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VEDOVE BIANCHE.

Posted on 02 marzo 2019 by admin

Vedove biancheNapoli  ( Tratto da: Parla una donna, di Matilde Serao. diario femminile di guerre Maggio 1915 – Marzo 1916)

Ogni tanto,in uno di quegli avvisi necrologici,che noi leggiamo con una mesta ansietà, poi chi vi è esaltata la eroica morte di un ufficiale,di un soldato; –alle volte, certe colonne di grandi giornali, appariscono come un seguito di tombe allineate, in un cimitero – fra i nomi dei genitori, dei parenti stretti, spesso dei commilitoni, appare il nome di una fidanzata, che si è voluta dichiarar tale, per proclamare anche il suo dolore, insieme al grido di quanti piangono l’estinto: ella ha voluto pubblicamente ,assumere questo carattere di vedova di un fidanzato, di vedova bianca. E i pensieri più diversi mi assalgono, leggendo,ogni tanto, un o di questi nomi. Anzitutto, a me pare che l’uso di Germania, il matrimonio di guerra, quello che si compie prima di partire per il campo, quando si ha una fidanzata, è il più saggio,sentimentalmente e socialmente parlando, tanto più che questo uso lo ha inventato Napoleone, il quale stimava le donne che procreavano, più di tutte le altre, é voleva che i soldati, e gli ufficiali, e i generali, si ammogliassero, prima di partire in guerra. Così due figliuoli dell’Imperatore Guglielmo, che erano fidanzati, si sposarono il 4 agosto 1914, nella prima settimana della guerra europea e, con loro, sull’imperiale esempio, centinaia, migliaia di fidanzati tedeschi sposarono le loro fidanzate e se son periti, han lasciato delle vere vedove, e, forse, un bimbo, che doveva nascere, e che avrà preso il loro posto.

Io penso:che sono mai queste vedove bianche? Eran fidanzate vere? O erano dei piccoli amori lievi, che la guerra, a un tratto, ha reso o è parso abbia reso più intensi e più saldi questi sentimenti, che univano colei che è restata a colui che è partito? Erano fidanzate vere o, forse, erano donne, che si era pensato di voler chiedere in ispose, e poi era mancata l’occasione, era mancata la volontà? Erano fidanzate antiche, già quasi, e che, a un tratto, eran parse le donne del proprio destino, al partente, così, nell’esaltazione del distacco? Eran donne a cui non si era osato mai di dire nulla, per timidità, per distanza di condizioni che, improvvisamente, hanno, esse, rotte ogni indugio sentimentale? Chisa! Chisa….Io penso: che ne accadrà mai, nella vita, di queste vedove bianche? Se hanno amato seriamente l’uomo che è sparito, se hanno sentito lacerarsi il cuore per la perdita di quest’uomo,se egli era veramente tutto il loro amore, che faranno esse, della loro deserta vita? Saranno esse vedove bianche, per tutto il corso dei loro anni, che può esser lungo? Il profondo loro cordoglio le renderà vedove bianche per sempre, e mai più le gioie dell’amore, di un altro amore, verranno a riscaldare il loro gelido cuore? E se un altro amore sorgesse,come faranno esse a penetrare nel chiuso tempio del loro ricordo, a rovesciarne l’idolo, distruggendo, così tutta la dignità sentimentale del loro passato? E colui che si sarà fatto amare da una di queste vedove bianche, come farà a combattere con l’ombra del grande morto, di cui la figura ha tutta la poesia di un eroi cosa sacrificio? Io penso, ancora: se queste vedove bianche più che a un forte amore, obbedirono alla esaltazione, che viene da una terribile notizia di una morte in guerra, se il loro dolore fu impetuoso ma breve, ma fugace, come faranno esse mai, quando si troveranno senza lacrime e senza rimpianti, inaridite, come faranno continuare la loro parte di vedove bianche, che piacque tanto alla loro fantasia? Passerà un anno….forse non più di un anno e già esse sentiranno il peso della loro vedovanza opprimerle: più esse diranno a sè stesse, se colui che si è spento, sull’Isonzo, le amasse veramente, o, diranno, peggio, a sè stesse, se fosse poi vero che esse lo amassero tanto, colui che la guerra ha ucciso! A poco a poco la figura del morto si muterà, nella loro memoria, perdendo tutte le sue linee risplendenti di bellezza: questo morto non solo smarrirà ogni suo fascino ma finirà per diventare un loro nemico intimo. E si tortureranno, per non sapere come smettere questo loro carattere di vedove bianche:e a un tratto, bruscamente, gitteranno via tutto il loro passato, che, in verità, era fittizio, era tutta una falsità sentimentale. È tanto difficile essere una nobile vedova, una buona vedova, di un vero sposo, di un vero marito! Ma è molto più difficile essere una fedele vedova bianca di un fidanzato morto in guerra. E, forse, è impossibile.

Tratto da: Parla una donna, di Matilde Serao.

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