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BAULI STRACOLMI DI SANI IDEALI

Posted on 28 settembre 2012 by admin

NAPOLI ( di Atanasio Pizzi) – Quando gli arbëreshë partirono dalle alture dei Balcani per intraprendere la via di una vita più tranquilla e senza dover sottostare a valori religiosi diversi, le supposizioni di cosa portarono in dote spaziano dal romantico al fantascientifico per terminare nel grottesco.

Certamente senza alcun dubbio, anche perché esiste una descrizione precisa, (ignudi e raccolti in gruppi, con le mani protese al cielo favellavano una lingua incomprensibile) analizzando questa raffigurazione scritta degli arbëreshë, tali perché non più in terra d’Albania, appare evidente che avessero ben poco con loro, se non, la parlata, il credo religioso e le regole ancora non scritte del kanun: questi erano i veri bauli stracolmi di ideali con cui i balcanici approdarono in Italia.

Dal quel momento in poi la caparbietà ed il forte senso di appartenenza al modello di famiglia allargata, li distinse e gli fece superare pericolosi e inesistenti tracciati che li condussero nei presidi alle pendici della presila, delle creste della mula e del pollino.

Abituati a vivere in luoghi impervi ed isolati, per sfuggire alle angherie degli invasori, erano capaci, di rendere fruttuoso il territorio dove si insediavano, grazie alla indubbia bravura nelle arti agro-silvo-pastoreli.

Assoggettati dalle capitolazioni capestro, ben presto seppero dissentire e dare atto ad una sorta di rivolta che se da un lato creò non pochi problemi alle popolazioni autoctone, dall’altro fece desistere le ripetute incursioni turche che dal popolo Balcano avevano avuto una sonante lezione.

Le rivolte degli albanesi durarono dal 1509 al 1562 e subirono delle loro angherie persino i monaci del convento di San Francesco di Paola che nei pressi di San Benedetto furono derubati dei beni che avevano questuato.

Per questi atteggiamenti si racconta addirittura che i Castriota che vivevano a Napoli avessero influenza sul governo locale in modo che queste manifestazioni fossero ritenute di poco conto, ma invece la ragione vera si ritiene avesse come scopo di paventare i pirati che imperversavano lungo le coste dello ionio. Continue Reading

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STORIE SILENZIOSE

Posted on 26 settembre 2012 by admin

ROMA (di Paolo Borgia) –  C’era una volta un asino. La sua vita era quella di tutti gli animali domestici. Si può dire che se la passava bene. Il suo padrone, vecchio e malato, lo teneva per sé solo per andare nel suo campo appena fuori paese. Aveva, raro privilegio, una stanza solo per sé e con l’ingresso indipendente. Qualche volta il figlio del fratello del padrone, morto ancora giovane, lo prendeva in prestito. Anche quel giorno il giovane lo prese per raggiungere il luogo dove si celebrava la Festa dei Lavoratori a quattro chilometri dal paese. Una gita per lui: Nino, il ragazzo, era magro. Come tutti, allora.

Giunti nella zona dell’evento, dopo aver lasciato l’asino nello spiazzo dove erano tutti i quadrupedi, il giovane si recò nel luogo dell’adunanza. E l’animale ne approfittò per fare una dormitina.

Improvvisamente si svegliò di soprassalto. L’aria si era riempita di crepitii assordanti, come quando esce di chiesa la processione nei giorni della festività. Però questi erano colpi di mitraglia sparati sulla folla. Una tragedia, una strage di innocenti ammazzati da un nemico vile e senza volto. L’asino sentì un fitto dolore alla pancia. D’istinto si svincolò e fuggì. Ma come provò a correre, il dolore si fece più forte. Così decise di tornare piano piano a casa sua. Trovò la porta della stalla spalancata e si mise davanti alla mangiatoia, aspettando che il dolore passasse, come le altre volte. Più tardi, giunse anche Nino concitato e agitato per la scomparsa dell’asino a lui affidato. Quando lo vide, si rasserenò e si mise a raccontare allo zio quello che era successo e di come avesse avuto paura di morire.

Due giorni dopo l’asino stramazzò al suolo, morto. Solo allora si accorsero che nel fianco che dava al muro l’animale aveva un foro di proiettile infettato. Per tutti era ‘L’asino’.

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Il padre pensò che fosse arrivata l’ora di staccare il figlio dalla madre e di farlo entrare nel suo mondo, quello degli uomini. Decise così che quel giorno il figlio di cinque anni sarebbe andato con lui alla Festa dei Lavoratori. Era una persona dal carattere impossibile. Litigava con tutti. In casa non parlava, al massimo urlava comandi: un orso selvatico.

