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SI PAGA PEGNO PER TRANSITARE SUL PONTE ARBËRESHË COSTRUITO TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Posted on 29 novembre 2018 by admin

San Nicola BariNapoli (di Atanasio Pizzi) – San Nicola di Myra, è venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane, fu vescovo greco di Myra, una città situata nell’attuale Turchia.

San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.

Una leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne; per questi episodi e molti altri ancora san Nicola è ritenuto Santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini.

Le icone ortodosse lo raffigurano con tre mele in mano, segno di prosperità; i tre frutti sono anche interpretati come forme di piccoli panetti, da qui l’antico appuntamento della benedizione e la distribuzione per i poveri e per ringraziare nostro signore per i raccolti,.

Questo rito il giorno della sua morte viene idealmente condivisa con tutta le popolazione meno fortunate.

Esso rappresenta un ponte che noi arbëreshë, abbiamo costruito per unire oriente e occidente, realizzato con materiali come gli ideali di credenza e tradizione orale, che sono indistruttibili, specie per gli arbëreshë.

Quanti  i ricordi da bambini, che ritornano alla mente, il giorno sei di Dicembre , marinando addirittura la scuola, e seguire messa per ricevere in dono, quei piccoli panetti fatti a nostra misura, che poi non erano altro che grandi  messaggi di pace e prosperità.

Quell’appuntamento dei primi giorni di Dicembre rappresentava un giorno particolare, nei piccolo centri di regione storica e non solo, la festa di San Nicola di Myra, prevalentemente per gli abitanti ka Kushetë, “i territori Comunali”, che si recavano in chiesa, con cesta colme di piccoli panetti appena sfornati, in alcuni casi anche terminata della funzione rimanevano tali esaltando la loro fragranza.

Il rito voleva condividere il buon raccolto e così facendo si voleva ringraziare il Santo con quel segno di abbondanza ed esaltare la benevolenza, che attraverso i bambini messaggeri, si diffondeva innocentemente il messaggio di benessere e abbondanza.

Tutto avveniva in forma religiosa/laica gratuita, o meglio spontanea e  ad essere felici in particolare erano i bambini, che fungevano da legante, (il ponte) tra chiesa, comunità e casa.

Tempi che non sono poi così remoti, pochi decenni fa per quelli più anziani, ma anche le generazioni del secolo appena iniziato sono cresciute, sotto questi auspici religiosi; purtroppo tutto termina, restano i ricordi di una tradizione che grazie a piccole forme di pane univa, adulti e bambini, “in tutto le comunità”.

Oggi purtroppo i ponti cadono, nonostante si paghi pedaggio per il loro mantenimento, se si tratta del ponte Morandi di Genoa, sarà complicato trovare i responsabili di questa grave disattenzione di tutela; tuttavia i nostri ponti come quello costruito dell’ingegnere arbëreshë Luigi Giura, non invecchiano mai e non hanno bisogno di oboli o pegni  per sostenere le volte sacre, ove sono collocati i tavoli della distribuzione, previo pagamento del passaggio .

VERGOGNA!!!!!! per quanti mettono in atto tali “ blasfemie ” e i preposti che non provvedono a terminare la devastante deriva liberamente applicata, quale ricchezza o agiatezza si può raggiungere, facendo pagare pegno per un omaggio offerto a nome di San Nicola di Myra, non è dato a sapere, sicura è la vergogna di  trasformre  i bambini in messaggeri di  propaganda economica.

Voi lì in “regione storica” vi distraete, intanto da Napoli, nonostante tutto, si ricompone il sangue versato, per quanta ponete, in essere, per fini economici.

Un canto popolare di Lungro, paese arbëreshë in provincia di Cosenza, si ricorda S.Nicola come ” pronubo” dei giovani e delle giovani del posto.

“Shin Kolli me at bastùn, na marton ghith këtà guagjun “!!!

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