NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – I continui inviti alla definizione di un manuale per le linee guida utili alla conservazione del costruito storico delle comunità arbëreshë, in questi ultimi dieci anni, sono stati vani e molto probabilmente percepiti come fastidiosi suoni dagli organi preposti.
Eppure, un manuale del recupero, sarebbe stato il supporto utile a integrare e valorizzare gli stessi progetti, quelli cadenzati, che allo stato per quanto attiene la salvaguardia delle pertinenze Arbëreshe non hanno contribuito certamente a consolidarla.
Aver avuto l’opportunità di produrre in questi anni uno strumento urbanistico che trattasse in maniera molto specifica le tipologie edilizie, avrebbe garantito almeno una certezza.
Linee guida predefinite, cui essere assoggettati, potrebbero velocizzare i canali della burocrazia per la messa in atto dei progetti di intervento.
Gli elementi tipici dell’architettura minoritaria, simili a quelle di tutto il meridione, hanno modellato le quinte dei centri con segni ed episodi legati saldamente alla loro economia.
Conservare i soggetti tecnologici e riproporli nelle loro linee di inviluppo, così come indica la carta del restauro, è un impegno che gli amministratori delle comunità dovrebbero avere come prioritario nei loro programmi di governo.
Lo scopo non è quello di imporre, ma semplicemente di aiutare il professionista attraverso una banca dati documentaria, ma anche come supporto indispensabile alla progettazione di quelle mutazioni che dobbiamo necessariamente imporre al vecchio, se vogliamo che esso sia adatto ad ospitarci, una analisi storica che siano le solide fondamenta del progetto.
La riscoperta delle antiche tecniche costruttive diviene un fattore essenziale per poter ridefinire l’equilibrio strutturale e compositivo di una struttura degradata e che diventi nello stesso tempo personalizzata e riconoscibile all’interno del contesto dai simili tratti .
Non è più ammissibile che all’interno dei devastati centri storici vi possano essere linee di intervento generalizzate che non garantiscono il rispetto dell’identità arbëreshë e non solo. Continue Reading




















