Archive | In Evidenza

IL PONTE SU CATENARIE DEL GARIGLIANO È UN OPERA ARBËRESHË

Protetto: IL PONTE SU CATENARIE DEL GARIGLIANO È UN OPERA ARBËRESHË

Posted on 10 maggio 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: IL PONTE SU CATENARIE DEL GARIGLIANO È UN OPERA ARBËRESHË

PRIMAVERA ITALO-ALBANESE  (jaku i sprischiur su harrua)

Protetto: PRIMAVERA ITALO-ALBANESE (jaku i sprischiur su harrua)

Posted on 06 maggio 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: PRIMAVERA ITALO-ALBANESE (jaku i sprischiur su harrua)

UN VOTO ANTICO PORTATO A BUON FINE IL DUE DI MAGGIO

UN VOTO ANTICO PORTATO A BUON FINE IL DUE DI MAGGIO

Posted on 01 maggio 2018 by admin

UN VOTO ANTICO PORTATO A BUON FINE IL DUE DI MAGGIONAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Mio Padre raccontava spesso, nelle gelide serate senza luce elettrica riuniti davanti al camino, il suo sofferto ritorno a casa a seguito del disarmo dell’esercito Italiano alla fine della seconda guerra mondiale: dopo aver parcheggiare il camion officina nel cortile della caserma a Riva di Trento, gli venne ordinato di recarsi nella camerata, ritirare il tascapane e gli effetti personali, poi un ufficiale gli fece consegnare il percussore del fucile, la baionetta, in fine di tornare a casa, perché i servigi verso la patria erano terminati.

All’inizio una grande gioia e subito dopo si rese conto che casa distava oltre mille chilometri dalla parte opposta dell’Italia e non nella comoda direzione Est-Ovest; ma secondo quella più impervia e colma di pericoli, Nord-Sud, per questo sarebbe stato più prudente da percorrere a piedi.

Un percorso intriso di pericoli, in quanto, andare controcorrente alle truppe tedesche che ripiegavano devastando ogni cosa e imprigionando ogni persona che non avesse effigi germaniche non sarebbe stata cosa semplice.

Fine marzo, in quella verde vallata dove erano terminati i patimenti di soldato, rimaneva un solo ed unico alleato il Santo Patrono Sant’Atanasio il Grande; e fu così che fece voto di rientrare in paese entro il due di maggio per onorare il santo e abbracciare moglie e figlia.

La primavera stava per sbocciare dopo un lungo inverno durato anni e dopo un attimo di sbandamento quel voto al santo protettore apparve l’unico fine da perseguire con tutte le forze,

Dopo aver salutato i miei commilitoni, per non apparire ancora come gruppi antagonisti alle truppe tedesche, ci disperdemmo e ognuno di noi prese la via di casa.

Sapeva di non dover seguire strade carrabili, spiagge e ferrovie, in quanto, la campagna, i boschi e i corsi fluviali erano gli unici alleati; quante chine e quante discese dovute percorrere, poi torrenti e campi senza semina.

Si cibava di prodotti naturali e poche cose che ogni tanto gli donavano i contadini che cercavano di rigenerare gli scenari di una guerra che avevano voluto altri.

Pastori, contadini, mugnai e manovali che svolgevano attività, dividevano volentieri con lui le poche cose del pranzo e lui per ricambiare, avevo solo il racconto della sua storia e la meta a cui ambiva, non ricordava a quanti aveva detto di essere un Sofiota e quali ideali lo sostenevano; poi giungeva il momento di riprendere l’orizzonte ancora soleggiato.

I primi di aprile attraversa la campagna toscana e quanti incontrava, gli dicevano che non avrebbe mai potuto portare a termine l’audace impegno.

Cosa lo spingesse ad andare avanti era il sagrato di quella chiesa la famiglia e i visi fiduciosi di quanti incontra, che come in una gara podistica facevano il tifo per lui, non avendo altro da offrirgli se non le poche cose per cibarsi, la sua infondo era una gara contro un invasore che contro corrente, avrebbe potuto portarlo con se in ogni momento.

Tutte le persone che incrociava ritenevano che la distanza fosse eccessiva e trovare un passaggio era pericoloso, in quanto avrebbe potuto mettere fine al voto, quindi, ogni volta gambe in spalla fino che la luce del sole lo accompagnava.

Lungo la strada immaginava di risalire via Pasquale Baffi e arrivare in piazza, nel momento in cui le campane a festa annunciavano l’uscita del Santo; poi gli amici, i parenti come lo avrebbero accolto, chissà se nella processione ci sarebbero state la moglie e la figlia Francesca o come gli aveva promesso, rimaste a casa ad attendere il suo ritorno.

