NAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Il piano del verde urbano deve essere generato, nell’ordinamento progettuale, giacché strumento di pianificazione dotato di rilevanza pubblica, volta a tutelare e valorizzare le componenti ambientali ed ecologiche del territorio comunale, in attuazione dei principi costituzionali di cui agli articoli 9 e 32 della Costituzione, in rispetto e misura dei principi di sviluppo sostenibile recepito secondo direttive nazionali ed europee.
Sotto il profilo sistematico, esso si colloca in posizione di integrazione funzionale rispetto agli strumenti urbanistici generali, contribuendo alla definizione delle invarianti ambientali e delle condizioni di trasformabilità in stretta coerenza con il territorio.
Quando in genere si deve passare ai fatti e serve un piano utile ad evitare errori e sventura si usava nell’antichità chiamare il Medico delle Giuste Parole il quale usava ritirarsi in raccoglimento in un dato punto del verde boschivo.
E, ivi giunto, accendeva un fuoco e recitava rivolto al cielo una preghiera, perché il miracolo avesse forma in quel luogo, e la sventura così veniva scongiurata e la vita per gli uomini era garantita nel tempo.
Gli anni, i secoli e, i millenni sono trascorsi, oggi tocca ai suoi discepoli intervenire, per scongiurare le sventure che, minacciose, si profilavano in caso di un ingiusto progetto specie se poco condiviso e attenzionato a dovere.
Ed è proprio in questi momenti che, i Saggi odierni, devono sapere come affiancarsi al bosco e, prestare ascolto, per come deve essere acceso il fuoco, ma se nessuno lo ha insegnato sino ad allora o, chi lo ha fatto si è dimenticato, solo la preghiera è capace a rendere possibile, il miracolo.
Gli anni passano, nubi si addensavano e nessuno sa come vada acceso il fuoco e, se non conosce preghiera, il luogo come trova, che il miracolo si compiva.
In tal senso, il piano del verde non può e non deve essere “inteso o qualificato come mero atto gestionale o tecnico-discrezionale limitato alla componente arborea”, ma ricondotto alla più ampia categoria degli strumenti di pianificazione territoriale a contenuti ambientali, da cui trarre spunto e allargare gli orizzonti del costruito possibile, nel pieno rispetto de trittico fatto di: ambiente, uomo e natura.
Il fondamento normativo di tale impostazione si rinviene, in primo luogo, nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che impone l’integrazione delle considerazioni ambientali nei processi decisionali pubblici, nonché nella disciplina della Valutazione Ambientale Strategica, quale procedura obbligatoria per piani e programmi suscettibili di incidere significativamente sull’ambiente.
Ne consegue che il piano del verde, in quanto strumento incidente sull’assetto territoriale, si presta dunque a essere ricompreso, anche indirettamente, nel perimetro applicativo della VAS o comunque a costituirne supporto istruttorio qualificato.
Ulteriore riferimento è rappresentato dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 10, che, pur non disciplinando in modo organico il piano del verde, introduce obblighi e principi (quali il censimento arboreo e il bilancio del verde) idonei a fondare una pianificazione strutturata e continuativa del patrimonio vegetazionale urbano e dell’ambiente circostante.
Tale normativa contribuisce a qualificare il verde urbano quale bene di interesse pubblico, funzionale al miglioramento della qualità della vita e alla tutela dell’ambiente.
Rileva altresì il coordinamento con le discipline paesaggistiche di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, impone la salvaguardia dei valori paesaggistici e l’integrazione tra pianificazione urbanistica e pianificazione paesaggistica.
In questo quadro, il piano del verde può concorrere alla definizione degli ambiti di tutela e delle prescrizioni d’uso, assumendo una funzione conformativa indiretta dei suoli e delle caratteristiche intrinseche ed estrinseche.
Dal punto di vista contenuti, il piano del verde si fonda su un’attività istruttoria complessa, avente ad oggetto non soltanto il patrimonio arboreo, ma l’insieme delle memorie ambientali e delle sue matrici quali: suolo, acque, biodiversità, clima urbano, nonché le relazioni ecologiche tra le diverse componenti del territorio, in tutto il rapporto tra costruito possibile e verde.
Tale attività consente di individuare le vocazioni territoriali, le aree di fragilità e i sistemi ecologici da preservare o potenziare, configurando una vera e propria rete ecologica urbana.
