Categorized | Folklore, In Evidenza

QUANDO IL MESTIERE LO FANNO COLORO CHE HANNO L’ARTE NELL’ANIMA

Posted on 21 novembre 2017 by admin

ArganNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Giulio Carlo Argan, già settantenne il 9 agosto 1976, fu eletto sindaco di Roma alla prima votazione, la preparazione storica e il rispetto che aveva verso il suo mandato lo indirizzò verso il traguardo della valorizzazione culturale della città; non aveva un’idea elitaria della cultura, giacché, riteneva, come ebbe una volta a dichiarare, che “nel mio pensiero la città è cultura, niente altro che cultura”:

 Giulio Carlo Argan per cultura, intendeva la salvaguardia dei monumenti, l’ampliamento dei musei, la salvaguardia del centro storico, ma prima di ogni altra cosa la liberta di vivere e usufruire ogni ambito della città capitolina, nel pieno rispetto degli elementi sociali e culturali che l’avevano da secoli caratterizzata.

La “cultura” per Argan rappresentò l’avvio a soluzione per i problema della città, su base “progettuale” che tenesse conto di ogni esigenza interlacciata con quelle sociali dell’epoca nel pieno rimpetto della storia .

Il vecchio Saggio, di fronte ad una città che, in quegli anni segnati dalla violenza e dall’emergere del terrorismo, tendeva, impaurita, a rinchiudersi sempre di più in se stessa, ebbe il coraggio di inventare attività che diede fiducia ai cittadini per riappropriarsi di quanto avevano smesso di usufruire.

Fu così che si predispose la stagione culturale che ha segnato profondamente la città, e che, ancora oggi ne scandisce la vita, non solo di Roma, ma di tutti i centri urbani italiani.

I piccoli accenni riportati, della grande mole che investe, il sindaco Argan, vogliono essere uno stimolo  per dagli amministratori dei centri urbani della Regione storica Arbëreshe, in quanto, ritengo che oggi i gli ambiti minoritari abbiano smarrito la retta via, come lo è stato per la città capitolina negli anni settanta.

La forza di Giulio Carlo Argan, sicuramente era racchiusa nella sua preparazione storica e la grande forza nel dare risposte certe senza apparire irrispettoso degli ambiti trai più antichi del vecchio continente:

Uomo di grande intelletto e spirito d’intuizione, come quando diede fiducia al giovane Assessore Renato Nicolini perché inventasse qualcosa che potesse ridare fiducia alla città e voglia di uscire di casa in piena sicurezza, avviando una stagione culturale e sociale irripetibile.

Sicuramente il professore era un grande uomo e stagioni che forniscono uomini simili non fioriranno più, tuttavia il suo esempio può servire da guida ai tanti amministratori, che invece di adoperarsi e fornire progetti fotocopia, potrebbero adoperare lo stesso tempo, recandosi al cospetto di chi conosce ed è già formato della indispensabile disciplina e chiedere umilmente udienza.

“Il gesto di pura umiltà culturale”, fornirebbe la linfa indispensabile che da troppo tempo manca alla R.s.A. e per questo relegata ai margini della politica e dei circuiti turistici che contano; sperare,  dopo quasi due decenni, che le risorse della 482/99 possano cambiare la rotta dell’inesorabile destino è pura utopia, in quanto servono progetti.

Il mio auspicio vuole che quanto prima si costituisca un tavolo di trattative in cui escano progetti e la stagione della rinascita culturale degli arbëreshë trovi il seme giusto per rifiorire; secondo la logica che ogni paesi, borgo e frazione abbiano la giusta collocazione storica e  si ponga fine, alla mescolanza di due culture differenti, nate per scelte remote che non possono e non devono essere violentate.

Non si possono ignorare, “sei secoli di storia”, per una bevuta di birra o per una passeggiata sulle povere e nude strade del paese di fronte, strimpellare un inno che ormai non ci appartiene, oltretutto a ritmo di tarantelle Calabresi o addirittura vendere l’Arbëreshë per Skipë per costruire una pericolosa deriva.

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!