Archive | In Evidenza

Passa il carrozzone Presidenziale in terra arbëreshe: pronti a saltarvi sopra? No, grazie: resto a piedi !

Protetto: Passa il carrozzone Presidenziale in terra arbëreshe: pronti a saltarvi sopra? No, grazie: resto a piedi !

Posted on 02 novembre 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: Passa il carrozzone Presidenziale in terra arbëreshe: pronti a saltarvi sopra? No, grazie: resto a piedi !

RICORDIAMO CHIANDUNIN E SPUNGUNIN IL GIORNO DEI MORTI

RICORDIAMO CHIANDUNIN E SPUNGUNIN IL GIORNO DEI MORTI

Posted on 01 novembre 2018 by admin

MalevolenzaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Se gli stati generali non hanno avuto fiducia dei nostri avi, per la genuinità dei luoghi in cui depositarono rispettivamente: Chishen, Bregùn, Sheshinë e Katundinë, facendosi abbindolare da tecnici senza alcun requisito di conoscenza idiomatica, sociale e storica, credendo persino nella riproposizione di elementi “irripetibili” quali: Chianduni e Spunguni, quanta solidità storica ha sperperato il ramengo economista di turno?

Certo che se sono passati questi messaggi senza che nessuno della vecchia, vetusta, testarda ed egocentrica generazione, battesse ciglio, palesa quanto poco siano formate queste anime in continuo fermento economico.

Tuttavia è bene ricordare l’univocità e la riproposizione in ogni Katundë dei rioni storici, al fine di non confonderli, addirittura con altra cosa, in quanto, essi rappresentano i luoghi ideali dove le abitudini intrinseche ed estrinseche del gruppo familiari Arbëreshë si distinguevano con quelli delle genti indigene.

Per quanti hanno fissato questo “stato di fatto certo” diventa una pena vender confonder i luoghi della nostra storia con quelli di altre realtà sociali limitrofe.

Questo è un danno provocato da antropologi che hanno menato a fare i geologi, politici che si sono eletti architetti, per non parlare di un’innumerevole quantità di professioni, che ormai da secoli riversano bottiglie di aceto, sperando che diventi buon vino.

Un esercito d’ignari, la cui portata culturale non sa distinguere una regione storica da un sostantivo generico; la R.S.A. nasce e si forma in tre momenti fondamentali; essa è legata alle inquietudini economiche, politiche e religiose, che vedeva coinvolte le grandi potenze europee alla ricerca di terre da conquistare e popoli da sottomettere.

Essa non nasce per caso, in quanto, è una volontà politica dell’epoca e definisce le linee di confine delle velleità di conquista da ovest verso est e viceversa, con alcune sacche di esuli predisposte dal vaticano per realizzare e preparare la crociata più lunga che la storia ricordi.

Parlare oggi di regione storica vuol dire aver individuato le pietre miliari del percorso intrapreso dagli arbëreshë, conseguenza della diaspora balcanica, non racchiusa solamente in quella realizzata nell’allora regno di Napoli, oggi Italia centro meridionale, ma con tante sparse lungo le terre prospicienti l’adriatico, da definire e studiare nei meriti .

Tutti i grandi progetti di ricerca hanno alla loro base delle linee di ricerca preliminare, ci sono persone che seguono questa strada e gli altri.

Questi ultimi si potrebbero definire come “le menti altre”, fanno fracasso, vendono le bandiere dei loro genitori per danari lussuriosi, vanno per campi di avena fatua a cercare il grano, sicuramente sono burattini manovrati da quanti hanno investito in cose sbagliate e per evitare di perdere i capitali coprono tutte le genuine attività private.

Allo stato, solo il buon senso di quanti siedono davanti ai cursori delle cabina di regia, può salvare l’irripetibile patrimonio storico della regione e la particolarissima consuetudine ereditata oralmente.

Solo un cambio di rotta rivolta ad affidare a soggetti titolati, questi si contano in meno di una decina, può evitare la morte certa, servono certezze storiche, risposte con teoremi coerenti, senza mai dimenticare che fuori piove e  quando la pioggia aumenta, con le sue gocce, distrugge con il passare del tempo, ogni cosa!

 

Commenti disabilitati su RICORDIAMO CHIANDUNIN E SPUNGUNIN IL GIORNO DEI MORTI

PRIMA DI DARE SENSO ALLA REGIONE STORICA ARBËRESHË PARLIAMO DELLO STORICO

PRIMA DI DARE SENSO ALLA REGIONE STORICA ARBËRESHË PARLIAMO DELLO STORICO

Posted on 29 ottobre 2018 by admin

NAPOLI(di Atanasio Pizzi) – Storico, significa della storia, che appartiene a questa, perché indagine, ricostruzione di fatti secondo una linea di sviluppo di ricerche, di studio, di esame, successione di eventi processo che indaga su epoche passate uomini, rapporti sociali intercorsi tra essi, l’ambiente naturale e quello costruito che li circonda a breve e lunga distanza.

