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UNA FIAMMELLA PER I DEFUNTI

Posted on 02 febbraio 2015 by admin

UNA LUCENAPOLI (di Atanasio Pizzi) -Erano gli anni sessanta del secolo scorso, quando giunto a casa dopo la scuola, notai sulla mensola che sovrastava il camino, un lume artigianale fatto interamente di cose di casa, del quale mia madre andava molto fiera.

Immaginando che fosse servito per illuminare momentaneamente quella stanza, chiesi se fosse mancata la corrente elettrica; lei mi fece sedere vicino al camino e sedutasi accanto a me, mentre avvolgeva con sapiente manualità i nuovi stoppini, (Fitilrat) roteandoli con la mano sulla gamba sinistra, m’illuminò su quale valore avesse, quella luce e per chi sarebbe stata di riferimento.

Una ciotola di terracotta, riempita per metà di acqua e poi colmata di olio, innalzava la posizione della fiammella in conformità dell’antica economia consuetudinaria; immerso nell’olio, lo stoppino (Fitili) che galleggiava grazie ad una rondella di sughero a cui era affidata, il tutto era realizzato per guidare i cari estinti a ritrovare i luoghi di vita terrena.

Da quell’anno, che notai il piccolo manufatto, anno dopo anno la vidi ripetere quei gesti identici, alcune volte gli chiedevo se non sarebbe stato meglio comprarlo già fatto e lei mi ripeteva che la tradizione era quella e lei non aveva alcuna intenzione di cambiarla.

La fioca luce svettava giorno e notte senza soluzione di continuità e lei con pazienza traboccava l’olio quando il livello era prossimo alla linea d’acqua, calibrando con sapiente manualità lo stoppino.

La luce è la guida dei defunti che attendono la ricorrenza e recarsi nei luoghi a loro più cari, al fine di condividere una notte e sentirsi più vicini ai congiunti, un rito che per gli arbëreshe serve a tenere vivo il legame con le persone care che non avremmo mai voluto che ci lasciassero.

Un modo di avvertire la presenza di che non appartiene più al mondo dei vivi con i quali condividere la tavola che si lascia imbandita durante tutta la settimana e poi chiudere questo ideale rapporto di cose terrene con mursjelin sulle tombe dei defunti.

La manualità di realizzare un manufatto com’era tradizione di mia madre, io non sono in gradi di attuarla, ma la tradizione la tengo viva realizzando la fiammella con la metà di una buccia di arancia riempita d’olio, questo modo di mantenere la tradizione forse non è proprio in linea con quello più antico di mia madre, rimane il fatto che, la consuetudine e i suoi principi rimangono gli stessi.

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