Categorized | Folklore, In Evidenza

LIBERE INTERPRETAZIONI ASSOCIATE ALLA STORIA ARBËRESHË

Posted on 05 gennaio 2018 by admin

LE DUE GAMBE DELL’ARBERIA2NAPOLI (di Atanasio Pizzi) –

Nota di perplessità

Atanasio Pizzi –  egregi cultori della redazione di Geo; Irina Kastriota, sposò il principe Pietrantonio Sanseverino, il 1539, gli arbëreshë dimoravano nel principato citeriore di Calabria dal 1471; il vestito arbër, non lascia dieci centimetri dalla punta delle scarpe; il velo è dorato; i capelli non li sistema la parrucchiera ma la comare che copre il tutto con la Kesa. Sono uno studioso Arbëreshe e quella che avete illustrato non è l’arberia in cui mi riconosco!!!!

Risposta

Geo – Gentile dottor Atanasio Pizzi, le diamo atto della incongruenza cronologica relativa al matrimonio tra Erina Castriota e Pietrantonio Sanseverino. Purtroppo, è una “vulgata” molto diffusa e nel caso specifico si è evidentemente trattato di un lapsus del nostro ospite, tradito forse da una certa emozione. È innegabile però che quel matrimoni abbia comunque portato significativi vantaggi agli Arbëreshë.Riguardo al costume arbëresh, come saprà, esso varia significativamente per foggia, colori, particolari da una zona all’altra dell’Arbëria, non solo calabrese. Restando nel Cosentino, ad esempio, il costume delle comunità del versante sinistro della Valle del Crati è parecchio diverso da quello della Presila Arbëreshe, e questo da quello delle comunità del Pollino, a sua volta distinguibile in due aree. All’interno di una stessa area, poi, vi sono differenze minori che identificano singole comunità. Così, limitandoci agli elementi da lei evidenziati, nelle comunità del versante sinistro della Valle del Crati, la lunghezza della gonna è decisamente sopra la caviglia, come sopra la caviglia (ma un po’ meno) è anche a Frascineto ed Ejanina (zona Pollino).La cosa è ancora più complicata dall’altezza di chi lo indossa se parliamo di costumi antichi indossati da ragazze dei nostri giorni, decisamente più alte delle loro ave. Allo stesso modo, il velo è (prevalentemente) in trina d’oro e rettangolare nelle comunità della Presila, ma è sempre in tulle bianco ricamato in bianco o in oro (in relazione alle disponibilità economiche della famiglia) nelle altre zone e addirittura ha forma triangolare nelle comunità del versante sinistro della Valle del Crati.

Circa l’acconciatura, prima ancora della comare, la condicio sine qua non per la realizzazione di quella tradizionale (kshetët) è che la persona che indossa il costume abbia i capelli di lunghezza sufficiente a consentire di intrecciarli nella maniera prescritta e poi formare lo chignon sul quale fissare la keza. Difficile oggi trovare ragazze che soddisfino questo requisito.

Semplicemente perché ognuno vive nel proprio tempo e il nostro tempo è questo.

Di donne e ragazze che, in occasione di feste e ricorrenze, indossano con orgoglio l’abito tradizionale pur sfoggiando acconciature moderne se ne vedono ormai tante da tempo! 

E del resto, per la stessa ragione, ormai anche nei paesi il/la parrucchiere/a ha da tempo sostituito le comari di una volta. 

Nulla rimane fisso nel tempo, ogni realtà si evolve.

In questo senso, il problema degli Arbëreshë non è la lunghezza della gonna o l’acconciatura. È piuttosto la loro sopravvivenza linguistica e culturale in realtà globalizzata che li sta sopraffacendo e in un contesto in cui, a causa della sua applicazione fortemente lacunosa, anche la tutela “debole” derivante dalla legge 482/1999 resta di fatto inefficace.

Chiarimenti e note storiche

Spett.le Geo,  Erina Castriota, sposa di Pietrantonio Sanseverino, purtroppo, in quel di Cassano allo Jonio aveva ben altri patimenti familiari da risolvere, che concentrarsi sulle pene degli arbëreshë.

Riguardo al costume arbëreshë, mia madre è stata una delle ultime sarte storiche di questa bandiera albanofona e quando parlo di costume, so bene quale è il senso, conosco il significato dei colori, le proporzioni e chi e come deve indossarlo; sia essa della macroarea del pollino, delle miniere, della mula e di tutte le sedici che compongono la Regione storica Arbëreshë.

Le ragazze Arbëreshë sono note per la loro bellezza, e il costume femminile è l’espressione per valorizzare ognuna di loro, se poi vogliamo fare spettacolo, non stiamo parlando e ne trattando della consuetudine minoritaria più antica del mediterraneo, facciamo altra cosa! 

Parlare della bandiera di ogni macroare ed esporla sotto forma di sintesi, ritengo, che non vada nella direzione che difende il codice, specie se fa parte di un programma televisivo di spessore e di grande bacino di utenza come il vostro.

Il problema degli Arbëreshë è la tutela del suo codice ha bisogno di messaggi precisi e certi, onde evitare confusione negli animi e nelle menti delle generazioni che devono ereditare l’identità storica, tuttavia le leggi di tutela sono fatte dagli uomini e purtroppo non sono gli stessi Arbëreshë che difendono lingua , consuetudine, metrica e religione con caparbietà dal XV secolo .

Quegli uomini che segnarono una strada indelebile antichissima, attraverso le terre del meridione e grazie al quale, si è giunti all’individuazione dei luoghi paralleli poter creare ambiti e proteggere la storica consuetudine linguistica arbëreshë.

È doveroso precisare che gli esuli, per adempiere la promessa data in terra madre, si avventurarono attraverso percorsi impervi, corsi fluviali inesplorati, mari in tempesta e in fine salirono la faticosa china dove apparivano le insule ideali e difendere quanto non andava dismesso.

“La promessa data, (Besa); è stata utile per dare continuità a un’identità antichissima è per noi Arbër del secolo appena iniziato, è un dovere dare seguito al patto fatto per noi dai noi nostri avi”.

Esso ha radici antichissime che dal quattrocento traccia una linea di confine di due distinte società, le stesse che oggi ritroviamo dalla parte arbër, con molta più determinazione rispetto al popolo che vive in Albania e ci riconosce questo merito/primato.

I due diversi atteggiamenti, restituiscono una popolazione che ha difeso il territorio e l’altra che ha tutelalo l’identità; il codice.

Entrambe hanno sacrificato una parte di se stessi, per cui chi ha difeso la terra ha associato al suo unicum una sintesi della vecchia radice culturale; diversamente, chi ha deciso di difendere la radice ha preferito la sintesi territoriale.

Da un po’ di tempo a questa parte ha avuto inizio la stagione dei campanili, dei minareti e del protagonismo a tutti i costi, “una nuova diaspora moderna”, la quale assume aspetti preoccupanti e paradossali, giacché, non va nella direzione di caratterizzare la R.S.A. ma crea un calderone con gli ingredienti delle colonne portanti con eventi alloctoni, questo errore di sintesi ha prodotto l’arberia dei” litìrh,”.

P.S.

Mi rendo conto che i concetti sono molteplici e di grande attenzione per quanti vivono l’arberia e i tempi di un “mesaggino” multimediale non possono sostenere sei secoli di storia e parliamo solo di quella moderna!!

 

Atanasio arch. Pizzi                                                                                

Napoli 2018-01-05

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!