Chiaramente tutti questi elementi devono essere realmente esistiti, in contrapposizione all’immaginario, il leggendario e il personalismo a impronta romana che ha diffuso l’abitudine di divulgare cattivamente avvenimenti, uomini e cose.

Sarebbe il caso di fissare per bene il senso di questo nobile mestiere e quanti si “cementano nel monolite inventato, ricordino di conserva il senso specifico di ogni età, della successione delle epoche e, infine, delle costanti che ci permettono di parlare di un’unica e medesima storia.

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Tuttavia quanti fanno un’affermazione a vent’anni, a venticinque, a trenta, e la rifanno a settanta, di solito, sono dei mediocri, perché non può rimanere attaccato come un’ostrica al suo guscio e se lo fa, ha finito di fare lo storico; in quanto fa il teologo o il politico.

Gli storici sono persone che scrivono troppo male per articolare su un quotidiano e riversare il contenuto dei loro editoriali.

Scrivere la storia fonda le radici su criteri di scelta e di valori, di fronte a questo impegno ed ai pericoli dell’arbitrio, lo storico deve descrivere gli avvenimenti «esattamente come si svolsero».

Se chi si carica di questa responsabilità, svolge il proposito con la serietà che si conviene, e con tutte le conseguenze che ne derivano; egli deve sentirsi impegnato ad applicare nel suo compito di scelta e di valutazione non semplicemente i criteri del suo tempo, ma piuttosto di giudicare ogni epoca col metro dell’epoca stessa.

Commenti disabilitati su PRIMA DI DARE SENSO ALLA REGIONE STORICA ARBËRESHË PARLIAMO DELLO STORICO

COME LA DIGA DEL VAJONT

Protetto: COME LA DIGA DEL VAJONT

Posted on 18 ottobre 2018 by admin

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Commenti disabilitati su Protetto: COME LA DIGA DEL VAJONT

IL PRESIDENTE MATTARELLA  IN VISITA  A SAN DEMETRIO CORONE

IL PRESIDENTE MATTARELLA IN VISITA A SAN DEMETRIO CORONE

Posted on 15 ottobre 2018 by admin

ix SAN DEMETRIO CORONE  (di Adriano Mazziotti) – E’ un evento storico quello che il centro arbëresh si prepara a vivere il 7 novembre prossimo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella giungerà in visita ufficiale a S. Demetrio Corone (CS) su invito della Amministrazione comunale, in occasione del 550° anniversario della morte di Giorgio Castriota “Skanderbeg” (1404-1468), principe, condottiero, patriota albanese e difensore della cristianità.

 Da almeno un paio di settimane, la voce dell’arrivo della carica più alta dello Stato  circolava con incredulità in paese, ma solo venerdì mattina ogni dubbio è stato cancellato. Due giorni fa, infatti, è iniziata la pianificazione logistica prevista dal programma messo a punto per la visita del capo dello Stato e del suo entourage. Un elicottero del cerimoniale del Quirinale ha sorvolato l’area attigua al complesso del Sant’Adriano, dove la mattina del 7 il presidente Mattarella dall’aeroporto di Lamezia in elicottero giungerà a S. Demetrio Corone per  presenziare la ricorrenza dell’anniversario nel Collegio italo-albanese di Sant’ Adriano.

Alle operazioni di pianificazione hanno preso parte il prefetto di Cosenza, Paola Galeone,  il colonello  Piero Sutera del Comando provinciale dei carabinieri e altri vertici militari, della Guardia di  Finanza, della Protezione Civile, dirigenti della Regione e della Provincia.

A S. Demetrio Corone  Mattarella incontrerà il suo omologo Ilir Meta, presidente della Repubblica di Albania.

“Il presidente Meta ha voluto celebrare l’evento insieme al presidente Mattarella in Italia in una comunità arbëreshe per sancire il legame che esiste tra i due popoli – fa sapere il sindaco Salvatore Lamirata – mentre la scelta del Collegio  è motivata dal ruolo che l’Istituto ha svolto per il Risorgimento Italiano e per il Risorgimento Albanese”.

Per il centro arbëresh, la visita del presidente Mattarella sarà un evento storico e di rilevanza internazionale, essendo la prima volta che un presidente della Repubblica  italiana vi mette piede, e contemporaneamente a un capo di Stato straniero. Un evento fuori dall’ordinario.

Il presidente Meta, invece, non è il primo capo di Stato del Paese delle aquile in visita ufficiale a S. Demetrio Corone.

