Archive | agosto, 2019

“LA SALITA DALLA SAPIENZA”  (discorso - X° - Integrazione e Inclusione).

“LA SALITA DALLA SAPIENZA” (discorso – X° – Integrazione e Inclusione).

Posted on 31 agosto 2019 by admin

X- Integrazione e InclusioneNAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Ho visto la roccia contro la quale impattano, da diversi secoli, quanti cercano di scrivere, raccontare, cantare e ballare, deturpando scientemente  il consuetudinario storico che senza soluzione di continuità tiene uniti gli arbëreshë, dai tempi della capitale Costantinopoli.

Nonostante ciò, a essere riconosciuti quali guide sicure delle rotte arbëreshë, non sono quanti navigano in quest’oceano colmo d’insidie, seguendo le costellazioni, ma il gregge di naviganti inconsapevoli dell’imminente bagliore d’impatto.

È giunto il tempo e non esistono proroghe o domani, bisogna al più presto realizzare un progetto d’indagine storica, il cui tema siano le politiche di conquista e dell’economia perseguite da Principi, Cavalieri, Armatori, Dogi, Sultani, Papi e Re.

L’azione deve tenere alto l’interesse verso il periodo dell’integrazione tra gli emigranti e le genti indigene, le frizioni che sono state ignorate per secoli dai regnanti, sino alla fase dell’inclusione iniziata con i liberi pensatori del 1799.

È urgente attivarsi a produrre un progetto culturale di ricerca, realizzato all’interno della regione storica, con la piena consapevolezza dell’inclusione, comunicando, scambiando e ponendo sul tavolo informazioni comuni, dove a prevalere sia intersoggettività tra gli addetti e non lo sterile personalismo idiomatico, noto per i danni prodotti, nonostante tante eccellenze del settecento e dell’ottocento lo avessero deliberatamente ignorato.

Quando si attuano iniziative sulla base dell’inclusione, ovvero, fare le cose assieme, fornendo diffusamente e senza preconcetti gli strumenti idonei a partecipare alle attività, senza creare barriere, limiti o confini culturali di genere, il fine mira a dare certezze forti, condivise e senza prevaricazioni.

La parola d’ordine è “inclusione”, piuttosto che “discriminazione o esclusione”, soprattutto, verso quanti portano argomenti nuovi, avendo avuto grande educazione personale e professionale, per il lascito alle nuove generazioni, le stesse a cui urge fornire certezze della storica minoranza.

Tutto ciò per confermare che le tappe storiche della regione diffusa, non appartengono a nessun dipartimento, scrittore, amministratore, strimpellatore o genere di autore, che “a torto”, ritiene più opportuno impedire che i legittimi prosecutori minoritari, abbiano idonei strumenti per proseguire  senza errori e armonia con le proprie radici.

Oggi ciò che appare sono cose senza senso, prive di applicazione in nessun anfratto territoriale di tutta la regione storica e quanti portano avanti simile esperimenti, ritenendole “genuine prelibatezze sotto olio” non avendo consapevolezza che l’olio protegge per breve tempo e poi degenera, quindi o sono in mala fede o fanno finta di vendere prodotti ritenendo che tutti noi siamo abituati a cubarci culturalmente di trapesati.

Non è più sopportabile a oggi parlare raccontare disquisire e illuminare inutilmente un paradiso terrestre dove solo poeti scrittori cavalieri e ogni sorta di giullare ha fatto solo la cosa giusta senza peccare, credetemi non è cosi!

Egregi professori, ricercatori, sindaci, presidenti, amministratori tutti, laici e clericali, è giunto il tempo di confrontarsi, non per una mera polemica disfattista, ma costruire la storia degli arbëreshë, secondo quel l’enunciato unitario: la storia una e indivisibile.

La regione minoritaria diffusa oggi si mantiene su piccoli esperimenti, come le sagre estive, in cui i partecipanti si recano per vivere un momento di confusione, giacche gli inquieti riferimenti storici divulgati non trovano nessuna dimora, per la quale l’ospite trova giovamento ed eccellenza per ritornare.

