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MË TURPET NËNG BËTH MËNGU NJË GAMBITË

Posted on 15 marzo 2015 by admin

GambitaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – L’artificio creato per favorire il displuvio, la regimentazione delle acque sia naturali, sia  meteoriche, con il fine di stabilizzare il territorio e dargli vita, in arbëreshë è chiamata Gambitë.

Il presidio si realizza mediante lo scavo di superficie, ad andamento lineare in lieve declivio, con il solo ausilio di una zappa, nel caso di emergenza si può utilizzare anche una pala, sempre muniti di un grande rispetto verso il territorio su cui si svolgono le proprie attività e la vita.

Il fine che perseguono le persone ragionevolmente sane sono la vivibilità di un territorio nel pieno rispetto della natura, che è poi una parte di noi stessi, per questo motivo convogliare le acque tendenti a ristagnare o concentrarsi su terreni consente di eliminare ogni espediente che potrebbe minare l’equilibrio idrogeologico  e quindi destabilizzare l’economia e i presupposti della migliore vivibilità.

Gambita è un artificio semplice che tutti i popoli adottano per preservare o risolvere endemiche instabilità naturali, quando la genialità dell’uomo dovesse superare i dati e i numeri forniti dai satelliti, adoperarsi persino per irrigare è la conseguenza più logica, ma visto il grado di flessibilità  degli addetti ai lavori in questo caso sarebbe pura utopia.

In un antico manuale in terra di lavoro è riportato che prima della semina e dopo i raccolti si ottimizzavano l’efficienza dei canali di taglio delle acque, (Gambitë), per evitare che la stabilità dei poderi adibiti a semina potessero venire compromessi assieme ai  raccolti.

Tutte le volte che questi adempimenti stagionali non erano eseguiti, per questo affidati al caso, si innescavano  processi che  compromettevano il raccolto e poi per vergogna venivano attribuiti alla volontà di Dio che li realizzava attraverso i fenomeni di faglia.

A tal proposito volevo informare il grande professorone venuto dalla toscana a seminar paure e raccontar di astronavi,  che un arbëreshë già nel 1700 mise in riga un uomo d’Arno, che recatosi a Napoli guardava tutti dall’alto,  immaginando di essere il migliore a raccontar di cultura, ma dopo pochi giorni si dovette ricredere e cedere il passo a Pasquale Baffi Arbëreshë di Santa Sofia d’Epiro (CS).

Questo piccolo “lume a olio tinto” in tempi moderni ripete l’esperienza e viene in arberia immaginando di dare lezioni di equilibri territoriali e di manutenzione idrica, personalmente gli consiglierei di studiare la storia del meridione e informarsi degli uomini dotti d’arberia, che fecero brillare la genialità del meridione, come l’ingegner Luigi Giura da Maschito in provincia di Potenza.

La capacità di questo grande ingegnere arbëreshë, vissuto nel XIX secolo, consisteva nel fatto che, pur privo di dati satellitari, conoscendo il territorio del regno delle due Sicilie in maniera seria e compiuta, “trovava sempre” una soluzione ai gravi dissesti e dove era indispensabile realizzare economia; nella sua vita  non deluse mai nessuno,  persino quando venne chiamato per dare soluzione al canale del Fucino, dove  i romani avevano fallito per secoli.

Il patimento irresponsabile cui sono sottoposti i borghi albanofoni per la mancata capacità di lettura dei lumidi, è una vergogna senza eguali, cui i politici e la magistratura hanno il dovere di porre fine.

Cari Sindaci della macroare di faglia, ritengo che sia giunta l’ora di far valere i vostri diritti, per una giusta dignità di sopravivenza territoriale,  posta in ginocchio irresponsabilmente, bloccando così il volano economico e i relativi indotti direttamente connessi.

Voi che vivete gli ambiti e non potete fare a meno delle direttrici di comunicazione, perché vi fate umiliare e trattare in maniera così irriverente, con sorrisi di compiacimento, come potete sopportare che vi siano propinate nozioni o ascoltare luminidi poco propositivi che invece di fornirvi soluzioni, dopo dieci anni, parlano di numeri e di una città che ironia della sorte nonostante sia collocata nella faglia più pericolosa che si conosce, produce più economia di tutto l’indotto italiano e costruisce strade su strade.

È spontaneo chiedersi se i luminari di faglia nelle scuole dell’obbligo hanno studiato la storia dei romani, anche se i popoli che potrebbero correre in loro aiuto sono tanti, ma viste lo capacità intellettive penso che non sia il caso di appesantire i loro traguardi culturali, quindi la storia dei romani ritengo che possa bastare anche perché è facile consultarla in versione illustrata.

Volendo essere più a contatto con la realtà di quest’ultimo decennio volevo sottolineare che l’Italia intera è stata sondata, sezionata, trivellata, livellata, iniettata e martoriata con Strade, Autostrade, Ferrovie, Varianti di Valico, Alta Velocità, carichi radioattivi su faglia, la Nuova Salerno Reggio Calabria e persino il Lagonegrese, nocciolo duro della geologia italiana è stato attraversato senza nulla patire dal nuovo corridoio E45, per rimanere in ambito locale è stata persino riconfigurata la mitica galleria di Tarsia, l’antica città di Caprasia, lo stesso luogo che negli anni sessanta fu teatro di grandi disfatte ingegneristiche e che alla fine venne ritenuta come un miracolo, per le opere  realizzate a quel tempo.

L’arberia; come può far passare il messaggio che Il Kastriota abbia chiesto: “Ai regnanti  Aragonesi e Angioini asilo perché italiani ospitali(?)”; gli Angioini erano Francesi; gli Aragona o Aragonesi erano Spagnoli,  entrambi dominatori del sud, di un’Italia ancora non unificata.

Va in oltre sottolineato, che il Kastriota non ha potuto chiedere ospitalità in provincia di Cosenza per i suoi sudditi, giacché, nei primi decenni del XVI secolo data di arrivo di quegli esuli il condottiero era stato trucidato da almeno cinquant’anni e i suoi resti disseminati per il territorio Albanese.

Non voglio andare oltre, ma a questo punto vorrei suggerire agli amministratori diligenti,  che la prossima volta che i lumidi si recano negli ambiti d’arberia , fornitegli  le dotazioni di norma per utilizzare una zappa o una pala, altro non penso gli si possa dare, perché immaginare che sappiano utilizzare anche un piccone mi pare troppo; fondamentali saranno comunque le coordinate satellitari che loro dicono di possedere,  così  saranno in grado di realizzeranno la Gambita e almeno questa volta faranno una cosa giusta e non e non più tante sbagliate.

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