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GLI INSEDIAMENTI ALBANOFONI

Posted on 30 gennaio 2011 by admin

NAPOLI – (di Atanasio Pizzi)

Nell’ordinamento Albanese ciò che non ricade nella sfera statale o militare ricade nella sfera religiosa.

Il contraltare istituzionale dello Stato non è la società civile bensì la comunità religiosa. In linea di principio lo Stato ha come interlocuzione la comunità e non con gli individui. Il tessuto residenziale dell’agglomerato è articolato in piccole comuni­tà o quartieri dette, gjitonie vero e proprio mini stato a cui risponde l’intero gruppo.

Esse furono inizialmente distinte e organizzate attorno ad un emblema religioso, sia nel periodo fondativo e in seguito in espansione, l’urbanizzazione in questi sistemi è sinonimo di formazione di nuove gjitonie.

Gruppi omogenei di contadini o immigrati da altri centri urbani, fondano nuovi quartieri insediandosi in gruppi di poche famiglie accomu­nate dalla provenienza etnica e all’appartenenza allo stesso corpo sociale e religioso.

Vi è spesso la figura di un fondatore, capo carismatico religioso o semplicemente per le suo capacità dinamiche e gestionali che da il nome al sito.

In particolare nelle fasi che prece­dono l’ondata di profughi dall’Albania nel secolo XV°, l’insediamento indi­viduale è un evento raro e di cui non si ha nota.

L’agglomerato non ha luogo per il lento addensarsi di singole case; nella cartografia le case sparse sono rarissime, ma sono dotati di rudimentali sistemi aggregativi oltre che di alcuni elementi pubblici e collettivi quali l’edificio di culto, gli orti o le aie, queste ultime non necessariamente sempre presenti, come invece lo sono sicuramente le fontane e i luoghi di approvvigionamento idrico.

I paesi albanofoni sono piccoli insediamento comunitari, i cui componenti discendono da ante­nati, uomini, di valore morale e di grande spessore spirituale, che oggi si cerca di raffigurare in totemici steli.

Questa discendenza verticale monolineare si è accresciuta in senso orizzontale con legami di parentela naturali, consanguinei o acquisiti con forme cerimoniali collaterali: i comparizi connessi con funzioni religiose, quali i battesimo, le comunioni, le cresime, e i matrimoni mirati a costituire vincoli di fraternità o di associazione personale e familiare. Cosi come si sono sviluppati gli insediamenti edilizi, che nel primo periodo hanno assunto forma e consistenza verticale e quando i legami sono cresciuti si sono aggregati in senso orizzontale e apparentemente disomogeneo. 

Nuove relazioni interfamiliari si stabiliscono negli spazi comuni adiacente alle residenze.

Il vicinato, Gjitonia, costituito da abitazioni che si aggregano lungo o attraverso un medesimo spazio dettato dalla espressione orografica, il cui ideale fulcro è occupato da interessi comuni di convivenza e cooperazione parentale ed extraparentale.

Luogo di convergenza fisica e sociale delle famiglie che vi abitano, tra le quali si costituisce, per bisogni comuni, un rapporto di reciproco aiuto e controllo, che crea generalmente solidarietà, ma non è esente da momenti di tensione e ostilità.

Un paese an­tico, come quello rilevabile nelle colline della Calabria, è formato da vicinati, Gjitonia, struttura mantenuta fino agli anni sessanta del secolo appena trascorso.

Essa si era insediata e aveva avuto l’umus ideale per la sua proliferazione grazie al sistema economico e sociale in atto in quel periodo nel meridione d’Italia e di seguito quando il sistema per l’assegnazione dei terreni fu modificato, se per un limitato numero di famiglie vi fu un evidente salto di quantità economica, per tutti gli altri la gjitonia divenne luogo a cui aggrapparsi per il sostentamento fatta di cooperazione e solidarietà.  

La rete parentale e paraparentale che lega gli abitanti degli agglomerati, che essendo in un numero maggiore a quello originario, mette in moto un sistema di riconoscimento indiretto attraverso il rapporto con uno o più referenti (Ciruzi è figlio di Piccipicci, zio di Jokati) ciò riduce il numero e il valore dei cognomi, che vengono sostituiti da nomignoli o soprannomi, che diventano più indicativi dei nomi e dei cognomi stessi.

In una comunità omologata anche nominalmente, essi costituiscono il mezzo espressivo più rapido, sicuro e mirato per distinguere le persone.

I Soprannomi sono costruiti su misura del fisico e dei comportamenti abitudinari o da singolarità connotativa anche del gruppo familiare stesso.

Come si è anticipato prima la campagna costituisce la fonte primaria e fondamentale da cui pro­durre economia, in funzione della quale si svolge tutta l’attività dell’agglomerato.

Il rapporto con la campagna è finalizzato al buon raccolto, per cui è direttamente legato alla imprevedibilità, degli esiti, dell’andamento meteorologico, la pioggia, la sicci­tà, la grandine o fattori legati alle epidemie degli animali, alle malattie specie se lunghe e debilitanti come la malaria, che ha rappresentato il flagello delle popolazione meridionale e non solo, fino al tempo in cui si intervenne con le bonifiche prima pianificate e poi dirette da Manlio Rossi Doria.

