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NASCERE E CRESCERE SECONDO IL FOLCLORE ARBERESHE

NASCERE E CRESCERE SECONDO IL FOLCLORE ARBERESHE

Posted on 24 maggio 2020 by admin

AAAAAAAA1NAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – L’insieme delle nozioni popolari, distinto dal patrimonio e dall’orientamento culturale superiore ed egemonico, nelle manifestazioni della vita culturale genericamente popolare, s’identifica nel folclore.

Il termine è formato da due parole, di origine anglosassone e rispettivamente sono: “popolo e sapere”e mirano ad associare per tramandare le tipologie di tradizione in forma oralmente, concernenti, usi, costumi, miti, narrazioni, credenze, musica, canto, il tutto riferito a una determinata area geografica, di una ben identificata popolazione.

Quando tutto questo insieme di nozioni si ha la fortuna di coglierle nel corso dell’adolescenza, in armonia con i dettami caratteristi e caratterizzanti il sociale tipico di quel identificato territorio, è segno che il tassello del folclore è stato coniato.

Un bagaglio la cui radice culturale ti è affidata dalla tua genitrice, la stessa che per essere rimasta, orfana ha recuperato l’amore materno mancato, nell’accogliere di buon grado la nuova figura, riconoscendo attraverso consuetudini antiche le caratteristiche locali dei cinque sensi di vita locale che non ha potuto ricevere dall’originario amore materno.

Più di un secolo di storie avvenimenti e consuetudini, canti, appuntamenti religiosi e manifestazioni ripetute ogni anno senza soluzione di continuità; questo e null’altro sono l’insieme di radici che poche persone possono aver avuto in eredità; da qui ha origine la radice di ricercatore, di studioso ben distante dalle false ideologie, quelle che messe a confronto tra uomo territorio e natura, si polverizzano nel tempo di un fuoco di paglia e il vento le porta via.

Essere un arbëreshë, privilegiato, erede di radice del folclore, non è un fatto che capita per caso, perché oltre ad essere abituato a cogliere odori, colori, sapori, e pieghe di vita, di chi ti segnava la strada, indossando con garbo e dedizione l’abito tipico secondo il rigido protocollo immateriale, bisogna essere in grado saper leggere e interpretare i segni dell’identità che ti lasciava.

Specie se si tratta dell’insieme di “cultura, idioma, consuetudini, metrica, in armonica credenza greca bizantina”; la radice fondamentale che poi è un insieme inscindibile cui non devi ne aggiungere e ne sottrarre nulla, ne tanto meno sottrarre o cambiare quantità e qualità.

Se poi la figura paterna è un ottimo fabbro, che per le sue capacità di arte, sa come temprare, sino a rendere solida, inattaccabile e indeformabile, la propria indole, è segno che i principi per progettare e seguire la giusta rotta nel corso della vita diventa certezza.

Nascere e crescere nel quartiere simbolo dell’operosità arbëreshë, con il suffisso e l’identificativo “Ka lemi”, al fianco di gjitoni che giornalmente verificano la tua parlata perché, (a detta loro), corri il rischio di essere scambiato per un figlio di zingaro provenienti dai paesi limitrofo e finisci di essere portato via, è la misura che conferma l’appartenenza alla tipica gjitonia arbëreshë.

Allora è segno che provieni dal mondo fatto di “biblioteche viventi”, “una fonti raffinate”, “istituzioni inestimabili”, in tutto sei il figlio di madri che ti avvolgono e ti allattano del loro sapere, secondo una ben identificata tavolozza di colori, con cui poi in seguito potrai lasciare il segno disegnando un quadro unico e irripetibile, opera di folclore, quella che ad oggi manca alla regione storica, la cui conferma non di “alchimisti litirë” ma da “ rari genitori e gjitoni arbëreshë”.

Quando poi arricchisci e affinai con titoli a tema sei perfettamente in grado di tracciare le arche idonee da cui partire e dare senso, sia dal punto origine: la tua famiglia, e poi ai relativi cerchi concentrici, perché possiedi un tesoro inestimabile, in senso di valori intangibili che ti consentono di raggiungere sin anche il tangibile da illustrare agli altri.

