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UNA GIORNATA TRA LE STORICHE FIGURE ARBËRESHË DELLA CAMPANIA

Posted on 30 agosto 2021 by admin

Greci-1NAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Era il 6 giugno del 2015 e l’Abstract inviato per la fase preliminare del convegno organizzato da ReUSO a Valenzia, con titolo:” Patrimonio della Regione storica Arbëreshë, Centri minori per la cultura dell’integrazione” era stato approvato e dovevo redigere la relazione finale.

Tra tutti i paesi ricadenti all’interno della Regione Storica Arbëreshë avevo scelto greci, uno di quelli campani ricadenti nei pressi del vicus romano Aequum Tuticum sulla via Traiana a cui si intrecciavano i tratturi e il camminamento della via Francigena sulla Valle del Bovino.

Non avendo riferimenti locali in quella macro area, telefonai al Comune e attraverso lo sportello linguistico mi fu data l’opportunità di incontrare una delle memorie storiche di quel paese, il Professor Morena M. A.

Quella mattina come un orologio, o meglio come un professore di altri tempi, si fece trovare in piazza in perfetto orario e dopo una breve conversazione preliminare, iniziammo a conversare in arbëreshë su aspetti generali della storia e le consuetudini locali ancora presenti nella memoria.

Mi ero recato all’interno di quelle trame edilizie per verificare le caratteristiche che legano tutti i paesi arbëreshë della regione storica,  al fine di estrapolare anche in quegli ambiti il modulo abitativo primario, “la Kaljva”, di cui si conservano esempi interessantissimi, anche se fortemente modificati, con aggiunta di numerose superfetazioni.

La conversazione con il professore, prima su aspetti generali divenne subito più approfondita verso le vicende e fatti più particolari della storia degli arbëreshë di quella ben identificata area strategica, l’unica dove con molta probabilità il condottiero Giorgio Kastriota vi soggiornò.

Il professore da voce storica locale, molto attento e preciso, mi prese idealmente per mano accompagnandomi per le vie del paese, nel breve, il discorso divenne, un esame locale, a cui la lucida memoria del professore rispondeva con entusiasmo a tutte le domande, nonostante il professore rimanesse sempre più stupito delle conclusioni da me esternate e da lui entusiasticamente condivise.

A un certo punto, si interruppe la conversazione e con fare molto serio, il professore esclamò: Architetto di chi sei parente a Greci; a che famiglia appartengono i tuoi genitori qui da noi ndë Katundë?

Rimasi senza parole alla sua domanda e aggiunsi, professore io sono di Santa Sofia, in provincia di Cosenza e conduco una personale ricerca/battaglia a Napoli, Greci per me è uno degli otre cento paesi arbëreshë che studio, anzi le confesso che è solo la seconda volta che mi reco a visitarlo.

Lui continuava a rimanere scettico, in quanto diceva che le domande e le considerazioni che traevo alle sue nozioni consuetudinarie calzavano a pennello con i trascorsi storici del suo paese, nessuno avrebbe potuto conoscerle se non un figlio di una memoria storica locale.

Spiegai che parlavo secondo la consuetudine che legava tutti i paesi arbëreshë, da me visitati e studiati, stressa radice innestata nelle terre del meridione parallelo, al di qual del mare stretto e a forma di fiume, parallelismi territoriali antichi, importati dalle terre di origine dalle famiglie allargate Kanuniane.

A quel punto decise con forte determinazione che io dovessi urgentemente incontrare gli amministratori locali e quelle precisazioni storiche, che avevo a lui riferito, dovevano essere note anche a a chi li doveva tutelare.

Non avendo alcuna necessità in tal senso mi chiesi come mai questa sua volontà, o meglio questa urgenza impellente, ma lui senza dare spiegazioni tornava a dire che era fondamentale che anche le “voci altre” mi ascoltassero.

Lo segui in comune poi in un cantiere, ma nessuno gli diede ascolto, a quel punto decisi di partire, perche l’ora era tarda e nessuno gli avrebbe dato udienza a me e al professore.

Fortemente convinto della sua decisione, a quel punto per intrattenermi, mi condusse a casa sua e non sapeva cosa fare e dire pur d’intrattenermi, iniziò a raccontare una serie di eventi locali in dissuso oltre a donarmi un suo libro e illustrarmi foto.

Mi resi conto che “ndë Katundë”, era in atto un progetto di valorizzazione locale portato avanti da “voci altre e inesperte” e non volendo assolutamente, in alcun modo, volontà di intaccare il lavoro accademico delle“voci altre” salutai il professore ringraziandolo dell’accoglienza e delle notizie fondamentali che mi aveva fornito.

Era evidente che era rimasto male, non per la mia decisione di andare via, ma per non essere stato ascoltati dai locali; continuai a seguire nello specchietto retrovisore della mia autovettura, quella persona delusa in mezzo alla strada, li dove la via che porta a Greci, incrocia la piazza, la prospettiva diventava sempre più piccolo, fino ad una piega della strada, che lo fece sparire dalla mia visuale.

Dopo pochi mesi seguenti, quell’incontro, il professore Morena passo a miglior vita, ogni volta che penso a Greci mi chiedo, cosa sarebbe cambiato, se quel giorno le “voci altre” gli avrebbero dato ascolto?

Sicuramente  pale eoliche, e una serie di esperimenti canori che parlano di treni dalla Germania, non avrebbero fatto parte della storia che ha dato origine alla regione storica, su base linguistica, idiomatica,  consuetudinaria, della metrica del canto; ma questa è un’altra storia; quello che più mi preme sottolineare è la pena di quella figura locale, che in mezzo ad una strada, diventava un’ulteriore voce arbëreshë, sempre più piccola e inascoltata, sino a sparire dove vedevo e dove sentivo.

 

Atanasio arch. Pizzi                                                                                                                 Napoli 6 Giugno 2015

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