Questo e tanti altri erano i pensieri che lo accompagnavano, e intanto chilometro dopo chilometro la meta era sempre più vicina.

Era iniziata la terza decade di aprile e iniziate già le novene, quando si trovò nei pressi di Salerno, se le forze lo avessero sostenuto così come, nelle settimane passate l’impresa sarebbe stata possibile e  continuando a cibarsi di ogni cosa che la primavera offriva, la meta diventava sempre più prossima.

Nei pressi di Battipaglia evitò il centro abitato, così come fece a Eboli, poi verso le gole di Campagna su per frazione quasi deserte, giunse nei pressi delle grotte di Pertosa.

Da qui per Lagonegro, Laino e Campotenese, preferì seguire percorsi sempre più impervi per evitare di incontrare le retroguardie tedesche.

E finalmente la mattina del trenta di aprile, vicino al centro di Castrovillari, ebbe modo di concedersi una pausa di riposo per  presentarsi degnamente da soldato al raggiungimento dei suoi cari e dei suoi paesani.

Attraversato il Crati vicino il cimitero di Tarsia e raggiunti, i luoghi della giovinezza, dove portava le pecore a pascolare, la china che avevo percorso tante volte, lo fece sentire a casa perché ormai conoscevo ogni zolla e ogni anfratto di quegli ameni luoghi, per oltre un mese immaginati.

Quell’anno il due del mese di maggio cadeva di mercoledì e quando in vico III° Epiro, Adelina si senti Chiamare da suo zio Giuseppe, mentre iniziarono i primi rintocchi delle campane a festa, nulla di più intonato risulto per lei il ritornello,: Adollì, ezë mbë quishë se u mbiosh Janari!

Commenti disabilitati su UN VOTO ANTICO PORTATO A BUON FINE IL DUE DI MAGGIO

LETTERA AD UN AMICO

Protetto: LETTERA AD UN AMICO

Posted on 16 aprile 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: LETTERA AD UN AMICO

IL CODICE DEI CREDENTI ARBËRESHË

Protetto: IL CODICE DEI CREDENTI ARBËRESHË

Posted on 18 marzo 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: IL CODICE DEI CREDENTI ARBËRESHË

UNA STORIA DI RINASCITA CULTURALE E DI CAPARBIE CROCIATE.

Protetto: UNA STORIA DI RINASCITA CULTURALE E DI CAPARBIE CROCIATE.

Posted on 24 febbraio 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: UNA STORIA DI RINASCITA CULTURALE E DI CAPARBIE CROCIATE.

AI SINDACI ARBËRESHË DELLA R.s.A.

Protetto: AI SINDACI ARBËRESHË DELLA R.s.A.

Posted on 09 febbraio 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: AI SINDACI ARBËRESHË DELLA R.s.A.

ALIENAZIONE ARBËRESHË NELLA CINTA SANSEVERINENSE

Protetto: ALIENAZIONE ARBËRESHË NELLA CINTA SANSEVERINENSE

Posted on 01 febbraio 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: ALIENAZIONE ARBËRESHË NELLA CINTA SANSEVERINENSE

LA FIAMMELLA CHE INDICA LA VIA

LA FIAMMELLA CHE INDICA LA VIA

Posted on 30 gennaio 2018 by admin

LA FIAMMELLA CHE INDICA LA VIANAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Il primo Sabato di febbraio saranno ricordati e onorati i morti per chi crede nei dettami religiosi della  Regione storica Arbëreshe, una consuetudine che affonda le sue radici nel valore che i minoritari assegnano al ricordo dei defunti.

Ogni famiglia da Domenica mantiene acceso la fioca luce a olio;indica alle anime in pena e  trovano la via per tornare, nel luogo dove vissero nella piena armonia dei cinque sensi.

Una tradizione antica, la cui origine è remota; essa parte da un principio che caratterizzava e caratterizza gli Arbanon nel corso della loro storia.

Un appuntamento antico che gli arbëreshë rievocano prima nel privato davanti al camino delle abitazioni e poi tutto il katundë, unito negli ambiti di sepoltura (il sabato a iniziare dalla domenica precedente, la cadenza annuale).

Essa rappresenta la preparazione delle luce che va in cielo, la fine dell’inverno, presto sarà il solstizio, si avvia l’estate e il sole tornerà a illuminare i territori dove indigeni e arbëreshë hanno condiviso dolori e gioie.

La giornata rappresenta, l’appuntamento della rinascita, il momento della fratellanza, fu il Baffi a comprendere lo storico momento della partecipazione condivisa, tra esuli e indigeni, titolandola quale “Vera e Arbëreshëveth”.

