspetti etnici attraverso protocolli a cui ogni comunità deve capitolare, così come identicamente fecero con i<br />
Principi di Bisignano, realizzando i presupposti economici che sollevarono l’intera provincia da quel intervallo storico che la stava soffocando.</p>
<p style="text-align: justify;">È utile realizzare manifestazioni che abbiano regole predefinite da rispettare, in altre parole realizzare una sorta di convenzione che rimanga sempre in vigore, dettata degli stati generali, cattedratici, comunali e letterali.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>convenzione per la prosecuzione dell’etnia albanofona</em> a cui ogni centro, al fine di produrre il bene per l’intera comunità, sia consapevole che le manifestazioni non possono prescindere da regole comuni, utilizzando quegli antichi principi<em> della famiglia allargata, </em>che hanno fatto la forza degli arbëreshë.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è dubbio che l’iniziativa deve partire dall’alto dell’Istituzione Regionale preposta, al fine di stipulare una <em>convenzione</em> in<br />
cui le linee guida producano la valorizzazione di tutti i siti di etnia minoritaria senza prevaricazioni, in un accorato girotondo, simile alle “<em>Valle</em>” le tipiche danze di Pasqua, in cui gli albanofoni tutti usano identificarsi.</p>
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		<title>CUGLIECET NDH PASCH</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folklore]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI ( di Atanasio Pizzi) &#8211; Dei riti che accompagnano l’etnia arbëreshë nel corso dell’anno solare, quello della Pasqua è anticipato da un singolare abitudine: accumulare selezionando un rilevante quantitativo di uova. Mia madre era consuetudine depositare una cesta di vimini, su uno dei due bauli nella stanza da letto e di giorno in giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Cugliaci.jpg"></a><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Cugliaci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1418" title="Cugliaci" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/Cugliaci-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI ( di Atanasio Pizzi) &#8211; Dei riti che accompagnano l’etnia arbëreshë nel corso dell’anno solare, quello della Pasqua è anticipato da un singolare abitudine: accumulare selezionando un rilevante quantitativo di uova.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia madre era consuetudine depositare una cesta di vimini, su uno dei due bauli nella stanza da letto e di giorno in giorno accumulava le uova che le sue galline le offrivano, quando il cesto era colmo del selezionato alimento, la Pasqua era puntualmente alle porte.</p>
<p style="text-align: justify;">Una disattenzione grave era considerato che una o più galline del pollaio diventassero da cova, poiché anche il contributo in uova giornaliero di una sola gallina, era importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno la costringeva a rivolgersi a chi eccedeva nella produzione di uova, con la frase: “<em>nhngh cam vee… di </em> <em>Poglia mu bhen Closh”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le uova segno fondamentale della Pasqua, sono l’ingrediente primario per realizzare i manufatti dolciari, che diverranno l’emblema sulle tavole degli albanofoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rito, per la produzione dei consistenti manicaretti, aveva inizio con la setacciatura della farina per poi produrre, con gesti e ritualità autoctone, l’impasto che prima dell’alba, doveva essere posto a lievitare, così durante tutto l’arco della mattina la preziosa malgama avrebbe avuto il tempo idoneo per ottimizzarsi senza particolari espedienti.<span id="more-1417"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Uova, Farina, Olio, Latte, Acqua, Sale, Lievito naturale, una volta impastati veniva sapientemente avvolta nelle calde coperte di lana, <em>Mandieth</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prodotto così ottenuto avrebbe fornito, attraverso la gestualità delle operose donne arbëreshë la materia prima per realizzare i<em> cugliaci.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prevalentemente di forma circolare con incastonate da una a tre uova sulla corona superiore, venivano assemblata intrecciando due cordoni di pasta, questi realizzata la forma di base era cinti da un cordone più piccolo lungo tutto il perimetro circolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le uova venivano incastonate praticando una lieve pressione sulla corona superiore e poi solidarizzate con due cordoncini posizionati a modo di croce sulla superficie libera dell’uovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero delle uova simboleggiava le gerarchie all’interno della famiglia, i <em>cugliaci</em> per i componenti ancora minorenni avevano forma diversa e assumeva la forma di un bambino in fasce, da cui il nome, <em>diagli,</em> ottenuto intrecciando ad rco un cordone di pasta, e incastonando un uovo un nel lato superiore, il tutto cinto sempre da un cordone che lasciava libero la parte inferiore del perimetro, quello opposto all’uovo<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Entrambi i prodotti prima di essere infornati venivano passati lungo la superficie con il bianco d’uovo che, a fine cottura, li rendeva di un colore d’orato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i componenti del nucleo dovevano avere il proprio <em>cugliaccio</em> o <em>diagli</em>, in oltre i figli dei gjitoni più intimi e in particolare, che vivevano in quella ricorrenza l’anno di lutto, riceveva in dono l’ambito dolce pasquale dai vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">I giorni che anticipavano la <em>Domenica delle