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(LE MASIES DELL’AGRO CALABRESE); PIETRA MILIARE DELLA PRODUZIONE ARBËR (Válë, Vérë e thë mbielëturáth e Votëvethë)

Protetto: (LE MASIES DELL’AGRO CALABRESE); PIETRA MILIARE DELLA PRODUZIONE ARBËR (Válë, Vérë e thë mbielëturáth e Votëvethë)

Posted on 29 gennaio 2023 by admin

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É IL TEMPO DI APPELLARLA: “REGIONE STORICA DIFFUSA DEGLI ARBËR”

Protetto: É IL TEMPO DI APPELLARLA: “REGIONE STORICA DIFFUSA DEGLI ARBËR”

Posted on 21 gennaio 2023 by admin

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DICIASSETTE E DICIOTTO GENNAIO DEL 1977 (Dietë e shëtat e gnë, thë moi Janaritë 1977)

Protetto: DICIASSETTE E DICIOTTO GENNAIO DEL 1977 (Dietë e shëtat e gnë, thë moi Janaritë 1977)

Posted on 17 gennaio 2023 by admin

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PIRRRS: PIANO ILLUSORIO DI RIPRESA E RESILIENZA DELLA REGIONE STORICA

PIRRRS: PIANO ILLUSORIO DI RIPRESA E RESILIENZA DELLA REGIONE STORICA

Posted on 12 gennaio 2023 by admin

asinelloNapoli (Architetto e Storico, Atanasio Pizzi Basile) – Le attività che a beve saranno poste in essere, a impronta delle linee nazionali, di Ripresa e resilienza(?), elevano non pochi interrogativi, specie se la mira delle variegate progettazioni, vorrebbero svelare e riproporre i trascorsi nei Sheshi, le Gjitonia e le Porte, dei centri antichi.

Il tutto alla luce degli enunciati, presentati quale vanto dell’acquisizione di risorse per la valorizzazione dei centri antichi; in materia di abitazioni, strade, piazze e da quanto riferito, anche per il ripristino di sentimenti sociali, i sotto governi, come dai titoli impropriamente utilizzati per essere, progetto finanziato.

Enunciati già sbandierati nel 2009, quando, alcuni convinsero altri, di avere la sfera di cristallo e per questo, in grado di vedere attraverso di essa, come realizzare, un paese minoritario con le Gjitonie, poi rivelatesi fotocopie delle non proprio oasi algerine, in forma di carene rovesciate.

Lo sforzo storico, fu così impegnativo e forte, che ebbe soluzione di semplici dati attinti dal catasto provinciale, una sorta di concime che doveva fare germogliare i petali e le processioni religiose di fioritura antica (?????).

Progetto noto per essere la ciliegina sopra il pacco comprato in Duchesca, che notoriamente genera sorriso prima e lacrime amare poi, perché sostanza di pietra riciclata.

Comunemente si dice che la storia si ripete e ogni epoca ha la sua eccellenza, come le risorse che ad oggi, dovrebbero far germogliare Gjitonia e Sheshi, addivenendo così a una vergogna senza eguali, ovvero far vivere alle stesse generazioni lo stesso inganno.

Detta così sembrerebbe una cosa interessante, ma essendo i due sostantivi, cosa ignota e comunque no progettabile con opera di pietra calce e travi di legno, non si comprende come si possano restaurare, ripristinare, tutelare, resilenziare oggi, le cose sociali ed immateriali dei minoritari che ne usufruirono in altre epoche di uomini tempo e cose.

Onde evitare che le cose sbagliate si ripetano, questo discorso offre consulenza storica specifica a quanti possono fare cose dopo le parole e gli enunciati, per ottemperare a quanto prescritto dalle richieste di finanziamento.

Visto e considerato che il miglior restauro o recupero funzionale in forma di servizi e consolidamento al costruito e gli spazi storici è altra cosa rispetto al fare Sheshi e Gjitonia.

In tutto abitazioni private, edifici pubblici o isolati in pluri proprietà, rese fruibile e al passo con le necessità dell’era che corre, parti private, il contino delle prospettive, in stretta coerenza con l’edificato storico, non possono essere Gjitonia a comando delle imprese operatrici, in altre parole tutto quello che sino ad oggi, all’interno della regione storica è sempre sfuggito o allocato fuori dalle regole del genio locale di un tempo.