La meta da perseguire deve mirare all’ordine storico l’unica e sola strada che conduce alla caratterizzazione, sotto ogni punto di vista sia laico e sia clericali, solo in questo modo potrà terminare la deriva intrapresa che deteriora e sciupa ogni cosa.

Non è concepibile andare avanti indagando i centri storici con mere edizioni, di personaggi, di onciari, di astronomia, di capitoli, di prodotti locali, mai riferibile e certificati nel territorio, oltre a ciò, non bisogna dimenticare i sciagurati prodotti editoriali, di una scrittura mai esistita, questa in specie persegue i principi di una crociata mai terminata e immaginata dopo la prima metà del XV secolo, scrivendo e transgenderando in shëkipë costantinopolitano.

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“LA SALITA DALLA SAPIENZA”  (discorso - III° - Gjitonia: il luogo dei cinque sensi arbëreshë)

Protetto: “LA SALITA DALLA SAPIENZA” (discorso – III° – Gjitonia: il luogo dei cinque sensi arbëreshë)

Posted on 17 agosto 2019 by admin

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“LA SALITA DALLA SAPIENZA”  (discorso - XIV° - Rispetto)

“LA SALITA DALLA SAPIENZA” (discorso – XIV° – Rispetto)

Posted on 13 agosto 2019 by admin

RispettoNAPOLI (di Atanasio Pizzi) –  Gli uomini più illustri non sono ritenuti tali perché fratelli, amici, parenti e Gjitoni usano divulgare il loro sapere, giacché, le gesta del loro lume è irradiato come la luce del sole quando segue la notte che vorrebbe negare i domani.

I fatti non cessano di esistere solo perché in troppi li ignorano, piuttosto, sopravvivono nella memoria silenziosa degli studiosi e quanto prima si presentano alla rimozione dell’immaginario collettivo, d’improvviso, chiedendo ragione dell’accaduto e del perché si è scelto di ignorarli.

Tracciare un itinerario coerente con oggetto gli uomini, i luoghi e gli eventi che hanno come protagonisti i minoritari della diaspora, è un’attività laboriosa e richiede esperienze multidisciplinari non comuni, tuttavia, ciò che più duole sono le energie che bisogna impegnare per divulgare le nozioni all’interno dei canali divulgativi locali, le cui giunte sono composte da: ndrikule, famulë e shigniagnërà.

Come oltrepassare questa cortina e stendere alla luce del sole il proprio lavoro, non è semplice, in quanto, occorre avere pazienza e attendere che si alzi il vento e demolisca i castelli di carta.

Gli stessi che da troppo tempo innalzano illustri cattedratici, pensionati e ogni sorta di provetto alchimista, tutti questi dall’alto delle proprie isole ecologiche di riciclaggio, preferiscono sotto false vesti, risalenti al 1955, riproporre come hanno fatto alla vigilia del 1999, enunciati altrui , come quelli della psicoanalista e antropologa, “la vera madre di questa ricerca”  che qui di seguito si riporta il frammento più saliente.

Vicinato: Nella complessa strutturazione urbanistica è quasi sempre  ben  delineato  nei  suoi  confini topografici, comprendendo il gruppo di case disposte intorno ad una piazzetta o cortile nel quale si svolge quasi in comune gran parte della vita dei bimbi, delle donne e,  in misura minore, degli uomini. Gli abitanti di queste case sono legati a un’infinità di piccole regole di vita comune, si aiutano a vicenda, si controllano, sanno tutto di ciascuno degli altri ed hanno in genere rapporti molto familiari e di carattere diverso da quelli che esistono tra famiglie amiche o legate da vincoli di comparaggio, parentela.”

A ben vedere tornano familiari i sostantivi, porta, affaccio, piazzetta, cortile, parentado, vicino e così via dicendo, eppure la dottoressa nel 1955 parlava di altre realtà culturali e quello che più conta non ha mai scritto, accennato e trattato gli arbëreshë in questo suo lavoro di ricerca.

Tuttavia, come per incanto, se alla parola Vicinato, nel frammento su riportato, cosi come nell’intero trattato, si sostituisce la parola Gjitonia il gioco è fatto e il discorso diventa argomento per gli arbëreshë, facile da pubblicare e diffondere ai quattro venti della loro “Nazione Arbëria”.