La giornata rappresenta il momento cruciale del ricordo dei morti; febbraio è il limite del  nuovo inizio,  il risveglio del territorio, delle genti e dei popoli con ideali e valori diversi, secondo le cadenze importate dalla terra di origine.

Essa potrebbe sembrare una funzione religiosa, ma così non è, in quanto, il ricordo dei morti viene prima di ogni religione, essa non ha forme o ideali da contrapporre tra noi e i nostri cari.

Gli abitanti della Regione storica Arbëreshë, sanno che questo è un momento d’intimità diretta, ci rechiamo in quei luoghi, senza l’ausilio di terze cose, idoli o persone, non esistono spazi, barriere fisiche che possono o devono mascherare il nostro cuore da quello dei nostri cari.

Solo una fiammella e nulla più, essa indica la direzione in una dimensione infinita che avvicina i nostri sensi e quelli dei nostri cari.

Commenti disabilitati su LA FIAMMELLA CHE INDICA LA VIA

LEGGE 482/99, DINAMICHE LOCALI PER LA TUTELARE DELLA  R.s.A.

LEGGE 482/99, DINAMICHE LOCALI PER LA TUTELARE DELLA R.s.A.

Posted on 23 gennaio 2018 by admin

legge 482NAPOLI (di Atanasio Pizzi) –

Premessa

La capacità di acquisire nozioni per alcuni è una dote naturale, se poi la professione è il frutto di passione che è associata alla conoscenza della lingua madre, applicarli ai temi di tutela e la caratterizzazione della Regione Storica, diventa un’attività spontanea.

Cosa diversa fanno, quanti credono all’impunità dai circoli del rotacismi, dei capitoli, dalle chiavi musicali o dai modelli, laici e non solo, capitolini, che stravolgono e minaccino ogni cosa.

A tal proposito è bene precisare che: se credere che sei secoli di storia si possano riassumere in un foglio notarile; se credete che sia stato indispensabile fornire alla regione storica carta penna e calamai per ottenere tutti i primati guadagnati; se credete che sia un dovere cantare inni Balcani moderni; se credete che la gjitonia sia una piazza, una strada e diverse porte; se credete che l’urbanistica si possa riassumere nelle vicende della fumettistica sessantottina; se credete che gli arbëreshë non pronunciano i mesi dell’anno; se credete che le valje sono la rievocazione di una battaglia; se confondete la primavera Itali Albanese con le Valje; se credete che sia opportuno chiudere il patrimonio sartoriale nei musei; se credete che il costume sia un’occasione di apparire sciatti e sgarbati; se credete che P. Baffi si stato un massone; se non sapete che L. Giura è stato l’eccellenza ingegneristica e della scienza esatta dell’ottocento; se non sapete che V. Torelli è stato eccellenza dell’editoria Italiana dell’ottocento; se credete che Mons. F. Bugliari è stato trucidato dai banditi per un limite territoriale tracciato male; se solo immaginate che il lavoro fatto da Mons. G. Bugliari, sia l’opera di un prete decrepito; se credete che innalzare in pubblica piazza statue alloctone porti ricchezza; se credete che la nobiltà sia solo questione di titoli; non perdete tempo a leggete i miei scritti in quanto punto verso rotte diametralmente opposte alle vostre e vi ritrovereste in luoghi e cose che non siete in grado di condividere.

Si gnë lavinë

La legge a titolo di questo scritto, quando fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999, attivò una serie di effetti anomali, la cui corrente s’incuneò nelle rughe e negli sheshi della regione storica, con una tale violenza da far vibrare gli elevati e quanto e quanti in essi era contenuto; un’energia tale da avvicinare cavalieri e cavalli indigeni in via di estinzione, nel breve e medio termine.

L’evento sollevò dal loro torpore, un gran numero di miracolati che indossato mantello e sistemato in bella mostra il cappello dei “titoli Tiranensi” che nel ristretto orizzonte delle gjitonie, si elevò a strimpellatore di una storia che non ha ancora avuto luogo.

Il gesto, legittimato dalla classe politica, cambia la rotta del progetto legislativo, nato già con la dote  lacunosa per tutelare le minoranze.

La non completezza della legge innesco il processo manifestatosi con l’apertura di un considerevole numero di attività che miravano più alla gloria che allo spirito della tutela .

In luogo, s’intrecciarono rapporti tra i “gabinetti” degli operatori di “difesa” e gli organi preposti per  finalizzare le risorse poste al bando, che non usufruirono di una solida propedeuticità storica.

Ogni sorta d’illuminato,  registratore e telecamera munito, iniziò ad imprimere su nastro magnetico, ogni suono e alito di vento proveniente da Est, che storicamente i nostri avi, lo apostrofavano come malevolo, freddo e da cui era preferibile difendersi per sfuggire agi  effetti influenzali.