Palme</em> erano di grande fermento per le <em>Ghitone</em>, nella zona alta di Santa Sofia d’Epiro, un punto nevralgico diventava <em>Scesci Passionatit</em>, la piccola abitazione di famiglia era stata adibita da <em>Ndricula Adolin</em> a servizio rustico annesso alla propria abitazione e si utilizzava il vecchio forno per cuocere dolci pasquali per la famiglia propria e quelle del vicinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gestualità e tempi sincronizzati, che le migliori industrie dolciarie avrebbero invidiato, realizzavano, gli adeguati comodi dolciari, di ogni nucleo familiare per il rito della <em>Santa Pasqua</em>, e la piccola dimora arbëreshë, senza soluzione di continuità, diventava la meta di tante <em>ndricule</em> per l’infornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo andare e vieni, per la cottura<em>,</em> diventava anche opportunità per consolidare amicizie, oltre a realizzare scambi, pianificare le attività future e addirittura organizzare matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era una voce che correva in paese e raccoglieva i sorrisi ironici di molti adepti: secondo cui quella piccola dimora di via Ascensione 24, negli interstizi delle sue vecchie mura, conservare i riverberi della storia del secolo appena trascorso di Santa Sofia, raccontati durante i tempi morti della produzione dolciaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la Pasqua dei paesi albanofoni, momento di unione senza prevaricazioni di sorta; una delle opportunità ancora vive degli antichi contesti della famiglia di tipo allargata, fenomeno sociale tipico, linfa e forza indelebile degli arbëreshë.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Scesci Passionatit</em>, come altri punti di socializzazione all’interno del paese, in questa ricorrenza raggiungeva l’apice di quel antico sodalizio, in cui ogni componente esegue la menzioni più idonee, consapevole di fornire l’idonea energia per comuni intenti.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/QnlUfHuNgg4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>150° &#8211; PERCHÉ GLI ARBËRESHË NON SONO SALITI SUGLI ALTARI?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 21:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI (di Atanasio Pizzi) -  Illustrissimo Signor Presidente Giorgio Napolitano, mi rivolgo a lei giacché è la figura delegata a rappresentare la nostra Nazione. Sono l’architetto Atanasio Pizzi, originario di uno dei tanti paesi di etnia albanofona residenti in Italia. Vivo a Napoli e da anni ricerco e traccio i percorsi storici degli illustri personaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/150.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1414" title="150" src="http://www.scescipasionatith.it/wp-content/uploads/2012/04/150-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>NAPOLI (di Atanasio Pizzi) -  Illustrissimo Signor Presidente Giorgio Napolitano, mi rivolgo a lei giacché è la figura delegata<br />
a rappresentare la nostra Nazione.</p>
<p style="text-align: left;">Sono l’architetto Atanasio Pizzi, originario di uno dei tanti paesi di etnia albanofona residenti in Italia.</p>
<p style="text-align: left;">Vivo a Napoli e da anni ricerco e traccio i percorsi storici degli illustri personaggi arbëreshë che dal 1735 al 1861 si distinsero nella capitale partenopea e nel sud della penisola.</p>
<p style="text-align: left;">Il loro coinvolgimento in termini di ideali e sangue fu determinante per catalizzare gli idonei presupposti che portarono all’unità d’Italia, di cui, il lustro appena trascorso ha segnato il centocinquantenario.</p>
<p style="text-align: left;">Vorrei porre la sua attenzione, sul modesto coinvolgimento che è stato offerto ai minoritari, nello scenario dei festeggiamenti appena terminati, nonostante essi abbiano contribuito in modo indelebile al buon esito del progetto di unità Nazionale.</p>
<p style="text-align: left;">L’elenco di chi fu decisivo è molto consistente ma per rendere l’idea del loro valore, le vorrei citare solo alcuni, per non dilungarmi nella missiva.</p>
<p style="text-align: left;">A tal proposito è opportuno evidenziare che del governo prodittatoriale di Giuseppe Garibaldi, dei sei membri tre erano minoritari albanofoni; rispettivamente, il letterato Francesco Crispi di origine siciliana, il giurista Pasquale Scura di origini calabrese e l’ing. Luigi Giura di origine lucana.</p>
<p style="text-align: left;">Tre uomini arbëreshë, che per onestà e capacità eccelse nella vita e nelle discipline professionali, furono gli ideali garanti per il buon esito del Plebiscito del 21 ottobre 1860.</p>
<p style="text-align: left;">In particolare, Pasquale Scura, <em>padre</em> dell’art. I° della Costituzione Italiana: “<em>l’Itali una ed indivisibile”</em>; Luigi Giura il primo Ministro dei Lavori Pubblici della costituita nazione italica.</p>
<p style="text-align: left;">Gli albanofoni in occasione della giubilare ricorrenza si aspettavano un diverso coinvolgimento negli scenari istituzionali che sono stati vetrina dell’evento, ma purtroppo non è stato così.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Solo lei</em>, è in grado di porre rimedio a questa <em>manchevolezza</em>, invitando opportunamente i rappresentanti dei centri albanofoni, che sarei lieto di accompagnare, cui rendere l’ideale riconoscimento per l’abnegazione dei valorosi e insostituibili antenati arbëreshë.</p>
<p style="text-align: left;">In tal modo si rende il giusto merito ai tanti valorosi che per l’Italia sacrificarono la vita senza mai avere gloria, poiché i distratti adepti storici hanno omesso i loro nomi, attratti dalle figure più fluorescenti e affascinanti che operavano da Nord.</p>
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