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L'ESEMPIO DI FALCONARA ALBANESE

L’ESEMPIO DI FALCONARA ALBANESE

Posted on 29 gennaio 2022 by admin

Falconara AlbaneseNapoli ( di Atanasio Pizzi Basile) – Falconara Albanese, è un paese Arbëreshë della Provincia di Cosenza, allocato tra le colline che a est degradano verso la valle del Crati e a ovest scendono sulle coste del Mar Tirreno.

Unico paese della Regione storica Arbëreshë, disposto come un faro a servizio dei naviganti del tirreno cosentino; il paese fa parte degli oltre cento che dal XIII secolo sino al XVII, furono accolti in casali disabitati, bel accolti degli amministratori di quelle terre, in ascesa economica, che risultavano essere privi di residenti.

Assunse per questo il nome di Katundë, diversamente da casali, borghi e altro genere di appellativo aggregativo, divenendo uno dei cento e nove centri, dove da sei secoli lingua, consuetudini, metrica canora, genio locale e religione vivono senza incutere prevaricazioni estreme all’ambiente naturale.

Tutti i centri abitati di simili origini sono allocati ben distanti da zone paludose in forma altimetrica e di orizzonte, diffusamente distribuiti in specifiche linee strategiche in sette regioni dell’Italia meridionale, quali: Sicilia Calabria,Lucania, Puglia, Abruzzo, e Molise.

La loro disposizione, da luogo a ventuno macro aree, il cui insieme diffuso oggi è identificata: “Regione storica Arbëreshë”, unico modello di accoglienza e integrazione,  più solido e longevo del Mediterraneo.

Falconara Albanese, per la sua posizione, rappresenta il faro arbëreshë del mediterraneo sulle dormienti acque del Tirreno e grazie alle sue caratteristiche geo morfologiche e ambientali divenne campo ideale per la pratica venatoria basata sull’uso di falchi o altri uccelli rapaci per catturare prede.

Il Katundë rappresenta per la macro area Sanseverinense, la pietra miliare, dove convergono le due arche abitative, che dallo Jonio attraversando il pollino la Sila greca, le articolate colline della Mula, si aprono come d’incanto sulle limpide acque del mar tirreno della Calabria Arbëreshë.

Il centro come gli altri, un tempo provincia citeriore, nasce a seguito della morte dell’eroe che guidava i governarati Arbanon, Giorgio Castriota, comunemente denominato Scanderbeg.

Va sottolineato diversamente dalle leggende comuni che contano migrazioni, dal 1469 al 1502 intervallo storico che segna la presenza della moglie di Giorgio, Donica Arianiti Comneno, a Napoli, secondo il patto dell’Ordine del Drago, di cui facevano parte anche i regnanti del regno di Napoli e le famiglie di dei Castriota e dei Comneno.

L’ordine del drago legava sia i regnanti delle terre prospicienti il fiume adriatico sino al mar ionio, questo consentì nei vari dialoghi in vita, di tracciare “Arche strategiche” immaginate dallo stesso Giorgio Castriota al re di Napoli nella sua visita del 1462 in Napoli.

Dopo la morte dell’eroe Arbanon, la discendenza dei Sanseverino era passata al figli di Luca Bernardino il quale diversamente dal padre terminava le sue prospettive future, non alle coste ispaniche, ma si fermava in quelle più a breve distanza francofone.

Questa come altre nel meridione è la ragione per cui, avere minoritari capaci di incidere perché stradiotti, (soldati contadino), negli ambiti della provincia citeriore cosentina vennero accolti numerosi migranti, rendendo la Calabria intera un luogo sicuro come lo era solo la parte più a sud: il Granducato di Calabria.

Il paese di Falconara è l’espressione del costruito storico tipico degli Arbanon, quattro rioni tipici, dove si allocarono famiglie allargate secondo le strategie non scritte del Kanun: Kishia, Bregu, Sheshi e Katundë, sono il riassunto di un modello che in altra sede sarà argomento privilegiato.

Transitando ancora oggi attraversando rioni, che appaiono sinteticamente in forma di tortuose e strette vie avvolte dalle tipiche dimore, si coglie subito l’essenza del modello difensivo e sociale denominato Sheshi, fioritura caratteristica dei cinque sensi arbëreshë, sensazione del fare antico irripetibile, importato delle colline dell’ Albania dell’epoca della migrazione.

I quattro rioni originari del centro antico, sono realizzati, secondo un apparente disordine, il cui fine mira a far procedere lentamente, rendendo i luoghi, perennemente palcoscenico di confronto, tra minoritari e indigeni ospiti, la natura, senza adoperare elevati murari prevenzione di scontro o adoperarsi per fare fossati o realizzare porte in difesa.

Il lento progredire seguendo i ritmi e la metrica del canto di genere, tipico di questo popolo, scrive nel cuore e nella mente di ogni arbëreshë, ( cosi come oggi ai turisti della breve permanenza) la rapsodia di storie non scritte; unica difesa invalicabile, la vera difesa dell’identità che solo il costruito degli sheshi, non ha smesso da secoli di tutelare.

I modelli abitativi, le strade, gli orti botanici, diventano il processo del genio locale per confrontarsi con la natura; prima in forma estrattiva, poi additiva e in fine compositiva in elevato solido come i presidi bizantini, l’esempio del costruito circoscritto da emulare.

Prima Grotte, poi Katokj, in seguito Moticelie, a cui in elevato furono affiancati profferli per il frazionamento;  in fine Palazzi, sono la sintesi dell’edificato con il progredire sociale ed economico del piccolo centro, il vero protagonista espressione materiale del luogo Katundë, protagonista assieme all’ambiente naturale, la risorsa agro silvo pastorale del progredire condiviso; Arbëreshë Indigeni locali e Ambiente Naturale attorno alla pietra miliare che si innalza  per diffondere ristoro dal sole e dal vento, per procedere in comune convivenza.

Poi arrivano le cose di oggi, a noi il dovere di seguire le orme del passato, senza rinnegare il presente e preservare le cose dell’antica identità Arbëreshë, per un futuro condiviso, in linea con le cose che tempo natura e uomini ci ha lasciato in eredità.

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