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ZOTI GIOVANNI CAPPARELLI

Posted on 27 ottobre 2010 by admin

 

NAPOLI – (di Atanasio Pizzi)

Era l’alba del 18 giugno 1944, il cielo si mostrava terso e durante tutta la notte c’erano state abbondanti precipitazioni piovose.

In paese tutti si preparavano ad accogliere in un corale e caloroso abbraccio il nuovo prete, padre Giovanni Capparelli da Acquaformosa.

La giornata era frenetica e tutti si aspettavano il prete giusto che desse continuità alla onorabile storia eclesiale sofiota.

Le ore passavano e la Balilla che tutti si auspicavano di vedere non appariva, ka bota kukie, ormai era l’imbrunire e i sofioti avevano quasi tutti raggiunto delusi le proprie case.

All’improvviso il vociferare di porta in porta annunciò che il nuovo prete era arrivato, in ritardo, poichè i danni provocati dal maltempo della sera prima lo aveva costretto a fare un giro più lungo, ironia aveva voluto che forata una ruota avevano penato per un giorno intero a Terranova da Sibari per poterla riparare.

La comunità sofiota, comunque, quella sera potè abbracciare il suo nuovo e giovane prete.

Da allora egli si distinse per rendere più coesa e solidale la comunita attorno ai simboli della religione greco bizantina e quelle antiche tradizioni tipiche sofiote.

Tra l’altro divenne punto di riferimento sicuro per le richieste ed esigenze più disparate a cui rispondeva sempre positivamente con il fine di unire la comunità intera.

Ripristinò, senza consultare le carte rispettose del restauro, le cadenti chiese, edificò delle nuove distribuite nelle frazioni coinvolgendo nel progetto tutti i sofioti.

Gli fu attribuita anche una appartenenza politica, visto che nelle vicende paesane era sempre a fianco delle classi più deboli e quindi considerato di parte.

Tutte le generazioni succedutesi dal suo arrivo hanno visto realizzarsi gruppi di socializzazione a cui impartiva lezioni di correttezza e lealtà, usando come esempio il vangelo, questo suo modo di porsi lo rese protagonista nella vita sociale del paese.

Gli aneddoti che raccontano della permanenza di Giovanni Capparelli a Santa Sofia sono immumerevoli e questo che vi racconto mi sembra il più emblematico.

Si racconta che M.G. Pizzi, giovane praticande dei gruppi di preghiera, credendo di fare cosa gradita al giovane prete, durante il comizio politico di un altolocato esponente del P.C.I. Calabrese, si chiuse all’interno del campanile della chiesa madre e nel monento in cui il discorso politico era al suo apice, fece suonare le campane.

Immaginando le tensioni politiche di quel periodo fece nascere una animata e violenta discussione che indusse le parti innanzi alle autorità locali, dove spiegato l’equivoco, tutto ebbe fine con una grande tirata di orecchie per la giovane e inconsapevole Maria Giuseppa.

Il Capparelli accompagnò le vicende di Santa Sofia in ogni momento rimanendone sempre abarbicato, nonostante varie correnti abbiano fatto di tutto per allontanarlo dal suo paese adottivo.

Tanto irreprensibile e preciso all’interno degli edifici religiosi quanto ironico e giocoso nelle vicende civili, durante la grande festa di Sant’Atanasio consentiva solamente al di fuori della chiesa di espletare manifestazioni di tipo pagano mentre all’interno del sacro perimetro placava ogni forma di eccesso.

A tal proposito a seguito della attuali processioni del due di maggio ho assistito ad applausi e incitamenti di tipo portuensi ed ho immaginato il suo viso tirato seguito dalla sua tipica frase:” Questa è la chiesa e queste cose fatele fuori dalla qui!”.

Questo era il Giovanni Capparelli che ricordo, cordiale, ironico, sorridente, disponibile, caritatevole ma religiosamente irreprensibile.

L’archimandrita Giovanni Capparelli per volere dei parenti e di tutta la comunità riposa nel cimitero di Santa Sofia d’Epiro, ritengo che non abbia ricevuto un monumento adeguato che possa riscattare, in parte, il bene che ha seminato in paese e anche fuori dai  confini geografici a lui affidati.

Io mi auspico che affiancato dai tanti paesani si possa dare luogo ad un mio progetto più idoneo per ricordarlo ed onorarlo.

Nonostante le esternazioni di alcuni neri della regione storica che lo consideravano e credevano fosse solo un prete.

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