Oggi è arrivato il turno dell’operare delle eccellenze e quanti non lo sono, prendano sedia, tavolo, penna e calamaio per appuntare quello che serve per imparare il mestiere.

Avendo ben presente, che se non si è maniscalco, quando si va a battere un semplice chiodo per ferrare Cavalli e Asini, si finisce per azzopparli per sempre, se non si conosce la giusta inclinazione.

Si; basta un chiodo inclinato male, in un sol zoccolo, per terminare l’economia e il futuro di un casato antico; “fine della lezione”.

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GNË FILÀRË JONË (Un tema nostro)

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Posted on 05 gennaio 2023 by admin

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2023 L’ANNO DI TERMINE E DEI CINQUE SENSI

Protetto: 2023 L’ANNO DI TERMINE E DEI CINQUE SENSI

Posted on 03 gennaio 2023 by admin

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GJITONIA: GOVERNO LOCALE DIFFUSO, DELLE DONNE ARBËR

Protetto: GJITONIA: GOVERNO LOCALE DIFFUSO, DELLE DONNE ARBËR

Posted on 21 dicembre 2022 by admin

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IL BORGO MURATO MEDIOEVALE NON È KATUNDË O HARË ARBËR/N

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Posted on 27 novembre 2022 by admin

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LA SAGGEZZA DIPENDE DALLA FUOCO E DALLA CENERE CHE HA GENERATO RISTORO

Protetto: LA SAGGEZZA DIPENDE DALLA FUOCO E DALLA CENERE CHE HA GENERATO RISTORO

Posted on 19 novembre 2022 by admin

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PROSPETTIVE ARENATESI IL NOVEMBRE DE1799 E NON PIÙ MIGLIORATE

PROSPETTIVE ARENATESI IL NOVEMBRE DE1799 E NON PIÙ MIGLIORATE

Posted on 13 novembre 2022 by admin

ARISTONAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Se oggi si dovesse esprimere un parere sulla sostenibilità e la tutela, di cosa solo pochi definiscono Regione storica diffusa Arbër/n, ovvero, il modello di accoglienza e integrazione più solido e duraturo del mediterraneo, nono si commette alcun errore nel constatare il percorso, arenatosi il 1799, anno in cui perì Baffi Pasquale, eccellenza nell’indagare il percorso seguito nella storia dalla minoranza e mai approfondito.

Questo perché l’apparire diffuso, ad oggi, in piattaforme, cose materiali e immateriali rivolte alla platea, dei non eletti, lascia perplessi quanti studiano, confronta, analizzano, i capitoli, gli onciari e ogni sorta di elemento scrittografico di luogo territoriale specifico, diffuso, posto ed esposto in pubblica piazza.

Oltremodo perplessi, lasciano i campanilismi disinformativi di quanti dovrebbero misurare con molta premura/precisione, di luogo, tempi e uomini, perché istituzione, il divulgato/bile, di luoghi cose, persone indicati da terzi.

Non è concepibile che il 2022 si possano esternare principi, concetti e riferimenti storico culturali dei trascorsi della minoranza, senza un minimo di formazione, e parlo della curriculare mescolata con lievito madre, che lascia il tempo che trova, nel mentre fa diventare più appariscenti agli occhi dei comuni astanti.

Non è consentito ad alcuno definire la regione storica in altro modo, ricordarsi solo dell’enunciato di Mattarella in: “Modello di Accoglienza e Integrazione”. [*]

Non è più plausibile, ad oggi e dopo oltre venti anni dalla emanazione della legge 482, mancante dell’art.9, ridurre al mero numero di cinquanta, i paesi elevati dagli Arbër, perché non tutti gli oltre “cento e nove di memoria storica”, parlano la lingua delle antiche regioni dei Balcani, come se l’edificato storico, non riverberasse più le stesse pene e patimenti sino all’integrazione di qualche decennio addietro.

Non si possono diffondere aspetti e cose risalenti al 1799 e mai più approfondite, con dovizia di particolari o con giusta misura interpretativa nel leggere e confrontare ogni cosa, con educazione e scientifica cultura, quella che un tempo rese famoso il luogo dove fu edificata la chiesa a Sofia Madre.

