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LA CULTURA DEL NON CONFRONTO IN BASKIA

Posted on 21 maggio 2022 by admin

La cultura fa beneNAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – Il termine cultura deriva dal verbo latino “coltivare”, esteso in seguito a quei comportamenti che imponevano “cura verso gli dei”, per diffondere l’insieme di conoscenza.

La definizione generale, rappresenta l’insieme dei saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti di un determinato gruppo umano, in leale confronto con altri; eredità storica indispensabile a definire i rapporti all’interno di gruppi sociali coesi, pronti a confrontarsi con il mondo esterno per il proseguimento della specie.

Naturalmente opinioni e modi di interpretare le cose, frutto di un civile confronto, in grado di affinare le cose, rendendo tutto l’insieme della conoscenza più solido, per la comunità e come vuole la parola cultura, coltivare per aver germogli idonei per le nuove generazioni.

La cultura per questo rappresenta il segno distintivo di ogni comunità ed è tutt’altro che una condizione, immobile, inerte, la cultura non deve essere mai statica o trarre linfa da se stessa, perché si nutre di confronto, si sviluppa nel dialogo e nelle relazioni con quanti sono disposti al costruttivo vivere comune.

La cultura non è nulla più che la metrica, secondo cui il metronomo del tempo batte i ritmi della storia, rappresenta la chiave che apre le porte che uniscono passato, presente per progettare il futuro, rimanendo protagonisti dei cambiamenti che ci fanno rimanere sempre a casa nostre senza bisogno delle cose altrui.

La Cultura va arricchita sempre, e resa partecipata, questo è il fine che ogni buon amministratore dovrebbe perseguire, specie quando si apre alla conoscenza e al rispetto delle differenze, le capacità altrui, che non vanno intese o considerate antagonistici, perché sanno e conoscono meglio degli altri il patrimonio che rende tutti più ricchi, di umanità e solidità delle proprie  cose innanzitutto.

La storia dimostra e racconta di grandi passi fatti dalle civiltà evolute, nate solo ed esclusivamente da incontri di confronto multidisciplinari definendo cosi il meglio, non fatto di forme circolari egocentriche, ma di sfaccettature, come si usa fare con i diamanti più rari che la natura genera.

La storia a tal proposito rende noti regimi totalitari, “in note di vergogna riconosciuta”, anche se poi in piccoli anfratti non molto illuminati, di sovente si cerca di imitare quelle gesta, immaginando che l’appartenenza politica li salvi dalla vergogna.

La degenerazione dei regimi totalitari, raggiunge l’apice della “pena sociale”, non per quanto predisposto da quanto/i gestiscono il potere, verso figure e categorie di ricca cultura, ma dal popolo spettatore notoriamente svogliato, sin anche divertito nell’accogliere la propria deriva culturale che gli piove addosso .

In altre parole gli utilizzatori finali dei futuri sbagliati in costruzione, sono proprio questi che non avendo consapevolezza delle cose, accolgono di buon grado quando gli viene negato,in forma di ripicca altrui, per il bene e il futuro delle relative prole.

Per concludere, se il popolo spettatore, non si ribella e prende consapevolezza di cosa gli vene sottratto giorno dopo giorno, prima o poi dovrà pagare pegno diffuso, immaginate cosa dovranno pagare gli ideatori e i figli che si concepiscono o nasceranno nel tempo della cultura non condivisa o addirittura negata.

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