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ANALISI PER SCEGLIERE LA MIGLIORE RADICE ARBËRESHË (shiesa)

Posted on 31 gennaio 2019 by admin

ANALISI PER SCIEGLIERE LA MIGLIORE RADICE ARBËRESHË

NAPOLI (di Atanasio Pizzi) – Quando alla fine degli anni sessanta, del secolo appena trascorso, a divulgare le eccellenze albanofone, erano figure di spessore, le ultime che hanno lasciato un segno indelebile condiviso all’itinerario  laico e clericale della minoranza storica arbëreshë.

Tra loro vigeva un patto di mutuo soccorso culturale non scritto, tuttavia ognuno di essi si riconosceva nella frase; due o più arbëreshë, se si incontrano in ogni dove e iniziano a conversare, fanno Arbëria; la citata frase, trovava la sua radice nella frase del lucano Vincenzo Torelli: gjàku i shprishur su hàrrùa.

I due enunciati mettono in luce la caparbietà linguistica, che ha avuto la gente, figlia della diaspora balcanica, nel condurre il processo di integrazione con le genti indigene e nel contempo rimanere tutori del codice, portato dai luoghi di origine, per depositarlo con naturalezza sulle terre che si insinuano nel bacino del mediterraneo.

Dalle storiche frasi di luogo generico, si può definire il concetto di regione storica e non si commette errore ritenere i luoghi dove il rituale si attua senza soluzione di continuità dal XIV secolo, oltremodo caratterizzato dal confronto con il territorio, motivo per il quale definire i luoghi di residenza delle genti giunte dai Balcani “Regione storica Arbëreshë” è un passaggio obbligato per la memoria della minoranza più numerosa d’Italia.

Essa s’identifica come un sistema diffuso in cui trovano la linfa parallela per, irrorare i rami di un albero, la cui essenza, unisce oltre cento katundi, la di cui radice profonda, non può non essere rintracciato, in quanto codice ereditato.

Ed è proprio la complessità degli elementi materiali e immateriali, di cui si è intrisi quando si nasce Arbëreshë, che consentite di leggere e comprendere limpidamente caratteristiche urbane, architettoniche, per associare il riferito dei parlanti, il modo di vestire, la base dei colori oltre i segni caratteristici del territorio, attivando coscienziosamente processi di difesa idonei a contrastare, divisioni, ideologie e temi alloctoni, che potrebbero finire di intralciare la rotta serena della minoranza.

Questa breve dissertazione vuole porre l’accento sull’uso del concetto di arbëria, in quanto, esso comunemente è associato a un sistema territoriale diffuso, quando invece, indica un avvenimento generale che può accadere univocamente (una sola volta) o diradato in ogni dove, diversamente dal luogo vissuto con il proprio patrimonio storico culturale che trova più coerenza con il concetto di Regione Storica.

Essa individua il territorio, dove in ristretto numero di persone, rispetto alla moltitudine indigene, vivono  lo stesso territorio avendo attenzione ad osservare e rispettare le regole del credo religioso, l’idioma, la relativa metrica in territori paralleli rispetto a quelli della terra di origine Balcanica.

Se poi a questo si associano i processi toponomastici, costruite non subito, ma in ordine di tempo come, Kishia, Bregu, Kaliveth, Katundi, Sheshi, vuol dire che nonostante le distanze, la memoria della radice originaria non è stata mai dimenticata.

Oggi, visto lo stato delle cose è il latente abbandono degli ambiti di regione storica, con alcune macroaree in evidente difficoltà per non aver avuto mai la forza di trovare idee e progetti finalizzati alla promozione delle eccellenze d’area, si ritiene indispensabile adoperarsi per rendere l’intera regione storica, un itinerario turistico da inserire nei canali che forniscono servizi nel medio termine e che non propongano episodi di mero passaggio.

Cosa fare; come farlo; con quali risorse e con chi farlo:

  • Chiaramente il modello che si vuole attuare per proporre non deve cadere nella banalità degli alberghi diffusi, in quanto l’indicazione è generica e se ha trovato collocazione e successo in altri ambiti, nella regione storica arbëreshë deve essere inteso come una parte dell’intero progetto di indotto turistico di caratterizzazione locale.