Una cinta di valori, storicamente ordinati e indissolubili, principi inequivocabili, con priorità rivolto al senso, di sociale, consuetudinario, idiomatico e religioso, gli stessi che danno forza al folclore, la famiglia, alla fratellanza, alla gjitonia, al costume, alle tradizioni e  ogni elemento che caratterizza la minoranza e il suo ambiente naturale. 

Alla luce di ciò, ritengo, affermo e ripeto che la storia degli arbëreshë “non è stata mai fatta”, ora soltanto può iniziare, perché gli avvenimenti che prima parevano slegati e inesplicabili, finalmente descrivono una trama legata che trova ragione, senso, e verità di essere.

Più di un secolo e mezzo di storia consuetudinaria conservata e catalogata in fascicoli che nessun dipartimento, universitario contiene e ne mai potrà riuscire ad uguagliare, sino a quando si persevera nell’allocare i più preferiti dai più formati.

Questa inesorabile scelta è una deriva non volgere attenzione nella storia generale, scritta secondo i fati, gli avvenimenti, gli uomini e i Katundë, cosi facendo è stata ulteriormente spregiata, da  proponimenti senza alcuna forma di protocollo attendibile o verificata sul territorio.

Quale attendibilità la storia degli arbëreshë può avere, se tracciata in disarmonia con i rigidi protocolli consuetudinari delle famiglie matriarcali arbëreshë, secondo cui ogni giorno e ogni cosa ha un significato in ritualità uniche e insostituibili.

Essa rappresenta un riversare continuo di atteggiamenti di vita sociale negli ambiti arbëreshë e in ogni dove diverso si ripropone, diventa una fucina di un metallo le di cui pieghe e sfumature appartengono esclusivamente a quella fascia mediterranea, la stessa, sempre un passo avanti rispetto alle altre genti del globo terrestre.  

La regione storica arbëreshë, comunemente denominata Arbëria sta in cima ai pensieri e agli affetti di ogni studioso, sia ad Est che ad Ovest del mare adriatico e dello jonio, di queste terre sono stati considerati patrioti quanti dicevano di amare la terra natale, amministrando direttamente gli statuti, che dovevano essere il beneficio dei poveri, celebrando i fasti di queste terre in ogni maniera, ornamento e lustro.

Chi a tutt’oggi ha legato al folclore unico e inscindibile di Idioma, consuetudine, metrica del canto e religione, viene considerato o accusato di possedere idee indigene  per un buon arbëreshë.

L’accusa venne fatta in seguito al primi articolo  divulgato in tal senso relativo all’interpretazione storica della kaliva e del significato del baliaggio, recensito, da una conversazione apparentemente benevola, ma che voleva difendere le ilarità storiche monotematiche divulgate.

Cosi come i canti popolari che accomunano e allargano i confini stessi della cultura arbëreshë, ritenendo che quelli odierni di estrazione “Turcofona” nel vasto quadro della cultura dell’Arbëria indifferenziata, possa creare presupposti di dialogo o dialoghi in cima ai pensieri e agli affetti di ogni sorta di studioso.

La Biblioteca Storica o le biblioteche storiche non stanno ne a Napoli, Barcellona, Palermo o Venezia ne tanto meno in Turchia, esse risiedono nei paesi arbëreshë,  sono i lasciti delle nostre madri, quelle madri che hanno saputo  esse sapienza locale, “biblioteche viventi”, “fonte”, “istituzione”, in tutto, tavolozze con cui disegnare il quadro unico e irripetibile, opera folclore; poi gli altri disperdono e non vestono di garbo.

“Per le madri arbëreshë che sapevano vestirsi e non si vergognavano di essere esempio antico , folclore!”.

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REGIONE STORICA DIFFUSA ARBËRESHË; COME ANDARE IN VACANZA E SENTIRSI A CASA, “PROGETTO PER LA TUTELA DEI CENTRI ARBANON E I QUATTRO RIONI TIPICI”

REGIONE STORICA DIFFUSA ARBËRESHË; COME ANDARE IN VACANZA E SENTIRSI A CASA, “PROGETTO PER LA TUTELA DEI CENTRI ARBANON E I QUATTRO RIONI TIPICI”

Posted on 18 maggio 2020 by admin

Oasi di Cavallerizzo 1535

NAPOLI (di Atanasio arch. Pizzi) – Trovare soluzioni per il rilancio economico e turistico dei “Borghi”, dei centri abitativi detti “Minori” i “Katundë Arbëreshë”, si ritiene indispensabile  prestare la dovuta cautela quando si vogliono rivitalizzare il costruito storico, oltre a valorizzare il territorio collinare,  risorsa naturale irripetibile e unica.

