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-REALIZZANO POVERA EDITORIA E IGNORANO I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORI-

-REALIZZANO POVERA EDITORIA E IGNORANO I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORI-

Posted on 28 agosto 2018 by admin

I PALCOSCENICI DA PRIMI ATTORINAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Lo scenario politico, sociale, migratorio, oltre gli eventi naturali, largamente dibattuti e divulgati attraverso la televisione, i multimedia, l’editoria, pone in luce le fragilità causa dalla cattiva gestione del territorio nazionale.

Eppure l’Italia con il sud e la Regione Storico Ambientale Arbëreshë hanno vissuto un lungo periodo di eccellenza, conosciute sin anche nei luoghi più reconditi del vecchio continente, grazie a raffinate menti provenienti dai paesi della minoranza.

Tuttavia, oggi pur avendo addetti che potrebbero divulgare con giusta misura quando siano stati fondamentali, gli arbëreshë, per l’Italia e l’Europa intera, sia dal punto di vista della crescita economica e culturale e sia territoriali, “gli stati generali” si dilettano a perseguire miraggi senza alcun senso e in forte contrapposizione all’antico modo di adoperarsi.

Le odierne leve culturali si ostinano a scrivere in lingua che non leggerà mai nessuno, (nonostante già dall’ottocento il lucano Torelli aveva consigliato di scrivere per tutti e non per pochi) ciò nonostante indagano chiese, case, palazzi, piazze e gjitonie, riducendo il fenomeno arbëreshë al mero atto di pubblicazioni fotografiche o inquadrature di minuscoli tasselli locali.

L’attività preferita sono i safari in cui si eliminano esemplari irripetibili, le prede dopo l’eliminazione sono macellate per essere monetizzate e suddividere i proventi con gli organizzatori che vivono i luoghi del miraggio, tuttavia gli appuntamenti terminano in rissa, in quanto ogni elemento che partecipa alla manifestazione africana, vuole produrre la migliore sintesi  della mattanza.

Tutto ciò distrae costantemente i protagonisti sul dato, che la Regione Storico Ambientale Arbëreshë ha segnato col proprio valore le discipline del sapere e ad oggi nessuno è stato in grado di promuovere adeguatamente e con rispetto, nei canali turistici e nelle riviste che contano la minoranza intera .

È paradossale vivere in un continuo immobilismo glaciale, senza nulla organizzare con una dose di amorevole calore; nessuna istituzione o gruppo organizzato ha avuto la caparbietà a delineare un tracciato storico coerente, ne tantomeno promuovere diffusamente il luoghi natii delle valenti menti di regione.

Questa grave manchevolezza che non trova alcuna spiegazione logica se non una volontà mirata, per lasciare tutti liberi di pascolare nelle macerie di un mulino dismesso o lungo le rhue circostanti, nel mentre la politica finalizza progetti senza domani.

È disarmante costatare che dalle fila della regione storica, non emerga nessun membro per contribuire alle discussioni dopo il crollo del ponte “Morandi a Genova”; specie per mettere ordine al buon nome dei tecnici e redarguire la sfilata tecnica più vergognosa di argomenti fuori luogo, senza alcuna logica oltretutto, disconnesse con epoche, parallelismi territoriali, materiali e uomini.

Nessuno è stato in grado di rendere evidente, l’opera dell’ingegner Luigi Giura da Maschito, eccellenze arbëreshë in campo di tecnologie innovative, capace di innalzare il primo ponte sospeso in Italia (secondo in Europa) e sotto gli occhi stupiti di esperti francesi inglesi che non riuscivano a credere ai loro occhi inaugurò insieme al re il ponte sul Garigliano.

Perché in questo frangente non si è dato spazio illustrato con dovizia di particolari che, nel 1832 il geni arbëreshë realizzava un ponte così moderno; lo stesso che nel 1944 i Tedeschi in ritirata adoperarono per mettere in salvo ogni genere di mezzo pesante da guerra, per tagliare poi i collegamenti,  bombardando il tratto di sospensione.

