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UNA DIPLOMATICA PER DEFINIRE I FATTI, LE COSE E Il TRASCORSO DI UNA FIGURA

Posted on 10 ottobre 2021 by admin

Muro

NAPOLI (di Atanasio Pizzi Basile) – La diplomatica è la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento storico, al fine di determinare il valore come testimonianza esatta.

Essa è una disciplina nata nella seconda metà del secolo XVII, con oggetto di studio i concetti, le tecniche e le procedure per giudicare la genuinità di un documento, tramandato secondo i canali dell’ufficialità.

Inizialmente era intesa come scienza ausiliaria della storia, tuttavia, nel corso del XIX e XX secolo è diventata aiuto indispensabile per la ricerca storica.

La diplomatica, trova la sua origine con i primi studi filologici, compiuti dagli umanisti, il fondatore fu Francesco Petrarca, nel 1361 dimostrò la falsità dei pretesi privilegi concessi agli Asburgo d’Austria da Cesare e da Nerone, su richiesta dell’imperatore Carlo IV.

Un secolo più tardi, il romano Lorenzo Valla, nel 1440, pose l’accento sulla falsità della donazione che l’imperatore romano Costantino fece a papa Silvestro I, noto come “Discorso sulla donazione di Costantino”, falsamente creduta autentica e da allora in poi ebbe inizio una vera e propria verifica delle cose e gli uomini della storia.

La premessa pone l’accento su cosa è divulgato  in forma di un “Discorso”, specie se il teorema tratta di quanti vissero i territori paralleli prima ad est e poi anche ad ovest del “Fiume Adriatico”.

Queste popolazioni, note alla storia non per atti trasmessi e compilati da scriba, ma solo per la forma orale, quando iniziarono a definire forme  grammaticali, una volta compilate e poste a riposo, non smisero più di lievitare sotto i flussi dei venti nuovi.

E’ per questo che lo studio della storia, i fatti, le cose e gli uomini di questo popolo, non devono  essere affidati alle trascrizioni ereditate dalle lievitazioni di un criscito ignoto, in quanto urgono gruppi di lavoro pluri disciplinari, in grado di comprendere avvenimenti, date, luoghi, per  tessere le tele della storia,  secondo l’idioma dei lasciti ereditati.

Lo studioso attento conosce e si confronta sistematicamente con altri suoi della stessa radice linguistica, si adopera a tracciare linee di progetto preventive, intercettando cose e fatti reali, terminando poi in seguito, La ricerca, con la verifica generale con le memorie storiche pure.

Se un “Discorso” è fatto per le genti che non usano modelli di scrittura, oltretutto mai condivisa, non può esimersi dal nominare eccellenze, fatti, argomenti e atteggiamenti, secondo un filo logico che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, che poi non è altro che la radice fatta di consuetudini antiche, che solo i designati conoscono.

Solo in questo modo non si dispongono ombre o  seminano dubbio sulla genuinità del prodotto editoriale divulgato.

Il processo del “Discorso” riceve il riconoscimento condiviso, solo se la farina contenuta viene dal sacco di quanti sanno conoscono e anno vissuto un determinato ambiente, glia ltri che si muovono nel fatuo del sentito dire, come ad esempio, il pensiero  del  libero pensatore del 1799, divulgato da voce altra con trascrizioni sottratte finisce di proiettare ombre magre.

In altre parole riferiamo degli editi allocati, in Via San Sebastiano, che non furono distrutti, diversamente da quanto posseduto in Via Sant’Agostino degli Scalzi, dove, nell’agosto del 1799 tutto fu dato alle fiamme, ad esclusione delle 33 monete, di ricompensa per il contadino in affitto.

La conferma del furto viene, esclusivamente, dalle competenze letterarie, infatti solo un eccellente della lingua Greca, capace di leggere e tradurre tutte le  forme dialettali elleniche, poteva fermarsi nella trattazione, davanti al baratro senza urgenza di tuffarsi nelle incertezze dello scrivere il parlato antico, limitandosi per questo alla mera comparazione di confronto e origine, senza illudersi si poter volare perché si trovava alto.

Uno studioso ed esperto di lingue antiche, se non azzarda a scrivere, una parlata antica dall’alto del suo sapere, un motivo lo doveva avere.

Egli non lo fa perché intuisce il “valore del codice familiare da non divulgare, ma proteggere”,  diversamente dai gesti inconsulti, dei comunemente, i quali, non avendo altri palcoscenici, agitano le braccia e le mani illudendosi di poter volare.