Fino a quel momento per il bimbo l’idea di padre era per lui assai diversa da quella di madre. Così il bambino, quando per la prima volta si trovò solo con lui in mezzo alla folla, era intimidito, frastornato ed inerte…

Tutt’a un tratto esplose l’inconsulta guerra. L’uomo capì subito quello che stava succedendo e senza perdere tempo prese tra le braccia il figlio e si gettò per terra, coprendo la sua creatura con il proprio corpo. Restarono entrambi indenni dalla furia dei banditi e dai proiettili della mitraglia. Ma tutto era cambiato nella vita del bambino.

Poi, crebbe e andò lontano per trovare lavoro, come la maggior parte. Ogni anno, tutte le volte che può, torna a casa per rivedere la madre e quell’uomo dal carattere impossibile, che occupano i suoi pensieri. Però, quei pochi fotogrammi di una sequenza-azione nata forse più dall’istinto primordiale che dalla consapevolezza tornano ripetutamente nella sua mente, e destano i sentimenti più dolci che un uomo possa sentire. Senso profondo anche nella più insignificante delle storie umane.

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La ragazza si fermava a parlare con un ragazzo, che gli era simpatico. Riusciva a farlo solo mentre aspettava il turno per riempire alla fontana la ‘nxirja’ (recipiente di legno). Non c’era nessuno con cui parlare di questa nuova esperienza. La sua amica fidata si era sposata e con lei ormai c’era il divieto d’incontrarsi, parlare: il racconto della sua esperienza coniugale avrebbe potuto turbarle l’anima innocente. Con sua madre, parlarne significava non potere più uscire di casa da sola. Sì, perché il ragazzo faceva il muratore, mentre la famiglia di lei viveva del lavoro dei campi e questo costituiva un impedimento al fidanzamento: non erano dello stesso ceto sociale. Solo per carnevale riuscivano a stringersi, ballando mascherati. Poi, solo sguardi di intesa da distante e poche parole rubate alla fontana.

Un giorno decisero di ‘fuggire’ – e fuggirono con tutta la nxirja -, mettendo i genitori di fronte al fatto compiuto. Poi, l’indomani, festa del 1° maggio, si presentarono dal prete per il matrimonio riparatore. Questi li lasciò soli in sacrestia  e andò a cercare i genitori e pacificare gli animi. Quando furono riuniti, i due ragazzi, messa la corona, bevvero il vino dallo stesso bicchiere. Poi ridotto in frantumi: come tutte le regole.

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ARBËRI E ARCHITETTURA

Posted on 20 settembre 2012 by admin

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’arbëria è un fenomeno che non è legato ad un identificato ed unico territorio, ovunque un arbëreshë accende un focolare e costituisce una famiglia, un gruppo, una comunità,  nasce un’arbëri.

Con questa frase aprì la sua relazione il Prof. Giuseppe Schirò, al circolo di cultu­ra degli Italo – albanesi di Ro­ma, “Besa” il 6 dicembre 1975.

La definizione di Giuseppe Schirò non si discosta molto dal concetto di architettura, che si usa genericamente definirla, quale disciplina indispensabile all’organizzazione dello spazio a qualsiasi scala, dell’ambiente in cui vive l’uomo.

Con l’architettura l’uomo soddisfa le necessità principali e crea il legame ideale con il territorio imprimendo su quest’ultimo i segni identificativi attraverso la propria ritualità; ed è per questo che attraverso l’architettura in senso generale si usa studiare le civiltà del passato.

Generalmente i popoli quando si sono insediati sul territorio hanno prodotto cinte murarie per chiudersi all’interno di perimetri protetti, sicuri e utili per la difesa.

Gli arbëreshë, diversamente, preferivano stanziarsi in modo diffuso, modello avanzato delle città aperte, preferendo disporsi su un prescelto territorio, dipartendosi in gruppi, poiché il loro modo di concepire una regione o uno stato gli permetteva di coagularsi in un unico fronte ogni volta che si trovavano esposti a pericoli.

