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LA PARABOLA DEI MINORITARI

Posted on 24 giugno 2016 by admin

La parabolaNAPOLI (di Atanasio Pizzi) – La parabola differisce da una favola giacché espone i fatti con la personificazione dei fenomeni; essa rappresenta la similitudine più vicina alla realtà e restituisce le proporzioni di un racconto, li rende comprensibili verosimilmente in forme religiose o morali.

La forza della parabola è contenuta nella comparazione, senza il bisogno di ricercare l’identificazione dei singoli personaggi o delle azioni svolte.

Una parabola può raffigurare gli avvenimenti che vedono protagonisti amministratori, antiquari e venditori di fumo degli ambiti detti “minori”.

Il cui comportamenti, nella gestione di quanto posto nelle loro disponibilità, appare priva di ogni logica e coerenza storica, per questo si collocano ben distanti dal seminato del garbo e della modestia culturale.

Ai gestori inconsapevoli, è riconosciuto il ruolo di “galline dalle uova d’oro”, i quali vengono sistematicamente circuiti da rampanti cultori, che forti della posizione all’interno di benemeriti dipartimenti universitari, si recano nei piccoli “furiki”, millantando oro, incenso e mirra.

Il risultato di questo modus operandi, ormai consolidato, mira prevalentemente a elementi indefinibili d’ignota fattura, il cui culmine è rappresentato, sotto la luce dei riflettori dei mas media locali, dalla fatidica inaugurazione seguita dal convegno, il cui indicatori fondamentali sono due: il primo è l’apparire; il secondo, rendere poco chiari i contenuti del realizzato, per questo, l’uovo è ingurgitato dal cultore; il contenitore e il fumo resta alle galline.

Solo il gesto del taglio assume un ruolo, chiaramente negativo, perché innesca l’interruzione tra identità del passato, quella del presente e depauperano le radici per il futuro identitario.

L’atteggiamento ormai consolidato non rappresenta altro che la svolta secondo cui, la ricerca assume concetti a spettro molto prossimo al ieri; elementi di un passato troppo recente che non ha alcuna attinenza con le origini storiche di macroaree, è per questo intorbidisce rarissimi lasciti culturali per le nuove generazioni, compromettendo irreparabilmente la logica di rilancio degli stessi ambiti.

Un vecchio saggio del mio paese che abitualmente, nei lunghi pomeriggi di calura estiva, sedeva nei gradini del profferlo “the sheschi lemë letirit”, diceva: prima di manomettere ogni cosa, per renderla duratura, devi avere consapevolezza di come funziona e a cosa serve, altrimenti finirai per danneggiarla o dismetterla per sempre.

Contrariamente a questo principio, la gallina dalle uova d’oro, affidandosi a queste sterili o grigie figure, che pongono in essere incompiute vergognose, tutti avvolti dal mantello dalla funzione che rivestono,  di cui non hanno alcuna capacità operativa o di attuazione.

La storia dovrebbe dare certezze sulle vicende che hanno caratterizzato questi ambiti, i quali hanno impregnato il costruito, ma l’incapacità interpretativa e l’inadeguatezza culturale, non oso dire altro, di questi avvoltoi della finanza, ha reso tante volte labile la solidità degli ambiti, per cui occorre porre nelle disponibilità di gruppi multidisciplinari quanto ancora riesce a rimanere abbarbicato nei centri di questi borghi, altrimenti non ci sarà più tempo per un domani.

Bisogna intervenire subito, ricollocando ambiti, tradizioni e tutto ciò che caratterizza il territorio dei minori, da quelli indigeni seguendo una logica geografica che distingue almeno i meridiani dai paralleli.

Tutto quanto sul dato che anche se un centro è qualificato minore, i piccoli frammenti della sua storia gravitati entro il suo perimetro territoriale fanno parte di aree ben più ampie e rappresentano le  cerniere che sostengono avvenimenti, consuetudini, idioma e religioni della storia del globo.

Molti errori sono stati compiuti e per certi versi sostenuti nell’inconsapevolezza generale, ma una volta individuati e come incongruenze storiche, devono essere banditi pubblicamente come malevole, senza dover ricorrere alla consolidata nenia: che tanto nulla è certo e qualsiasi cosa è sempre idonea per attirare attenzione e sollevare l’indice di ascolto.

Questi non sono gli ambiti della televisione, questi sono gli ambiti della storia e chiedono rispetto, così come in chiesa un comportamento va mantenuto, anche gli ambiti minoritari devono essere considerati come un luogo sacro e nei luoghi sacri bestemmiare è un grave peccato.

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