Lo stato d’animo che per anni drammaticamente incerti, hanno accompagnato le genti albanofone oscillando, tra ansie e angosce esistenziali, ha trovano luoghi per il giusto conforto, nelle capienti cantine o magazzini e nelle parrocchie; cellule del mondo contadino albanofone che si placavano con rituali religiosi quali, processioni, pellegrinaggi all’interno degli agglomerati, nei sa­grati delle chiese, per le strade, nelle gjitonie o in quei luoghi ritenuti scenari di suggestivi e mitici avvenimenti.

L’autosufficienza economica cui si ispira la vita degli albanofoni comportava l’allevamento di animali domestici, quali, galline, maiali, capre, pic­cioni, conigli in genere, che costituiscono un comparto necessario di sussistenza e scorta alimentare.

La vita della popolazione arbëreshë, all’interno dei loro gruppi era vissuta con grande dignità e regolata da tradizioni rigidamente tramandate da padre in figlio. 

Stretti percorsi, Rugath, collegavano fra di loro disordinati agglomerati edilizi, ispirati da antichi legami familiari e dall’orografia che non era mai casuale ma scelta con metodo e perizia.

Anfratti naturali posti tra le isoipse 350 e 600 metri sul livello del mare, consentivano di usufruire della duplice opportunità economiche e logistiche che offriva la valle e la montagna, preservandoli dal soccombere alle famigerate zanzare che infestavano le aree paludose.

La posizione collinare scelta sempre in lieve declivio, consentiva il facile defluire delle acque luride e meteoriche, queste ultime avevano il naturale compito di disinfettare le superfici più vissute nella parte anteriore dell’unità abitativa, evitando così facili focolai infettivi.

Le unità abitative in cui viveva gran parte della popolazione erano più che altro veri spazi addomesticati, il cui compito era di svolgere al loro interno le utili attività atte al sostentamento familiare.

I paramenti murari costruite in pietra, regolarizzati da impasti di calce e sabbia, su cui poggiava il tetto sorretto da un’orditura primaria in travi e la secondaria in panconcelli, entrambi di essenza di castagno.

Queste ultime sostenevano la lamina di tegole, adagiate con orditura del coppo e contro coppo, la falda unica era inclinata nella stessa direzione del declivio.

Il paramento di tegole, garantiva la pulizia dell’uscio e la possibilità di approvvigionarsi di acqua nei periodi piovosi.

Va sottolineato che la gran parte dei telai a sostegno del manto di copertura, non teneva conto dell’effetto spingente sulle murature, provocando facili crolli delle dimore, dovute alla grave negligenza strutturale.

I moduli abitativi avevano sviluppo orizzontale,(vissuto dal gruppo familiare di costituzione  verticale), composti di due ambienti, il primo prospiciente la strada o pianoro (Sheschi i …….) il secondo che dipendeva completamente e si accedeva dal primo; la ventilazione del secondo ambiente era garantita da una piccola finestra posta in alto, e a pochi decimetri dal declivio su cui era incastonato il modulo.

La distribuzione planimetrica del modulo consentiva la duplice funzioni residenziale e quella non meno importante di trasformazione e conservazione dei prodotti stagionali.

L’unita era come una piccola azienda agricola in cui gli spazi venivano razionalizzati in funzione delle attività agricole e della pastorizia, fonti di sostentamento principali delle comunità arbëreshë.

In alcune zone dei centri storici resistono ancora intere testimonianze di queste vere e proprie cellule rurali, esse conservano ancora, le caratteristiche funzionali-architettoniche facilmente leggibili tali da poter decifrarne in modo chiaro la vita di quel periodo di patimenti.

Il sedile (Sieti), posto di fianco all’ingresso, caratteristica esterna del modulo abitativo, realizzato con materiali di spogliatura, regolarizzato nelle facce esterne e sulla seduta, esso garantiva la partecipazione del nucleo familiare alle attività sociali della gjitonia, era anche l’ideale cattedra ove gli anziani, tramandavano storie, regole di vita e leggende alle nuove generazioni.

L’ingresso al modulo avveniva attraverso il varco principale il cui dissuasore, ovvero la porte, era realizzato da tavole in legno di castagno ben squadrate dai maestri d’ascia.

L’infisso a doppia anta orizzontale consentiva il giorno ad assicurare l’adeguata illuminazione con la parte superiore, invece la parte inferiore assolveva al compito di vera e propria porta o limite invalicabile della proprietà privata.

La porta finestra così realizzata per queste abitazioni era il confine che nella famiglia di tipo allargata era rappresentato dalla porta del cortile che evolvendosi da inizio alla nascita della Gjitonia.

Non è più la famiglia di tipo allargato che utilizza questo spazio privato ma quello della famiglia intesa come gruppo urbano la quale mantiene i suoi rapporti sociali all’interno dell’area posta innanzi all’ingresso.

È in questo periodo che l’economia di tutto il meridione cambia sostanzialmente di tendenza, l’assegnazione delle terre da parte dei principi avviene non più in una miriade di piccoli possedimenti, che comportava una difficile riscossione dei tributi, ma si affidano grandi aree a unici proprietari referenziati,i quali devono rispondere direttamente ai Principi attraverso contratti, che contengono la novità che consiste nell’ agevolazione di eventuali rimandi annuali per i pagamenti dovuti.

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