Un sillogismo i cui temi abitativi di riferimento, scontano la difficile elaborazione di politiche, capaci di coniugare e legittimare attese di sviluppo socio-economico del territorio, attraverso il contenente-contenuto, sfruttando i vantaggi naturali, che ha generato l’identità storico-culturale di queste aree.

L’estrema eterogeneità dei macrosistemi, in cui fu realizzata l’armonica convivenza, tra “territorio e centri abitati”, non agevola il compito, per questo, si cerca di fornire linee generali indispensabili a intercettare il rapporto, secondo antiche consuetudini e moderne imposizioni, “sintetizzato” in tre categorie fondamentali di eventi:

  1. Per espansione edilizia indispensabile a soddisfare agricoltura e industria;
  2. Per abbandono a seguito di catastrofi naturali o indotte figlia innaturale della,barbarica, metodica delocativa;
  3. Per un forsennato recupero locale senza regole, applicazione della “carta dell’abbellimento”;

Questa vuole essere una distinzione tipologica di base, da cui a sua volta si dipartiscono, successive sottospecie che focalizzano regione ambientale, storica o minoritaria:

In tutto, centri minori che si traducono in fucine di appartenenza ambientale, linguistica, consuetudinaria, economica e religiosa, le stesse che rendono unico e “irripetibile” l’ambiente naturale e quello costruito.

Ovviamente, per rispondere con misure adeguata a tali perle del “genius loci”, è indispensabile tracciare preliminarmente quali siano le emergenze più devastanti o errori del passato, al fine di predisporre più opportuni progetti di ricerca, storica e tecnologica, per “un buon progetto d’insieme” armonizzando: ambiente, costruito e uomo. 

In altre parole fermare la causa che ingurgita imperterrita l’insieme storico, svuotandolo del significato per il quale fu protagonista.

Le cause di questi tre sistemi generali su citati vanno ricercati nei seguenti episodi:

  • il primo, dall’abbandono locale che ha messo in ginocchio il tessuto primitivo in armonia con l’ambiente naturale, causa imputata prevalentemente all’isolamento, la vera causa di migrazioni verso i grandi centri.
  • il secondo, comunemente applicato, nel corso della storia, di sovente con frettolose scelte emergenziali e trovarono risposta naturale nel modello delocativo dell’intera popolazione, verso siti adiacenti, ritenuti meno pericolosi di quelli originari. Con identica metodica sono noti una grande casistica di esempi e tutti comunque confermano la “scarsa conoscenza” della storia dei centri antichi minori, confermando, ogni volta che la metodica è stata applicata, l’identità locale in senso paesaggistico e sociale che si disperdeva. Valgano di esempio Martirano nel Catanzarese, Cavallerizzo nel Cosentino, Matera in Lucania, San Leucio, nel Casertano.
  • Il terzo e più pericoloso della casistica, raccoglie tutte quelle attività attuate, per le risorse elargite dal governo centrale, il cui fine mirava a un miglioramento dei centri antichi minori. Questi ultimi, invece di essere valorizzare il senso storico, in quanto, luoghi irripetibili, per l’inadeguatezza delle leggi che dovevano tutelare i centri minori hanno sortito l’esatto contrario. Centri urbani, a misura d’uomo che nel mentre le città moderne e le metropoli inventavano le isole pedonali, questi si attivavano a rendere veicolabile l’intero perimetro dei centri antichi,, applicando per questo, metriche progettuali a dir poco paradossali, e il cui fine mirava all’uso veicolare. Le nuove lamie rotabili, dilatavano le quinte, spazzando via il rapporto naturale con l’ambiente circostante spazzando fisicamente luoghi della, memoria; spazi di aggregazione o delle attività del passato.

Alla luce di questi accadimenti del passato, trovare la soluzione più idonea, facilita il compito a chi si prodiga per rendere partecipi alla vita sociale economica di questa nuova società “mediatica”.