A tal proposito vale la pena di ricordare la frase che ogni arbëri riconosce e funziona ancora oggi da collante: gjaku i shëprishur nëng u garrua (Il sangue diffuso non va dimenticato) Continue Reading

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Protetto: GLI ALBANESI IN ITALIA

Posted on 19 settembre 2012 by admin

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IL PARCO DELLE CANTINE PRESTO UNA REALTA’ – CERTEZZA DELL’AGRICOLTURA LUCANA

Posted on 17 settembre 2012 by admin

BARILE (di Lorenzo Zolfo) – Nell’ex convento carmelitano “Padre Minozzi” del centro arbereshe, in occasione dell’evento enogastronomico “Tumact me Tulez (piatto di tagliatelle mollicate con sugo alle noci), Aglianico e paniere dei prodotti tipici”, promosso dalla pro-loco, lo scorso 15 settembre si è tenuto un convegno dal tema: “Parco delle Cantine…per uno sviluppo possibile e compatibile. Accordo di programma”. Ventuno Comuni della provincia di Potenza(tra questi rientra anche Barile con le consciutissime cantine, teatro del famoso film di Pasolini, “Il Vangelo secondo Matteo”) hanno sottoscritto un accordo di programma sulla valorizzazione delle cantine,ed attendono dalla Regione Basilicata l’approvazione con una legge regionale. A coordinare gli interventi delle autorità presenti, tra queste l’assessore regionale alle attività produttive, Rosa Mastrosimone, il giornalista Gennaro Grimolizzi, domostratosi all’altezza della situazione. Ai saluti del presidente della pro-loco Daniele Bracuto e del Sindaco di Barile, dott. Giuseppe Mecca (questo prestigioso ex convento per il 2° anno consecutivo ospita questo evento enogastronomico. Un ringraziamento va al vice Sindaco Antonio Murano per aver portato avanti il progetto delle nostre cantine, già teatro di eventi culturali, artistici ed enogastronomici. La presenza di Mastrosimone sicuramente darà riscontro alle nostre richeste sul parco urbano delle cantine. Ringrazio la presenza di F.Rondinella, presidente di Aglianica, che ha vinto il bando per la gestione di questo ex convento, sono convinto che darà continuità ad iniziative di valorizzazione dell’enogastronomia del vulture-melfese”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Sindaco di Sant’ Angelo Le Fratte, Michele Laurino, Comune capofila del progetto parco urbano delle cantine. Ogni anno S.Angelo Le Fratte, con la valorizzazione delle proprie cantine, riesce a far arrivare 50 mila persone.  Il Sindaco ha detto: “ben 21 Comuni fanno parte di questo accordo di programma parco urbano delle cantine e ci auguriamo che la Regione Basilicata li inserisca tutti nella legge regionale, prossima ad essere approvata perché una volta messi in rete, attraverso un lavoro sinergico, possono diventare un volano di sviluppo dei nostri territori”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Sindaco di San Chirico Raparo, Claudio Borneo: “E’ giunto il momento di decidere come portare a termine il progetto delle cantine, unico in Italia. Pur se le esigenze sono diverse, è ora di mettersi in un tavolo e definire”. Per il Comune di Chiaromonte al posto del Sindaco Vozzi, era presente l’assessore al ramo: “l’esperienza che ci ha fatto  condividere questo progetto è venuto dalla consapevolezza che i nostri centri hanno qualcosa di prezioso. Da questo progetto si trae occupazione ed impulso”. Il Sindaco di Missanello,Senatro Vivoli ha sostenuto: “con l’attivazione di questo progetto riusciremo a valorizzare le nostre cantine, abituali ritrovo dei nostri antenati, con la loro valorizzazione, recupereremo l’identità storica ed antropologica dei nostri paesi”. Antonio Placido, Sindaco di Rionero in Vulture ha esaltato questo progetto: “finalmente ragioniamo non più dentro un’area omogenea, ma allargando gli orizzonti. Il nostro territorio è l’unica risorsa che ci dà sicurezza, in un panorama nazionale incerto e nebuloso. La Regione Basilicata deve aiutarci a riqualificare le nostre cantine”. L’assessore regionale, Rosa Mastrosimone, ha rassicurato i relatori: “ da qui a qualche giorno, mi auguro che parta questo progetto che, insieme all’Enoteca regionale con sede a Venosa, possano profondere ancora di più certezze al mondo vitivinicolo, settore trainante della Basilicata. Il prossimo 3 ottobre saremo a Londra, il 5 a S.Pietroburgo a promuovere i vini della Basilicata”. Interessati al progetto anche i Comuni di Roccanova e Rapolla.

