Categorized | Architettura, In Evidenza

ARCHITETTURA CONDIVISA

Posted on 23 novembre 2013 by admin

CondivisaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Ha avuto luogo nei giorni scorsi, nella Sala Consiliare della Provincia di Napoli, nel Complesso monumentale di Santa Maria La Nova, una tavola rotonda cui hanno partecipato amministratori Partenopei e Catalani della città di Barcellona, affiancati da eminenti architetti.

Il dibattito verteva sulle esperienze per la valorizzazione del territorio metropolitano, in particolar modo, quello della capitale Catalana che negli ultimi decenni è stata protagonista di uno sviluppo architettonico e urbanistico riconosciuto dalle istituzioni di tutta Europa.

Durante il dibattito, l’analisi fatta da un noto architetto partenopeo, ha messo in luce gli aspetti che hanno contribuito a ottenere risultati così brillanti.

Sono, gli stessi modelli a cui si potrebbe ipotizzare di adottare  negli ambiti di quella che s’individua come la regione storica d’arberia, con il fine di dare solidità alle labili scelte che ormai da troppo tempo non offrono più riferimenti agli agglomerati urbani dalla minoranza.

I risultati ottenuti dai tecnici e dagli amministratori barcellonesi, fondano le proprie radici sul presupposto che non esistono ambiti di maggiore o minore interesse e che il progetto non è prerogativa di una sola parte della popolazione, giacché, solamente se essa viene da tutti condivisa attraverso manifestazioni ed eventi nel corso dell’iter dall’idea, al progetto, sino alla sua messa in opera, verrà accolta e farà parte dell’intero sistema sociale.

Quando in fine l’opera in senso lato è realizzata, non diventa un elemento ignoto con cui nessuno sa riconoscersi, infatti, le manifestazioni e gli eventi durante il corso della messa in atto servono a convivere e fare in modo l’evento diventa il momento dell’accoglienza.

Diversamente nei territori della regione d’arberia, non aleggia nemmeno la teoria idiota secondo cui esiste solo l’ambiente, naturale, che almeno avrebbe prodotto inconsapevolmente conservazione, ma si promuovono programmi e progetti egocentrici che producono danni irreparabili, affievolendo l’immenso patrimonio linguistico  consuetudinario caratteristica della minoranza.

L’unica cosa che tutta la popolazione minoritaria condivide è la vergogna del personalismo politico clientelare, volontà perversa che ha come riferimento prioritario “l’idiota capacità storica circoscritta” nel mettere in atto manifestazioni, eventi e progetti senza alcun rapporto e condivisione con i fruitori, innescando il processo che confonde le memorie storiche rimescolando inconsapevolmente quelli che una volta erano ritenuti solidi riferimenti.

La città di Barcellona e la sua provincia hanno raggiunto risultati in pochi decenni che nessuna città europea ha avuto eguali, si è giunto a tale risultato nonostante la Spagna intera per decenni ha vissuto un regime che non gli consentiva di poter emerger in alcuna disciplina, ma i Catalani, un popolo caparbio, questa rinascita l’ha preparata in silenzio e con tanta dignità mandando i propri figli a frequentare le Università più rinomate di tutta Europa e quando il regime ha avuto il suo corso naturale, i Catalani non hanno dovuto fare altro che mettere a frutto le capacità acquisite dai propri figli.

Queste considerazioni raccontate dal presidente della provincia della Catalogna mi hanno fatto molto riflettere e immaginarle riversate negli ambiti in cui ho avuto i miei natali.

Personalmente mi auspicio che la prossima estate anche per il piccolo paese della Sila Greca, possa ripetersi quella svolta che ha portato i catalani a essere ritenuta l’etnia più moderna d’Europa, non solo per i risultati acquisiti nella vivibilità dei propri ambiti, ma anche per la capacità di valorizzare la propria identità.

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË