Archive | In Evidenza

L’arberia

Posted on 29 dicembre 2013 by admin

Larberi1NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’arberia fonda la propria esistenza su due elementi che la rendono particolarmente affascinante; il reale, riconducibile a tutto quello che appare, attraverso le innumerevoli manifestazioni viziate atte a dilapidare certezze; l’altro aspetto irreale, rappresenta l’essenza pura difficile da interpretare, quindi di non facile manomissione, riconducibile nei tanti gesti, riti, e consuetudini della millenaria storia arbëreshë.

Due aspetti che coabitano e mantengono in vita la minoranza; facce della stessa medaglia, che portano, incise le diffuse favole della sua storia, da una parte e dall’altra, la matrice che con garbo tramanda solidi valori.

Arberia, trattato di vita, regola, teorema, funzione dell’anno solare; respirati, avvertiti e vissuti solo da chi conosce l’essenza di questo popolo.

Aspetti della metrica del canto, che da un lato consuma le cose materiali e dall’altra difende le cose immateriali.

Sono stati tanti quelli che, a vario titolo, hanno cercato di riassumere per grandi linee o con veri e propri trattati, la storia degli albanofoni ma senza mai venirne a capo in maniera decente, come pure è vastissimo lo scenario di chi ha copiato e divulgato frammenti di storia senza alcun ragionevole confronto con le realtà contigue.

Vero è che a oggi le uniche informazioni che possano ritenersi tali e fungere come riferimento per le caratteristiche sociali e abitudinarie della comunità arbëreshë sono: Il Discorso Sugli Albanesi pubblicato nel 1807, i di cui manoscritti sono stati realizzati dal 1765 al 1799 e conservati nello studio di via San Sebastiano in quelle che si individuavano come le case dei Correale; le emergenze architettoniche ancora in vita; e Il Kanun, che in forma scritta, lo si trova per la prima volta nel XV secolo, formatosi sull’iniziativa di Leke Dukagjini;.

Questi sono trattati di largo spessore per l’etnia perché forniscono la condizione degli arbëreshë sparsi nei territori del regno partenopeo e quella degli albanesi in terra d’origine.

Leggendoli con attenzione, si possono cogliere le tappe sociali e lo stato in cui vissero gli albanesi, da queste si possono trarre le certezze su quale sia stato il percorso che ha reso possibile la permanenza, l’integrazione, e la salvaguardia dell’idioma degli arbëreshë nei territori ritrovati.

L’Arberia è da ritenersi una regione che fonda la propria diversità nella linguistica, nella religione e nel consuetudinario nonostante il continuo confrontarsi con le realtà indigene e quelle dominanti.

Tutto ha inizio con l’instabilità politica sociale e religiosa dei territori di origine, individuati come il crocevia delle diaspore dell’est Europa, questa costrinse gli albanesi a continue migrazioni, prima negli ambiti della stessa Albania e poi in approdi extra territoriali.

Alla fine del XV secolo, la politica, identificabile nei buoni rapporti di Giorgio Kastriota con i regnanti partenopei; la religione, di rito Greco-Bizantina, radicata nel meridionale bizantino riconducibile ai presidi del rossanese; il parallelismo orografico dei territori collinari, furono i motivi trainanti della scelta di abbandonare le terre natie e dirigersi verso il meridione d’Italia.

Gli Arbëreshë approdati nelle rive della sibaritide si avviarono verso le zone collinari dell’interno, nei territori dai Principi Sanseverino di Bisignano e s’impegnarono con tutte le risorse che li rendevano unici nel rapporto mutualistico con il territorio e simili a quelli Albanesi.

I compiti loro assegnati nelle prime capitolazioni, di cui rimangono rare tracce, secondo regie disposizioni miravano innanzitutto a segnare il territorio, con il fine di inviare un segnale netto ai pirati che incrociavano lungo le coste dello Jonio.

In questa prima fase, gli arbëreshë, si adoperarono anche a bonificare un territorio impervio, privo di strade, devastato dagli innumerevoli corsi fluviali, paludoso nelle aree estensive e per una moltitudine di calamità naturali, reso improduttivo, in fine misero a dimora produzioni intensive.

Il periodo in cui gli albanofoni assunsero l’onere di assolvere queste due emergenze, viene  erroneamente ricordato come la fuga dalle gabelle, della delimitazione urbana, del basto e delle intercessioni della figlia del Kastriota con il governo partenopeo.

In questo intervallo storico i Sanseverino di Bisignano ristabilirono il controllo del territorio dalle incursioni e nello stesso tempo venne instaurato l’ideale mutualistico rapporto di cooperazione con gli ambiti intensivi che vennero messi in produzione.

Richiesto e ottenuto, attorno al 1538 l’integrazione di nuove capitolazioni, il permesso di costruire case in pietra, gli arbëreshë innalzando le modeste dimore all’interno dei loro presidi recintati, dando inizio d’ora in avanti, allo sgretolamento della solida cellula familiare allargata, in quello spazio che l’aveva sempre protetta; sheshi.

A  metà  del  secolo XVI, quando i principi Sanseverino di Bisignano avviarono il processo di rilancio dei loro territori, dopo la carestia e la peste, i terremoti che avevano sterminato gran parte della popolazione, nei paesi che diverranno i luoghi albanofoni, si contavano non più di una casa in muratura per ogni casale e non superando neanche la cinquantina, i casali minoritari, il territorio sicuramente appariva naturale e incontaminato.

Più che luoghi costruiti essi rappresentavano luoghi di aggregazione, in cui il riferimento edilizio era rappresentata dall’unica Kaliva in muratura, dalla chiesa e dalle capanne in paglia, vista l’estensione del territorio di riferimento si può facilmente dedurre l’irrilevante presenza del costruito rispetto al paesaggio naturale .

La caratteristica dei nuovi abituri di origine albanofona era rappresentata dal gruppo famigliare allargato che costruiva e modificava il territorio in maniera diffusa, insediandosi secondo schemi prestabiliti, nei tre ambiti della Calabria citeriore e precisamente quelli collinari della Sila Greca, del Pollino e della Mula che abbracciavano le valli dell’Esaro e del Crati.

Il visitatore odierno, di quel grande vuoto edilizio non può certo avere percezione, anche perché per cinquecento anni, sino al rilancio economico degli anni, sessanta, in queste aree si sono evoluti, modelli abitativi funzionali all’economia del territorio e nella più assoluta conformità di materiali, tecniche e tipologie edilizie.

Il rilancio del modello industriale e la differenziale capacità economica tra il nord e il sud dell’Italia sono diventati la spia di una crisi più generale del rapporto tra le comunità e il loro spazio di vita.

Un processo così capillare da apparire inarrestabile, verso il quale nessuna istituzione pone rimedio, ormai, così diffuso e radicato da costituire una grande metafora della crisi più generale e complessiva della Calabria interna.

A fronte di ciò, gli ultimi censimenti ci raccontano di un vero diluvio di case, questa volta nuove, per lo più grandi, isolate e disperse nelle periferie dei villaggi, quanto le vecchie erano accentrate e compatte, estranee per forma e sostanza costruttiva al loro contesto, tanto quanto le precedenti erano pensate  e costruite  sulla  misura  locale.

Assistiamo così al paradosso storico di paesi minoritari che crescono mentre si svuotano, che aggiungono case a case, occupando gli orti periurbani mentre la gente se ne va.

Il recinto e lo spazio vuoto tendono a contrarsi a vantaggio del pieno rappresentato dalla cellula edilizia.

Lo spostarsi dell’equilibrio dalla proto-industria all’industria determina distinzioni più nette tra spazio della produzione e luoghi della trasformazione e del consumo domestico.

Le attività direttamente produttive non abitano in questi territori, né chi siede a capo delle comunità, è in grado di produrre progetti solidi, mirati ad avere un senso compiuto.

Un giorno si decide, irresponsabilmente, di svendere i propri ambiti, poi si rubano idee a coloro che di questa etnia hanno una lucida visione conservativa e allora si decide di realizzare: gli alberghi diffusi, rilanciandoli privi di progetti che abbiano solida applicazione e in linea con la storia d’ambito.

Rendere noti e fruibili i propri contesti, attraverso elementi che hanno fatto la storia dei minoritari come ad esempio, il recinto, in cui emerge la cellula abitativa, la casa come fabbricato, in cui far rivivere frammenti di vita, farebbe rivivere le essenze più intime d’arberia.

Il momento storico che viviamo va vissuto utilizzando al meglio tutte le risorse della diversità culturale a nostra disposizione, nulla può essere attuato senza progetti, essi non devono contenere chissà quali caratteristiche speciali, infatti, l’importante che abbiano quei piccoli segni della tradizione albanofona.

Commenti disabilitati su L’arberia

PAPA FRANCESCO, INCONTRA LA DELEGAZIONE DELLA SACRA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIA CRUCIS DI BARILE.

Posted on 19 dicembre 2013 by admin

Papa FrancescoBARILE (di Lorenzo Zolfo) – L’associazione nazionale Europassione per l’Italia è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco lo scorso 18 dicembre alle 10,30 in una piazza San Pietro gremita da migliaia e migliaia di persone. L’associazione nazionale Europassione per l’Italia, nata nel 2005, raccoglie oltre 30 associazioni su tutto il territorio nazionale che mettono in scena la Passione di Cristo con lo scopo di divulgare il messaggio di Gesù e far meglio conoscere le pagine più significative del Vangelo. E’ un’associazione senza fini di lucro e coordina le iniziative dei suoi membri per meglio rappresentare la forte tradizione italiana della sacra rappresentazione in ambiente europeo, aderendo a sua volta all’Europassione internazionale. La via Crucis di Barile e’ socio fondatore di questa organizzazione nazionale che sta presentando anche la propria candidatura per il riconoscimento della Passione di Cristo come buona pratica di salvaguardia per il prestigioso riconoscimento Unesco. La comunita’ barilese da oltre 400 anni mette in scena la passione di Cristo, considerata la più antica del Sud Italia era presente a Roma con una folta delegazione ( accompagnata dal parroco don Tommy, dal presidente della Sacra Rappresentazione della Via Crucis, Angioletta D’Andrea e dal socio, Francesco Di Tolve che ha svolto l’importante compito di recuperare i biglietti di ingresso a S.Pietro) per testimoniare a distanza di trenta anni dalla rappresentazione in piazza San Pietro della nostra passione davanti a Papa Giovanni Paolo II,l’attaccamento che i barilesi hanno alla propria passione e l’autentico valore di fede che questa rappresenta. In quell’occasione Papa Woytila si complimentò: “carissimi, mi compiaccio per la vostra tradizione ed auspico di cuore che la meditazione della Passione di Cristo sia invito a corrispondere generosamente alla grazia divina e a vivere con coerenza la vocazione cristiana”.Dalla Basilicata era presente anche la delegazione di Oppido Lucano che ogni due anni mette in scena la Passione di Cristo e che fa parte anch’essa di Europassione per l’Italia. “E’ stato un momento di grande commozione e partecipazione per tutti- riferisce Gianluca Paternoster, vicario e responsabile ufficio stampa di Europassione-per quello che rappresenta per ciascuno di noi Papa Francesco per il suo messaggio semplice,autentico e diretto al cuore come quello che Cristo ha mandato attraverso la sua Passione. Ancora una volta la tradizione popolare e la fede si uniscono nel rappresentare in modo semplice il piu’ bel messaggio che Cristo ci ha lasciato. Grazie Papa Francesco per aver dato voce a chi come noi crede che la rappresentazione della Passione di Cristo sia un autentico valore di fede”. Tra i presenti del gruppo di Barile, molti rappresenteranno personaggi biblici nella prossima Via Crucis 2014.Tra questi, Emilio D’Andrea, scrittore e giornalista, che probabilmente vestirà i panni di Pilato nella prossima Via Crucis: “Siamo partiti in piena notte con a bordo personaggi, organizzatori, famiglie e bambini: tutti uniti dalla fede in Cristo e dalla gioia di salutare l’amato Francesco, il Papa di tutti. Una mite giornata di sole, anche se nelle prime ore caratterizzata da un freddo pungente, che non ha smorzato l’entusiasmo nè voglia di partecipazione. Siamo una comunità devota alla Chiesa e ai valori Cristiani, oltre all’orgoglio delle proprie radici e delle proprie tradizioni, fra cui la significativa ed importante Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, che da oltre quattrocento anni si svolge a Barile nel periodo pasquale con i suoi circa cento venti personaggi viventi”.

Commenti disabilitati su PAPA FRANCESCO, INCONTRA LA DELEGAZIONE DELLA SACRA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIA CRUCIS DI BARILE.

Protetto: ARCHITETTURA GOTICA E RINASCIMENTALE

Posted on 16 dicembre 2013 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: ARCHITETTURA GOTICA E RINASCIMENTALE

TUTELA, SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ETNO ANTROPOLOGICO.

Posted on 12 dicembre 2013 by admin

QUALE TUTELA SALVAGUARDIANAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Ritengo che ottimizzare il titolo suddetto, basterebbe aggiungere la sostenibilità ambientale e materica, per realizzare il quadro di un’isola, in cui gli elementi del costruito e del non costruito seguono un percorso storico affine alle tradizioni e il gioco è fatto.

Ambiti conservati e valorizzati, secondo i dettami del buon restauro consentirebbero di possedere in maniera chiara e indelebile il percorso del patrimonio linguistica-consuetudinaria dell’etnia distribuito in maniera morigerata sul territorio.

Progetti messi in atto su basi certe e storicamente verificate, inseriti negli ambiti identificabili della minoranza, avrebbero potuto e dovuto rendere gli agglomerati, quelle isole felici che oggi si millanta di aver realizzato.

Purtroppo l’inadeguatezza politica, formatasi in questi anfratti collinari, l’incapacità di usare le tecnologie e la poca formazione storica dei tecnici, che hanno operato in questi ambiti, ha trasformato la sostenibilità di questi gioielli di architettura minore in cumuli e spianate architettoniche al pari dei presidi commerciali, con la differenza sostanziale del ritorno economico, che per i minoritari è un miraggio.

Invece di valorizzare e incoraggiare il turismo attraverso la diversità linguistica, storica e il modello consuetudinario, si volge lo sguardo verso politiche razziali o di edilizia fallimentare, senza tenere in conto l’economia sociale, il fine indispensabile cui giungere attraverso il rilancio delle tante eccellenze irresponsabilmente dissociate negli ambiti della regione minoritaria.

Oggi chi si reca in questi ambiti, alternativa dei paesi indigeni, quali e quante cose potrebbero attrarre la sua attenzione per indurlo a fermarsi? Personalmente ritengo che siano pari allo zero.

Nulla appare perché valorizzato o messo in evidenza con garbo, quello che apparteneva una volta a tutta la comunità ed era visibile, adesso è prerogativa di pochi, questi ultimi, avvolti dalla nebbia dell’ignoranza e del personalismo, si adoperano ad accumulare, conservare e fare propria ogni cosa, senza rendersi conto che estrapolare dai contesti ogni manufatto perde sia il senso che il valore.

Negli ultimi decenni l’abitudine di depauperare gl’irripetibili anfratti, associato al danno provocato dalle opere pubbliche che invece di sopperire a questa manchevolezza, ha ulteriormente degradato gli ambiti, ha fatto in modo che la soglia della devastazione sia stata esageratamente superata.

Un detto tipico della dice: tek merr e nëng vë nëng quëndron faregjë; dove prendi e non metti non rimarrà più niente, oggi siamo arrivati a questo dato di fatto.

Purtroppo ormai da troppo tempo si prende senza depositare mai nulla di concreto che possa ritenersi in linea con la storia, le abitudini e il vivere dei minori, la tendenza è di attingere distruggere, senza ripristinare gli antichissimi dettami secondo una logica storica comprovata.

Niente è legato coerentemente a un filo di storia, unico riferimento certo sono solo le annotazioni dei viaggiatori che dal settecento in poi hanno visitato in lungo e in largo questi borghi del sud; illustri, nobili e signori, tutti attratti dalle vicende storiche, venivano a documentare e rilevare le caratteristiche autoctone di questi ambiti che furono anche i luoghi natii di famosi letterati e scienziati dell’epoca.

Oggi non è più concepibile né ci possiamo permettere a inventare arcipelaghi minoritari, per poi sprecare le risorse affidandosi a inappropriati tecnici; magari bravi ad arredare la casa della signora Cuccurullo, tirare le somme di un computo metrico o tracciare le linee irrigue di un orto.

Non servono queste competenze se poi delle vicende minoritarie, attenendoci a quanto esposto, non lasciano alcun dubbio sulla inadeguatezza nello svolgere i temi di progetto giacché culturalmente impreparati.

Non si possono confondere le gjitonie con piazze collocate in altri ambiti, né ritenere che “la riqualificazione, caratteristica d’ambito va recuperata” o immaginare che la difesa del patrimonio storico sartoriale, incautamente e imprudentemente accumulato in locali inadatti, si possa attuare progettando banalissime vetrine, il cui utilizzo, a breve sarà quello di essere adoperate quali contenitori per portare tutto in discarica.

Progetti che si accaniscono infilzando anonimi corpi illuminanti su quella che un tempo era la strada più antica del centro minore, cui per l’inadeguatezza culturale, dei preposti, è stato sostituito incautamente il toponimo, (il personale auspicio è quello che al più presto sia ripristinato).

Ritenere che gli spazi d’ambito detti Gjitonie, si presentano di forma irregolare e andrebbero regolarizzate è una forzatura storica a cui è giunto il tempo di dare un freno, già in occasione della tragedia che interessò un intero paese fu messa in atto tale vergognosa linea di attuazione progettuale che definire demenziale è dire poco, continuare a fare uso di questo linguaggio mettendo in opera lo stesso principio sarebbe come commettere un crimine.

Il mio augurio è quello che a lavori iniziati sia richiesta una variante in corso d’opera e possano essere invitati a partecipare nel gruppo di lavoro chi è in grado di illuminare i bui progetti sino a oggi attuati, evitando con la prassi di correzione, di rendere ancor più povera quella regione, che tutti affermano, a parole, di voler proteggere, ma che i fatti raccontano ben altro.

Commenti disabilitati su TUTELA, SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ETNO ANTROPOLOGICO.

Protetto: ULIVI, CURA E NON TORTURA

Posted on 27 novembre 2013 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: ULIVI, CURA E NON TORTURA

ENRICO CUCCIA, UN GRANDE ECONOMISTA ARBËRESHË

Posted on 26 novembre 2013 by admin

CucciaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Enrico Cuccia nacque a Roma il 24 novembre 1907 da Pietro Beniamino e da Aurea Ragusa, il nonno paterno, Simone, era un noto avvocato siciliano di origini arbëreshë di Mezzojuso in provincia di Palermo, eletto in Parlamento dal 1882 per quattro successive legislature.

Il padre Beniamino, su consiglio e con l’appoggio influente di Guido Jung, agli inizi del secolo si trasferì a Roma, dove fu assunto al ministero delle Finanze.

Esperto di questioni fiscali e amministrative collaborò anche con, Il Messaggero, noto giornale romano allora controllato dall’Ansaldo dei fratelli Perrone.

Come la sorella, Enrico frequentò le scuole della capitale e terminato il liceo al Tasso e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, laureandosi col massimo dei voti nell’anno accademico 1929-30 sotto la guida di Cesare Vivanti con una tesi sui listini di Borsa e la speculazione.

È stato un banchiere italiano e rappresenta una delle figure di spicco della storia economico-finanziaria italiana del XX secolo.

Fu sposato con Idea Nuova Socialista Beneduce, figlia di Alberto, da cui ebbe tre figli, Beniamino, Auretta Noemi e Silvia Lucia.

Alla fine degli anni Venti la sua carriera iniziò con un triennio di tirocinio come cronista presso il Messaggero, che gli valse l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti.

Nel 1930 fu assunto a Parigi nella Banca Sud-Ameris, nel 1931 era passato in Banca d’Italia, presso la rappresentanza di Londra; nel 1934 era stato chiamato all’IRI alla cui testa vi erano due personalità formidabili come Alberto Beneduce e Donato Menichella; nel 1936, fu inviato dal sottosegretariato per gli scambi e per le valute in Africa orientale italiana con l’incarico di creare le delegazioni del sottosegretariato e con quello informale di stroncare un traffico clandestino di valute.

Enrico Cuccia lavorò in Africa orientale italiana insieme al suo collega Giuseppe Ferlesch sotto le direttive di Alberto D’Agostino, capo della direzione generale delle valute  e sottosegretariato, al vertice del quale c’era Felice Guarneri.

Il suo lavoro fu accolto favorevolmente in Italia e il 1 luglio 1937, ritornato in patria per qualche giorno, fu ricevuto insieme a Guarneri da Benito Mussolini, quell’incontro venne evidenziato da un articolo apparso sul Corriere della Sera , nel quale si leggeva che: Il Duce elogiava il dottor Cuccia per il lavoro compiuto in circostanze particolarmente difficili.

Si trattava di un segnale, sottinteso ma chiaro, destinato a chi premeditava di attentare all’incolumità di Cuccia e diretto al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani e al suo entourage che non avevano gradito le intromissioni del giovane funzionario in una gestione amministrativa che Cuccia sospettava fosse caratterizzata da gravi irregolarità finanziarie e da un’interessata tolleranza nei confronti dei trafficanti di valuta.

Nonostante la situazione disagiata e pericolosa nella quale visse durante il periodo di permanenza in Africa orientale, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, Cuccia operò con grande serietà e severità, stilando relazioni tecniche precise ed esaustive che puntualmente inviava a D’Agostino, ricevendone indicazioni e incoraggiamenti continui.

Le sue capacità innate a questo tipo di lavoro lo portarono ad essere chiamato anche nelle fila, della Comit diretta da Raffaele Mattioli.

Durante la seconda guerra mondiale si recò spesso in Svizzera allo scopo di sostenere la Resistenza, per la quale operò anche da staffetta con la copertura fornitagli dal fatto di essere un funzionario di banca di alto livello.

Fino dal 1944, Enrico Cuccia seguì la vicenda di Mediobanca, quando Mattioli propose un “ente specializzato per i cosiddetti finanziamenti a medio termine, in sostanza, un modo per superare la legge bancaria del 1936.

In un convegno tenutosi nel 1986 Enrico Cuccia descrisse con precisione le difficoltà incontrate nella realizzazione del progetto, che aveva richiesto oltre 18 mesi di laboriose trattative, sia per trovare dei partner che accettassero di entrare nel capitale del nuovo istituto sia per superare le obiezioni di chi, come il governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi, temeva che dietro questo progetto vi fosse di fatto il ritorno della Comit alla struttura della banca mista: ecco perché Cuccia organizzò il lavoro dell’istituto che gli venne affidato da un lato senza fare a meno delle Bin azioniste, ma dall’altro lato tenendo le medesime largamente all’oscuro delle decisioni che la banca stava per prendere, apprendendole generalmente a cose fatte.

Il 3 novembre 1944 fece parte della delegazione italiana, composta tra gli altri da Egidio Ortona e Raffaele Mattioli, che si recò a Washington con l’obiettivo di richiedere al governo statunitense aiuti per la ricostruzione post-bellica italiana.

Nell’aprile 1946, Cuccia divenne il direttore generale della nuova società Mediobanca, posseduta da Credito Italiano, Comit e Banco di Roma. Nel 1949 diviene anche amministratore delegato.

Mediobanca fu costituita il 10 aprile del 1946. Il capitale di 1 miliardo di lire fu sottoscritto per il 35% dalla Banca Commerciale Italiana e dal Credito Italiano e per il restante 30% dal Banco di Roma, divenne in breve tempo il centro del mondo finanziario e politico italiano. Il caso più importante, tra le numerose grandi transazioni economico-finanziarie gestite da Cuccia e da Mediobanca, fu sicuramente la scalata alla Montedison di Giorgio Valerio da parte dell’ENI di Eugeni Cefis.

L’istituto costituì il perno di un sistema di alleanze, che attraverso partecipazioni incrociate e patti parasociali garantiva stabilità degli assetti proprietari dei maggiori gruppi industriali.

Un altro aspetto importante dell’azione di Cuccia fu l’apertura internazionale che avvenne nel 1955.

Nel suo viaggio statunitense del 1965 Antonio Maccanico ebbe modo di apprezzare la considerazione che si avesse a Wall Street per Enrico Cuccia, il cui nome era all’epoca in Italia quasi del tutto sconosciuto al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori.

Nell’84, raggiunta l’età di 75 anni, l’IRI ne impose le dimissioni dalle cariche in Mediobanca. Ma dall’’88, dopo la privatizzazione dell’Istituto, fu nominato Presidente onorario e nel lungo periodo che va dal 1984 alla sua scomparsa, avvenuta a Milano il 23 giugno del 2000, Cuccia ebbe la fortuna di poter contare su due collaboratori straordinari, Salteri prima e poi Vincenzo Maranghi che erano cresciuti con lui e ne avevano assorbito gli insegnamenti, per cui, pur cessando dalla cura quotidiana di Mediobanca rimase pienamente inserito, fino alla sua morte, nei meccanismi decisionali della banca che aveva modellato con assoluta determinazione e di cui aveva fatto uno perno centrale nella vita economica italiana.

Per quanto riuscì a realizzare ottenne le seguenti onorificenze, il 2 giugno 1957 Grande ufficiale dell’Ordine e il 15 settembre 1966 Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito, entrambe, dalla Repubblica Italiana

Commenti disabilitati su ENRICO CUCCIA, UN GRANDE ECONOMISTA ARBËRESHË

ARCHITETTURA CONDIVISA

Posted on 23 novembre 2013 by admin

CondivisaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Ha avuto luogo nei giorni scorsi, nella Sala Consiliare della Provincia di Napoli, nel Complesso monumentale di Santa Maria La Nova, una tavola rotonda cui hanno partecipato amministratori Partenopei e Catalani della città di Barcellona, affiancati da eminenti architetti.

Il dibattito verteva sulle esperienze per la valorizzazione del territorio metropolitano, in particolar modo, quello della capitale Catalana che negli ultimi decenni è stata protagonista di uno sviluppo architettonico e urbanistico riconosciuto dalle istituzioni di tutta Europa.

Durante il dibattito, l’analisi fatta da un noto architetto partenopeo, ha messo in luce gli aspetti che hanno contribuito a ottenere risultati così brillanti.

Sono, gli stessi modelli a cui si potrebbe ipotizzare di adottare  negli ambiti di quella che s’individua come la regione storica d’arberia, con il fine di dare solidità alle labili scelte che ormai da troppo tempo non offrono più riferimenti agli agglomerati urbani dalla minoranza.

I risultati ottenuti dai tecnici e dagli amministratori barcellonesi, fondano le proprie radici sul presupposto che non esistono ambiti di maggiore o minore interesse e che il progetto non è prerogativa di una sola parte della popolazione, giacché, solamente se essa viene da tutti condivisa attraverso manifestazioni ed eventi nel corso dell’iter dall’idea, al progetto, sino alla sua messa in opera, verrà accolta e farà parte dell’intero sistema sociale.

Quando in fine l’opera in senso lato è realizzata, non diventa un elemento ignoto con cui nessuno sa riconoscersi, infatti, le manifestazioni e gli eventi durante il corso della messa in atto servono a convivere e fare in modo l’evento diventa il momento dell’accoglienza.

Diversamente nei territori della regione d’arberia, non aleggia nemmeno la teoria idiota secondo cui esiste solo l’ambiente, naturale, che almeno avrebbe prodotto inconsapevolmente conservazione, ma si promuovono programmi e progetti egocentrici che producono danni irreparabili, affievolendo l’immenso patrimonio linguistico  consuetudinario caratteristica della minoranza.

L’unica cosa che tutta la popolazione minoritaria condivide è la vergogna del personalismo politico clientelare, volontà perversa che ha come riferimento prioritario “l’idiota capacità storica circoscritta” nel mettere in atto manifestazioni, eventi e progetti senza alcun rapporto e condivisione con i fruitori, innescando il processo che confonde le memorie storiche rimescolando inconsapevolmente quelli che una volta erano ritenuti solidi riferimenti.

La città di Barcellona e la sua provincia hanno raggiunto risultati in pochi decenni che nessuna città europea ha avuto eguali, si è giunto a tale risultato nonostante la Spagna intera per decenni ha vissuto un regime che non gli consentiva di poter emerger in alcuna disciplina, ma i Catalani, un popolo caparbio, questa rinascita l’ha preparata in silenzio e con tanta dignità mandando i propri figli a frequentare le Università più rinomate di tutta Europa e quando il regime ha avuto il suo corso naturale, i Catalani non hanno dovuto fare altro che mettere a frutto le capacità acquisite dai propri figli.

Queste considerazioni raccontate dal presidente della provincia della Catalogna mi hanno fatto molto riflettere e immaginarle riversate negli ambiti in cui ho avuto i miei natali.

Personalmente mi auspicio che la prossima estate anche per il piccolo paese della Sila Greca, possa ripetersi quella svolta che ha portato i catalani a essere ritenuta l’etnia più moderna d’Europa, non solo per i risultati acquisiti nella vivibilità dei propri ambiti, ma anche per la capacità di valorizzare la propria identità.

Commenti disabilitati su ARCHITETTURA CONDIVISA

Protetto: UNA LIBRERIA INCASTONATA TRA I PERSONAGGI IN TERRACOTTA A VIA SAN GREGORIO ARMENO 4

Posted on 10 novembre 2013 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: UNA LIBRERIA INCASTONATA TRA I PERSONAGGI IN TERRACOTTA A VIA SAN GREGORIO ARMENO 4

Protetto: REGIONE ARBERIA ULTIMO BALUARDO PER LA MINORANZA

Posted on 27 ottobre 2013 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: REGIONE ARBERIA ULTIMO BALUARDO PER LA MINORANZA

6° INCONTRO ANNUALE DEGLI ISCRITTI DI STUDIO 147

Posted on 25 ottobre 2013 by admin

STUDIO 147NAPOLI (di Gaetano Troncone) – Gentili colleghi di Studio 147, vi invio   i due link del discorso di Enrico V. http://youtu.be/GK_Fqyi7Prw http://youtu.be/YlC7wcjX5sg

Nello stesso tempo vi invito  a  segnalare  le vostre idee Per le prossime attività di 147.

