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IL PONTE SU CATENARIE DEL GARIGLIANO È UN OPERA ARBËRESHË

Posted on 10 maggio 2018 by admin

IL PONTE SU CATENARIE DEL GARIGLIANO È UN OPERA ARBËRESHË 9NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’Ingegnere/Architetto Arbëreshë Luigi Giura, nasce nel 1795 a Maschito, piccolo centro Lucano del Vulture; il giovane Luigi  faceva parte del primo gruppo di studenti della Scuola di applicazione in Ponti e Strade promossa da G. Murat con Decreto del 4 marzo 1821, l’antenata della Facoltà di Ingegneria della Università Federico II di Napoli.

Il Giura si laurea nel 1814 ottenendo così l’ammissione al Corpo di Ponti e Strade, vista la sua particolare attitudine di progettazione, fu scelto dall’allora direttore, Bartolomeo Grasso, viste le sue capacità in campo ingegneristico lo volle al suo fianco.

Nel febbraio del 1828, Francesco I di Borbone incarica l’ingegnere di stato Luigi Giura di provvedere alla costruzione di un ponte sospeso in ferro sul Garigliano; all’epoca già ne esistevano degli esemplari del genere in Inghilterra, Francia e Austria.

Il Giura avendo conoscenza sui progressi ingegneristici e le nuove prospettive aperte dagli sviluppi industriali, il 14 aprile 1828 era già in grado di presentare il suo elaborato completo e dettagliato in tutte le sue parti compresi rilievi e i sondaggi del terreno.

Il 20 maggio 1828 mentre nel Garigliano iniziavano gli sbancamenti per il piano fondale a Parigi, crollava il ponte sospeso in ferro progettato dall’accademico Navier; a Londra chiudeva il ponte Driburgh sul Twed; lo stesso avvenne in Austria.

In pochi giorni in tutta Europa si levò un vespaio di critiche contro questo nuovo tipo di costruzione e il malcontento giunse sino a Napoli, tuttavia, nonostante le avversità che si palesavano in tutto il mondo, il sovrano rimaneva fermo nella sua decisione presa e a quanti gli chiedessero di sollevare dall’incarico Giura rispondeva: ”Lassate fa o’ guaglione”.

Il 4 maggio del 1832, i giornali inglesi ipotizzavano che il ponte fosse pronto, ma non era ancora collaudato per “timore di crollo”.

Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presentò davanti alle torri di sostegno del ponte e  alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e sedici carri pesanti di artiglieria, colmi di munizioni, si piazzò al centro del ponte , subito calò il silenzio in tutte e due le ali di folla li accorse; poi il re alzò la sciabola e voce ferma comandò a passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica.

Gli osservatori europei dell’epoca erano tutti presenti, in quanto, come largamente diffuso dai giornali dell’epoca, avrebbero dovuto dipingere la scena del re di Napoli, con le pacche intà l’acqua, tuttavia e grazie alla genialità dell’arbëreshë L. Giura ciò non avvenne.

Il Corpo di Ponti e Strade realizza nel periodo 182- 1840 una serie d’interventi sul territorio che sono ancora il vanto dell’ingegneria dell’ottocento napoletano, come il canale per il deflusso delle acque del Fucino, dove persino l’arte del romano impero si era inginocchiata ai voleri della montagna.

La scienza e l’arte di Luigi Giura attirarono persino l’attenzione dei “maestri” francesi e nel 1853 si recarono a Napoli per copiare e prendere appunti sugli annali dove erano pubblicate le opere di Luigi Giura, grande ingegnere che la Regione storica, tutta, continua imperterrita ad ignorare!

Luigi Giura va ricordato anche per le intuizioni che ebbe all’indomani dell’Unita d’Italia, ma questa è un’altra storia che oggi e meglio non ricordare.

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