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I DEVOTI SILENZIOSI DELLE PROCESSIONI

Posted on 11 ottobre 2017 by admin

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’arberia relativamente agli aspetti sociali e religiosi si sostiene  attraverso i valori identitari, riportati oralmente, essi mirano al rispetto degli elementi che caratterizzano la vita di tutti gli addetti della Regione storica Arbëreshë.

Molto sentite per gli arbër, sono le ricorrenze religiose, queste,  raggiungono il massimo del coinvolgimento dei fedeli, che condividono il credo religioso, nel tempo dello snodarsi delle processioni; tuttavia da un po’ di tempo, l’atto del pellegrinaggio d’ambito, pur coinvolgendo un gran numero dei persone credenti e no,  mirara verso  una  deriva pericolosa e degenerativa.

Nonostante sia il momento più sentito e condiviso, in quando, lega la credenza popolare, luogo e Santo, molti addetti, durante l’articolarsi del percorso smarriscono per fame e per sete, il senso della ragione di questo atto di penitenza, seguendo itinerari a dir poco irriverenti.

Il pellegrinare con il santo in spalla per le vie del borgo o verso luoghi ameni, non fanno altro che ricordare le tappe salienti della storia del borgo, giacché, la credenza popolare associa avvenimenti e leggende a quei luoghi, oltre l’atto di dolore manifesto.

Questi percorsi di preghiera, tortuosi, che impegnano fisicamente tutti i partecipanti hanno avuto e detengono a tutt’oggi seguiti rilevanti, cui in silenzio e senza troppo apparire si accodano i devoti che chiedono o hanno ricevuto grazia; una richiesta di devozione, il cui gesto si configura come omaggio attraverso atti che chiedono un sacrificio fisico, per chi non ha altro da offrire, durante il tempo dell’uscita e lell’entrata del santo dalla chiesa.

Le devozione rivolete a Santi Protettori/ci, sono molteplici e il più delle volte, spaziano in manifestazioni che possono spaziano dal raccogliersi in preghiera, camminare scalzi, digiunare, camminare per chi ha problemi di deambulazione con stampelle o sedia a rotelle, per tutta la durata della processione.

Questi, chiaramente gli atti più evidenti, cui quasi tutti fanno caso, in quando per i manifesti atteggiamenti pongono in evidenza “la sacra promessa”, intimamente stretta con il Santo,

Va rilevato, che esiste una categoria detti “silenziosi”, anime in pena che portano in processione al cospetto del santo, non con atteggiamenti materiali, ma esclusivamente, con il credo religioso fatto di cuore e di testa, perché “intima”, comunque sono anime in pena che in quel momento vivono una un atto di dolore che supera le naturali tappe di questo mondo terreno.

Sono queste persone, cui bisognerebbe volgere il pensiero, quando si scavalcano le staccionate della rotta sacra, è in quel momento che rito della processione, diventa un’altra cosa che offende i patti sacri portai in processione, che non anno ne taralli o damigiane di vino da spartire con il Santo.

Chi ha l’onere di vigilare e riportare il gregge dentro la rotta del sacrificio storico, deve porre fine a questa irriverente e degenerativa allegoria; urge per questo inviare una “Circolare Pastorale” che impedisca di banchettare, brindare e lo strimpellare in quei momenti sacri, che per i “Silenziosi” sono una speranza di luce e di vita.

Sono le figure Ecclesiali, i Comitati, le Istituzioni tutte cui mi rivolgo per invitarle a difendere e rispettare il piccolo drappello di silenziosi, “con voto da assolvere”, mescolati tra i fedeli fortunati.

Il mio pensiero è rivolto a loro ed è auspicabile che tutti si ricordino, senza mai dimenticarlo, che in quei momenti solo loro vivono un dolore intimo, che non grida, non fa rumore e non vuole ascoltare, vedere e odorare, allegorie senza senso, in quanto, vivono probabilmente l’ultima processione di questa vita terrena.

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