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I RESTANTI ARBËREŞË SOSTENUTI DAL GENIO DEGLI ADOTTATI DA PARTENOPE Lljtiratë e lindrunatë ndëruenë fakjienë e katunditë

Posted on 09 settembre 2026 by admin

PARTENTINAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Nella storia dei piccoli centri collinari del Mezzogiorno si possono individuare due figure fondamentali, apparentemente contrapposte ma profondamente interdipendenti.

La prima appellata dei restanti, ovvero di coloro che continuano a vivere nei luoghi d’origine senza soluzione di continuità e, quella dei partenti, rappresentata da quanti, per necessità di aprire gli orizzonti della formazione e della conoscenza, hanno lasciato quei luoghi fisicamente ma non prima di aver riempito di ricordi e sentimenti la mente e il cuore.

Se ai primi viene generalmente attribuito il ruolo di custodi della continuità, della quotidianità e della permanenza, ai secondi dovrebbe essere riconosciuta una forma di appartenenza non meno significativa e, per certi aspetti, persino più intensa e radicata.

Perché il partente, porta con sé un’immagine del paese sedimentata nella memoria, fissata nel tempo e sottratta alla trasformazione ordinaria del presente, lui conserva memoria indelebile di luoghi, persone, vicende e avvenimenti, attraverso una dimensione che spesso supera la semplice esperienza della permanenza fisica.

In questa prospettiva, il rapporto con il luogo non si esaurisce nella presenza, ma può consolidarsi proprio attraverso l’assenza, trasformando la distanza in una particolare forma di tutela e di responsabilità.

I luoghi d’origine diventano così depositi di memoria, immagini interiori nelle quali il tempo, gli affetti e gli avvenimenti si sovrappongono e continuano a vivere anche oltre la separazione geografica.

Diversamente, la permanenza fisica non costituisce di per sé garanzia di cura e conservazione e, il rischio che avanza mano a mano, con la quotidianità, proprio perché continuamente esposta alla presenza e all’abitudine, finisca per attenuare la percezione del valore storico, simbolico e identitario degli spazi, fino a renderne accettabili trasformazioni, alterazioni o interventi che ne compromettono progressivamente l’integrità.

È in questo senso che alcune pratiche di trasformazione del patrimonio edilizio e urbano specie se legate a prospettive e avvenimenti di rilievo, possono apparire quasi come sovrapposizioni superficiali, incapaci di riconoscere la stratificazione e i significati che quelle architetture custodiscono e, il tutto si trasforma in una sorta di rivestimento effimero applicato sopra una materia che, invece, avrebbe bisogno di essere compresa, rispettata e conservata.

Paradossalmente, dunque, mentre i partenti possono non essere visibili nello spazio quotidiano del paese, la loro presenza può manifestarsi in forme meno immediate ma concrete, attraverso il sostegno, gli investimenti, la manutenzione e la capacità economica di preservare immobili e patrimoni familiari.

Molte delle strutture che ancora resistono alle trasformazioni, alle alterazioni e al progressivo deterioramento devono la propria permanenza anche alle risorse di coloro che, pur vivendo altrove, continuano a riconoscere in quelle mura una parte essenziale della propria storia.

Le fondamenta idealistiche di questi luoghi finiscono così, in senso tanto concreto quanto simbolico, per gravare sulla solidità dei partenti, in tutto, su quella generazione che, nonostante la distanza, continuano a sostenere, ciò che la permanenza non sempre riesce a proteggere preferendo pranzare o colorare carne. pesce e ogni cosa che non sia una rigida dieta mediterranea.

Ne deriva un principio generale, secondo cui, nei piccoli centri collinari del Mezzogiorno, appartenenza e tutela non coincidono necessariamente con la permanenza fisica, perché quasi sempre il cerchio si chiude proprio con la solidità della distanza, le uniche figure in grado di rendere solidali i valori della memoria e, con essa, il senso di responsabilità verso il luogo d’origine che viene periodicamente manomesso.

Restanti e partenti costituiscono in solido, due forme complementari dell’appartenenza e, mentre i primi incarnano la continuità della presenza, i secondi tutelano della memoria e, non di rado, la capacità concreta di sostenerne la conservazione in forma tangibile ed intangibile.

E ad oggi avere consapevolezza di tale complementarità, significa superare una lettura semplicistica che attribuisca automaticamente ai presenti il ruolo di custodi e agli assenti quello di estranei.

Per questo restituire i meriti a una comunità più ampia, nella quale il legame con il territorio può continuare a operare anche oltre i suoi confini fisici, noti quali memorie storiche di luogo a cui chi è saggio chiede sempre se può agire, muoversi o pensare.

(Maestro acquafortista che da memoria e forma alle terre parallele dell’Adriatico).

Napoli 2026-09-09

 

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