Per questo, bisogna puntare sulle dinamiche locali che non si possono cogliere nel tempo breve di un giorno o di una notte, come avviene negli ambiti illusori dell’albergo, ma nell’accoglienza finalizzata a un periodo medio breve in cui l’ospitalità è il biglietto da visita.

  • Come farlo è molto semplice e dipende dalle risorse che non devono terminare nell’inutile protagonismo di pochi, in quanto, un progetto di tale caratura richiederà un numero rilevante si addetti, di aziende e delle amministrazioni locali, che potranno finalmente trovare una nuova dimensione che di seguito si trasforma in economica diffusa; ciò sulla base del dato che le eccellenze sono li negli ambiti di regione storica ad attendere che siano idoneamente attivate, anzi oserei dire rispolverate.

Il progetto generale mira al recupero del patrimonio edilizio minore, ma non solo anche gli ambiti di tutto il territorio comunale saranno interessati, per accogliere gruppi a partecipare nelle vicende che caratterizzano da gennaio a dicembre i paesi arbëreshë.

Allo scopo è indispensabile attivarsi non, come purtroppo già avvenuto, affidandosi a imprese locali che autonomamente hanno deturpato l’irripetibile, patrimonio edilizio minore, trasformando le famosissime dimore locali in luogo dell’abuso edilizio, aggravato dal fatto che erano collocate all’interno dei centri antichi.

I cui principi di base miravano alla modellazione dei volumi, per aumentare con diversi espedienti quadratura e forma, trasformando gli articolati e irripetibili centri storici, in banalissime residenze moderne, senza alcuna caratterizzazione locale, e tutto ciò alla luce del sole ad opera dei privati, ma quello che più duole ad opera del pubblico, con risorse dello stato centrale.

Bisogna iniziare con il recupero delle Kalive, Katoj, Moticeglie, senza dimenticare le settecentesche abitazioni bifamiliari con profferlo, i palazzotti nobiliari (a questi ultimi assegnare ruoli di rappresentanza) oltre alle quinte degli sheshi delle rhughë e dei tipici anfratti esposti a est.

Un’accoglienza fatta, prima di tutto, in dimore storicamente recuperate, a cui sono continuamente affiancati, momenti di vita locale, in cui la realizzazione di una pietanza non viene solo raccontata nello sedersi a tavola, ma con lo ricerca degli ingredienti, le spezie oltre ai momenti della trasformazione e composizione, in tutto, la realizzazione di un messaggio da divulgare per mezzo degli ospiti paganti.

Tutto questo contornato da attimi di vita comune negli sheshi, la cui finalizzazione mira a creare i modelli che hanno fatto la forza di tutti i paesi, della regine storica, ovvero, l’armonica convivenza dei cinque sensi, affiancata al genius loci locale arbëreshë, la pura, unica essenza che si concretizza nel tangibile e dell’intangibile magia della Gjitonia.

Tutte le dimore e gli ambiti storici posti a disposizione, vanno ripristinate e recuperate a opera di esperti che sotto le regole delle Carte del Restauro e dello studio degli elementi tipici locali, riproposti secondo le tecnologie delle ultime generazioni che attingono proprio dal costruito di queste dimore ed oggi si appella architettura biologica.

  • Sulle risorse ritengo che tra privato, le amministrazioni, le leggi italiane ed europee, oltretutto impegnandosi con lo stesso vigore con cui sono state attinte le risorse elargite dalla legge 482/99, ritengo che non sia un problema insormontabile che può destare un minimo di preoccupazione.

 

  • Con chi fare e portare a termine il progetto una volta che le risorge sono messe a disposizione è u’altra storia, cui al momento si ritiene doveroso  sottolineare che quanti  sono abituati a realizzare prodotti editoriali, festeggiare, cantare con protagonisti grandi piccoli e magari coinvolgere pure le scuole dell’obbligo, per cercare di dare un  valore a quanto si pone in essere, non avranno voce alcuna in capitolo, non per altro, ma solo perché propensi a perdere di sovente la rotta che pone in primo piano la minoranza; dato che il progetto di rilanci mira nel breve termine a valorizzare le  eccellenze locali della Regione storica Arbëreshë, per dare domani espressione della radice esclusiva arbëreshë. “Simbolicamente” quale migliore strumento può racchiudere il senso delle cose meglio della radice e l’uso della pianta dell’erica (schiesesh) strumenti utilizzati storicamente per dare lustro agli spazi pubblici e privati della regione storica su citata.

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