Nonostante il ricordo di quest’antica consuetudine ancora viva, furono innalzate macchine da festa e progetti senza alcuna radice, i cui traguardi miravano all’ottenimento di frutti alloctoni senza cognizione di luogo, di tempo, di causa e di uomini.

Fabbrica eolica a cielo aperto, costruita con materiali che generalmente si utilizzano come complementari in una struttura che richiede una consistente dose di solidità e durevolezza .

Naturalmente e per meglio precisare mi riferisco a manoscritto atti notarili e capitoli, generalmente considerati, nello svolgere una ricerca storica, come periferici o complementari; tuttavia negli ambiti di ricerca della R.s.A. furono elevati come definitivi e/o fondamentali.

L’ondata culturale trasversalmente organizzata senza alcuna formazione, priva persino del buonsenso, ma fortemente radicata nel territorio, spinto da una ben nota forza politica, avvio il dilagare lungo la piana, che notoriamente in agricoltura e priva di argini solidi.

La fretta di voler apparire, e lasciare sullo sfondo, chi potevano offrire supporto antropologico, geologico, architettonico e di quelle materie idonee a consolidare il prezioso patrimonio della R.s.A., fece apparire la minoranza come il luogo ove mercanteggiate matrimoni, ovini, bovini, terreni, case e cose.

La confusione del mercato, è stata pregnate al punto tale da allontanare l’attenzione dal “Genius Loci”, storicamente noto come, la preghiera a cui affidarsi prima di avventurasi in qualsivoglia processione.

Il frutto anomalo posto a dimora, ha prodotto un danno materiale di inestimabile valore, giacché, avviò un processo di contaminazione persino del territorio parallelo.

Sottovalutare aspetti unici, spogliati di ogni cosa è stato come calpestarli nelle migliore delle ipotesi o addirittura venduti al primo offerente nella peggiore, quanto si presentava innanzi.

Nacquero così gli stati generali che dovevano fornire la chiave di volta e dare solidità ai trascorsi storici che dovevano sostenere le scelte future; tuttavia il primo elemento identificativo a essere sacrificato in nome di una non meglio identificata urbanistica arbëreshë fu la Gijtonia, in seguito le Valje, poi dopo, la Primavera Italo-Albanese, per giungere addirittura nel pretendere di edificare un paese:

  • La “Gjitonia” fu la prima a soccombere per opera di studiosi alloctoni, muniti cappello e lente di ingrandimento, indagarono i paesi cosentini della regione storica, per volgere lo sguardo in maniera furbesca verso i Sassi di Matera e copiare l’enunciato, eseguito nel dopo guerra, per il quartiere di “la Mortella”.
  • Poi fu la volta delle “Valje”, scambiate per le gesta di una battaglia, lasciandosi sfuggire il particolare che esse rappresentano la metrica nella quale una società che non ha forma scritta si rifugia per lasciare in eredità la storia .
  • Cosi avvenne per la “Primavera Italo-Albanese” che nell’inconsapevolezza generale non si conosceva il valore storico che gli uomini e le donne della R.s.A. le attribuiscono, quale ricorrenza per onorare i defunti degli indigeni e degli arbëreshë che si adoperarono per la crescita di quel luogo, specifico.
  • Quando si dice che alla fine i nodi vengono al pettine è una metafora che deve far riflettere gli stati generali della R.s.A., in quanto, per aver continuamente e ripetutamente mandato in stampa inesattezze e luoghi comuni privi di senso, quando si è trattato di fare sul serio, per la sorte di un intero paese quelle divagazioni storico colturali senza senso sono finite nella trattazione propedeutica della stesura progettuale di un paese, il dato ha sortito all’ultimo errore che storicamente si ricorda nelle note vicende delocative Italiane.

Zëmi

Si potrebbero accennare ad altre distrazioni, il cui fine ha prodotto elementi d’instabilità della minoranza più numerosa d’Italia; tuttavia bisogna pensare ai domani e non ai ieri che ormai il danno lo hanno prodotto.

Allo stato odierno non rimane altro che recuperare i mille frammenti di cui è ricoperta la Regione storica, prefissando un traguardo, non prima di munirci di una grande scorta di caparbietà e conoscenza storica, per continuare a essere la minoranza ancora viva e meglio integrata del mediterraneo; ritenendo di non fare errore se collocare la R.s.A. anche come eccellenza all’interno del vecchio continente.

Per concludere cosa possiamo solo augurarci di fare gjitonia e risvegliare i sensi antichi che sono indelebilmente racchiuse nelle quattro colonne inossidabili della Regione storica Arbër.

Commenti disabilitati su LEGGE 482/99, DINAMICHE LOCALI PER LA TUTELARE DELLA R.s.A.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!