  Prima di lui, nell’ottobre 1995, con grande accoglienza e partecipazione popolare fu la volta di Sali Berisha, poi di Alfred Moisiu nell’aprile 2003, mentre la terza visita di un  presidente shqipetaro fu quella di Bujar Nishani nell’aprile 2015.

Commenti disabilitati su IL PRESIDENTE MATTARELLA IN VISITA A SAN DEMETRIO CORONE

LETERA ALL’IGNOTO CULTORE

LETERA ALL’IGNOTO CULTORE

Posted on 25 settembre 2018 by admin

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Quando agli albori del 1978 varcai la porta dell’Archivio di Stato di Napoli, non avrei mai immaginato che dopo due decenni sarei stato uno dei componenti il gruppo di progettazione per la sua riqualificazione e restauro, traendo per questo un bagaglio professionale d’ineguagliabile spessore, ne che la documentazione che avrei di li a poco consultato, per iniziare ad indagare la storia della Regione storica, sarebbero state l’avvio di un calvario culturale di confronti con quanti uso identificare come “l’ignoto cultore”.

Relativamente al motivo che mi aveva portato a varcare la soglia dell’Archivio di Stato,  per la ricerca di documenti e definizione di nuovi stati di fatto della Regione storica e ambientale Arbëreshë,  appellata ancora oggi in maniera vetusta, dall’ignoto cultore,  “arberia”.

Oltremodo vorrei  precisare che per “ignoto cultore” si vorrebbero individuare quell’esercito, causa delle gravi ferite, inferte per incompetenza alla regione storica, resa per questo, irriconoscibile dal punto di vista linguistico, consuetudinario, metrico, religioso e del genius loci.

Le mie ricerche comunque hannodato avvio a un nuovo stato di fatto, legato al genius loci arbër, la rotta seguita non si è ostinata a voler scrivere messali in arbëreshë, a guisa dei rumeni bizantini; o a tutti i costi usare la grammatica Grerca e Latina; menare a sostituire vocaboli Arbëreshë con Albanesi di radice turca, ma, invece, produrre un nuovo modo di idagare e restituire certezze alla definita Regione storica e ambientale Arbëreshë.

Studiare la geografia del territorio occupato dagli arbëreshë,  tracciare le macroaree di locazione e comprendere i motivi di tale disposizione, per individuare il sistema metrico più attendibile di tutti i centri con simili origini. 

In seguito, sono stati fondamentali  cercare gli enunciati che descrivessero suntamente, la disposizione urbana, i rioni, le gjitonie e i gruppi familiari, al fine di fornire un metodo di lettura degli ambiti urbani limitrofi, in tutto, definire la storia urbanistica e architettonica della regione arbëreshë italiana, associata alla toponomastica della terra di origine.

tutto ciò ha avuto il suo culmine in occasione di misurarsi con i  vertici politici nazionali, nel corso della delocalizzazione di Cavallerizzo, avendo ricevuto  investitura ufficiale perché C.T.P. dell’Associazione Cavallerizzo Vive; l’unica Associazione che si è adoperata per evitare la più terribili disavventure che vede protagonisti gli arbëreshë di questo secolo .

Certamente la grande esperienza accumulata in anni di studio, la metrica  attinta nei corsi dalla facoltà di Architettura di Napoli, la fortuna di aver frequentato questo luogo con docenti di altissimo spessore, la conoscenza delle tradizioni, la lingua e le caratterizzazioni tipiche dei paesi di minoranza , sono stati i segmenti ideali per chiudere solidamente il cerchio con la mia innata predisposizione.

Sono trascorsi quattro decenni da allora e ancora oggi l’“ignoto cultore”  adducendo eresie senza tempo, senza luogo, ne memoria per la storia della regione, come se non bastasse, non avendo argomenti da aggiungere, si ostina a presentare trattazioni  irriconoscibili, invece di confrontarsi con i nuovi enunciati di studio.

Nemo propheta in patria, è una locuzione in lingua latina che significa: “Nessuno è profeta nella [propria] patria”; l’espressione vuole indicare la difficoltà delle persone di emergere in ambienti a loro familiari.

Raramente stato invitato in manifestazioni nei luoghi della regione storica, in cui l’“ignoto cultore” per aver letto i miei scritti, ambisce a emergere ad ottenere certificazioni urbanistiche e storiche per scopo di sopravvivenza locale, invitandomi a certificazioni gratuite; NO cari signori io non sono una ONLUS e non credo in questo tipo di illusori meccanismi sociali.

Studio e produco certezze, cercando di misurarmi e confrontarmi con l’“ignoto cultore” che continuamente sfugge; egli ha da sempre parlato di arberia (?????”’), come paradiso terrestre dove hanno vissuto solo nobili e ricchi cavalieri, non sopporta che i miti che imprudentemente ha innalzato gli vengano scalfiti, ne ha interesse per realizzando un ambito logico in cui delineare come sia stata conquistata la scena del palco europeo dalle nostre eccellenze culturali.

Studio e produco certezze per la “regione storica” e se alcuni hanno dubbi sulle mie risorse culturali ed economiche, sappiano che non sono quelle delle istituzioni o dei canali equipollenti; esse  non sono altro che il frutto della caparbie scelte di VITA e per questo ritengo di averle meritate sul campo, lo stesso dove l’“ignoto cultore” teme di confrontarsi per sfuggire ai  fantasmi messi in campo.

 

Commenti disabilitati su LETERA ALL’IGNOTO CULTORE

LA REGIONE STORICA AMBIENTALE ARBËRESHË E I SUOI NERI!

LA REGIONE STORICA AMBIENTALE ARBËRESHË E I SUOI NERI!

Posted on 21 settembre 2018 by admin

IL RODITORE ASCOLTA E STA RINTANATO IN SOFFITTA CON I TARLINAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Il Nero rappresenta il buio, la morte, il male, il mistero, il caos delle origini, il male in senso univoco; i nostri antenati personificavano le forze oscure dalle quali si sentivano minacciati proiettando terrificanti e maligne creature delle tenebre.

Tuttavia a oggi non molto è cambiato, poiché ancora si preferisce compostarsi come farfalle spaventati, di fronte a ciò che non si conosce o si comprende.

La Dea Ecate, percorreva la terra nelle notti senza luna assalendo gli atterriti viandanti alla biforcazione delle strade, consuetudine che ancora oggi in alcuni rioni della regione storica rimane  viva nella misera intenzione sociale.

Il nero socialmente indica la volontà di andare contro la massa e il non voler seguire le linee guida dettate dalla società, per intraprendere la rotta cui ambisce la propria volontà per brillare nelle notti di luna piena.

In queste poche righe si racchiudono le gesta che hanno innalzato la regione storica per i miseri canali turistici, che non è assolutamente quella fatta di cavalieri uomini illustri e gesta di accoglienza e raffinata dedizione verso i  valori identitari.

Queste sono le gesta di quanti giorno per giorno distruggono la storia di noi tutti, ideali senza senso, raccolti e assemblati nel pieno delirio dell’apparire a tutti i costi, con il fine di far sembrare bianco il nero, quello,  del loro cuore e della loro anima, allevati nel  profondo delle tenebre o nei pascoli notturni della cattiva educazione.

In questo mio breve non voglio trattare di quelle fonti da cui tutti attingono e riferiscono alla bene o meglio, del modo e le gesta brillanti con cui la fama di un numero ben identificato di arbëreshë, i bianchi, ha raggiunto gli annali della storia e della notorietà europea, quella che conta veramente.

Voglio trattare, di quell’esercito di “neri” che mira direttamente al benessere dei propri giardini; generalmente non sono persone regolarmente acculturate, si traveste di poche frasi a memoria le uniche che ripete, non parla “la  lingua non scritta”, opera esclusivamente per il suo fine, in tutto rappresenta il, glitiri economico.

I più virulenti si presentano come eredi nobili di una dinastia che per un perverso gioco politico culturale, mira alla conquista del codice identitario, un antico e perverso progetto turco, che ancore nella regione storica non è stato compreso, per questo mi rivolgo a tutti gli arbëreshë bianchi e di buonsenso affinché stiano vigili nell’adottarlo nelle giusta misura, anzi fare in modo di rivedere e nel caso far scomparire, cancellare o addirittura cancellare dalla toponomastica storica e identificativa.

Tuttavia, per quanti non lo avessero compreso questa è una conquista che ancora oggi segna il territorio della regione storica che per incapacità di lettura, anzi ignoranza storica, si continua ad applicare, con protagonisti amministratori ignari, rampanti cultori e gente che adesso approda per dare lezioni dal paese di fronte; essi sono neri senza cultura, raccontano, al cospetto delle giovani generazioni (il cuore pulsante della nostra identità storica) falsità indicibili, eresie, avvenimenti senza luogo frutto di pura demenza culturale

I neri su citati non si rendono conto di un dato elementare che a mio avviso omettono per cattiveria, in quanto è proprio per non sottostare a queste violenze immateriali che gli arbëreshë preferirono l’esilio e mantenersi a distanza da tali emendamenti improponibili.

Sono comunque innumerevoli gli glitir economici alla ricerca del loro momento di gloria lunare, essi si presentano con “discorsi nuovi”  aggredendo lingua, consuetudine, valori religiosi e persino  la metrica del canto, essa già labile, in quanto cerniera  e quindi unica a sostenere l’idioma della nostra regione storica, diversamente da quelle forti che hanno come fondamenta l’isostatica poesia.

Cantare senza adottare le antiche disposizioni, finisce per destabilizzare la lingua arbëreshë, che notoriamente è riconosciuta dalla storia come il codice segreto di una cassa forte; esso per non essere intercettato si modifica con i tempi e i luoghi delle cadenze musicali; tuttavia, se utilizzate in maniera impropria e continuativa, anche noi non potremmo più aprire lo scrigno che contiene le vesti con cui ci siamo distinti dalla notte dei tempi.

Poi esiste un esercito di “ Neri” i glitiri economici, che per colpa di una legge, fatta con i piedi, hanno incominciato a vedere solo il colore della ricchezza, questo ha devastato ogni cosa rimasta intatta nel dimenticatoio, sono stati svuotati, cassetti, bauli, canti,ne, katoj, rioni, gjitonie, strade, palazzi, chiese e ogni sorta di anfratto naturale, per assoggettarlo ora a quel principio ed ora a quella cultura, creando in tutta la regione una miriade di fuocherelli dissociati gli uni dagli altri; allo stato recuperare e ricostruire quanto irrimediabilmente compromesso non è impresa facile, urge iniziare a farlo e servono solo ed esclusivamente bianchi di sana e buona volontà.

Solo i neri perché “socialmente inclini ad andare contro la massa e il non voler seguire le linee guida dettate dalla società” potevano ambire a una deriva così devastante che ha deturpato movenze, costumanze, sonorità e frammenti linguistici, identici a quelli rifiutati per principi identitari sei secoli orsono dai nostri avi; tuttavia solo l’ignoranza di queste figure buie poteva essere irrispettosa delle pene trascorse, di quanti preferirono il ruolo di macchine da guerra per  papa e re,  pur di non essere calpestati dal volere degli invasori della luna calante.

Tuttavia la colpa e sempre dei neri, ma non per il colore esteriore, perché sono le gesta è gli atteggiamenti dettati dal cuore e dalla mente che li dipingono come Dea Ecate, sempre pronta al giornaliero agguato di crocefissione.

Commenti disabilitati su LA REGIONE STORICA AMBIENTALE ARBËRESHË E I SUOI NERI!

IL PONTE COME LA REGIONE STORICA

IL PONTE COME LA REGIONE STORICA

Posted on 19 settembre 2018 by admin

IL PONTE COME LA REGIONE STORICANAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Nel corso della piovosa mattinata del quattordici Agosto a Genova, è stato distrutto il continuo di un viadotto, “la rotta”, opera concepita e progettata dal grande ingegnere italiano R. Morandi, l’evento ha negato a troppe persone la vita, a tante altre la propria identità e a noi tutti è stato sottratto un frammento di storia.

Questo è il risultato cui si giunge quando il genio del singolo è stato posto nelle disponibilità di tanti figuranti.

Quando dico tanti, mi riferisco a tutte quelle persone che avrebbero dovuto curare e rendere merito, a un’opera che sarà sempre il vanto di noi Italiani, purtroppo solo quelli capaci di comprendere quali siano le cose buone da quelle che non hanno ne senso, ne valore e ne garbo.

Se la trascuratezza o meglio la sintesi, nel fare le cose é stata capace di radere al suolo un gigante buono come il ponte Morandi a Genova, immaginate quanti “piccoli uomini” senza rispetto e privi dei minimali requisiti culturali, quanto danno possano produrre verso cose indispensabili alla nostra identità.

La brutta figura che “l’Italia culturale” ha fatto con il resto del mondo, per la distruzione del ponte Morandi è immane; affiancarla al declino della minoranza arbëreshë mi sembra un modo per onorare e dare merito alle cose belle che questa vita ci ha permesso di conoscere.

Il ponte Morandi concepito negli anni dopo la guerra fu inaugurato il 4 settembre 1967; nello stesso tempo la tutela della minoranza arbëreshë ha iniziato ad avere leggi e attenzioni attraverso l’innalzamento dei primi presidi culturali, che furono messi a regime nel 1972.

Il ponte ha iniziato il suo declino con perdite di piccoli frammenti del copriferro, cui in maniera sintetica se senza molta attenzione, si adoperavano innumerevoli pezze colorate che tutti noi abbiamo notato nei servizi televisivi.

Allo stesso modo a iniziare dagli anni settanta anche l’arberia ha perso i primi frammenti che difendevano la struttura linguistica, cui sono state inserite pezze colorate di altra fattura idiomatica e sociale, oltretutto reperiti proprio nei luoghi della diaspora.

Tra gli anni ottanta e il duemila il ponte ha subito una serie d’interventi alla soletta ai giunti e la verifica strutturale degli elementi precompressi e degli stralli.

La regione storica nello stesso periodo ha iniziato ad assumere ruoli diametralmente opposti rispetto alle discendenza strutturale, assoggettandola a elementi linguistica e sociali storicamente improponibili, un po’ come se si fosse intervenuti nella ossatura portante del codice sino ad allora  perfettamente protetto. 