Un altro esempio che sarebbe il caso di  sottolineare sono sono le inquietudini  che oggi nascono dalle paure prodotte dai fenomeni migratori di massa, il processo può considerarsi simile a quello vissuto dagli arbëreshë, per questo, un confronto degli avvenimenti politico-sociali con protagonisti i “cultori” servirebbe a stendere gli animi e leggere con più attenzione quando sta avvenendo o potrà avvenire. 

A tal proposito e bene rilevare che sei secoli or sono i migranti economici e perseguitati politici vennero da est; l’unica cosa che li distingue gli uni dagli altri è il il dato che non avessero gommini, oltre che l’epoca delle comunicazioni di massa non era iniziata, per questo, gli esuli della diaspora balcanica, non ebbero tanti favoritismi se non quelli regali e romani che li consideravano come arma letale da usare in eventuali conflitti.

Va oltremodo ribadito che altri aspetti sono simili, infatti, nel 1805 quando un’ultima ondata di profughi venne indirizzata verso l’approdo di Brindisi, dopo poco tempo fu rimpatriata, perché i componenti di quella migrazione era dedito all’ozio, al furto e al malaffare.

La regione storica nasce da identici tumulti economici, sociali e di dominio territoriale ad opera dei poteri economici di quell’epoca.

Quante persone oltre agli arbëreshë avrebbero potuto proferire parola relativamente al fenomeno migratorio in atto, personalmente ritengo nessuno; tuttavia succede che analisti, specialisti, economisti blaterano teorie allucinanti, le stesse che creano tensioni sociali, senza mai ribadire che il sud dell’Italia, ha avuto un carico di profughi, non di passaggio ma di stazionamento e agli inizi del 1500, per dare un solo dato senza entrare nei dettagli, solo Napoli numerava il 10% della popolazione cittadina composta da profughi.

Non sono mai seguiti e avvenuti tumulti, anzi Napoli e il meridione, per questo, si può definire la capitale del modello d’integrazione, meglio riuscito del mediterraneo. 

Altro elemento degno di nota è racchiuso nel dato che oltre cento paesi della regione storica resta allocato in luoghi geologicamente sicuri e se nell’immediatezza del loro allocamento, in rarissimi casi ha richiesto di rivedere il sito, (vedi la storia di Caraffa di Catanzaro), tuttavia non uno dei paesi albanofoni è stato dismesso dislocato o chiuso in 538 anni di orgogliosa scelta d’insediamento.

I Katundi arbëreshë in senso fisico e idrogeologico hanno avuto una vita durevole in perfetta sintonia con territorio e genti indigene; tuttavia se avvenimenti anomali hanno provocato malessere e sofferenza, questi con certezza sono stati provocati per la dabbenaggine degli uomini.

Morale di questa storia restano i sotterfugi e gli inganni cui sono stati repressi gli ignari malcapitati, addivenendo alla migrazione ennesima, in un sito ritenuto meno pericoloso, lo stesso che i nostri avi attraverso la memoria locale sconsigliava di abitarvi mai; questa storia di centimetri/anno e terminata con il godimento del “Pietrantonio” di turno, della consorte e le sue amiche che credevano di fare i paesi.

A tutto ciò si dovrebbe aggiungere una lunga disquisizione per quanto riguarda l’aspetto della credenza, quest’ultima la più complica; tuttavia sarà cura a breve trattare nello specifico, in quanto un numero considerevole di profughi per sfugge alle angherie della luna calante si ritrovano nel baratro che porta sui carboni ardenti dei bracieri romani.

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UN VESCOVO PERFETTO ELIMINATO DALL’ALLORA IGNORANZA DEI CAMINONA  (Mons. Francesco Bugliari  14 Ottobre 1742 – 18 Agosto 1806)

UN VESCOVO PERFETTO ELIMINATO DALL’ALLORA IGNORANZA DEI CAMINONA (Mons. Francesco Bugliari 14 Ottobre 1742 – 18 Agosto 1806)

Posted on 17 agosto 2018 by admin

UN VESCOVO PERFETTO ELIMINATO DALL’ALLORA IGNORANZA DEI CAMINONANAPOLI (di Atanasio Pizzi) –  Quando le capacità di comparare gli eventi e le necessità del periodo in cui si vive, ti consente di partecipare con il proprio ruolo a un miglioramento sociale e culturale, vuol dire che si è intrapresa la rotta che conduce all’olimpo dei prescelti.

