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I SEI GIORNI DI SANTA SOFIA PIETRA MILIARE DEL DECENNIO FRANCESE

Posted on 09 marzo 2012 by admin

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Nella trattazione storica che hanno avuto come protagonisti gli albanofoni nel Regno delle due Sicilie si menziona spesso l’omicidio del Vescovo Bugliari, la vicenda vide soccombere dal 13 a 19 agosto del 1806 l’intera comunità di Santa Sofia d’Epiro.

La terribile pagina di storia ebbe inizio con il brutale assassinio di Giorgio Ferriolo insieme al suo piccolo stato maggiore, composto dal fratello e da alcuni uomini fidati, continuò con la devastazione del paese intero e si concluse con il vile assassinio del Vescovo Francesco Bugliari, vero e unico bersaglio.

L’accento dell’eccidio è stato sempre posto sulla domestica Bertina, ma la complicità di indegni personaggi della stessa comunità albanofona fu determinante; alcuni presenti e ripagati con misere suppellettili, mentre i registi assenti, grazie all’eliminazione del prelato poterono rivestire diversi ruoli di rilievo all’interno del regno e solo durante il decennio francese.

Va premesso che il Bugliari aveva avuto solidi contatti con Pasquale Baffi, i due oltre a essere stati gli unici artefici del trasferimento del collegio in Sant’Adriano, si scambiavano ogni tipo di notizia relativa agli eventi che sfociarono con la rivolta del 99.

Una fitta corrispondenza intercose tra lo studio legale del Baffi, allocato nel centro storico di Napoli e l’abitazione paterna del Bugliari posta a monte del centro abitato di Santa Sofia d’Epiro.

Analizzando con perizia storica gli avvenimenti, apparisce molto strano che negli accadimenti napoletani a pagare sia stato solo il Baffi e che a essere devastata, sia stata sola la sua abitazione nei pressi dell’allora Biblioteca Nazionale e non il suo studio dove si conservavano preziosi manoscritti inediti e lettere di corrispondenza privata.

Il collegio guidato dal Bugliari oltre ad una vandalica devastazione, dopo il 99, riprese la sua missione culturale, religiosa e politica senza particolari patimenti.

Nonostante l’indiscutibile legame d’ideali con il Baffi, il Vescovo F. Bugliari, non fu particolarmente perseguitato dal governo centrale, eppure, una volta tornati a gestire il regno, i Borbone, diedero avvio ad una violentissima e capillare pulizia su tutto il territorio, che durò per più di quattro anni.

Un elemento di non scarsa rilevanza è il dato di fatto che i Borbone saliti nuovamente al trono si sentirono in dovere di ringraziare tutti coloro che aveva lavorato a difesa il loro regno, come ad esempio il reggimento della Reale Macedone che nel 99 fu determinante a placare gli animi degli insorti.

Quando dovettero scegliere della sorte del nipote e del parente di Don Peppino preferirono colui che si era reso disponibile e si mise a disposizione con gli organi inquirenti, avendo come punizione solamente l’esonero da ogni privilegio.

Il di che Napoleone si affacciò alle porte di Napoli, l’occasione di poter tornare agli antichi splendori veniva servita su un piatto d’argento a coloro che con i Borbone non avrebbero mai avuto gloria.

Antiche ruggini per pochi metri di terreno tra il presidente del collegio e il Lopez andavano oleate con i fumi dell’ignoranza, a quel punto armare la mano per assicurarsi ulteriore impunità fu di facile attuazione.

Apparisce strano che trascorsi appena cinque mesi dall’ingresso trionfale nella capitale partenopea di Napoleone e avviato il rinnovamento francese una pagina così nera abbia un senso, se non per garantirsi ulteriore impunità per il tradimento che a quel punto incominciava pericolosamente a vacillare.

Napoleone il 13 marzo de 1806 sedeva nel trono di palazzo reale a Napoli e pochi mesi dopo, una banda di briganti si scontrava, in contrada Pagliaspito di Santa Sofia d’Epiro, con G. Ferriolo e i suoi valorosi uomini dando avvio all’orrenda strage.

Sin troppe volte quelle sei giornate assunsero i contorni di leggenda o propinata a modo di favola.

Gli accadimenti di quel mercoledì 13 sino al martedì 19 successivo, letti in un ottica di volgare vandalismo e  brigantaggio non pongono l’attenzione sui traguardi acquisiti in poco tempo da coloro che si distinsero esclusivamente nell’intervallo storico del decennio francese; iniziando la loro ascesa proprio dopo quelle orrende giornate.

La tesi è suffragata anche dal fatto che se nel versante destro della valle del Crati, vi era  un obbiettivo alla portata delle scorribande dei briganti, quello era il collegio di Sant’Adriano, quale bottino materiale sarebbe stato più consistente e facile da strappare. Stranamente, per le loro scorribande i briganti scelgono un centro abitato, pur se era noto a tutti che in quei contesti si viveva dei fumi della povertà diffusa.

Dopo pochi mesi dalla morte del vescovo Bugliari, coloro che avevano vissuto nell’ombra ebbero su di essi i riflettori della notorietà e nel contempo si diedero alle stampe trattazioni sulla questione meridionale oltre alle ricette, soluzione possibile a quella endemica piaga.

Come racconta la storia del ricco contadino che invece di frequentare la bottega di Michelangelo e apprendere umilmente un mestiere, preferì acquistare i suoi attrezzi per ritenersi al pari del grande maestro.

Allo stesso modo da coloro che non ti saresti mai aspettato, addirittura vengono pubblicati studi linguistici senza che le ombre di questa disciplina li avessero mai avvolti.

Questi erano i temi con i quali Pasquale Baffi aveva incantato, con le sue irripetibili disquisizioni, tutta l’Europa e per essi fu la persona più ambita e ricercata negli affollati salotti intellettuali della capitale partenopea.

Chi all’indomani dei fatti di Santa Sofia ha inviato alle stampe gli scritti su cui porre solamente la parola “fine”, ignorava che fare propri quei documenti, fatti di sudore, patimenti, umiliazioni e sangue, sarebbe stato come tradire coloro che in quelle giornate sofiote diedero la vita.

Crea sgomento la pubblicazione di trattati che furono tradotti in diverse lingue, non immaginando, che fare propri gli attrezzi del maestro è possibile, altro è produrre arte è cultura.

Comparando questi gioielli di inestimabile valore letterario con altri scritti degli autori è palese la differenza nell’argomentare quelle indebitamente pubblicate, a tal proposito oserei dire che grecisti di elevato spessore si nasce, non si diventa con l’appoggio dei napoleonidi per poi tornare nell’oblio alla fine del decennio.

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