Quanti hanno avuto il privilegio di crescere secondo regole antiche dettate oralmente per tutelare la propria radice da contaminazioni altre, rende vulnerabile ogni cosa quando il codice termina nelle mani di figure senza testa,  specie per quanti, e sono tanti, non  conoscono il valore di quelle parole e il danno che vanno a compiere.

Giocare con la vita e la morale degli altri è facile, ancora peggio non avere scrupoli nel perpetrarli ad oltranza sino alla morte.

L’arroganza di predisporre trame per esse intoccabili nell’uso  della falce, termina quando rimani solo e ancora non si è consapevoli del maltolto, specie, quando gli altri voltano le spalle, perché parenti fidati e l’attrezzo che ancor prima di coagulare il sangue del primo tradimento,  si muove per attingere altro  sangue fresco, è il segno dell’onnipotenza ciana .

Non dimentichiamo il martello che dal 1811 è utilizzato per demolire fisicamente i presidi della cultura, gli stesi trasferiti per meglio formare nuove generazioni secondo l’antico consuetudinario, di lingua forme di confronto e religione.

L’onnipotente dopo essere stato protagonista negativo negli avvenimenti del 99, ombra occulta di grano insanguinato, coperto dal re, seminando terrore e morte nel natio; veste la toga della legalità, illudendo nel contempo i locali di profitti immobiliari; nessun progetto ha fatto l’uomo più blasfemo nell’uso degli attrezzi da lavoro più noti della storia, un uso che non trova eguali nel corso della storia.

Falce è martello sono gli emblemi dell’operosità e della fratellanza degli uomini, usarli per distruggere e tradire è fuori da ogni regola del genere umano, se si esclude l’inferno dantesco.

Certamente i sospetto non fanno una prova, nessuno troverà mai un atto nell’archivio di stato civile o militare, certificante tanta viltà e cattiveria, restano i fatti e le trascrizioni della storia che non lascia dubbi, anzi sono segnate dal sangue che non coagulerà mai.

L’arma del delitto e un rasoio ideale ad arco che nessuno troverà in alcun luogo, il fabbro modellatore è il Diavolo, il solo titolato a utilizzare le fiamme dell’inferno per forgiare trame di sofferenza diffusa.

Esso è un attrezzò immateriale ben affilato, si chiama la viltà, nessuno li troverà mai, il sangue versato in Piazza Mercato e quello sul grano che non germoglia più, nelle vicinanze de lavinaio, resta e come diceva un noto editore: il sangue sparso non va dimenticato (gjàku i shprishur su hàrrùa).

Non è concepibile attribuire studi millantati nei salotti culturali di Europa, “la questione meridionale”, a quanti non erano in grado di distinguere i palazzi del potere, dalle zone mercatali, dalle cristiane o le bizantine Chiese.

Se nel, 1785-86-87, in Svezia questi studi venivano largamente divulgati e apprezzati dai grandi di quel tempo, come fanno ad essere eccellenza altrui, nel corso del decennio francese?

Tanto meno si possono fare discorsi sulle dinamiche di valorizzazione del meridione, quando non si possiede ancora alcuna conoscenza del territorio e degli atti di Cassa Sacra riportati in Greco Antico, materia e piattaforma per un solo protagonista dal 1783 sino al 1799.

Poi se a questi dati di carattere formativo di tempo e di luogo, aggiungiamo il dato che ogni volta che si sono accesi i riflettori sulla stessa figura, un suo fattore o domestica ha avuto riconosciuto un compenso dalle istituzioni preposte, qualche abbaglio inizia a illuminare la via dei tre indizi, che fanno la prova.

Si può concludere che le eccellenze sono tante e potevano essere giustamente innalzate, sotto  il punto vista della legalità, della cultura, della scienza esatta; valga per citazione un solo esempio, a cui si potrebbero aggiungere altri novemila novecento novantanove: dove i Tecnici della Roma Imperiale in tutto il suo splendore si fermarono e lasciare il passo alla natura, un architetto osò superarli, ciò nonostante nell’inconsapevolezza generale si preferisce promuovere cose persone e arte prive di senso garbo e rispetto.

Tutto questo normalmente conduce nel campo del fatuo dovela confusione è garante, sin anche per le gesta del Beato Angelo di Acri, attribuite a di San Francesco di Paola; il segno evidente che la notte è ancora lunga buia e tempestosa.

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