Questo è stato  solco a cui è seguita una serie di fessurazioni irrimediabili per il ponte, perché attraverso quelle micro fratture cementizie, si sono depositati tutti gli elementi chimici che ne hanno determinato l’incontrollato crollo.

Anche la regione storica ha iniziato ad avere un macro sistema fessurativo, continuo e devastante al punto tale da compromettere la solidità; innumerevoli addetti hanno iniziato il lavoro di ricucitura senza avere alcun bagaglio formativo nei meriti di questa antica arte,  per questo, disfacendo l’involucro di questo monolite socio culturale

 A partire dal 1999, anno della privatizzazione di Autostrade, il viadotto passò sotto la gestione privata, e quindi il sistema di controllo per la sua salute strutturale è diventata più articolata, con rimpalli e vicissitudini tra istituzioni pubbliche e società private.

Anche la regione storica arbëreshë nel 1999 e passata nelle disponibilità della legge 482 e un gran numero di privati a vario titolo ha messo in campo prodotti editoriali, concetti e principi a dir poco irriverenti, sono proprio questi a sfibrare la fedeltà culturale, al punto tale che si è smarrito il senso della trama di un continuo storico, importato oralmente.

Il 14 agosto del 2018 il ponte Morandi di Genova, durante una giornata in cui la visibilità di quegli anfratti era molto scarsa, con un gesto come se fosse di vergogna, il ponte, ha tolto il disturbo adagiandosi al suolo senza far vivere a quanti erano abituati a vederlo, l’attimo della sua morte, per quanto possa sembrare assurdo è come se non avesse  lasciare nella mente di piccoli e grandi, il momento della sua mortale ferita.

La regione storica arbëreshë è sulla stessa rotta, non ha strumenti per negare la sua dipartita, in quanto come una “lanterna” senza olio sta per spegnersi lentamente; tuttavia ad alzare la nebbia, i fumi e la polvere per coprire le ferite, sono pronti i tanti strimpellatori di sagre con il fumo degli arrosti e dei Narghilè turcofoni.

 

Commenti disabilitati su IL PONTE COME LA REGIONE STORICA

-REALIZZANO POVERA EDITORIA E IGNORANO I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORI-

-REALIZZANO POVERA EDITORIA E IGNORANO I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORI-

Posted on 28 agosto 2018 by admin

I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORINAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Lo scenario politico, sociale, migratorio, oltre gli eventi naturali, largamente dibattuti e divulgati attraverso la televisione, i multimedia, l’editoria, pone in luce le fragilità causa dalla cattiva gestione del territorio nazionale.

Eppure l’Italia con il sud e la Regione Storico Ambientale Arbëreshë hanno vissuto un lungo periodo di eccellenza, conosciute sin anche nei luoghi più reconditi del vecchio continente, grazie a raffinate menti provenienti dai paesi della minoranza.

Tuttavia, oggi pur avendo addetti che potrebbero divulgare con giusta misura quando siano stati fondamentali, gli arbëreshë, per l’Italia e l’Europa intera, sia dal punto di vista della crescita economica e culturale e sia territoriali, “gli stati generali” si dilettano a perseguire miraggi senza alcun senso e in forte contrapposizione all’antico modo di adoperarsi.

Le odierne leve culturali si ostinano a scrivere in lingua che non leggerà mai nessuno, (nonostante già dall’ottocento il lucano Torelli aveva consigliato di scrivere per tutti e non per pochi) ciò nonostante indagano chiese, case, palazzi, piazze e gjitonie, riducendo il fenomeno arbëreshë al mero atto di pubblicazioni fotografiche o inquadrature di minuscoli tasselli locali.

L’attività preferita sono i safari in cui si eliminano esemplari irripetibili, le prede dopo l’eliminazione sono macellate per essere monetizzate e suddividere i proventi con gli organizzatori che vivono i luoghi del miraggio, tuttavia gli appuntamenti terminano in rissa, in quanto ogni elemento che partecipa alla manifestazione africana, vuole produrre la migliore sintesi  della mattanza.

Tutto ciò distrae costantemente i protagonisti sul dato, che la Regione Storico Ambientale Arbëreshë ha segnato col proprio valore le discipline del sapere e ad oggi nessuno è stato in grado di promuovere adeguatamente e con rispetto, nei canali turistici e nelle riviste che contano la minoranza intera .

È paradossale vivere in un continuo immobilismo glaciale, senza nulla organizzare con una dose di amorevole calore; nessuna istituzione o gruppo organizzato ha avuto la caparbietà a delineare un tracciato storico coerente, ne tantomeno promuovere diffusamente il luoghi natii delle valenti menti di regione.