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IL SINDACO MASTRODONATO AUGURA UN BUON ANNO SCOLASTICO AGLI OPERATORI DELLA SCUOLA: “IL SAPERE E’ INDISPENSABILE PER LA CRESCITA DI UNA COMUNITA’”

Posted on 15 settembre 2012 by admin

MASCHITO (di Lorenzo Zolfo) – L’Amministrazione Comunale di Maschito,paese di origine arbereshe, fondata nel 1467 e nel 1478 subì una prima emigrazione di albanesi,in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, previsto per il 17 settembre, a nome del Sindaco  Antonio Mastrodonato, ha inviato una lettera agli operatori della scuola per augurare un buon anno scolastico. Ecco il contenuto di questa lettera: “Come ormai mia consuetudine, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico desidero rivolgere un sentito augurio, a nome mio e dell’intera amministrazione comunale, a Voi studenti e alle Vostre famiglie, ai dirigenti, agli insegnanti , agli educatori  e a tutto il personale scolastico per un sereno e proficuo anno scolastico. Vi assicuro, la mia più ampia disponibilità al confronto sempre nel rispetto dei ruoli,  convinto come sono, che l’istituzione è un diritto fondamentale dell’individuo, come altrettanto importante se non  indispensabile è la conoscenza, l’educazione, il “sapere” per la crescita della nostra comunità, pertanto il ruolo della scuola si deve intendere e portare avanti come una missione,in collaborazione con le famiglie e con tutte le istituzioni, affinchè si garantisca ai ragazzi un valido ed efficace percorso formativo per far si che gli stessi ragazzi siamo pronti ad affrontare in autonomia la partecipazione alla vita sociale,confermo il mio impegno nonostante le difficoltà derivanti dal “momento” particolare che attraversiamo a sostenere le diverse necessità scolastiche. Buon anno di studio e di lavoro a tutti!”.

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AL VIA LA TRADIZIONALE KERMESSE ENOGASTRONOMICA “TUMACT ME TULEZ”, PIATTO TIPICO DI BARILE.

Posted on 15 settembre 2012 by admin

BARILE (di Lorenzo Zolfo) – Barile è un paese che ha subito varie colonizzazioni albanesi a partire dal 1477 e conserva ancora tradizioni linguistiche e culturali arbëreshë (l’albanese d’Italia). L’evento del 15 e 16 settembre, organizzato dalla pro-loco presieduta da Daniele Bracuto, prende il nome dal piatto tipico tramandato nei secoli: il “Tumact me Tulez” ovvero tagliatelle con mollica di pane fritta in un sugo di noci, alici e pomodoro. L’evento, come lo scorso anno, si basa sulla rivalutazione e valorizzazione del Convento Carmelitano “P. Minozzi”, struttura recuperata insieme all’Amministrazione Comunale, che versava in uno stato di abbandono. La Kermesse si svilupperà attraverso un percorso enogastronomico incentrato sul piatto tipico arbëreshë e verrà affiancato da stand espositivi delle eccellenze enogastronomiche lucane. Il pubblico di riferimento è quello eno-gastronomico locale ed extraregionale. Mostre, convegni, spettacoli, concerti, presentazione di un libro ed un seminario tecnico, arricchiranno il programma della manifestazione. Dopo convegni tematici, il primo  sull’Accordo di Programma “Parco delle Cantine” capofila Gal Vulture-alto Bradano , il secondo sul tema “Vulture: i prodotti di qualità e la nuova Pac”, il terzo presentazione  libro-carnet turistico “Viaggio nel sud”, a dominare sarà questo piatto di Barile. Ecco la ricetta per preparare questo tipici  piatto arbereshe: “Tumact me Tulez”:

Ingredienti  per 4/6 persone :

1 kg farina di grano duro , acqua fresca , un pizzico di sale ; una volta impastata schiacciare per bene con un matterello , meglio se di legno, e farne una sfoglia. Ritagliare a  listerelli (tipo lagane oraziane) , mettere a cuocere in pentola con abbondante acqua e meglio se su fuoco a legna . D’altra parte preparare briciole di pane indorate q.b. al forno e spicchi di gherigli sgusciati di noci fresche . Quando le lagane sono cotte a puntino , impiattare e versare una cucchiaiata (me lugen e vogel) di briciole croccanti e pezzettini di noci (ca  arre)  . Servire calde e buon appetito !!! Enjoy your meal !!!  Befshe mire dhe me shendet !!!

