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UN VESCOVO PERFETTO ELIMINATO DALL’ALLORA IGNORANZA DEI CAMINONA (Mons. Francesco Bugliari 14 Ottobre 1742 – 18 Agosto 1806)

Posted on 17 agosto 2018 by admin

UN VESCOVO PERFETTO ELIMINATO DALL’ALLORA IGNORANZA DEI CAMINONANAPOLI (di Atanasio Pizzi) –  Quando le capacità di comparare gli eventi e le necessità del periodo in cui si vive, ti consente di partecipare con il proprio ruolo a un miglioramento sociale e culturale, vuol dire che si è intrapresa la rotta che conduce all’olimpo dei prescelti.

Il Vescovo Monsignor Francesco Bugliari della scuola di Santa Sofia, rappresenta l’unica eccellenza culturale sia clericale e sia laica, di tutta la regione storico culturale Arbëreshë, ad aver raggiunto quella meta.

Egli rappresenta un’esclusiva di cultura e credo religioso, giacché, lucido attuatore del progetto stilato dal Baffi, portato a termine dal Bellusci,  valutando di volta in volta quali aspetti clericali o politico/culturale si dovevano valorizzare.

La sua genialità è stata nel saper amalgamare i due ingredienti ( crociata e  politica) che in quel periodo miravano a mete diverse; tuttavia egli riuscì a imprimere al territorio della Calabria citeriore non valori rivoluzionari, ma una metodica per risalire la china dell’inferno social-culturale, in cui si trovavano quelle aree depresse.

Mons. Francesco Bugliari non si recò in pellegrinaggio lungo le contrade e i katundi della cinta Sanseverinense, per diffondere la parola di Dio, prima in greco, poi in latino e poi cercando di scrivere e creare icone fuori luogo, egli dispose i presupposti e costruì le basi per difendere l’identità locale e minoritaria nello stesso tempo .

Quale identità  si dice sia stata difesa esclusivamente dai mandamenti religiosi, senza tenere conto che dal punta di vista religioso la Regione Storica ha iniziato a soffrire appena approdati nelle rive del meridione, non è dato a sapersi.

L’approdo e le località prescelte per il ripopolamento, non furono casuali, in quanto, vennero  studiata a tavolino del papa e del re in comune accordo; ognuno a proprio modo di intendere e volere, per adoperare i minoritari quali  addetti per fare:

il primo la crociata ideale nei territori bizantini;

il secondo creare nuove linee difensive, per la loro notorietà guerrafondaia.

Relativamente alla capacità degli arbëreshë di conservare il proprio codice identitario è dovuta ai presupposti orografici e sociali del territorio meridionale ritrovato e non all’intecessione dei clericali come di sovente viene enunciato.

Gli ambiti paralleli ritrovati consentivano la caratterizzazione dei territori vissuti, e non come dicono, sbagliando, numerosi esperti che tutto sia dovuto alla presenza dei Clerici di estrazione “ortodossa o bizantina” i quali non potevano avere questo dono innaturale, in quanto, erano e sono stati perennemente in numero irrisorio rispetto la mole di tutti i paesi della Regione Storico Ambientale, in altre parole, poco più di venti paesi con Clerici ortodossi/bizantini su oltre 110 paesi censiti, affidati alla guida latina.

L’intuito, le capacità, la tempistica nell’interpretare e leggere cosa stesse avvenendo nel plesso di San Benedetto Ullano, ha fatto si che la struttura di formazione non andasse dismessa, Baffi, Bugliari e Bellusci, con grande garbo e mediazione politica, seppero dare un’impronta al plesso che sollevò le sorti di tutta la Calabria citeriore, modificando, non poco i progetti vaticani che volevano trasformare quegli ambiti in una sintesi Jonica dell’ortodossia .

Se in quell’Agosto del 1806, “gli onesti” fossero stati in numero maggiore dei Pettuluso, dei Pisciamuro, i servi dei Masci, oggi avremmo avuto un plesso solidamente connesso con il territorio citeriore, con certezze e nessuna ilarità.

Va in oltre affermato che senza ombre di genere Sant’Adriano avrebbe fornito linfa originaria e non saremmo finiti per terminare tra “180 giorni” e vedere inghiottite nel baratro le povere reste violate dell’antico codice.

Augurandoci che dopo l’improrogabile evento, lungo le cavità del sotto suolo demoniaco, attraverso il fiume Crati e poi  nello Jonio, le resta centrifugate, potranno riacquistare l’originaria lucentezza e aprire un nuovo stato di fatto, colmo di candidi dettami, posti nelle disponibilità dei degni prosecutori di Baffi, Bellusci e Bugliari.

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