Questa grave manchevolezza che non trova alcuna spiegazione logica se non una volontà mirata, per lasciare tutti liberi di pascolare nelle macerie di un mulino dismesso o lungo le rhue circostanti, nel mentre la politica finalizza progetti senza domani.

È disarmante costatare che dalle fila della regione storica, non emerga nessun membro per contribuire alle discussioni dopo il crollo del ponte “Morandi a Genova”; specie per mettere ordine al buon nome dei tecnici e redarguire la sfilata tecnica più vergognosa di argomenti fuori luogo, senza alcuna logica oltretutto, disconnesse con epoche, parallelismi territoriali, materiali e uomini.

Nessuno è stato in grado di rendere evidente, l’opera dell’ingegner Luigi Giura da Maschito, eccellenze arbëreshë in campo di tecnologie innovative, capace di innalzare il primo ponte sospeso in Italia (secondo in Europa) e sotto gli occhi stupiti di esperti francesi inglesi che non riuscivano a credere ai loro occhi inaugurò insieme al re il ponte sul Garigliano.

Perché in questo frangente non si è dato spazio illustrato con dovizia di particolari che, nel 1832 il geni arbëreshë realizzava un ponte così moderno; lo stesso che nel 1944 i Tedeschi in ritirata adoperarono per mettere in salvo ogni genere di mezzo pesante da guerra, per tagliare poi i collegamenti,  bombardando il tratto di sospensione.

Un altro esempio che sarebbe il caso di  sottolineare sono sono le inquietudini  che oggi nascono dalle paure prodotte dai fenomeni migratori di massa, il processo può considerarsi simile a quello vissuto dagli arbëreshë, per questo, un confronto degli avvenimenti politico-sociali con protagonisti i “cultori” servirebbe a stendere gli animi e leggere con più attenzione quando sta avvenendo o potrà avvenire. 

A tal proposito e bene rilevare che sei secoli or sono i migranti economici e perseguitati politici vennero da est; l’unica cosa che li distingue gli uni dagli altri è il il dato che non avessero gommini, oltre che l’epoca delle comunicazioni di massa non era iniziata, per questo, gli esuli della diaspora balcanica, non ebbero tanti favoritismi se non quelli regali e romani che li consideravano come arma letale da usare in eventuali conflitti.

Va oltremodo ribadito che altri aspetti sono simili, infatti, nel 1805 quando un’ultima ondata di profughi venne indirizzata verso l’approdo di Brindisi, dopo poco tempo fu rimpatriata, perché i componenti di quella migrazione era dedito all’ozio, al furto e al malaffare.

La regione storica nasce da identici tumulti economici, sociali e di dominio territoriale ad opera dei poteri economici di quell’epoca.

Quante persone oltre agli arbëreshë avrebbero potuto proferire parola relativamente al fenomeno migratorio in atto, personalmente ritengo nessuno; tuttavia succede che analisti, specialisti, economisti blaterano teorie allucinanti, le stesse che creano tensioni sociali, senza mai ribadire che il sud dell’Italia, ha avuto un carico di profughi, non di passaggio ma di stazionamento e agli inizi del 1500, per dare un solo dato senza entrare nei dettagli, solo Napoli numerava il 10% della popolazione cittadina composta da profughi.

Non sono mai seguiti e avvenuti tumulti, anzi Napoli e il meridione, per questo, si può definire la capitale del modello d’integrazione, meglio riuscito del mediterraneo. 

Altro elemento degno di nota è racchiuso nel dato che oltre cento paesi della regione storica resta allocato in luoghi geologicamente sicuri e se nell’immediatezza del loro allocamento, in rarissimi casi ha richiesto di rivedere il sito, (vedi la storia di Caraffa di Catanzaro), tuttavia non uno dei paesi albanofoni è stato dismesso dislocato o chiuso in 538 anni di orgogliosa scelta d’insediamento.

I Katundi arbëreshë in senso fisico e idrogeologico hanno avuto una vita durevole in perfetta sintonia con territorio e genti indigene; tuttavia se avvenimenti anomali hanno provocato malessere e sofferenza, questi con certezza sono stati provocati per la dabbenaggine degli uomini.

Morale di questa storia restano i sotterfugi e gli inganni cui sono stati repressi gli ignari malcapitati, addivenendo alla migrazione ennesima, in un sito ritenuto meno pericoloso, lo stesso che i nostri avi attraverso la memoria locale sconsigliava di abitarvi mai; questa storia di centimetri/anno e terminata con il godimento del “Pietrantonio” di turno, della consorte e le sue amiche che credevano di fare i paesi.

A tutto ciò si dovrebbe aggiungere una lunga disquisizione per quanto riguarda l’aspetto della credenza, quest’ultima la più complica; tuttavia sarà cura a breve trattare nello specifico, in quanto un numero considerevole di profughi per sfugge alle angherie della luna calante si ritrovano nel baratro che porta sui carboni ardenti dei bracieri romani.

