Categorized | In Evidenza, Racconti

TUTTI ZITTI AD ASPETTARE

Posted on 29 agosto 2011 by admin

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’Economia globalizzata, il progresso economico, la società omologata e multiculturalità si ipotizza che stiano uccidendo l’identità e le tradizioni.

La realtà, quella vera è ben diversa,  incarichi a vario titolo  affidano, secondo  metodologie ben consolidate a variopinte figure utili a racottare suggestive favolette relativamente agli aspetti, storici,urbanistici, architettonici, sociali ed economici .

Il quadro che si delinea descrive un autolesionismo che non ha mai avuto precedenti e non ha vissuto una perdita di identità, forte e violenta in un intervallo così breve.

Tutti uguali cercando di essere  differenti, costumi, canti, riti e tradizioni che associati a jeans, felpe e allegorie,  specchio dei tempi attuali, induce a far scomparire la pura gritualità autoctona.

Tutto il sapere della tradizione orale ormai è perduto, le false ideologie storiche prevalgono su tradizioni antichissime, utili solamente a catturare l’attenzione e trasmettere errati modelli.

Tutti figli del del falso d’autore, con un sicuro futuro colmo di contraddizioni che non trovano alcun fondamento nella storia, figli e padri degli anni del migliore rinnovamento(!) che di qui a qualche anno avranno ben poco da ricordare e raccontare.

Preferiamo adottare tradizioni che non appartengono alla nostra cultura, perché giudichiamo le nostre arcaiche e obsolete, dimenticando che sono quelle antichità che ci raccontano da dove veniamo e dove non dobbiamo andare.

Tutto trova dimora su Internet, testimone unico di un intreccio di confusi ricordi che non trovano alcuna collocazione nel percorso che dovrebbe distinguere questa da altre comunità.

Racconti che nascono, quasi sempre, da improprie nozioni i che catapultano  ricordi e immagini in eventi senza riscontri ne storici e senza alcuna radice locale.

Zoccolo duro di questo spaccato di vita, le tradizioni legate al culto, riti antichi che ripetendo gesti dei quali spesso non conosciamo il significato, ma che fanno parte di un periodo della nostra vita.

Insieme all’identità scompare anche la parte migliore della gastronomia tradizionale, uccisa dai piatti pronti che hanno soppiantato la curiosità di riscoprire e sperimentare.

Andiamo ad assaggiare pietanze esotiche di civiltà lontane, senza conoscere i sapori della nostra identità, facilmente reperibili nei prodotti mirati e autoctoni.

La necessità, la caparbietà e la ricerca sta spingendo qualche raro giovane locale verso il settore della ristorazione che ripropone alcuni sapori dei piatti tipici, inizio di un percorso che insegna a preparare antiche ricette, oltre pietanze del passato, vagamente non più rievocate dal nostro palato.

In altri settori non si produce alcun ché, preferendo essere legati ad assurdi stereotipi che sfociano nell’autolesionismo.

Il canto che ha preso spunto dalla storia della comunità, racconto delle gesta di mitiche figure, oggi rievocano fatti di terre lontane a cui non siamo stati mai legati né condiviso alcun ché.

Il silenzio prevale su ogni cosa, tutti ad origliare senza essere visti evitando di esporsi, la parola d’ordine è attendere l’errore ortografico del valoroso di turno, spigolo o punto di leva per esternare le millantate capacità.

Non è concepibile che pubblicazioni realizzate con fondi pubblici, diffuse e distribuite in scuole, biblioteche, università attraverso sontuose manifestazioni, a cui distratti studiosi ignorano falsi messaggi senza eguali, ma la cosa più grave è che le errate nozioni lasciano tutti nella totale indifferenza.

Per anni si è preferito legare il sistema sub urbano tipico dell’economia meridionale a manufatti edilizi del 1800 scavalcando e dimenticando mezzo secolo di patimenti, eppure questa grossolana e grave mancanza non ha scosso la sensibilità culturale di nessuno.

Non esiste collaborazione non esiste la fratellanza, che si dice sia stata una delle nobili armi che contraddistinse la comunità, quello che non si sa non va studiato poiché non alla portata di coloro che si prodigano e realizzano inutili spazi di falsa cultura, preferiscono ignorare nuove e moderne piattaforme che potrebbero fa emergere l’inutilità dei piccoli nidi colmi di banalità ed imprecisioni.

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!