Allo scopo diventa prioritaria un’adeguata e approfondita valutazione della pluralità e dell’eterogeneità degli interessi pubblici, (governo del territorio, sviluppo  economico) connessi con interesse culturale, paesaggistico, ambientale, tutela del suolo, sono questi che devono essere coniugati al fine di rendere come stadio finale il buon progetto.

Interessi affidati alla cura di amministrazioni che operano con strumenti diversi, innescando, conflitti e possibili sovrapposizioni; le politiche di governo di un territorio devono mirare a garantire ai residenti più ampie possibilità di accessibilità ai servizi essenziali.

L’immagine finale deve restituire un territorio nazionale caratterizzato da una rete di comuni o unioni di comuni, attorno, cui gravitano aree caratterizzate da economie diverse, “aree interne”, che pur essendo un territorio profondamente diverso, conducono a dinamiche dei vari e differenziati sistemi naturali, dei peculiari e secolari processi di antropizzazione.

Rendere più comode le distanze con i principali centri di servizi essenziali, istruzione e salute, attraverso interconnessioni con luoghi di risorse ambientali, idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani, oltre che culturali, come beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere, mantengono al loro interno caratteristiche uniche , è il tema che deve trovare applicazione per restituire il senso comodo di sentirsi a casa..

Il rilancio dei centri, spesso di ridotte o ridottissime dimensioni, specie delle aree interne o collinari, deve essere lo spirito con cui si vuole restituire il ruoli di baricentro che unisce i sistemi citati, per questo occorre che siano recuperati per offrire il servizio indispensabile, che unisce società moderna con tutte le innovazioni possibili, il nuovo, e l’ambiente naturale con la storia in esso contenuto; l’antico; l’ identità.

Il tema di accoglienza, in senso di casa, non deve essere inteso come un luogo asettico, un appartamento, un palazzo, un albergo, una residenza puramente formale in senso di luogo protetto, ma deve essere capace di offrire il senso familiare smarrito, lo stesso che tutti cercano quando si recano senza sapere come, dove e quando.

Residenze che in apparenza si presentano con forme semplici e irrazionali o addirittura minimali; sono il centro del luogo dei cinque sensi, racchiudono in quei minimali spazi tasselli irripetibili della grande famiglia mediterranea, la stessa che riverbera quei valori antichi di chi ti sta a fianco e vive con te l’ambiente circostante dove suoni, odori, sapori, tatto e visioni, ti proiettano nella dimensione della Gjitonia, quel fenomeno di aggregazione sociale che rende i “centri antichi minori” il palcoscenico naturale dove sentire e vedere la nostra origine.

In questa prospettiva l’istituzione della legge 6 ottobre 2017, n. 158, recante «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, e disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni», mira a rendere possibile questo miracolo anche se i presupposti non lasciano nen sperare giacchè definita legge “salva borghi” (??????).

Ciò nonostante i finanziamenti sono diretti alla tutela dell’ambiente,i beni culturali, la mitigazione del rischio idrogeologico, la difesa e la riqualificazione urbana dei “centri antichi detti minori”.

In oltre la legge si prodiga per la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e gli istituti scolastici, nonché promuovere lo sviluppo economico e sociale con particolare attenzione verso modelli produttivi ritenuti a torto vetusti e non al passo con la produzione globale.

Tra le iniziative finanziabili con il Fondo come predisposto dalla legge “n. 158/2017” rientrano gli interventi di conservazione, recupero, riqualificazione e restauro al fini di riuso del patrimonio edilizio pubblico e privato.

In oltre è il caso di ”ribadire” che un centro antico minore nasce come luogo intermedio, tra la cabina di regia (Borgo)e il palcoscenico produttivo(Risorsa), per questo, i piccoli centri senza barriere materiali, rappresentavano l’ago della bilancia per sostenere uomini e ambiente naturale.

Tra i centri detti minori, particolare attenzione andrebbe rivolta, verso i centri rivitalizzati dalla fine del XIII secolo, della minoranza storica denominata arbëreshë.

Una delle più antiche popolazioni prospicienti il mar Adriatico e lo Jonio, il cuore pulsante del mediterraneo, gli antichi abitanti dell’Epiro Nuova e dell’Epiro Vecchia, ancora presenti sul territorio, scandendo lo scorrere del tempo senza alcuna forma scritta condivisa.

