Categorized | Folklore, In Evidenza

VALJE (espressioni canore condivise, tra generi arbëreshë)

Posted on 26 aprile 2019 by admin

ValjeNapoli (di Atanasio Pizzi) – Gli arbëreshë non avendo, nel corso della storia, utilizzato alcuna forma scritta legavano la solidità del loro idioma e del percosso esistenziale alla metrica del canto.

Per questo  affidarono la prosecuzione della loro lingua, il racconto delle proprie gesta storiche e di vita quotidiana al cantare condiviso, i cui componenti non superavano mai la  dozzina, lo stesso numero che aveva la tipica famiglia allargata

Le Valje rappresentano, la conferma del legame familiare, il racconto degli avvenimenti del gruppo allargato, riverberata nella storia dinastia.

L’esecuzione del programma canoro, avveniva predisponendo due distinti gruppi, uno di donne e uno di uomini, un numero complessivo non superiore alla dozzina.

Uno dei due gruppi, iniziava a intonare i primi versi, lasciando al secondo, spiragli di risposta; seguivano a questi una serie d’inviti e risposte che raggiungevano il culmine, in un intreccio melodico senza eguali.

Non esiste arbëreshë che non abbia cantato nel corso della sua vita almeno una volta in una valje, il  cantare in gruppi di donne e uomini, sono trattati in diversi capitoli della storia moderna degli arbëreshë, segnando pensiono la carriera dell’editore V. Torelli, che nel suo giornale musicale, stampato a Napoli, aveva creato una sorta di battaglia ideale tra musica e canto, in cui a trionfare secondo lui, arbëreshë, era il canto.

Questi leggendari racconti, settimanalmente posti in stampa, raccoglievano nei locali (che oggi non esistono più, a ridosso del porto di Napoli) numerosi esponenti della cultura canora e musicale di Europa, in vigorose discussioni per far prevalere uno dei due fondamenti della teatralità d’epoca.

La Valje racconta, la nascita, la morte , l’operosità in tutte le sue forme, le dispute perla tutela della specie e ogni momento di vita che ha visto protagonisti gli arbëreshë, in tutto, rappresenta la memoria del passato, e cercare di valorizzarla con strumenti musicali o cantando quelle melodie in forma esclusivamente femminili o maschile, non si fa altro che disperdere frammenti irripetibili della nostra storia.

Delle Valje, nel corso della storia moderna, ne fanno lunghe trattazioni, numerosi eccelsi della regione storica senza mai mettere in dubbio la radice canora condivisa tra generi arbëreshë.

Essi rappresentano l’inno della regione storica e della stessa Albania,  esclusivamente all’esperimento canoro; scriveva Pasquale Scura, canto puro, privo di un qualsiasi strumento musicale, semplice vibrazione della radice umana.

Il numero degli elementi canori della valje, è funzione del gruppo familiare Kannuniano, infatti, un numero superiore alla dozzina creerebbe confusione e non sarebbe stata gestibile, il oltre, l’originaria esigenza canora nasceva nelle lunghe giornate di duro lavoro nei campi, per alleviare il lavoro e far sentire meno soli gli elementi delle varie attività.

Le valje sono espressione, mai scritta, della storia arbëreshë, attraverso di esse si segnano i tempi; si descrivono gli ambiti attraversati, bonificati e vissuti; si ricordano amori; valorosi e leggendari condottieri; favole e leggende surreali; che poi sono un modo di rendere la vita meno dura e descrive i domani secondo i sogni che ognuno di noi ancora porta nel cuore.

Tuttavia, nei giorni nostri, la confusione ha preso il sopravvento e la deriva canora  vuole assegnare al canto degli arbëreshë una funzione diversa, confondendo ogni cosa che si pone tra la la storia e il canto.

Una cosa è il carnevale, altra cosa è la festa dell’integrazione di primavera e altra cosa è il canto, confondere e non avere consapevolezza di questi tre pietre miliari della regione storica, è grave.

Il ballo tondo per gli arbëreshë non è mai esistito, confonderlo con la festa dell’accoglienza con due ali di folla che accolgono gli indigeni che si recano a onorare i morti li dove in epoche più remote vennero sepolti si fa torto alla memoria di quella discendenza.

Gli arbëreshë non hanno mai ballato, perché l’unico momento di condivisione era quello canoro, sempre dedicato all’operosità o alle vicende che rendevano possibile la prosecuzione della specie in sintonia con le vicende materiali e immateriali dell’integrazione pacifica, nei territori paralleli ritrovati.

Comments are closed.

Advertise Here
Advertise Here

NOI ARBËRESHË




ARBËRESHË E FACEBOOK




ARBËRESHË




error: Content is protected !!