Lo stesso principio si può adoperare con le gesta dell’Eroe Nazionale Albanese, importato in regione storica, riverito e innalzato agli onori della storia con il volgare appellativo imposto dai turchi e sotto le armature  del Pascià  a quei tempi, toglieva le vite ai cristiani e quindi anche agli arbëreshë.

La storia, quando la si racconta deve seguire identicamente lo svolgersi degli avvenimenti, con dovizia di particolari, secondo l’ordine originario, avendo cura di leggerla senza interpretazioni a uso e consumo dei tempi che corrono o le preferenze locali.

Non si può realizzare frammenti di storia, tanto meno basta recarsi in pellegrinaggio dal “cappellaio matto” e ramazzare documenti, per ritenersi storici al fianco di mugnai e banditori.

Motivo per il quale è bene sottolineare alcune nozioni fondamentali; a nove anni Giorgio Kastriota, fu sottratto per ricatto all’affetto dei suoi genitori, i quali per non soccombere assieme alla popolazione rintanatasi nella fortezza, preferirono cedere per ricatto la discendenza ereditaria maschile, dei quali Giorgio era il più giovane, anche se all’età di soli nove anni aveva un fisico possente e secondo gli osservatori dell’epoca ne dimostrava almeno venti.

Alla morte del padre, nel 1443, per una serie di vigliacche sciagure indotte, dal pascià, tipiche dei turchi, i tre fratelli più adulti perirono, lasciando la discendenza, a Giorgio; quest’ultimo anche se per soli nove anni era cresciuto secondo le rigide regole del Kanun, non  facendosi mai  soggiogare, iniziò così come sancito in quel codice che i turchi ignoravano, perché ancora non scritto, la strada per onorare la sua famiglia. 

Altro dato interessante che viene  diffusamente ignorato dagli storici, sono le vicende guerresche che accomunano Giorgio Castriota a Vlad III di Valacchia, più noto come “Conte Dracula”, anche quest’ultimo subì le stesse angherie e appena libero divenne un acerrimo nemico dei turchi.

I due condottieri erano legati dai patti di mutuo soccorso familiare dell’ordine del Drago, vero è che Vlad III, in punto di morte affido la di lui figlia alle cure della moglie di Giorgio Castriota che viveva a Napoli, questa per onorare quel patto, fece da madre alla piccola sino all’età di maritarsi.

La scuola Sofiota l’unica ad aver avuto coerenza degli eventi storici, per tutta la regione storica diffusa, ha seminato semi di rara bellezza segnando, diversamente dai cultori delle sintesi, il periodo arbëreshë del valoroso condottiero con “Via Castriota” e nessun aggiunta volgare di estrazione turca.

Purtroppo, l’allontanamento dalle attività a stretto contatto con la terra, seguendo una illusoria meteora di benessere sociale, ha fatto si che il mestiere di contadino, sia stato accantonato, motivo per il quale, oggi distinguere quali siano i semi originari da quelli geneticamente modificati è un’arte molto difficile a cui solo un numero ristretto di addetti sanno dare risposte certe.

Tutto non è perduto, giacché il buon senso non ha smesso di scorrere nel corpo e nelle menti de “figli buoni arbëreshë” e quanto prima potremmo vedere nei campi diffusi della regione storica, i prodotti dell’antico consuetudinario, che non è avena Albanese, proposta da giullari, economisti e trebbiatrici con le rotelle sgranate, ostinandosi, dal lontano 68 del secolo scorso, a far germogliare in grano. 

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“LA SALITA DELLA SAPIENZA”  ( discorso VIII° - triade mediterranea vite, cereali e ulivo)

Protetto: “LA SALITA DELLA SAPIENZA” ( discorso VIII° – triade mediterranea vite, cereali e ulivo)

Posted on 05 agosto 2019 by admin

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“LA SALITA DALLA SAPIENZA”   (discorso - V° - Inculturazione)

Protetto: “LA SALITA DALLA SAPIENZA” (discorso – V° – Inculturazione)

Posted on 04 agosto 2019 by admin

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