Si trasferirono nelle terre del meridione italiano per necessità, indispensabile per la difesa e tutela del loro idioma, le consuetudini di dialogo con l’ambiente naturale, sostenuti idealmente dalla metrica del canto e la religione, greca bizantina.

I paesi di origine Kalbanon , Arbanon, Arbëri o Arbëreshë, nascono nei pressi di un presidio religioso e quando iniziano a tracciare le linee de i quattro rioni tipici rispettivamente: Kishia, Bregù, Katundi e Sheshi, è il segno della fine della parentasi di nomadismo è si avvia l’era della caratterizzazione del “Luogo” ovvero “Gjitonia”.

La precisazione, vuole esse un incentivo a non confondere i tre modelli abitativi tipici del meridione, compreso il loro modo di misurarsi e confrontarsi con il territorio e la natura circostante, per questo la’atteggiamento di avvicinamento alla comprensione del costruito deve avere consapevolezza del dato che il tempo non sia mai trascorso.

Tenere ben chiaro che i luoghi Amministrativi nel chiuso delle loro insule artificiali sono una cosa, gli ambiti di produzione sono altro e al centro i piccoli agglomerati che attingono le risorse dalla terra producendo economia.

Sistemi urbani diffusi realizzati nei pressi di luoghi di culto, aggregati di confronto e sostegno sociale, dove la vita scorreva in armonia con l’ambiente naturale.

Questo è quello che deve essere riattivato, piccole attività locali indispensabili a ricollocare il “trittico alimentare mediterraneo”, accompagnato da consuetudini a misura d’uomo, la vita scorre lenta e senza frenesie, luoghi di aggregazione in cui la conferma sono le similitudini familiari, le stesse che non hanno uno spazio identificabile ne un tempo per terminare.

È solo ricordo immateriale uno spazio indefinito, senza barriere o ideali, giacché condivisione, accoglienza, libertà di chiedere come stai e dove vai senza sospetti.

Fatta salva la piena autonomia di ogni centro minore, vanno valorizzate le dinamiche sociali tipici dell’economia agricola, quella che garantiva i profitti dopo l’attesa e lo svolgimento delle stagioni, le stese nelle quale gli abitanti dei piccolo centri minori si misuravano con gli eventi naturali e con il tempo.

L’ospite è sacro e una volta riconosciuto l suo bisogno di famiglia, di integrazione e partecipazione a quel determinato ambito, ne entra a fare parte, diventa elemento essenziale, apprende le tecniche di un tempo con il compito di preservarle e diffonderle alle nuove generazioni.

La vacanza nei paesi arbëreshë è una sensazione unica in quanto non si è ne turisti e ne ospiti, ma si diventa parte integrante del centro e delle attività ad esso connesse sia dal punto di vista sociale ama anche sotto l’aspetto produttivo, partecipando attivamente per essere coinvolti in un ambito familiare e di altri tempi.

Un modello dove la colazione, il pranzo, la merenda e la cena si programmano e si realizzano durante il corso della giornata, cosi come tutte le attività e le consuetudini delle stagioni in cui ci si dovesse trovare a vivere, diventa un motivo per tornare e vivere nuovi e indimenticabili momenti di condivisione.

Distanza sociale all’interno delle proprie abitazioni e vicinanza d’intenti e sensazioni che solo un paese arbëreshë può offrire, dopo che i programmi attuativi della legge“n. 158/2017” ha avuto svolgimento con le dovute misure in linea con le antiche consuetudini che hanno fatto grande i centri minori, grazie al cuore grande, che li hanno sempre distinti:

Chiesa, Promontorio, Edificato, Espansione: Kishia Bregù, Katundë, Shëshi.

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SHEN THANASI (due maggio 2020)

SHEN THANASI (due maggio 2020)

Posted on 01 maggio 2020 by admin

SanAtanasioNAPOLI (di Atanasio Basile Pizzi)Santa Sofia d’Epiro anche quest’anno è in fermento per la festa che rappresenta l’apice di coesione e credenza della comunità, nonostante le disposizioni per il Covid-19, la credenza e il valore della giornata resterà immutato.

Il ricordo  quest’anno ci condurrà idealmente lungo il percorso della storica processione, fuori i confini del centro storico e le nostre menti rievocheranno lodi del Santo scritte nei versetti dietro l’immagine  che ogni Sofiota porta dalla parte del cuore.

