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ACCADEVA LA SERA DEL 11 NOVEMBRE DEL 1799 NELLA NOTA PIZZA DI NAPOLI

Posted on 11 novembre 2017 by admin

1799NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Parafrasando Alfonso M.; duecento, un decennio e otto anni sono passati: correva il novembre del 1799 e il carnefice non si dava ancora riposo. L’11,  era di lunedì e nel solito luogo del Mercato, veniva afforcato l’uomo colto e bibliotecario “D. Pasquale Baffi”.

A questa esecuzione si ag­giunge un orribile particolare, nel buttarlo giù, il carnefice, si rese conto che  la corda era sciolta e  il carnefice senza darsi pena, cattivamente dede seguito al mandato.

Il terribile particolare narrato dai cronisti e osservatori dell’epoca, lasciò a dir poco perplessi gli osservatori, che scrivono: “Fu anche scannato per essere stato cattivamente afforcato”.

Quell’undici novembre alle 17 e 1/2, la compagnia composta da otto coppie di soldati accompagno Pasquale Baffi al Patibolo, il corteo, preceduto da un crocifero usci dal castello dove era rimasto per venti quattro ore a pregare, verso le ore 18 e dopo un breve percorso lungo la strada che collegava il castello giunse a piazza del mercato, dove le guardie consegnarono il detenuto a carnefice, che diede seguito alla terribile fine di Pasquale Baffi da Santa Sofia d’Epiro.

Il corpo dopo la macabra esecuzione, fu abbandonato ai piedi del patibolo sul selciato e solo l’amore della moglie Teresa, sostenuta da poche fidate, a tarda ora, quando la fioca luce delle icone votive che a quei tempi illuminavano la piazza, consentirono di non essere identificate nel contravvenire ad un ordine regio.

Con sommo rispetto delle povere reste, le avvolsero in un lenzuolo e dopo un breve tratto di strada raggiunsero la chiesa dedicata a Sant’Nonlomeritate; qui venne tumularlo in un loculo preparato per accoglierlo nel totale anonimato.

Pasquale Baffi finalmente poteva riposare e la moglie Teresa C. i suoi figli, Michele e Gabriella avevano un luogo per sentirsi per sempre vicini al loro caro estinto.

Nessuno seppe nulla di quel luogo, né Teresa confida ad alcuno dove il marito era stato tumulato, in quanto, le modalità dell’arresto e l’ostinazione a volerlo giustiziare nonostante una detenzione, colma di illusioni e umiliazioni, lasciavano presagire il tradimento da parte di consanguinei che in seguito rivestirono cariche giuridiche ed istituzionali.

Alcuni anni orsono in una mia intervista a G. Marotta, egli rispose a una mia precisa domanda, dicendo che: il Baffi non poteva essere scarcerato e lasciato libero, perche il suo crimine e quello di tutti i temerari del 1799 era stato l’atto del pensiero libero da ogni vincolo di potere economico e istituzionale; da allora gli uomini e gli intellettuali hanno pensato sempre sotto l’ombra di un potere occulto, per questo gli idealisti del ’99 andavano eliminate fisicamente assieme ai loro manoscritti e che il gesto fosse da monito, come in effetti avvenne per tutti gli afforcati del ’99, “ad esclusione di una parte degli scritti del Baffi che furono conservati e utilizzati impropriamente sino al 1821” e questo lo aggiunge lo scrivente!

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