Il Vescovo Monsignor Francesco Bugliari della scuola di Santa Sofia, rappresenta l’unica eccellenza culturale sia clericale e sia laica, di tutta la regione storico culturale Arbëreshë, ad aver raggiunto quella meta.

Egli rappresenta un’esclusiva di cultura e credo religioso, giacché, lucido attuatore del progetto stilato dal Baffi, portato a termine dal Bellusci,  valutando di volta in volta quali aspetti clericali o politico/culturale si dovevano valorizzare.

La sua genialità è stata nel saper amalgamare i due ingredienti ( crociata e  politica) che in quel periodo miravano a mete diverse; tuttavia egli riuscì a imprimere al territorio della Calabria citeriore non valori rivoluzionari, ma una metodica per risalire la china dell’inferno social-culturale, in cui si trovavano quelle aree depresse.

Mons. Francesco Bugliari non si recò in pellegrinaggio lungo le contrade e i katundi della cinta Sanseverinense, per diffondere la parola di Dio, prima in greco, poi in latino e poi cercando di scrivere e creare icone fuori luogo, egli dispose i presupposti e costruì le basi per difendere l’identità locale e minoritaria nello stesso tempo .

Quale identità  si dice sia stata difesa esclusivamente dai mandamenti religiosi, senza tenere conto che dal punta di vista religioso la Regione Storica ha iniziato a soffrire appena approdati nelle rive del meridione, non è dato a sapersi.

L’approdo e le località prescelte per il ripopolamento, non furono casuali, in quanto, vennero  studiata a tavolino del papa e del re in comune accordo; ognuno a proprio modo di intendere e volere, per adoperare i minoritari quali  addetti per fare:

il primo la crociata ideale nei territori bizantini;

il secondo creare nuove linee difensive, per la loro notorietà guerrafondaia.

Relativamente alla capacità degli arbëreshë di conservare il proprio codice identitario è dovuta ai presupposti orografici e sociali del territorio meridionale ritrovato e non all’intecessione dei clericali come di sovente viene enunciato.

Gli ambiti paralleli ritrovati consentivano la caratterizzazione dei territori vissuti, e non come dicono, sbagliando, numerosi esperti che tutto sia dovuto alla presenza dei Clerici di estrazione “ortodossa o bizantina” i quali non potevano avere questo dono innaturale, in quanto, erano e sono stati perennemente in numero irrisorio rispetto la mole di tutti i paesi della Regione Storico Ambientale, in altre parole, poco più di venti paesi con Clerici ortodossi/bizantini su oltre 110 paesi censiti, affidati alla guida latina.

L’intuito, le capacità, la tempistica nell’interpretare e leggere cosa stesse avvenendo nel plesso di San Benedetto Ullano, ha fatto si che la struttura di formazione non andasse dismessa, Baffi, Bugliari e Bellusci, con grande garbo e mediazione politica, seppero dare un’impronta al plesso che sollevò le sorti di tutta la Calabria citeriore, modificando, non poco i progetti vaticani che volevano trasformare quegli ambiti in una sintesi Jonica dell’ortodossia .

Se in quell’Agosto del 1806, “gli onesti” fossero stati in numero maggiore dei Pettuluso, dei Pisciamuro, i servi dei Masci, oggi avremmo avuto un plesso solidamente connesso con il territorio citeriore, con certezze e nessuna ilarità.

Va in oltre affermato che senza ombre di genere Sant’Adriano avrebbe fornito linfa originaria e non saremmo finiti per terminare tra “180 giorni” e vedere inghiottite nel baratro le povere reste violate dell’antico codice.

Augurandoci che dopo l’improrogabile evento, lungo le cavità del sotto suolo demoniaco, attraverso il fiume Crati e poi  nello Jonio, le resta centrifugate, potranno riacquistare l’originaria lucentezza e aprire un nuovo stato di fatto, colmo di candidi dettami, posti nelle disponibilità dei degni prosecutori di Baffi, Bellusci e Bugliari.