Saluti  Gaetano

Gli associati di Studio 147 aggiornati al 22 Ottobre 2013:
Arch. Francesco Abbagnale; Arch. Barrak Abdulhay; Arch. Alfredo Acanfora; Arch. Emanuela Accarino; Arch. Giuseppe Accettulli; Arch. Antonio Acierno; Arch. Giuseppe Adamo; Arch. Michele Adiletta; Arch. Vincenzo Adinolfi; Arch. Emiliano Aiello; Arch. Loredana Aiello; Arch. Emilia Ainis; Arch. Giampiero Airato; Arch. Alessandro Alderighi; Arch. Alfredo Aletta; Arch. Francesco Aletta; Arch. Alezandros Alevas; Arch. Fioravante Alfano; Arch. Giovanni Alfano; Arch. Pasquale Alfano; Arch. Gianfrancesco Aliano; Arch. Giuseppe Alimonda; Arch. Teresa Aliperti; Arch. Chiara Allegretti; Arch. Luisa Alterio; Arch. Junior Sara AltGieri; Arch. Daniela Altobelli; Arch. Antonello Amaddeo; Arch. Angela Amalfitano; Arch. Vincenzo Amato; Arch. Michele Ambrosio; Arch. Maria Chiara Amedeo; Arch. Loredana Amelio; Ing. Claudio Amich; Arch. Antonio Amitrano; Arch. Silvio Ammirati; Arch. Gianfranco Amodio; Arch. Luigi Amoroso; Luciano Amoruso (Imprenditore); Arch. Maurizio Andreoli; Arch. Ersilia Andreozzi; Arch. Gianfranco Andriolo; Arch. Massimo Andriolo; Arch. Pietro Angarano; Arch. Alessandra Angeloni; Arch. Ascanio Aniello; Arch. Marina Annecchiarico; Arch. Piernazario Antelmi; Geologo Alberto Antinori; Arch. F. Vincenzo Antonacci; Arch. Vincenzo Antonacci; Arch. Cristina Antonini; Arch. Barbara Apa; Arch. Michele Apicella; Arch. Ciro Aprea; Arch. Francesco Aprea; Arch. Fabio Aragona; Arch. Mario Arcella; Ing. Stefania Arciero; Arch. Mario Angel Arco; Arch. Ombretta Arena; Angela Argiulo; Arch. Antonio Ariano; Arch. Maurizio Arienzo; Arch. Guido Aristarco; Arch. Pierfrancesco Arnone; Arch. Sergio Arpaia; Arch. Umberto Arpaia; Arch. Hassane Assi; Ing. Sandro Atena; Arch. Paolo Attanasio; Arch. Vincenzo Attanasio; Arch. Domenico Auricchio; Arch. Antonella Auriello; Arch. Cetty Ausiello; Arch. Antonio Avano; Arch. Massimo Avellone; Arch. Roberta Aversano; Arch. Claudia Aveta; Arch. Ester Aveta; Arch. Francesca Avitabile; Arch. Maria Grazia Bagnaro; Ing. Salvatore Baldan; Arch. Roberto Baldelli; Francesco Ballardin (Imprenditore); Arch. Roberta Ballo; Ing. Vittorio Balsamo; Arch. Sveva Bancale; Arch. Silvano M. Bandolin; Arch. Fabio Baratto; Ing. Salvatore Barba; Arch. Carmela Barbarano; Arch. Elisabetta Barbarisi; Arch. Anna Barbato; Arch. Giovanni Barbato; Arch. Nicola Barbato; Arch. Angelo Barboni; Arch. Anna Barile; Arch. Maurizio Barile; Arch. Claudia Barleta; Arch. Alberto Barone; Arch. Gianluca Barone; Arch. Luigi Baroni; Arch. Vito Barraco; Arch. Vittorio Barrella; Arch. Andrea Bartoli; Interior Designer Tiberio Bartolini; Arch. Michelangelo Bartolotta; Aniello Basile (Imprenditore); Arch. Francesco Basile; Arch. Raoul Basile; Arch. Francesco Basilicata; Arch. Giuseppe Basso; Arch. Osvaldo Basso; Arch. Eduardo Bassolino; Arch. Mario Michele Basta; Arch. Francesca Bauduin; Arch. Stefano Bausi; Arch. Silvana Bava; Arch. Clotilde Bavaro; Geom. Nicolò Bazzarini di Francescantonio; Arch. Mario Belardo; Arch. Pasquale Belardo; Arch. Massimo Belelli; Arch. Leonardo Bellini; Arch. Giovanni Bello; Roberta Bellotti (Imprenditrice); Arch. Tiziana Bellucci; Arch. Carlo Beltrami; Arch. Dario Benaudi; Arch. Manuela Benelli; Arch. Simonetta Benetollo; Ing. Roberta Beretta; Arch. Biagio Bergantino; Arch. Cristina Maria Bernardini; Arch. Fiorella Bernardini; Arch. Antonio Bernava; Arch. Barbara Berni; Arch. Giuseppe Alfredo Berritto; Arch. Mauro Bertamè; Arch. Guya Bertelli; Arch. Giovanni Bertino; Marco Bertona (Imprenditore); Arch. Mauro Bertuna; Arch. Elvira Bettini; Arch. Sergio Bettini; Arch. Federico Biagini; Monica  Biglietto (Imprenditrice); Arch. Emilio Bilotta; Arch. Annamaria Bini; Arch. Teresa Blasotti; Arch. Alessandra Boccherini; Arch. Antonio Boccia; Prof. Arch. Maria Elisa Bonelli; Arch. Gioacchino Borrelli; Arch. Giuseppe Borrelli; Ing. Pasqualino Borrelli; Arch. Valeria Borrelli; Arch. Enrico Borriello; Arch. Gianfranco Bosi; Arch. Marco Bottino; Arch. Sara Bottone; Arch. Biagio Bove; Arch. Paola Bovier; Arch. Laura Bozza; Arch. Alessandro Braga; Arch. Fernanda Brancatelli; Arch. Gennaro Brasiletti; Arch. Domenico Brigante; Arch. Antonello Briguglio; Arch. Alberto Brillo; Arch. Stefania Bronzuto; Arch. Franco Brugoni; Arch. Elena Brunetti; Arch. Aldo Antonio Bruno; Arch. Antonio Bruno; Arch. Emiliano Bruno; Arch. Emilio Bruno; Arch. Laura Bruno; Arch. Monica Bruno; Arch. Rosaria Bruno; Arch. Fabio Bucchignani; Arch. Valeria Bucchignani; Arch. Adele Bugatti; Arch. Alfonso Buongiorno; Arch. Silvio Buonoincontro; Arch. Diana Buonomo La Rossa; Arch. Rosanna Buonsignore; Arch. Giovanni Buscemi; Arch. Ciro Busiello; Arch. Carlo Maria Buttini; Arch. Barbara Cacace; Arch. Ferdinando Caccavale; Arch. Giovanni Cacchione; Arch. Caterina Cacciapuoti; Arch. Mario Cacciapuoti; Arch. Pietro Cadeo; Arch. Giovanna Caiazzo; Arch. Maria Caiazzo; Arch. Michele Caja; Arch. Manilla Calabrese; Arch. Michele Calabrese; Arch. Sonia Calabresi; Arch. Paolo Calabrò ; Arch. Francesca Calarco; Arch. Antonino Calderone ; Arch. Raffaele Calì; Arch. Amerigo Calvanese; Ing. Vincenzo Calvanese; Arch. Carla Calvino; Arch. Giuseppe Camerlingo; Arch. Emanuela Campo; Ing. Donato Cancellara; Arch. Catello Cannavale; Arch. Carmelo M.E. Canonico; Arch. Mario Cantelli; Arch. Aurelio Cantone; Ing. Giuseppe Capaldo; Arch. Feliciano Capasso; Arch. Vincenzo Capicchiano; Arch. Caterina Capolongo; Arch. Maria Capolungo; Arch. Lazzarino Capone; Arch. Roberto Cappelli; Arch. Francesco Cappiello; Prof. Arch. Vito Cappiello; Arch. Claudia Capuano; Arch. Paola Capuano; Arch. Giuseppe Capuozzo; Arch. Maria