Commenti disabilitati su -REALIZZANO POVERA EDITORIA E IGNORANO I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORI-

ALLERTA GIALLO; LA REGIONE STORICA LO HA VISSUTO ANCHE IN ROSSO.

ALLERTA GIALLO; LA REGIONE STORICA LO HA VISSUTO ANCHE IN ROSSO.

Posted on 26 agosto 2018 by admin

Napoli (di Atanasio Pizzi) – A Civita, lunedì venti agosto una tragedia, ha scosso l’animo di tutta la regione storica ambientale Arbëreshë e l’Italia intera.

Sono morte dieci persone e un numero ancor maggiore è ricorso a cure mediche di emergenza vitale; la responsabilità è presumibilmente attribuibile al non aver compreso cosa il saggio del paese, seduto sulla solita panchina in piazza, ripete agli ospiti in lingua arbëreshë.

Letteralmente tradotto, enuncia quanto segue: “una volta che ha piovuto nel territorio di Civita, è il caso di addentrarsi lungo le gole del diavolo, solo dopo tre giorni di sole e senza alcun tipo di precipitazione specie verso monte”.

Una sorta di manuale orale/storico per l’uso delle gole del Raganello; così come tutti i manuali d’arbëria, giacché, fanno parte della saggezza popolare, unico codice caratterizzante i modi d’uso di regione.

Un dispiacere immane ha colpito le famiglie delle povere vittime, lasciando nello sconcerto ognuno di noi arbëreshë che conosciamo bene la storia del territorio, degli uomini, in tutto, il parallelismo ambientale vissuto dal genius loci arbëreshë dopo la diaspora.

A seguito del tragico accadimento, la danza delle responsabilità ha avuto inizio e alcuni immaginando che bastasse brandire “vessilli multimediali colorati”, avrebbe alleviato i dolori altrui e le lacrime di dolore non avrebbero solcato i dintorni di Civita; a questo punto non è prevalso neanche il buon senso antico, su quando si riferiva, dell’unicità del sito, la sua forma e persino sfoggiando sapere con manualità equatoriale.

L’atteggiamento riporta la mente ad altre tragedie di vite violentate e consuetudini interrotte, per una cattiva gestione idraulica/idrogeologica del territorio di regione arbëreshë; allo stato degli avvenimenti odierni appare a dir poco irriverente verso quanti hanno vissuto la tragedia e vivono oggi quest’ultima; la mala gestione appartiene sempre a chi e di fronte a noi, gli stessi che dovrebbero fare fatti e non inviare messaggi generici a una regione che, pur se studiata da secoli, non trova una una regola di equilibrio territoriale.

Sono proprio le persone atte a fare prevenzione che sono mancate, lievitando da non so dove dopo il triste e sconcertante avvenimento con il loro bagaglio di  saggezza.

Se si usa una scatola di colori per fare prevenzione, ad essa deve corrispondere una scala di comportamenti, unica e inscindibile, riferita ad ogni comune Italiano, generalizzare con i colori in un territorio come quello della penisola, per usare un eufemismo, potremmo associala a dei bambini dell’asilo quando giocano a disegnare il sole con il giallo, le pecore di marrone e le case con sembianze antropomorfe nere, bianche e rosse.

chi non ha fatto questo emergei  da altre dolorose vicende, per le quali si è smarrita l’affidabilità, di valutazione, attraverso i comunicati di colore e non sono riusciti a dare credibilità ai loro enunciati, ne il giorno previsto, ne in quello seguente e ne dopo oltre quindici anni dalla emanata previsione, la stessa che oggi invece di essere evitata si è tentato di annotare/annunciare.

Civita è stata segnata da un’immane tragedia, molto più profonda del solco del Raganello (alto mille metri e largo quattro a forma di mani parallele convergenti), cui lo stato e le istituzioni preposte devono dare solide risposta per i parenti delle ignari vittime.

Il fine che si deve perseguire deve mirare a strategie che non conducano a eventi di questa gravità; tuttavia nessuno si deve innalzare dal coro, per infangare nessuno o mettendo in dubbio le attività altrui  , la credibilità gli esperti di settore, o presunti tali, la devono conquista con la prevenzione con fatti concreti e materiali, non millantando valori satellitari diffusi, gli alchimisti del duemila hanno fatto il loro tempo, a questi è bene ricordare che numerosi malcapitati vivono a tutt’oggi, un’agonia che è peggiore della morte, dura da decenni e attende la redenzione dei devoti satellitari.

Commenti disabilitati su ALLERTA GIALLO; LA REGIONE STORICA LO HA VISSUTO ANCHE IN ROSSO.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!