Sotto il profilo giuridico, le indicazioni del piano del verde possono assumere efficacia variabile e, se da un lato, si evidenzia il valore meramente programmatorio e di indirizzo; dall’altro, devono emergere dati e valori, secondo cui recepire gli strumenti urbanistici generali o attuativi, efficacia conformativi la proprietà privata, incidendo sui diritti edificatori e sulle modalità di intervento.
In tal senso, esso può orientare le scelte locali e tipologiche degli interventi edilizi, contribuendo a definire il corretto bilanciamento tra interesse edificatorio e tutela ambientale.
Ne consegue che il costruito non rappresenta un elemento autonomo e prevalente, ma si configura come esito di un procedimento pianificatorio integrato, nel quale le condizioni ambientali assumono rilievo determinante.
Il piano del verde, pertanto, si pone quale strumento idoneo a orientare l’azione amministrativa anche nelle procedure di evidenza pubblica e nella valutazione comparativa delle proposte progettuali, imponendo il rispetto di criteri di compatibilità ecologica e paesaggistica.
In conclusione, il piano del verde urbano deve essere qualificato, sotto il profilo giuridico e tecnico, secondo un armonico avanzare, di una pianificazione a contenuti ambientali, multidisciplinari e dotato di funzione integrativa e conformativa.
Al fine di rendere il territorio in esame idoneo a incidere, seppur indirettamente, sull’assetto proprietario e sulle trasformazioni urbanistiche, in coerenza con i principi di sostenibilità, precauzione e integrazione ambientale e, il verde urbano assume il ruolo di infrastruttura ecologica primaria, capace di orientare le scelte di pianificazione e trasformazione del territorio in forma urbana e non di forma esclusivamente arborea ambientale.
L’indagine per questo non si deve limitare ai solo elementi vegetali in sé, ma si estende alle componenti geomorfologiche, geologiche, climatiche, idrologiche e paesaggistiche, restituendo una lettura integrata dell’ambiente naturale e quello costruito del perimetro che vada oltre alla mera insula progettuale.
Tale approccio consente di individuare le vocazioni dei suoli, i livelli di fragilità ambientale e le potenzialità ecologiche e, tutti gli elementi fondamentali per qualsiasi processo di governo del territorio in forma urbana.
Ne deriva che il piano del verde non si pone in posizione subordinata rispetto alla pianificazione urbanistica, ma dialoga con essa in modo sinergico, contribuendo a definire criteri e indirizzi per uno sviluppo sostenibile del vivere in sicurezza e sinergico progredire tra uomo, costruito e natura.
In particolare, esso deve fornire un quadro conoscitivo e progettuale utile anche nelle procedure di gara e nei processi decisionali, permettendo di orientare gli interventi edilizi verso soluzioni maggiormente compatibili con il contesto ambientale circostante per avere stimoli ed equilibri migliorativi.
In tal senso, il costruito non è più concepito come elemento imposto al territorio, ma come esito di un processo di abbracciò rivolto alle caratteristiche dell’ambiente naturale, che scaturisce da un progetto multidisciplinare condiviso e basato sulle direttive dei diversi partecipanti istituzionale pubblici e privati coinvolti e che sia finalizzato al sostengono del luogo, citta, paese o regione.
Il piano del verde diventa dunque uno strumento capace di guidare la localizzazione, la tipologia e la qualità degli interventi edilizi, favorendo un equilibrio tra esigenze insediative e tutela delle risorse ambientali in condivisione con l’insieme naturale arboreo petrografico, geologico che sia in linea e tenga conto dell’assetto storico e dei suoi confini dichiarati dalla natura.
In conclusione, il piano del verde e del costruito urbano si afferma come dispositivo strategico di pianificazione integrata, che supera la dimensione settoriale della gestione del patrimonio arboreo per assumere un ruolo determinante nella costruzione di paesaggi urbani sostenibili, in equilibrio geologico o forma di resilienza globale e coerente con l’identità ecologica dei luoghi prima e dopo l’edificato storico che oggi ritroviamo.
Arch. Atanasio Pizzi Basile – Medico delle Giuste Parole (Jatroi me Fiallijetë e Masurà).
Napoli 2026-03-26