Caputi; Arch. Michele Caputo; Energy Manager Pasquale Caputo; Arch. Giuseppe Paolo Caravetta; Arch. Rosario Michele Carbonara; Arch. Adriana Carbonara ; Arch. Francesco Carbone; Arch. Renato Carbone; Arch. Marilisa Cardace; Arch. Barbara Cardone; Arch. Alessandro Cariello; Arch. Giuseppe Cariello; Arch. Ilio Carlantuono; Arch. Giovanni Caroccia; Arch. Alfredo Carosella; Arch. Roberta Carotenuto; Arch. Maria Angela Carra Linguerri; Nicola Carrabba (Imprenditore); Arch. Giulio Carta; Arch. Telemaco Carughi; Arch. Anna Caruso; Raffaele Caruso (Imprenditore); Arch. Vincenzo Caruso; Arch. Gaetano Casa; Arch. Luigi Casale; Arch. Maria Casale; Geologo Alessandro Cascone; Arch. Carmen Cascone; Arch. Palmira Casella; Arch. Salvatore Maria Caserta; Arch. Flavio Casgnola; Arch. Michela Casillo; Arch. Lorella Casola; Arch. Griselda Cassella; Arch. Laura Cassese; Prof. Arch. Alessandro Castagnaro; Arch. Emilio Castaldo; Arch. Mariateresa Castaldo; Arch. Sante Castaldo; Mariapaola Castellano (Imprenditrice); Ing. Giuseppe Castiglia; Arch. Nicolò Castorina; Arch. Angelo Cataldo; Arch. Pietro Catanzaro; Arch. Michele Caturano; Arch. Isabella Cavaliere; Arch. Maurizio Cecchi; Arch. Joseph Cecere; Arch. Walter Cecere; Arch. Marzia Ceglia Vitiello; Arch. Alessandra Celoria; Arch. Giulia Cepparulo; Arch. Adele Cerbasi; Arch. Maria Cecilia Cerra; Arch. Walter Cerrato; Arch. Sofia Cerruti; Arch. Italo Cerullo; Ing. Roberto Cervone; Arch. Annalisa Cervotti; Arch. Rossana Cesari; Arch. Cosma Cesaro; Arch. Gennaro Chiacchio; Arch. Amalia Chiaiese; Arch. Pasquale Chiaradonna; Arch. Alberta Chiari; Arch. Massimo Chiariello; Arch. Angelo Chifari; Arch. Vincenzo Chirichella; Arch. Giuliana Cianciulli; Dott.ssa Paola Cianciullo (Imprenditrice); Arch. Aniello Ciaravolo; Arch. Alberto Cicale; Arch. Marina Ciccaglione; Arch. Giuseppe Ciccarelli; Arch. Barbara Ciccolella; Ing. Fabio Ciervo; Arch. Carolina Cigala; Arch. Walter Ciliento; Arch. Patrizio Cimmino; Arch. Giovanni Cinque; Marcello Cioffi (Imprenditore); Arch. Francesco Cipolleschi; Arch. Nunzio Cipolletti; Arch. Silvia Cirelli; Arch. Francesco Cirillo; Arch. Gianpiero Cirillo; Arch. Vincenzo Ciruzzi; Arch. Antonio Ciuffreda; Ing. Stefano Civita; Arch. Francesco Clori; Arch. Luigi Carmine Colalillo; Antonello Colaps (Imprenditore); Giuseppe Colella (Imprenditore); Vincenzo Colella (Imprenditore); Arch. Antonio Collaro; Prof. Arch. Loreto Colombo; Arch. Dario Colucci; Arch. Maria Teresa Coluccia; Archeologa Chiara Comegna; Alfredo Comitino (Imprenditore); Arch. Gennaro Comunale; Arch. Lucio Consentino; Arch. Raimondo Consolante; Arch. Antonio Conte; Arch. Elio Conte; Arch. Gianluca Conte; Ing. Giovanni Conte; Ing. Luigi Conte; Arch. Alessandro Conte ; Arch. Emilio Coppola; Arch. Graziella Coppola; Luigi Coppola (Imprenditore); Arch. Pasquale Coppola; Arch. Roberto Coppola; Arch. Rosa Coppola; Arch. Luca Coraggio; Arch. Franco Core; Ing. Domenico Corneli; Arch. Salvatore Corona; Arch. Marcello Corrà; Arch. Angelo Antonio Cortesi; Arch. Nicola Corvasce; Arch. Roberto Cosenza; Arch. Pablo Cossu; Arch. Antonio Costa; Arch. Patrizio Costagliola; Ciro Cozzolino (Imprenditore); Arch. Pasquale Cozzolino; Arch. Sergio Crauso; Arch. Giada Crepaldi; Arch. Mark Crisano; Arch. Giuseppina Crisci; Arch. Mario Crisci; Arch. Rossella Crispino; Arch. Claudia Cristaudo; Arch. Antonietta Cristiano; Arch. Vincenzo Crocenti; Arch. Carmelo Crucitti; Pianificatore Luca Cuccurullo; Geologo Giuseppe Cugno; Arch. Sabato Massimo Cuoco; Arch. Bruno Cuomo; Arch. Carla Cuomo; Arch. Felicia Cuomo; Arch. Anna Cuozzo; Ing. Francesco Cupersito; Arch. Paolo Curti; Arch. Elettra Curto; Arch. Attilio Cusimano; Arch. Gioacchino Luca Cutolo; Arch. Pietro Cutrona; Pasquale D’Eustacchio (Imprenditore); Arch. Rita D’Eustacchio; Arch. Lorenzo D’Albora; Arch. Domenico D’Alessandro; Carlo d’Aloisio Mayo (Imprenditore); Arch. Antonio D’Alterio; Arch. Davide D’Alterio; Arch. Giovanni D’Alterio; Arch. Roberta D’Alterio; Arch. Maria Rosaria D’Ambrosi; Arch. Giovanni D’Ambrosio; Arch. Lucia D’Ambrosio; Arch. Pasquale D’Ambrosio; Arch. Salvatore D’Ambrosio; Arch. Massimiliano D’Amelio; Arch. Donato D’Andrea; Arch. Francesco D’Angelo; Arch. Giuseppe D’angelo; Carmine D’Aniello (Imprenditore); Ing. Giuseppe  D’Aniello; Arch. Tiziana D’Aniello; Ing. Donatella Darsena; Arch. Alessio D’Auria; Arch. Antonio D’Avanzo; Arch. Alessandra De Angelis; Arch. Elena De Angelis; Arch. Giovannangelo De Angelis; Arch. Paolo De Angelis; Arch. Pasquale De Angelis; Arch. Vincenzo De Biase; Arch. Maria De Caro; Arch. Giuliana De Cesero; Prof. Arch. Mario De Cunzo; Arch. Alessandra De Falco; Ing. Antonio De Falco; Arch. Fabio De Falco; Arch. Giuseppe De Falco; Arch. Marco De Fazio; Arch. Liana De Filippis; Arch. Angelo De Fina; Arch. Ciro De Francesco; Arch. Anna De Francesco ; Prof. Arch. Giovanni De Franciscis; Prof. Arch. Renato De Fusco; Arch. Vincenzo De Gianni; Arch. Nicoletta De Indicibus; Arch. Marco De Lellis; Arch. Maria Serena De Lisa; Ing. Antonello De Luca; Arch. Rosa De Luca; Arch. Vincenzo De Luce; Ing. Andrea De Maio ; Dott.ssa Elena De Marco; Arch. Marisa De Marco; Arch. Edoardo De Marco ; Geom. Enrico De Marinis; Arch. Francesca De Marinis; Arch. Basilio De Martino; Arch. Claudio De Martino; Arch. Josi De Martino; Ing. Paolo De Martino; Arch. Sabrina De Martino; Arch. Claudia De Massi; Arch. Maria Rosaria De Micco; Arch. Giuseppina De Nicola; Arch. Ernesto Maria De Nora; Arch.
