Categorized | Folklore, In Evidenza

IL GENIUS LOCI ARBËRESHË, ANALISI E RICOLLOCAZIONE ECONOMICA/CULTURALE

Posted on 25 gennaio 2019 by admin

IL GENIUS LOCI ARBËRESHË, ANALISI E RICOLLOCAZIONENAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Le lingue di minoranza sono parte integrante del quadro Unitario Europeo, che con i suoi Stati membri, 3 alfabeti e 23 lingue ufficiali e circa 60 parlate, rappresenta una delle comunità linguisticamente più complessa del pianeta.

L’impegno politico dell’Unione, per questo, esprime e descrive con la Carta Europea entrata in vigore nel 1998, come gli Stati devono contribuire a promuovere l’uso quotidiano delle lingue minoritarie in tutti i settori della vita come: scuole, uffici pubblici, midia, ambiti culturale/sociale, economica e nell’ambito della cooperazione con altre culture.

Il plurilinguismo che comprende tutta la gamma di varianti, che ciascuno di noi è parte integrante, mira a raggiungere il traguardo di almeno due lingue comunitarie oltre alla materna, per comunicare e per prendere parte a interazioni interculturali ed esperienze multiculturali.

L’incentivazione delle competenze linguistiche si muove di pari passo con la promozione, della formazione degli insegnanti di lingua, utilizzando materiali didattici adeguati alle aree comunali e sub comunali.

La raccomandazione europea è volta ad inserire negli obiettivi pedagogici le competenze di comunicazione interculturale sin dall’età precoce,  tradotta in molti stati membri nell’inserimento dello studio di una lingua minoritaria coufficiale o straniera.

La nostra Legge – n. 482 del 15 dicembre del 1999 – sulla tutela delle lingue minoritarie ha anticipato la raccomandazione europea, in quanto, si rivolge alle scuole dell’infanzia e del primo ciclo.

Tuttavia pur avendo demandato in Italia alla legge n. 482 del 15 dicembre 1999 la valorizzazione delle lingue e delle culture di minoranza, come cita L’art. 2, di detta legge, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione, in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, tutela la lingua e la cultura delle popolazioni “albanesi”, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

Attenzione!!, in questo articolo di Legge, l’errore è palese, in quanto, si confonde l’Arbëreshë, la lingua che si parla nell’intero della regione storica meridionale, con l’Albanese, la lingua giovane utilizzata in Albania; una lingua completamente diversa, un errore tanto piccolo quanto , poi in questo ventennio è apparso devastante per la minoranza intera, giacche, modellata sui principi per i quali la popolazione arbëreshë preferì l’esilio .

Gli idiomi di minoranza in Italia rappresentano un panorama composito e diversificato ed al di là del forte valore che esse esprimono di coesione sociale e culturale, la loro “forza” è strettamente collegata al loro radicamento sul territorio, al forte legame che si è instaurato tra uomini e luogo.

L’esodo che dal quattrocento sino alla fine del cinquecento, costrinse molti arbër all’esilio, definisce due distinti gruppo parlanti, caratterizzati da oltre sei secoli di avvenimenti sociali, economici e culturali, affrontati dagli arbëreshë da una parte  e gli Albanesi, con metriche dissimili, dall’altra.

Entrambe hanno sacrificato una parte del loro antico patrimonio; tuttavia pur avendo gli Albanesi tutelato i confini territoriali, rimanendo legati alla terra madre, hanno intriso il loro territorio con prodotti di sintesi alloctoni al senso della vecchia radice linguistica, culturale e consuetudinaria.

Diversamente, gli Arbëreshë, hanno difeso, l’antico e originario codice orale linguistico, elevandosi per questo a tutori incontrastati della vecchia radice, accontentandosi della sintesi territoriale, denominata, parallela.

Gli avvenimenti hanno generato due distinte e ben identificabili etnie:

– la prima denominata Arbër, (Har + Bër, significa terra bianca o nuova) “i tutori del codice”, da cui prende il nome la regione storica; è identifica le figure che si prese carico della difesa dei protocolli identitari, li difese a costo di doversi allontanare dalle terre natie, con il compito di non inquinarle da consuetudini, civili e religiose che non avessero coerenza con la sua radice originaria vissuta sino al XV secolo;

– la seconda denominata, Skipë “i detentori del territorio” la popolazione che ha continuato a vivere in Albania, continuando a calpestare il territorio e i suoi ambiti, subendo nel frattempo un radicale rinnovamento relativamente alle essenze della radice linguistica, sociale e consuetudinaria.

È indispensabile prendere consapevolezza che una lingua, per sopravvivere, deve essere “visibile”, deve essere usata in ogni occasione della vita quotidiana e non soltanto nella sfera privata, o modificando il senso e la metrica; essa deve essere coltivata sino a diventare identità che segna il territorio, senza interporre barriere materiali.

Una lingua parlata solo nell’intimità della casa, nel privato, è destinate a morire discreta e senza gloria: cessa semplicemente di far parlare di sé, il silenzio la sostituisce, ne copre il ricordo, i suoni, i colori e la sua metrica.

Una lingua minoritaria può sopravvivere unicamente se è utilizzata in ambiti diversi, divulgata, esposta, curata senza doverla rendere protagonista; urge per questo non chiudersi in se stessi come di sovente avviene, immaginando che diventare protagonisti su un palco possa fare bene alla regione storica.

Occorre aprire nuovi stati di fatto in collaborazione con quanti hanno è posseggono titoli e capacità per rendere l’itinerario storico della regione minoritaria del meridione, nota a tutti specie nelle diplomatiche che la rendono omogenea, nonostante lo stato fisico diffuso.

Essa con il suo suono deve diventare identità, suoni che segnano il territorio , lo promuovono e lo pongono come alternativa alla globalizzazione.

Dopo due decenni dalla Legge 482 del 15 dicembre 1999 è palese la necessità di conoscere quanti e quali siano gli adempimenti da realizzare sul territorio quanti si devono adoperare per la tutela di questo patrimonio unico ed irripetibile.

La definizione del genius loci di ogni macroarea della regione storica è il traguardo da perseguire, indagare per definire quali siano stati i modelli edilizi di tutela, gli stessi, che per un errore di interpretazione hanno confuso, vicinato con gjitonia.

Non è concepibile immaginare ancora oggi che l’idioma più solido del mondo moderno abbia avuto una tale longevità nella sola forma orale solamente per un caso fortuito, se una lingua antica ancora oggi si parla all’interno delle macroaree della regione storica con la stessa metrica, vuol dire che la culla che i nostri avi hanno costruito è stata ispirata dal genio locale secondo le consuetudini importate dalla terra di origine.

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!