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Protetto: SANTA SOFIA E I FUOCHI DEL SETTE DI SETTEMBRE

Posted on 07 settembre 2012 by admin

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ASSEMBLEA NAZIONALE DI EUROPASSIONE, RICHIESTO RICONOSCIMENTO UNESCO

Posted on 31 agosto 2012 by admin

BARILE (di Lorenzo Zolfo) -Si sta  svolgendo’ a Maenza (Latina) dallo scorso 31 agosto e fino a domenica 2 settembre l’Assemblea Nazionale di Europassione per l’Italia,di cui Barile e’ socio fondatore.Barile sara’ presente con una propria delegazione guidata dalla Presidente della Via Crucis, Angela D’Andrea.L’incontro assume un rilevo particolare per la discussione sulla candidatura della rete delle Passioni italiane per il riconoscimento UNESCO. E’ prevista la presenza di Josef Lang, Segretario Generale di Europassion. Ben 25 Comuni fanno parte di Europassione per l’Italia, nata ufficialmente nel 2005, raduna diversi sodalizi italiani che promuovono e realizzano qualunque forma di manifestazione legata alla Passione di Cristo con lo scopo di divulgare il messaggio di Gesù e far meglio conoscere le pagine più significative del Vangelo. Europassione per l’Italia è un’associazione senza fini di lucro, coordina le iniziative dei suoi membri per meglio rappresentare la forte tradizione italiana della Sacra Rappresentazione in ambiente europeo, aderendo essa, a sua volta, all’associazione Europassion di più remota costituzione. “La Via Crucis di Barile-riferisce Gianluca Paternoster di Barile-responsabile ufficio stampa Europassione per l’Italia- e’ tra le Associazioni capofila per questo importante riconoscimento culturale,a conferma del grande valore culturale e storico che la Sacra Rappresentazione della Via Crucis di Barile riveste.Sara’ presente anche il Gruppo di Recupero Tradizioni di Oppido Lucano che ogni due anni nella cittadina di Oppido mette in scena la Drammatizzazione della Passione di Cristo”. Sulla sacra rappresentazione  di Barile aveva scritto il prof.Antonio Paternoster, uno dei promotori del comitato Via Crucis di Barile, nel suo libro, Radici, tradizione e fede del Venerdì Santo a Barile: “il popolo di Barile, attraverso questa Sacra Rappresentazione, vuole testimoniare il suo legame alle sue più sane tradizioni culturali e di fede. E’ una giornata in cui il paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione. Processioni, sacre rappresentazioni, liturgie popolari: è la storia di una delle devozioni che, specie nel sud Italia, trova linfa per crescere incarnando l’anima profonda della sua gente. A Barile, ogni abitante, in cuor suo, fin dalla ricorrenza della festività in onore di San Giuseppe, incomincia a rivivere l’impegno interiore per la manifestazione. Tutti, direttamente o indirettamente, sono coinvolti, basti pensare che la manifestazione conta 25 gruppi di personaggi ed interessa ben 116 persone. Adulti, giovani, giovanissimi, ragazze, giovanette e bambini conoscono, ormai, bene il loro ruolo. I contenuti simbolici della rappresentazione vanno ricercati sia nella direzione spiccatamente religiosa, sia in quella particolarmente paganeggiante, nella presenza di personaggi realmente cristiani al tempo della condanna di Cristo; in quelli creati dalla fantasia popolare; nei personaggi che soffrono ed in quelli che godono nella loro alterigia; nella serietà con cui i giovani interpretano i vari ruoli;nella fastosità e contemporanea semplicità dei costumi. Il dramma di Cristo si rivive, per 4 ore, per le strade scoscese del paese, in tutti i suoi risvolti emotivi, sentimentali, di devozione, di curiosità. Il sincretismo religioso assume toni culturali veri e propri, originali e per nulla mutati nel tempo. Fede, tradizione e storia, in quest’angolo di Basilicata, si tengono per mano e costituiscono il tessuto connettivo di questo popolo che custodisce gelosamente la sua civiltà”.

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In compagnia del cinema Arberesh, II Biennale di Arberiafilmfestival

Posted on 30 agosto 2012 by admin

SAN DEMETRIO CORONE ( di Adriano Mazziotti) – Chiusura delle manifestazioni estive in compagnia del cinema Arberesh. Nell’anfiteatro comunale  tutto è pronto per lo spettacolo, alle 21, dedicato alla II Biennale di Arberiafilmfestival, il concorso progettato per  promuovere lo sviluppo della cultura cinematografica in generale e soprattutto le peculiarità specifiche della realtà italo-albanese o  Arbëria;  con il suo complesso mondo di usi, costumi, tradizioni, fatti, personaggi e luoghi, propri di questa minoranza alloglotta tenacemente legata alla propria identità. Articolata in tre sezioni, cortometraggi, film della memoria, lungometraggi e fiction, alla kermesse cinematografica possono partecipare autori professionisti e amatoriali di video inediti. Nel corso della serata, organizzata con il patrocinio del Comune, oltre alla premiazione dei film in gara saranno proiettati, fuori concorso, altri contributi filmici prodotti e selezionati dalla Bottega delle emozioni, l’associazione guidata  dal docente Unical, Renato Guzzardi.

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