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LETTERA AD UN AMICO

LETTERA AD UN AMICO

Posted on 16 aprile 2018 by admin

LETTERA AD UN AMICO_oNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Egregio Italo tu sei un amico per cui se esagero in questa mia ti chiedo di perdonarmi, assieme ad altre persone che eventualmente si possono sentire coinvolte, tuttavia consentimi lo sfogo: gli archivi Coronei originali sono a Napoli, ma anche se fossero a Barcellona, Venezia, Catanzaro Lido o in ogni dove, di cosa vogliamo discutere, se fino a ieri sera, sui canali multimediali si esprimono pareri a dir poco paradossali sulle Valje, facendo apparire la regione storica come il paradiso terrestre, dove tutto è legato ai festeggiamenti di un’improbabile battaglia dal Castriota.

Ti rendi conto quale inconsapevolezza vige all’interno della R. S. e su quale piano di formazione si basa; si racconta ancora di Gjitonia come “il luogo delle porte” d’inesistenti dimore, e personalmente ti confesso che ogni volta impietrisco e non riesco a immaginare, quali porte riferivano i ricercatori di fine secolo, se gli arbëreshë avevano gjitonia anche quando vivevano in anfratti naturali o isolati dal resto del mondo in pagliai.

Nel convegno di Civita del 2015 mentre parlavo di Gjitonia, Regione Storica e Valje, notai con quale interesse, accoglievano le mie ricerche quanti avevano diffuso tali inesattezze, questi, invece di ascoltare e rendersi conto del danno prodotto, voltarono le spalle, portando ancora conservato intatto nelle cesta il loro malevolo bagaglio.

Anche tu nei mesi scorsi volevi confrontare le tue ricerche con le mie, ma hai preferito seguire altre rotte, personalmente non condivido, preferisco interlocutori formati e titolati negli istituti Italiani, dove si studia con metodo e garbo la storia.

Caro Italo è terminato la stagione delle inesattezze, i ieri sono terminati, ci attendono solo i domani, è giunta l’ora di fare sul serio, innalzare legato a un bastone il documento, la capitolazione o il fascicolo ritrovato, non serve a nulla, tantomeno richiamare al capezzale esperti provenienti da est, quell’est che agli arbëreshë non ha mai dato nulla ne difesi.

La regione storica, “che conosco bene avendola inquadrata tutta all’interno di un progetto multidisciplinare” ha tutti i pezzi per comporre la propria storia, bisogna solo sedersi e sagomarla con le priorità, l’educazione e il rispetto che sino a oggi sono mancati.

Noi non abbiamo bisogno della statua di Castriota per identificare l’origine, abbiamo un elenco interminabile di valorosi Arbëreshë, che attendono il giusto palcoscenico per apparire, i Castriota sono terminati con la morte di Irene il 15 settembre del 1565 l’unica erede di Giorgio, “il nostro Giorgio”.

In arberia il dovere ci impone di apporre altri busti, pietre e bronzi duri come la fede che avevano i figli nati nei territori paralleli ritrovati e innalzati agli onori degli annali europei, in campo intellettuale della scienza esatta, dell’editoria del XVIII e del XIX secolo:

Molti di essi sacrificarono le vite per una giusta causa di liberta, con il solo fine di credere in certi valori, gli stessi che continuo e porto avanti qui da Napoli, “dove mi hanno ordinato di badare ai miei cibori”, in quanto, li da voi avete/hanno altri fini da perseguire, come  libere interpretazione di una storia fatta di protagonismo e private interpretazioni.

Sicuramente qualche grande cultore sarà sacrificato per le nozioni diffuse in passato, ma noi che cerchiamo la verità storica non possiamo fermarci davanti a nessuna icona disegnata male e interpretata peggio; se sono stati commessi degli errori, chi lo ha fatto si assume la paternità e la responsabilità storica e non certo per questo, dobbiamo rendere orfani le nuove generazioni Arbëreshë delle giuste nozioni.

Noi, in quanto, eredi degli arbëreshë del XV secolo, siamo i conservatori unici di un codice antico, sino a poco tempo addietro pconservato egregiamente, oggi non dobbiamo rovinare tutto per esaltare, difendere chi ha sbagliato e continua a farlo per fini oscuri, oltretutto immaginando ancora crociate moderne e paradisi fatti esclusivamente di nobili cavalieri e uomini senza macchia.

 

Thanasi Piçi ghë arbëreshë                                                                               Napulë 2018-04-16

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