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REGIONE STORICA ARBERESHE, RAFFINATA MACCHINA DEL TEMPO

Protetto: REGIONE STORICA ARBERESHE, RAFFINATA MACCHINA DEL TEMPO

Posted on 04 agosto 2018 by admin

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SCACCIAMO LA VOLPE ARBËRESHË

Protetto: SCACCIAMO LA VOLPE ARBËRESHË

Posted on 30 luglio 2018 by admin

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BARILE-GINESTRA META DEI VIAGGIATORI INGLESI ALLA RICVERCA DELLA CUCINA ARBËRESHË

BARILE-GINESTRA META DEI VIAGGIATORI INGLESI ALLA RICVERCA DELLA CUCINA ARBËRESHË

Posted on 24 luglio 2018 by admin

Inglesi 1POTENZA (di Lorenzo Zolfo) – Per la prima volta degustati il piatto barilese tumact me tulez ed il piatto di ginestra dores, da alcuni giorni Vicky Bennison, la direttrice di Pasta Grannies, un canale inglese, abbastanza seguito non solo in Europa, ma dal 30% degli americani, si trova in Basilicata, per visitare alcuni paesi dove si realizzano piatti locali particolari.

Lo scorso 16 luglio ha visitato i due centri arbëreshë del Vulture, Barile e Ginestra. Vicky Bennison, l’operatore Gavin e la traduttrice italiana Alessandra, una siciliana trapiantata a Londra, in mattinata hanno visitato Barile ed accolti nella pro-loco, presieduta da Daniele Bracuto e dal presidente dell’ Unpli Basilicata, Rocco Franciosa. Hanno assistito alla realizzazione di un piatto tipico arbëreshë, preparate da alcune anziane del posto, il piatto Tumact me Tulez( tagliatelle con mollica di pane) degustato dagli ospiti inglesi con l’assaggio di un bicchiere del buon aglianico doc del vulture.

Nel pomeriggio hanno fatto tappa a Ginestra dove sono state accolti da due signore-anziane del paese, Sabina e Nina che hanno realizzato il piatto arbëreshë( in via di estinzione) DORES ( si pronuncia Dos).

Una pasta in casa con salsa di pomodoro, basilico, cipolla, nocemoscata,sale,carne di maiale, aggiunto dopo la cottura ragu’ ed una spolverata di pecorino.

Gli ospiti hanno degustato questo piatto e si sono meravigliati del fatto che non viene più preparato nelle case di Ginestra.

A spiegarlo la stessa signora Sabina, la quale , mentre,  continua a mangiare sempre pasta in casa con altri ingredienti come i ceci: “ i giovani non hanno voglia di copiarci, preferiscono quei piatti veloci che si fanno in poco tempo”.

La colpa è da attribuire alla frenesia della vita moderna che fa perdere le vecchie tradizioni ritenute ancora salutari.

In seguito il gruppo di degustatori ha fatto una breve visita alla chiesa madre di San Nicola Vescovo, scrigno d’arte di mosaici e icone bizantine oltre alle botteghe dei sapori arbëreshë di piazza Ciriello, dove ha completato il tour arbëreshë ginestrino.

L’ultima tappa degli inglesi è stata Maschito, altro centro arbëreshë che ha dato i natali all’ingegnere Giura, progettista del primo ponte sospeso, quello del Garigliano.

Il gruppo inglese farà tesoro di questa cucina arbëreshë, a noi rimane la speranza che l’eco si amplifichi e possa far giungere turisti inglesi ed americani nella macroarea arbëreshë del Vulture e del Sarmento.

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E IL RISPETTO PER LA STORIA E LA CULTURA E IL GERMANO DOVE STANNO?

Protetto: E IL RISPETTO PER LA STORIA E LA CULTURA E IL GERMANO DOVE STANNO?

Posted on 22 luglio 2018 by admin

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IL GIARDINO LA CASA E L’ORTO DEGLI ARBËRESHË

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Posted on 10 luglio 2018 by admin

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LA VIVANDIERA CREDE DI ESSERE LA SPOSA

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Posted on 05 luglio 2018 by admin

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MOMENTI E OCCASIONI DI MINORANZA

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Posted on 03 luglio 2018 by admin

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BISOGNA ESSERE PERVERSI PER DISTRUGGERE I LUOGHI DELL’INFANZIA ALTRUI.

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Posted on 01 luglio 2018 by admin

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