Nessuna disposizione ministeriale impedirà di cantare in casa; come anche qui nel privato dei personali perimetri, sfornare i famosissimi taralli, pur se nessun scenderà a offrirli agli instancabili portatori del Santo, tuttavia  immagineremo e ricorderemo la fragranza e il sapore, che ci accompagna dalla nostra nascita.

Le strade saranno comunque ordinate più degli altri anni, perché disertate per le norme e le relative disposizioni locali; ciò nonostante, resta un dato fondamentale, le consuetudini storiche all’interno delle case non seguiranno le immutate consuetudini.

In questo Maggio del duemilaventi una novità caratterizza lo svolgersi dell’evento, nessuno in chiesa, ma tutti uniti con uguali privilegi  parteciperemo alla funzione attraverso i canali multimediali, attivati, dal comitato sempre attivo e presente.

Il territorio Sofiota  in questa particolare giornata sarà illuminato; una luce divina a cui non si faceva più caso e oggi torna più pregnante che mai: la luce delle tre virtù, Teolodali: la Fede la Speranza e la Carità,  più sentite in un raggio multicolore di vicinanza.

I Suoni, gli Odori, le Prospettive, i Sapori e gli Abbracci dei nostri cari saranno e continueranno a essere identici agli altri anni, comunque anche se non fisicamente presenti, nella processione,  i cinque sensi, forti più che mai, ci uniranno attraverso una processione condivisa, unica e irripetibile.

I Sofioti di ogni dove, in questo 2 di Maggio 2020, avranno modo di condividere lo storico appuntamento, con “il cuore o con la mente”, senza distinzione ne di luogo e ne di genere, per una volta nella storia saranno tutti uguali davanti alla statua di Sant’Atanasio il Grande.

 

W W W  Shen Thanasi  i Madë

 

Domani alle ore 11,00 come gli altri anni, tutti assieme dalle nostre case eleviamo in coro:

 

Dita jote gaz na siell,

Shën Thanàs ç’ë rri ndër qiell

parkales Krishtin për ne

si Avukati in çë’je.

Ti nderove Allesandrìn,

Ti sallvove Orthodoksin,

Qisha Të bën Kullon të par

Tij t’mban e t’venerar.

Ari i lik na kish nganuer

mos e kishe Ti kultuer,

se tek Inzot fra At e Bir

një Sustanxje esistir.

Èmri it u shprjsh mbi dhe,

me at bes çë atjè dhé;

Ari pjasi, ma kush shkoj,

kush si ti guaje duroj?

Edhe Shpirti Shënjt, Zoti in,

çë per Qishen bes, dotrin

pat ka penda Jote drit,

me atë Kristjanezmi u rrit.

Eresit per Tij si bar,

e çë si gjëmbi aren fukar,

me shkrime si thik i preve,

shiu i Shëjtëris Ti qeve.

E vërteta Të pëlqèu

më se t’mirat çë je dheu.

E pra Ti vure at gjuhë si shpat

E Mberatur luftove shtat,

Nëng ë vërtut çë ti së paté,

nd’ata gjellen sempre mate,

andaj tek Ti si ndë ndë speq

Naxjanxeni shih dreq.

Se të seguirmi besen tënde

ndëjna doren tek Ti gjënde,

e ashtu tek ëmri Tënd nga mot

doxa i jami na Tin Zot.

 

A SANT’ATANASIO

IL Tuo giorno ci porta gioia

Sant’ Atanasio che nei cieli stai,

prega Cristo per noi

perché nostro difensore Tu sei.

Tu Alessandria hai onorato,

Tu l’Ortodossia hai salvato,

la Chiesa prima colonna Ti pone

onorandoTi e venerandoTi

Ario l’empion ci aveva ingannato

se Tu non gli avessi ricordato

che in Dio, tra Padre e Figlio

una sola sostanza esiste.

Il Tuo nome si è diffuso nel mondo

con quella fede che lì hai dato (a Nicea);

Ario crepò, ma chi patì

e chi come Te soffrì?

Anche lo Spirito Santo, nostro Signore,

che per la Chiesa è fedele e dottrina,

dalle Tue opere luce ha avuto

e il Cristianesimo è cresciuto.