La regione storica diffusa Arbër, “diversamente da “Arberia” che indicherebbe uno stato”, rappresenta un ben identificato territorio come, come l’istituto della geografia insegna; esso  non è politico, non è ambientale, ma luogo di storia vissuta secondo consuetudini e cose importate da terre  paralleli o simili, oltre il fiume Adriatico; un luogo dove non era più permesso/consentito, vivere secondo la propria credenza, lingua e attività sociale, in armonia con l’ambiente naturale sostenibile.

Ad oggi mentre altre culture minoritarie, promuovono e valorizzano l’intero scrigno della propria identità, fatta di lingua, consuetudini, credenza, genio degli uomini di appartenenza, gli altri cercano di abbarbicati in stereotipi che non hanno più ragione di essere, in quanto si mira a tracciare inesistenti ruote in idioma, che terminano per essere intese come malevoli indirizzo di accomodamento.

 “La regione storica diffusa Arber”,  per questo è un cuore pulsante, fatto di ventuno macro aree, esse, si stendono nei territori di Molise, Abruzzo, Puglia, Campania, Lucania, l Calabria e Sicilia.

Sette regioni un tempo il Regno di Napoli che per i patti dell’Ordine del Drago, legavano i principi dell’Epiro Nuova e Vecchia con i regnati Partenopei, un connubio di intenti che legava le rive di tutto l’Adriatico.

Un patto stipulato nel XV secolo e alla morte de condottiero Giorgio Castriota erede di Giovanni, offrì un porto sicuro alla sua consorte Donica Arianiti a Napoli; e come da accordi, anche un canale privilegiato per  la popolazione che non intendeva soccombere alle consuetudini e la credenza Turca, ormai libere di imporre cose in quelle terre.

La disposizione degli esuli, non furono casuali nelle terre del Regno di Napoli, in quanto si disposero secondo !arche” che dovevano rispondere a due direttive fondamentali; ristabilire la vivibilità in territori agresti per renderli produttivi; riconoscenza, rispetto e fedeltà alla corona che li aveva accolti.

Le arche prima di esser rese produttive, divennero prima teatro nomadismo e dopo una parentesi di confronto con le genti indigene, si stabilirono rapporti di convivenza che diventarono schiera comune nelle attività storiche che portarono all’unità d’Italia.

Oggi le cose che più emergono, dopo secoli di storia, sono le improprie vestizioni, campanilismi diffusi e l’urgenza di intervenire come fece la cultura a fine settecento con le famose diplomatiche che analizzavano la storia del Romano Impero.

Vero è che nel XVIII secolo studiosi attenti il più delle volte non trovavano alcun riferimento a fatti, luoghi cose e uomini dell’antica Roma, ma solo narrazione di parte utile a innalzare l’eccellenza di cose e persone fuori dal tempo i luoghi e i fatti.

Oggi dopo i Romani tocca allestire le diplomatiche per gli Arber, certamente sarà più semplice di quelle realizzate per i romani nel XVIII secolo, vista la tecnologia multimediale che corre in nostro aiuto.

Importante è iniziare, chi si vuole prodigare è bene sapere che la platea è ampia, per adesso la scansione è stata avviata su M. Angelo Francesco, la più urgente, in quanto,  produce ingannevoli episodi malevoli, esposti come genuini.

In questo caso le cose emerse sono gravi e particolari, la speranza vorrebbe che il campanilismo si spenga e ogni cosa, sia depositata nei luoghi di pertinenza, e le eventuali effigi in memoria  rimosse, specie se vergogna di marineria emersa in estate sotto il sole in calura di morte.

Un’ultima nota si vuole citare brevemente, per non allungare questa nota: i centri antichi di minoranza Arbër, ovvero il nucleo originario quello fatto dei quattro rioni tipici, non ha bisogno di misure fuori dal tempo.

Sappiatelo tutti senza escludere nessuno, il Centro antico, non ha bisogno di artefici in colore, tegole o infissi per rivitalizzarli, essi già contengono vivi i cinque sensi della nostra identità locale, basta solo far emergere le cose dei momenti di vita vissuta.

Sappiate che forme e sentimenti prendono vita non con segni e invenzioni alloctone affrancate e costruite senza ragione storica su intonaci moderni, giacché, serve avere consapevolezza delle cose e le attività dei nostri avi, i quali hanno sparso tanti germogli lungo le strade le piazze e le porte della nostra identità, conservati nel cuore nella mente e nell’animo di ogni Arber, come consuetudine insegna; a noi oggi solo il compito di farli germogliare.

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  • [339 9048616]

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