Rosa De Paola; Arch. Giovanni De Pasquale; Arch. Stefano De Pertis; Arch. Alida De Riggi; Ing. Arch. Prof. Elio de Rinaldo; Arch. Antonio De Rosa; Arch. Carmela De Rosa; Prof. Arch. Luciana De Rosa; Ing. Pasquale De Rosa; Arch. Zelda de Ruvo; Arch. Renato De Santis; Arch. Amelia De Stasio; Arch. Anna De Stasio; Arch. Fabio Alfonso De Stefano; Arch. Gaetano De Stefano; Arch. Prisco De Vivo; Arch. Raffaele Defilippis; Arch. Claudia Dei; Arch. Ciro Del Gaizo; Arch. Maddalena Del Gaudio; Arch. Angelo Del Giudice; Arch. Francesco Del Piano; Arch. Roberto Del Sarto; Arch. Antonio Del Vecchio; Arch. Iliana Del Vecchio; Arch. Maurizio Del Vecchio; Dott.ssa Ilia Delizia; Arch. Luigi Della Gaggia; Arch. Antonio Della Gatta; Arch. Raffaella Della Marca; Arch. Daniele Della Porta; Arch. Michele Della Vecchia; Arch. Valentina Delle Donne; Arch. Paola Delli Paoli; Arch. Giuseppina Demartis; Arch. Thomas Demetz; Arch. Michele Deregibus; Geom. Pasquale D’Errico; Arch. Roberto Desiderati; Design D’Elite srl; Arch. Claudia Di Bernardo; Arch. Giovanni Di Bernardo; Arch. Roberto Di Bernardo; Arch. Maria Rosaria Di Bonito; Arch. Marianna Di Bonito; Arch. Sandro Di Bonito; Daniele Di Caprio (Imprenditore); Ing. Piera Di Capua; Arch. Daniela Di Carlo; Arch. Giampaolo Di Cocco; Arch. Anna Di Costanzo; Arch. Ciro Di Costanzo; Arch. Gemma Di Costanzo; Arch. Mariaclaudia Di Costanzo; Ing. Antonio Di Dio; Arch. Serenella Di Dio; Prof. Arch. Giovanni Di Domenico; Prof. Ing. Luciano Di Fraia; Arch. Gianluca Di Franco; Arch. Valeria Di Furia; Arch. Rosa Di Gaetano; Arch. Castrense Francesco Di Giovanni; Arch. Marina Di Guida; Arch. Nadia Di Ianni ; Arch. Davide Di Leo; Ing. Alfonso di Liddo; Arch. Romeo Di Lorco Sgambati; Arch. Carlo Di Lorenzo; Ing. Sirio Di Lorenzo; Arch. Stefano Di Lorenzo; Arch. Lorenzo Di Lucchio; Arch. Antonio Di Maro; Geom. Antonio Di Martino; Arch. Carla Di Martino; Arch. Salvatore Di Martino; Arch. Elena Di Marzo; Ing. Domenico Di Marzo ; Ing. Luca Di Mascio; Arch. Luca Di Meglio; Arch. Sara Di Micco; Arch. Sirio Di Michele; Arch. Alfonso Di Nardi; Arch. Angela Di Noto; Ciro Di Palma (Imprenditore); Arch. Felice Di Palma; Arch. Ferdinando Di Palo; Arch. Maurizio Di Palo; Arch. Rosario Di Petta; Arch. Luigi Di Pietro; Paolo Di Pinto (Imprenditore); Arch. Pasqualino Di Rosa; Geom. Carmine Di Sarno; Arch. Paolo Di Tommaso; Arch. Raffaele Di Vaio; Arch. Mauro Di Vasta; Arch. Gina Elisabetta Diotallevi; Arch. Daniela Dolcetti; Arch. Fidelmo Dolcini; Arch. Giorgio Donadio; Arch. Giovanni Donato; Arch. Claudio D’Onofrio; Arch. Doriano Dori; Arch. Riccardo d’Oria; Arch. Elisa Dorigo; Arch. Maria Duello; Arch. Dolores Egizzo; Arch. Lucia Epulo; Arch. Domenico Ercolanese; Arch. Orlando Ercolano; Arch. Antonio Ercole; Arch. Demetrio Ercole Salazar Sarsfield; Arch. Giovanna Errico; Arch. Maria Gabriella Errico; Arch. Carlo Esposito; Arch. Domenico Esposito; Arch. Ferdinando Esposito; Geom. Francesco Esposito; Francesco Esposito (Imprenditore); Arch. Gennaro Esposito; Arch. Gian Paolo Esposito; Ing. Gianpaolo Esposito; Arch. Leopoldo Esposito; Arch. Luigi Esposito; Arch. Mauro Esposito; Ing. Michele Esposito; Ing. Pasquale Esposito; Arch. Patrick Esposito; Arch. Peppe Esposito; Arch. Roberto Massimiliano Esposito; Arch. Teresa Esposito; Arch. Valeria Esposito; Achille Eusebi (Imprenditore); Dott. Andrea Evangelista; Arch. Federico Fabbricatore; Arch. Katia Fabbricatti; Arch. Francesca Fabiano; Arch. Patrizia Faella; Arch. Roberta Fagni; Arch. Giuseppe Falvella; Arch. Salvatore Fama; Arch. Francesca Faraone; Arch. Francesco Farinaro; Arch. Ivana Fasciano; Ing. Maria Fatigati; Arch. Anna Fava; Arch. Massimiliano Fedele; Arch. Pier Giuseppe Fedele; Arch. Marina Federico; Arch. Francescomaria Fele; Arch. Adriana Feo; Arch. Emilia Fergola; Arch. Luigi Ferraiuolo; Arch. Laura Ferrante; Arch. Francesco Ferrara; Arch. Teresa Ferrara; Ing. Claudia Ferrari; Arch. Paolo Ferrario; Arch. Angela Ferraro; Arch. Francesco Ferraro; Arch. Gaetano Ferraro; Arch. Vincenza Ferraro; Arch. Carla Ferrigno; Arch. Stefano Ferrini; Arch. Marco Ferruzzi; Ing. Lucio Fiamingo; Arch. Gaetano Ficarella; Arch. Giorgio Fiorentino; Gennaro Fiorenza (Imprenditore); Arch. Domenico Fioretti; Arch. Bartolomeo Fiorillo; Arch. Carmine Fiorillo; Arch. Barbara Fittipaldi; Arch. Elio Florio; Massimo Florio (Imprenditore); Arch. Vincenzo Fontana; Arch. Antonio Fontanella; Arch. Nicola Fontanella; Arch. Alfredo Foresta; Arch. Vincenzo Forino; Arch. Ornella Formati; Arch. Amedeo Formisano; Arch. Nello Formisano; Arch. Maria Grazia Formisano ; Arch. Salvatore Antonio Fornaro; Arch. Fabrizia Forte; Prof. Arch. Francesco Forte; Arch. Agostino Fortino; Arch. Claudia Fortunato; Arch. Vincenzo Fortunato; Arch. Enrico Fossa; Ing. Salvatore Foti; Arch. Alessandro Fracchiolla; Arch. Massimiliano Fraia; Ing. Graziano Fraiese; Arch. Domenico Franco; Arch. Gianpaolo Franco; Arch. Manuela Franco; Arch. Marcello Franco; Arch. Giovanni Franzese; Maria Grazia Frassetto (Imprenditrice); ; Arch. Maria Grossi; Arch. Ing. Luigi Grosso; Arch. Michele Grosso; Arch. Pietro Riccardo Guadagno; Arch. Antonio Guardascione; Arch. Immacolata Guarino; Arch. Lucio Guarino; Arch. Pasquale Guarino; Ing. Francesco Guarracino; Arch. Salvatore Guastafierro; Arch. Assunta Guercia; Ing. Gabriele Guercia; Arch. Alessandra Guerra; Arch. Fabio Guglielmini; Arch. Carlo Guida; Arch. Giacomo Antonio Guindani; Arch. Graziella Iaccarino Idelson; Arch. Ciro Iacobelli; Arch. Giuseppe Iacone; Arch. Antonio Iacono; Linda Iacuzio (Imprenditrice); Arch. Silvio Iacuzio; Arch. Luca Iannello; Arch. Giuseppe Ianni; Designer Daniele Iannicelli; Arch. Fabio Iannone; Arch. Nunzia Iannone; Arch. Fabio Iannotta; Arch. Simona Iannucci; Ing. Giuseppe Iazzetta; Arch. Luigi Iazzetta; Arch. Dario Ilardi; Arch. Lucio