Le eresie per Te come erba furano

e come il nostro rovo soffoca le messi,

con i Tuoi scritti come lama le hai recise,

quindi pioggia di Santità Tu fosti.

E la Verità amasti

più dei beni che il mondo offre

e dopo la lingua come spada usasti

e contro sette Imperatori lottasti.

Non vi è virtù che non hai avuto

e ad esse la Tua vita hai ispirato,

perciò in Te come in uno specchio

il Nazianzeno vedeva la retta via.

Per seguire la Tua fede

porgici la mano ovunque Tu sia,

così nel Tuo nome ogni anno

rendiamo gloria a Dio.

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CENTRI ANTICHI MINORI IL LUOGO DEI CINQUE SENSI

Protetto: CENTRI ANTICHI MINORI IL LUOGO DEI CINQUE SENSI

Posted on 01 maggio 2020 by admin

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I CENTRI MINORI, LA RADICE DA INNESTARE PER LE CITTÀ APERTE O METROPOLITANE

Protetto: I CENTRI MINORI, LA RADICE DA INNESTARE PER LE CITTÀ APERTE O METROPOLITANE

Posted on 27 aprile 2020 by admin

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DICONO CHE NON È RIMASTO PIÙ NULLA (thonë se nenghë kindroi fare gjhë)

Protetto: DICONO CHE NON È RIMASTO PIÙ NULLA (thonë se nenghë kindroi fare gjhë)

Posted on 24 aprile 2020 by admin

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MAIUS II N SHEN THANASII PATRI

Protetto: MAIUS II N SHEN THANASII PATRI

Posted on 23 aprile 2020 by admin

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GLI ARBËRESHË, LA STORIA DIFESA CON LA PELURIA

Protetto: GLI ARBËRESHË, LA STORIA DIFESA CON LA PELURIA

Posted on 22 aprile 2020 by admin

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IL COVID-19 NON FERMA L’ENTUSIASMO DEI GIOVANI. UN TEAM REALIZZA MASCHERINE PER TUTTA LA POPOLAZIONE.

IL COVID-19 NON FERMA L’ENTUSIASMO DEI GIOVANI. UN TEAM REALIZZA MASCHERINE PER TUTTA LA POPOLAZIONE.

Posted on 22 aprile 2020 by admin

Barile le tante mascherine preparateBARILE (PZ) ( di Lorenzo Zolfo) – Nel centro arbereshe del Vulture, la solidarietà sta di casa.Da un’amicizia lunga nel tempo, alcuni giovani  del posto si trasformano in un Team Vultur 3D operativo, che realizzano delle mascherine, in questo periodo di Covis-19.A darne maggiori ragguagli uno di questi giovani, Daniele Montanarella: “Ci siamo rincontrati nella sede della Pro Loco gentilmente concessa per l’emergenza , dove per più di 10 ore al giorno procediamo nella realizzazione delle mascherine, le quali sono state donate gratuitamente al Comune di Barile, per i Volontari in servizio per la comunità in questo tempo di emergenza. Tutto il materiale utilizzato come il PLA,il più usato nella realizzazione di prodotti mediante l’utilizzo di macchine di prototipazione rapida che utilizzano tecniche produttive quali la FDM (FusedDepositionModeling), meglio note come stampanti 3D con l’utilizzo di Filtri specifici come quelli usati 2 filtri TNT e 1 filtro al carbone attivo il Tempo di produzione: 2 ore a mascherina. Operiamo già da più di un mese nella produzione stampa 3D con appositi strumenti. Il nostro team si chiama Vultur 3D ed oltre a me, collaborano Nicola Rosa e Michele Caccavo. Nessuno deve rimanere indietro specialmente nelle piccole comunità, dove si conoscono tutti ed in occasione di questa pandemia, tutti fanno squadra. Ringrazio l’amico Gianmarco Tirico per il supporto dato per la locazione”.Il team segnala il numero di telefono per contattarli 345 165 3655 per qualsiasi informazione massimo impegno per delle soluzioni concrete all’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

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RASHËT  THË MOTITË ARBËRESHË.  (regione storica diffusa arbëreshë)

Protetto: RASHËT THË MOTITË ARBËRESHË. (regione storica diffusa arbëreshë)

Posted on 19 aprile 2020 by admin

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