Imbimbo; Arch. Ciro Imparato; Arch. Giovanni Imparato; Arch. Valentina Imparato; Arch. Luigi Imperatore; Anna Improta (Imprenditrice); Arch. Nicola Incisetto; Arch. Giandomenico Donato Inglese; Arch. Giovanni Intignano; Ing. Antonino Iorio; Arch. Antonio Iossa; Arch. Valeria Isola; Dott. Giovanni Izzo; Arch. Michele Izzo; Geom. Mariasole Janitshke; Ing. Aladino Miguel Josè; Arch. Angela Klein; Arch. Claudine Knijnik; Arch. Michele J. Kujawski; Arch. Attilio La Hara; Arch. Carmine La Marca; Arch. Raimondo La Marca; Arch. Francesco La Porta; Arch. Barbara La Rossi; Arch. Gianluca La Scala; Arch. Flora La Sita; Arch. Antonella La Volpe; Arch. Maria Labadia; Arch. Ernesto Laezza; Arch. Filippo Laezza; Geologo Rocco Lafratta; Arch. Vincenzo Vitaliano Lamaglia; Arch. Patrizia Lampa; Arch. Cinzia Langella; Arch. Luca Langella; Prof. Arch. Romano Lanini; Arch. Carmine Lanzetta; Arch. Stefano Lanzetta; Arch. Vincenzo Laprovitera; Arch. Angela Larato; Arch. Giuseppe Larenza; Arch. Marco Latina; Arch. Ferdinando Laurini; Arch. Mario Lauritano; Arch. Camillo Lauro; Arch. Maria Lauro; Prof. Arch. Antonio Lavaggi; Marco Leonardi (Imprenditore); Arch. Alessandro Leone; Ing. Antonio Leone; Arch. Elvira Leone; Arch. Maria Leone; Arch. Massimo Leone; Arch. Teresa Leone; Arch. Renato Leopaldi; Arch. Raffaele Lepore; Arch. Oreste Leucadia; Arch. Alessandro Levi; Arch. Alberto Liberti; Arch. Umberto Liberti; Arch. Fabio Licciardi; Arch. Rosanna Liguoro; Arch. Luigi Limmatola; Arch. Letizia Lionello; Arch. Lucrezia Lioniello; Arch. Giovanni Liotti; Arch. Valeria Lipani; Arch. Maria Lippiello; Arch. Vincenzo Lippiello; Arch. Isabella Lisi; Arch. Canio Loguercio; Ing. Giuseppe Lombardi; Arch. Pasquale Lombardi; Gaetano Lombardo; Arch. Daniele Longobardi; Arch. Marilicia Longobardi; Arch. Valeria Lorenzelli; Arch. Giorgio Lorenzo; Arch. Orlando Loria; Arch. Daniele Alessandro Lovaglio; Arch. Daniela Lubreto; Arch. Elio Luca; Arch. Giovanni Lucchese; Arch. Filomena Lucci; Arch. Alice Luchini; Arch. Gennaro  Luise; Arch. Gelsomina Lupo; Arch. Alessandra Maddaloni; Ing. Raffaella Maestro; Arch. Irene Maggi; Arch. Giuseppe Magistretti; Ing. Mauro Magliacano; Arch. Adele Maglione; Arch. Raffaele Maglione; Arch. Barbara Maiella; Geom. Alessandro Maiello; Arch. Adamo Maio; Arch. Barbara Maio; Arch. Alfonso Maiolino; Arch. Bruna Maione; Caterina Maione (Imprenditrice); Arch. Giuseppe Maione; Arch. Marco Maione; Arch. Sabrina Maiorano; Arch. Emilio Maiorino; Arch. Danilo Maisto; Arch. Maria Cristina Majello; Arch. Gerardo Malangone; Ing. Emilio Maltese; Ing. Luca Malvano; Arch. Angela Manca; Arch. Francesco Mancini; Arch. Moreno Mancini; Arch. Salvatore Mancino; Arch. Massimiliano Mandarini; Arch. Anna Mandia; Arch. Valentina Manfè; Arch. Zaccaria Antonio Manfellotto; Arch. Sergio Mangiaracina; Ing. Antonio Manna; Arch. Massimo Manna; Arch. Cristiana Mannelli; Arch. Aniello Manzo; Arch. Aldo Marcaccini; Arch. Daniela Marchetiello; Arch. Antonella Marciano; Arch. Carmen Marciano; Arch. Raimondo Marcone; Arch. Amleto Marcuccilli; Arch. Giovanna Marigliano; Arch. Sandro Marini; Prof. Arch. Antonio Mariniello; Ing. Ciro Marino; Arch. Ilde Marino; Arch. Martina Marinoni; Arch. Mauro Mariotto; Arch. Concetta Marrazzo; Arch. Gianni Marrone; Arch. Gennaro Martello; Arch. Michele Martinelli; Arch. Ciro Martino; Arch. Fabiana Martone; Arch. Mario Martorano; Arch. Giovanni Marucci; Arch. Aniello Marzano; Arch. Anna Marzoni; Arch. Mario Mascellino; Arch. Mirko Mascioli; Arch. Gian Franco Mascoli; Arch. Ciro Mascolo; Pianificatore Loreto Gennaro Masella; Arch. Daniele Masi; Arch. Francesco Masi; Arch. Maria Laura Massarelli; Arch. Ciro Massaro; Arch. Maria Luisa Massi; Arch. Aurelio Mastroberti; Arch. Maria Carla Mastrogiovanni; Arch. Donatella Masucci; Gianluca Masullo (Imprenditore); Arch. Gennaro Matacena; Arch. Vincenzo Matarazzo; Arch. Gustavo Matassa; Arch. Giovambattista Mauro; Arch. Gennaro Mautone; Arch. Gianluca Mazza; Arch. Francesca Mazzarella; Arch. Silvia Mazzarella; Arch. Francesco Mazzella; Arch. Marco Mazzella; Arch. Vera Mazzolini; Arch. Francesco Mazzuoccolo; Arch. Federico Mei; Arch. Lucia Mele; Arch. Silvana Meli; Arch. Marco Melino; Arch. Daniela Enzo Sannino (Imprenditore); Arch. Gennaro Sannino; Arch. Fabiana Sansone; Arch. Daniela Santagata; Ing. Giuseppe Domenico Santagata; Prof. Arch. Graziana Santamaria; Arch. Alessandra Santomauro; Arch. Antonio Sarno; Arch. Tullio Sarti; Arch. Giancarlo Satelliti; Arch. Giuseppe Savarese; Ing. Enrico Saviano; Arch. Gianni Saviano; Arch. Valerio Savini; Arch. Giacomo Savio; Arch. Sandra Scanu; Arch. Sara Scapicchio; Arch. Lorenzo Scaraggi; Arch. Stefano Scarano; Arch. Roberto Scardi; Arch. Luigi Scarpa; Arch. Salvatore Scarpati; Arch. Luigi Scarpato; Arch. Pier Manuel Scarpato; Arch. Emanuele Scavo; Arch. Luigiantonio Schettini; Arch. Aniello Schiavone; Arch. Emilio Schiavoni; Arch. Maurizio Scialdone; Arch. Concetta Sciarappa; Arch. Giancarlo Scognamiglio; Arch. Andrea Scopelliti; Arch. Michela Scotillo; Prof. Arch. Luciano Scotto Di Vettimo; Arch. Patrizia Sculco; Antonio Secondo (Imprenditore); Arch. Barbara Sembianti; Arch. Sabrina Senes; Arch. Giuseppe Sepe; Arch. Maria Teresa Sepe; Arch. Nunzio Sepe; Arch. Antonella Sernicola; Arch. Alida Carmen Serpico; Arch. Sebastiano Serpico; Arch. Giovanni Servillo; Arch. Raffaele Servillo; Arch. Augusto Severino; Arch. Mariacarmela Sgammato; Arch. Ivana Sgueglia; Arch. Luciano Sica; Arch. Lucia Sichenz; Prof. Arch.

Commenti disabilitati su 6° INCONTRO ANNUALE DEGLI ISCRITTI DI STUDIO 147

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!